Concetti Chiave
- Primo Levi nacque a Torino nel 1919 in una famiglia di origine ebraica, mantenendo un atteggiamento agnostico per tutta la vita.
- Durante la Seconda Guerra Mondiale, fu arrestato e deportato ad Auschwitz, dove la sua conoscenza del tedesco e il lavoro come chimico gli permisero di sopravvivere.
- Dopo la guerra, Levi intraprese una carriera nel settore chimico, diventando direttore generale di una piccola azienda a Torino.
- Il suo primo libro, "Se questo è un uomo", pubblicato nel 1947 dopo un iniziale rifiuto, segnò l'inizio di una prolifica carriera letteraria.
- Levi sostenne un approccio razionale e pragmatico ai problemi, considerando la ragione un fondamentale strumento contro le derive della storia.
Infanzia e Formazione
Nacque a Torino il 31 luglio 1919 da genitori di origine ebraiche, da cui però non assorbì alcun senso religioso, restando per tutta la vita su posizioni di indifferentismo agnostico. Dopo le scuole elementari e il ginnasio frequentò il liceo classico con un rendimento non particolarmente brillante, in compenso però coltivò la sua grande passione per la chimica, tanto che nel 1937 si iscrisse al corso di laurea in Chimica laureandosi tre anni dopo.
Esperienze di Guerra e Prigionia
Le leggi razziali del 1938, non ebbero su Levi effetti immediati perché una clausola permetteva a chi fosse già iscritto all’università di terminare gli studi, anche se il diploma avrebbe recato l’annotazione di “razza ebraica”, si unì poi al Partito d’azione e ebbe anche parte della resistenza. Arrestato con altri compagni, venne prima internato nel campo di Fossoli, quindi trasferito ad Auschwitz, dove rimase dal febbraio 1944 al gennaio dell’anno successivo, riuscì a salvarsi dalle camere a gas o dalla morte grazie alla discreta conoscenza del tedesco, l’impiego come chimico nel laboratorio del lager e una provvidenziale scarlattina che lo colpisce quando i tedeschi, incalzati dai russi, decidono di evacuare il campo, costringendo 60.000 sventurati ad una marcia mortale a cui pochi sarebbero sopravvissuti. Dopo la liberazione rimase per qualche mese a Katowice, in un campo sovietico il transito, solo a giugno venne rimpatriato ma con un viaggio tortuoso, che si concluse soltanto 4 mesi dopo, furono le discriminazioni razziali e poi queste drammatiche circostanze a far maturare in Levi la consapevolezza di una diversità: “Sono diventato ebreo in Auschwitz”, anche se non ebbe mai una visione unilaterale dei problemi connessi al suo popolo.
Carriera e Scrittura
Nel 1946 venne assunto dalla fabbrica di vernici ad Avigliana, che lasciò alla fine dell’anno seguente a beneficio di un’altra piccola azienda del settore, la Siva, sempre a Torino, dove fece carriera diventando direttore tecnico e poi direttore generale fino alla sua pensione. Al suo ritorno sentiva il bisogno di raccontare quel che aveva vissuto nell’inferno del lager, all’inizio dovette incassare il rifiuto della Einaudi, ripiegò allora su una piccola casa editrice “De Silva”, presso la quale il libro uscì nel 1947 con il titolo “Se questo è un uomo”, a cui seguì “La tregue”. Presa confidenza con la scrittura, si cimentò con successo anche in altri terreni, assecondando una vena narrativa fantastica non meno che memoriale, la sua produzione conta due romanzi d’invenzione, di argomento industriale e resistenziale, e numerosi racconti fantascientifici o legati alla sua esperienza di chimica, curò anche alcune traduzioni dal tedesco e dal francese e compose anche poesie.
Filosofia e Razionalità
Uomo di scienza, Primo Levi ha sempre invocato un approccio pragmatico e razionale ai problemi, la sua forma mentis lo portava a vedere nella ragione illuministica e positivistica l’unico argine possibile alle derive della storia. Ragione e civiltà costituivano ai suoi occhi un binomio indissolubile: uno sviluppo che fosse sfuggito a un controllo razionale difficilmente si sarebbe potuto risolvere in un effettivo progresso per tutto il genere umano, disgraziatamente la ragione umana poi spesso si addormenta soccombendo alla pressione delle ambizioni più smodate. Lo stesso Levi ha fatto esperienza di questo sonno della ragione ad Auschwitz, dove la scienza e la rigorosissima organizzazione delle attività erano piegate a un disegno raccapricciante di sfruttamento e pulizia etnica.
Domande da interrogazione
- Qual è stata l'influenza delle leggi razziali sulla vita di Primo Levi durante gli studi universitari?
- Come riuscì Primo Levi a sopravvivere ad Auschwitz?
- Qual è il significato della frase "Sono diventato ebreo in Auschwitz" per Primo Levi?
- Quali opere significative scrisse Primo Levi dopo la sua liberazione?
- Qual è la filosofia di vita di Primo Levi riguardo alla scienza e alla razionalità?
Le leggi razziali del 1938 non ebbero effetti immediati su Levi, poiché una clausola gli permise di completare gli studi universitari, nonostante il diploma recasse l'annotazione di "razza ebraica".
Levi si salvò grazie alla sua conoscenza del tedesco, al suo impiego come chimico nel laboratorio del lager e a una scarlattina che lo colpì durante l'evacuazione del campo, evitando così la marcia mortale.
Questa frase esprime la consapevolezza di Levi riguardo alla sua identità e diversità, maturata attraverso le drammatiche esperienze vissute nel campo di concentramento, pur mantenendo una visione complessa dei problemi legati al suo popolo.
Dopo la liberazione, Levi scrisse "Se questo è un uomo" e "La tregua", oltre a cimentarsi in romanzi d'invenzione e racconti fantascientifici, esprimendo la sua esperienza e la sua creatività.
Levi sosteneva un approccio pragmatico e razionale ai problemi, vedendo nella ragione illuministica l'unico argine contro le derive della storia, e denunciando come la scienza potesse essere piegata a scopi disumani, come avvenne ad Auschwitz.