Concetti Chiave
- Rita Levi Montalcini, neurobiologa e senatrice a vita, nacque a Torino nel 1909 e si distinse per il suo impegno nella ricerca scientifica nonostante le pressioni familiari e sociali.
- La sua carriera scientifica iniziò sotto la guida dell'istologo Giuseppe Levi, dove sviluppò un interesse per il sistema nervoso e le scienze biologiche, conseguendo la laurea con 110 e lode nel 1936.
- Durante il fascismo, a causa delle leggi razziali, fu costretta a emigrare in Belgio e successivamente a proseguire le sue ricerche in un laboratorio allestito nella sua casa a Torino.
- Nel 1951, sviluppò la teoria dell'esistenza del Nerve Growth Factor (NGF), portando a una scoperta fondamentale nel campo della neurobiologia che le valse il Premio Nobel nel 1986.
- Rita Levi Montalcini dedicò gran parte della sua vita alla ricerca scientifica, contribuendo significativamente alla comprensione della crescita e differenziazione dei neuroni.
Questo appunto di Scienze presenta la figura di Rita Levi Montalcini, nota scienziata e senatrice a vita, nonché Premio Nobel per la scienza, nata agli inizi del 1900, soffermandosi sul suo percorso di istruzione e sulle sue scoperte, contestualizzando queste tappe all’interno del periodo storico e sociale dell’epoca.
La vita di Rita Levi Montalcini
Rita Levi Montalcini, neurobiologa e senatrice a vita italiana, nacque a Torino il 22 aprile 1909, da una famiglia importante e benestante. Suo padre, Adamo Levi, era un ingegnere elettronico e matematico, mentre la madre, Adele Montalcini, era una pittrice. Rita era la quarta di quattro fratelli, insieme alla sorella gemella Paola Levi Montalcini. Trascorse un'infanzia e un'adolescenza serena, coltivando l’interesse per gli studi e per la ricerca intellettuale, grazie all’esempio che le diedero i suoi genitori. All’età di ventun anni, nell'autunno del 1930, decise di intraprendere gli studi medici, iscrivendosi alla facoltà di medicina dell'Università di Torino. Il suo intento era di diventare un medico “per aiutare i poveri e i sofferenti”. Questa sua decisione, presa in un periodo storico in cui alle donne non erano riconosciuti gli stessi diritti degli uomini, generò scalpore e dissenso anche in famiglia, poiché il padre aveva una concezione vittoriana della donna, desiderando che sia lei che la sorella si facessero carico dei doveri “da donna” imposti dalla società: trovare marito, creare una propria famiglia e generare dei figli di cui prendersi amorevolmente cura. Nonostante il volere paterno, la giovane Rita decise di rinunciare alla “vita da donna” e senza rimpianti dedicò tutta la sua vita agli studi scientifici. Uno dei motivi che determinarono questa decisione fu il fatto che nello stesso anno la sua governante, con cui aveva un profondo legame, si ammalò e morì di cancro.Quali sono gli studi scientifici e la carriera di Rita Levi Montalcini?
Intrapresi gli studi, la giovane Rita entrò nella scuola di medicina dell'istologo Giuseppe Levi. L'istologia è un ramo della biologia, una disciplina scientifica che studia i tessuti animali e vegetali. Sotto la supervisione di Giuseppe Levi, Rita iniziò a studiare il sistema nervoso e le scienze biologiche (in quell'epoca era inusuale dedicarsi a queste discipline). L’istologo Giuseppe Levi era una figura di spicco nel panorama scientifico, infatti fu lui a introdurre in Italia il metodo di coltivazione in vitro, ossia “sotto vetro”. Quest'espressione è utilizzata per indicare fenomeni biologici riprodotti in provetta e non nell'organismo vivente. Questo metodo porta il vantaggio di osservare e studiare un fenomeno singolo, isolandolo dal contesto che potrebbe creare un rumore di fondo elevato e per distinguere il fenomeno in maniera chiara. Nel 1936 Rita Levi Montalcini si laureò con 110 e lode in medicina e chirurgia, successivamente si specializzò in psichiatria e neurologia, ancora incerta se dedicarsi completamente alla professione di medico o intanto portare avanti la ricerca in neurologia.La vita e la carriera di Rita Levi Montalcini durante il fascismo
Nel 1938, Benito Mussolini pubblico il “Manifesto per la difesa della razza” firmato da dieci scienziati italiani, l’effetto che ebbe il manifesto fu quello di bloccare le carriere professionali e accademiche dei cittadini non ariani. Rita Levi Montalcini, in quanto ebrea, fu costretta a emigrare in Belgio, dove visse continuando i suoi studi sul sistema nervoso nell'Università di Bruxelles con il suo professore Giuseppe Levi, fino al momento dell’invasione tedesca in Belgio. Poco prima dell'invasione Rita riuscì a tornare a Torino, dove decise di allestire un laboratorio nella sua casa per proseguire con le sue ricerche. In questo periodo studia l'estirpazione degli arti su embrioni di pulcini, ispirandosi ad un articolo scientifico pubblicato dallo studioso Viktor Hamburger. Il progetto di Rita era appena iniziato quando, Giuseppe Levi vittima dell'invasione nazista in Belgio, riuscì a raggiungerla