Esame letteratura spagnola I 2021/2022
Storia
Per la sua posizione a cavallo tra l’Atlantico ed il Mediterraneo, la Spagna è entrata in contatto con popolazioni diversissime fin dalla preistoria. In quel periodo la penisola era abitata dagli Iberi (originari del Nordafrica), che vivevano lungo le coste del Mediterraneo e dai Celti provenienti dall’Europa centrale. Nel corso della storia, e in particolare durante l’epoca romana, le due popolazioni si fusero dando origine ai Celtiberi.
Di fondamentale importanza in Spagna è stata sicuramente la presenza romana. Nel 218 a.C. i romani riescono a conquistare e a romanizzare la penisola iberica dopo circa 200 anni di tentativi.
Il periodo romano dura sei secoli (due di conquista, 4 di colonizzazione) e termina con la fine dell’Impero romano (476 d.C.).
Parallelamente al processo di romanizzazione (fenomeno di presenza e conquista) avviene la latinizzazione (processo di imposizione della lingua latina).
Le guerre puniche (attraverso le quali i romani cercano di conquistare la penisola iberica) durano molti anni e generano la diffusione della lingua romana e latina (dal quale ha vita lo spagnolo. Nel 133 a.C. ha luogo un assedio da parte delle truppe romane a una cittadina, Numancia, i cittadini pur di non dare segni di resa, optarono per un suicidio collettivo. Da questo evento si deduce il coraggio e la forza di fronte al nemico. A partire da questo evento il nome Numancia è diventato un cliché ed è anche il titolo di una delle opere di Miguel de Cervantes.
La latinizzazione dunque risulta essere un processo che avviene come ho detto all’interno della romanizzazione; in Spagna vi è una sorta di stratificazione (palimpsesto: testo manoscritto che porta in sé la traccia di testi precedenti). Il primo strato dunque è quello romano e a questo se ne sono sovrapposti altri due. La presenza romana come ho detto si protrae fino all’anno 476 d.C., il latino -lingua in evoluzione- ha il tempo di mettere le radici e piano piano ad un latino classico usato per le opere si contrappone un latino volgare utilizzato dalla maggior parte delle persone che non avevano accesso alla cultura chiamato Romance (in italiano iberoromanzo).
Possiamo dunque definire il Romance o iberoromanzo come la forma linguistica che assume il latino classico durante il suo progressivo passaggio dal latino classico /letterario al volgare e poi allo spagnolo.
Dal 409 in poi avvengono quelle che sono le invasioni barbariche (visigoti); il secondo strato dunque è quello visigotico.
Il periodo dei visigoti termina nell’anno 710-711 d.C. quando la Spagna è invasa dagli arabi. Abbiamo un evento storico poco attendibile che spiegherebbe come gli arabi sono riusciti ad entrare in Spagna. La tradizione letteraria spagnola dice che il re Rodrigo (ultimo re visigoto) si era innamorato della figlia di Don Julian, Florinda. Il re decise di renderla sua e la violentò. Suo padre, che era guardia del confine sud della Spagna, favorisce l’invasione araba per vendicare sua figlia.
Il terzo strato è dunque quello arabo; 711 d.C.-718: in soli sette anni gli arabi riescono a conquistare la Spagna. Per quanto riguarda la conquista non dobbiamo pensare che i musulmani e i cristiani vivessero divisi da una frontiera, ma piano piano le due culture cominciano a mescolarsi. Un conflitto in effetti genera necessariamente un contatto, a seguito della conquista c’è un periodo di convivenza forzata. Questa convivenza forzata dà origine ad un ibridismo che genera:
- Muladies: cristiani che si convertivano all’islam o anche renegados (rinnegati).
- Mozarabes: cristiani che pure vivendo in territori governati da musulmani rimanevano cristiani ma chiaramente erano influenzati dalla cultura in cui erano immersi.
La presenza araba in Spagna può essere divisa in diverse fasi:
- 711-718 la Conquista;
- 711-756 si ha un emirato (regno con un principe) che dipende però da Damasco.
- 756-1031 si ha la nascita di un califfato (regno con un sovrano) chiamato Califfato di Cordoba, indipendente da Damasco;
- 1031-1492 avvenne la disgregazione del califfato in tanti piccoli regni chiamati taifas.
Ricordiamo che la Spagna islamizzata prende il nome di Al andalus e comprende la zona del sud.
Dal 718 con la battaglia di Covadonga fino al 2-6 gennaio 1492 ha luogo la Reconquista, ovvero gli Spagnoli cercano di recuperare il territorio che gli è stato tolto. Fino a quel momento la Spagna non sarà mai unita. Per anni la Reconquista fu stagnante e in terra iberica in questo periodo vi era una grossa presenza di ebrei parte degli stati che si sovrappongono.
Il 31 marzo 1492 Isabel de Castilla emana un editto attraverso cui si obbligano gli ebrei a lasciare il paese se questi ultimi non si fossero convertiti.
Nasce dunque una distinzione tra:
- Cristianos nuevos chiamati anche conversos, ovvero gli ebrei che si erano convertiti;
- Cristianos viejos caratterizzati dalla cosiddetta “limpieza de sangre”;
La penisola iberica è considerata come un encrucijada (crocevia), ovvero posta al centro del mondo intero. È definita come un crocevia perché è attraversata a nord dagli europei e a sud dagli arabi. Per quanto riguarda il contesto europeo la Spagna ha una forte valenza come punto focale. I Pirenei erano l’unico lembo di terra che collegava la Spagna con il resto d’Europa. Nel VII/IX secolo nasce, come risposta dei cristiani all’invasione musulmana, il Cammino di Santiago de Compostela. Il punto di arrivo di questo cammino di questo cammino è la cattedrale di Santiago de Compostela, considerata importante perché si credeva che in quel luogo ci fossero le reliquie di San Giacomo (morto nel 43 dopo Cristo) che arrivarono su una nave senza capitano. Gli arabi come sappiamo non arrivarono mai nel nord della Spagna ed è per questo che il cammino era svolto lì. I cattolici che restano nel nord della Spagna sono aiutati dai religiosi francesi, monaci dell’ordine dei Cluniacensi. (La Spagna è dunque influenzata dalla Francia e dalla sua letteratura).
Las glosas
Le prime due manifestazioni letterarie che troviamo nella letteratura spagnola sono:
- Le glosa emilianenses, glosas silences;
- Jarchas;
Las glosas emilianenses e las glosas silences sono la primissima manifestazione della lingua protoromance (lingua in evoluzione) e del suo uso.
Il termine “glosa” significa spiegazione, nota a margine di alcuni libri manoscritti che datiamo attorno alla fine dell’X inizio XI secolo, scritti in latino classico. I termini “emilianenses e silences” stanno ad indicare i monasteri dove sono conservati i codici a cui si riferiscono:
- Silences = conservato nel monastero di Santo Domingo de Silos (nord penisola iberica);
- Emilianenses = conservato nel monastero di San Millan de la Cogolla;
I codici sono testi scritti a mano su pergamena (pelle di vitello, capra ecc lavorata e ridotta ad un sottile foglio). Si scriveva su entrambi i lati del foglio e dunque quest’ultimo era caratterizzato dal recto (foglio avanti) e verso (foglio dietro).
Accanto a questi testi che sono quasi sempre di tipo religioso troviamo delle note a margine che “traducono” una parola o una frase (se i testi sono scritti in latino, le note saranno in una lingua che non è più latino ma qualcosa che assomiglia allo spagnolo moderno = protoromance).
Il perché si scrivevano queste traduzioni è che queste parole scritte in latino già non erano più comprensibili da tutti, e questo è il segno che già era avvenuta la separazione tra il latino e questa nuova lingua (fenomeno che prende il nome di diglossia).
Venivano scritte molto probabilmente da qualcuno che stava insegnando latino, forse un maestro.
(Vedi PDF 1)
Las jarchas
Las jarchas sono brevi composizioni poetiche (formate da 4 o 5 versi) scritte in mozarabe, ovvero il dialetto dei cristiani che si erano convertiti alla religione islamica nell’attuale Andalusia. Questo dialetto conservava una base latina ma era già fortemente influenzato dall’arabo Las jarchas sono databili intorno all’XI (fine inizio XII) secolo e ne sono giunte a noi circa 80.
Il termine jarcha letteralmente significa “coda, uscita, finale” in effetti las jarchas sono la parte finale de las moaxajas (componimenti più lunghi e più complessi completamente scritti in arabo o ebraico di lunghezza media di strofe) (Ricordiamo che il termine deriva ⅚ dall’arabo che significa >> abbellito, adornato con una cintura >> rimanda dunque a qualcosa di raffinato proprio perché rappresenta una poesia raffinata.
Las moaxajas sono dei panegirici: ovvero dei componimenti utilizzati per elogiare qualcuno, l’io lirico è sempre maschile e i temi sono di lode o di alto contenuto religioso.
Al contrario las jarchas presentano un io lirico femminile (ciò non significa che siano stati scritti da donne).
Il tema principale è il lamento o il pianto della donna a causa dell’assenza del suo amato.
La scelta della lingua era dettata dal fatto che le persone dell’Andalusia mescolavano la loro lingua con quella dei vinti, ecco perché si compongono sono un miscuglio tra arabo, ebraico e spagnolo. Questa mescolanza è dovuta ad una convivenza forzata, ad una cultura che ingloba l’altra. La lingua dunque in cui sono scritte las jarchas è il mozarabe che può essere definito come un romance in cui sono evidenti dei tratti arabi.
Las jarchas e las moaxajas sono collegate da un punto di vista ritmico. La moaxaja è scritta utilizzando la struttura araba classica con delle rime interne e gli ultimi versi che rimano tra loro. La rima degli ultimi versi delle strofe della moaxaja si ritrova nella jarcha.
(Vedi PDF 2)
Las cantigas galaico portuguesas
Las “cantigas” sono componimenti fatti per essere cantati (riportano spesso un pentagramma) e in effetti la parola “cantiga” vuol dire “poesia che deve essere cantata”.