in Italia, diventando il suo primo e unico assistente. Durante questi studi Rita Levi Montalcini scoprì il meccanismo di morte di intere popolazioni nervose in fase del loro sviluppo, fenomeno riconosciuto solo decenni più tardi, definito apoptosi. A causa dei bombardamenti aerei da parte degli angloamericani nel 1941, decise di rifugiarsi in un piccolo paesino in provincia di Asti, in cui cercò di ricostruire il suo laboratorio per continuare le sue scoperte. Dopo ben due anni, le forze tedesche invasero l'Italia, ma ormai il suo rifugio era diventato troppo pericoloso. Verso la fine del 1943 Gino, uno dei suoi fratelli si sposò e decise di trasferire nel sud Italia sua madre, sua sorella Rita e sua moglie. Questo fu un viaggio pericoloso, che si concluse a Firenze dove le tre donne furono ospitate dalla famiglia Mori. A causa del regime di terrore, e per sfuggire al rischio di essere deportate dai nazisti nei campi di concentramento, le tre donne rimasero a Firenze fino al giorno della liberazione dal nazifascismo (25 aprile). Dopo il primo periodo, in cui tutte e tre erano state ospiti della famiglia Mori, avevano iniziato a vivere in case separate, cambiando spesso abitazione per timore di essere rintracciate e riconosciute come ebree. Durante il periodo in cui visse a Firenze, Rita fu in contatto con le forze partigiane del Partito d'Azione. Nel 1944 si arruolò come medico nelle forze alleate, fu mandata nel Quartier Generale anglo-americano e le venne assegnato un campo di rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia. Qui si occupò di malattie infettive e dell'epidemia di tifo che si stava diffondendo rapidamente. Questa esperienza le servì per capire che fare il medico non era il lavoro adatto per lei. Infatti, dopo la fine della guerra tornò in famiglia, a Torino, dove allestì un laboratorio su una collina vicino ad Asti.
Gli studi in America e il Premio Nobel
Nel 1947 lo studioso Viktor Hamburger la invitò a St. Louis per offrirle la cattedra di docente del corso di Neurobiologia al Dipartimento di Zoologia della Washington University. Intanto continuò le sue ricerche sulle galline. Tra il 1950 e il 1951, ispirandosi alle ricerche dell'embriologo Elemer Bueker, formulò la teoria dell’esistenza di un agente promotore della crescita nervosa, presentando questo suo nuovo progetto nella sua tesi presso la New York Academy of Sciences, nel dicembre 1951, cercando di spiegare la differenziazione dei neuroni e la crescita delle fibre nervose, l'esistenza dei fattori liberati da altre cellule capaci di controllare questa differenziazione. Nel 1951 si recò a Rio de Janeiro per poter eseguire esperimenti che la condussero alla scoperta del NGF. Fino al 1977 rimase negli USA, dedicandosi per circa trent'anni all'NGF. La scoperta dell’NGF le permise di ricevere il Premio Nobel per la scienza nel 1986, e nella motivazione del Premio fu scritto che: “La scoperta del NGF all'inizio degli anni Cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza, i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo”.Per ulteriori approfondimenti sulla vita e sugli studi di Rita Levi Montalcini vedi anche qua
Domande da interrogazione
- Qual è stata l'istruzione di Rita Levi Montalcini e come ha influenzato la sua carriera?
- Come ha affrontato Rita Levi Montalcini le restrizioni imposte dal regime fascista?
- Quali scoperte significative ha fatto Rita Levi Montalcini durante la sua carriera?
- In che modo la vita personale di Rita Levi Montalcini ha influenzato le sue scelte professionali?
- Qual è l'importanza del Premio Nobel ricevuto da Rita Levi Montalcini?
Rita Levi Montalcini si iscrisse alla facoltà di medicina dell'Università di Torino nel 1930, nonostante le pressioni familiari per conformarsi ai ruoli tradizionali femminili. La sua formazione sotto l'istologo Giuseppe Levi la portò a specializzarsi in psichiatria e neurologia, avviando così il suo percorso scientifico.
A causa delle leggi razziali del 1938, Rita fu costretta a emigrare in Belgio per continuare i suoi studi. Dopo l'invasione tedesca, tornò in Italia e allestì un laboratorio a casa per proseguire le sue ricerche, dimostrando una resilienza straordinaria in un periodo difficile.
Rita scoprì il meccanismo di apoptosi, ovvero la morte programmata delle cellule nervose, e formulò la teoria dell'esistenza del fattore di crescita nervosa (NGF), che le valse il Premio Nobel nel 1986, riconoscendo il suo contributo fondamentale alla neurobiologia.
La morte della sua governante per cancro e le pressioni familiari per una vita tradizionale la spinsero a dedicarsi completamente alla scienza, rinunciando a una vita da donna secondo le aspettative sociali dell'epoca.
Il Premio Nobel del 1986 ha riconosciuto la scoperta dell'NGF, evidenziando come le sue ricerche abbiano rivoluzionato la comprensione dei processi di innervazione, dimostrando l'importanza della sua osservazione scientifica in un campo precedentemente poco compreso.