Las cantigas si collocano tra la fine del XII secolo e metà XIV. Hanno origine e si sviluppano nel posto che oggi conosciamo come Galizia e nord Portogallo e sono databili sempre convenzionalmente 1198-1354 (il primo anno è l’anno in cui si conosce la prima cantiga e l’altra è la data dell’ultima).
Martin Codax è il maggior esponente delle Cantigas, che non sono in castigliano ma si tratta di una manifestazione letteraria che ha a che fare, come ho detto prima, con la letteratura gallega y portuguesa.
Las cantigas si dividono in:
- Cantigas de amigu: tipologia di componimento poetico che prevede un io lirico femminile ed il tema principale è l’assenza dell’amato e dunque in questo somigliano a las jarchas. Sono dunque sovrapponibili ma solo da un punto di vista temático;
- Cantigas de amor: componimenti scritti da un uomo con un io lirico maschile che cantano l’amore non tanto nell'assenza dell’amato ma l'impossibilità dell’amore stesso. Dunque ripercorrono e seguono quello che è il codice dell’amor cortese infatti come ho già detto las cantigas subiscono l’influenza dei trovatori.
- Cantigas de escharnho e maldizer: letteralmente la parola “escharno” significa satira, presa in giro mentre “maldizer vuol dire parlare male di qualcuno e dunque possiamo dedurre che si tratti di componimenti che hanno come obiettivo prendere in giro una categoria di persone o una persona concreta;
Ricordiamo che in Galizia era presente el camino de Santiago de Compostela e dunque i trovatori che venivano dalla Francia cominciano a diffondere la lirica provenzale che influenzerà “las cantigas”.
Questi componimenti non erano scritti in romance ma in galiziano anche perché, da un punto di vista fonico, risultava più dolce del “romance”.
Queste poesie si estendono anche in Castiglia. Quando un castigliano vuole comporre usa il Galaico Portoghese. Dunque le lingue entrano in contatto tra loro, ma restano separate. Il Castigliano si utilizza nelle occasioni ufficiali, pubbliche ma non per la poesia. Il motivo come ho detto è fonetico, in quanto il Galaico Portoghese risulta più sonoro rispetto al Castigliano.
El cantar de mio Cid
La prima e più importante testimonianza della letteratura in lingua spagnola è “El cantar del mio Cid”, che attesta come in terra castigliana, già attorno al XII-XIII secolo, circolasse una tradizione lirica orale. È una composizione accompagnata da musica che narra le gesta dell’eroe castigliano Rodrigo Diaz de Vivar, detto “El Cid Campeador”.
“El cantar de mio Cid” è di fondamentale importanza perché è l’unico rappresentante dell’epica spagnola e del cosiddetto mester de juglaria.
“Mester de juglaria” può essere tradotto letteralmente come mestiere (modalità di fare poesia) dei giullari.
I giullari erano dei professionisti dell’intrattenimento che solitamente offrivano degli spettacoli (musica, poesia, improvvisazione) in pubblico prevalentemente a favore di una folla.
Il giullare aveva un bagaglio mnemonico molto vasto di storie, egli infatti le imparava a memoria mescolandoli a volte con l’improvvisazione.
Nel titolo, “mio” riconduce al concetto di identità: “il Cid che siamo tutti noi”, perché il Cid è l’eroe nazionale che incarna i valori del popolo. Il termine “Cid” è di origine araba (ritorna ancora una volta il tema della mescolanza) che significa signore. Con campeador (termine che deriva dal latino) invece s’intende un “dottore in campo”, bravo nel fare guerra.
Il Cid è un personaggio storico e dunque realmente esistito, egli combatte per gli arabi per la liberazione del territorio di Granada dal dominio musulmano.
Per contestualizzare l'opera bisogna far riferimento al quadro storico, politico, culturale della penisola iberica nell’undicesimo secolo. Una data importante è sicuramente il 1065 Data della morte del Re Ferdinando Primo di Castiglia, il quale, prima di morire, divide il regno in cinque parti e questi cinque regni verranno poi suddivisi tra i figli. Tra loro s'instaurerà una lotta fratricida in particolare tra Sancho II (che governava il regno di Castiglia) e Alfonso VI (che governava il regno di Leon). Questa guerra porterà alla morte di Sancho e, alla sua morte, conquista il dominio del regno di Castilla. Questa vicenda è importante perché la tradizione orale vuole che ad Alfonso VI venga imposto di prestare giuramento prima di impossessarsi del regno di Castilla; questo perché si dice che Alfonso VI abbia ucciso il fratello. Quindi prima di accettarlo come re i Castigliani gli impongono di giurare di non aver niente a che fare con la morte del fratello.
Il giuramento di Alfonso VI sarà presieduto proprio da Rodrigo Diaz de Vivar, protagonista dell’opera. Tutta l’opera si basa sull’intreccio tra realtà storica e ricostruzione letteraria, perché dopo aver prestato giuramento Alfonso VI manda in esilio Rodrigo Diaz de Vivar, accusandolo di delitto di lesa maestà. L’esilio come sappiamo coincide con l’inizio dell’opera.
Questa storia come ho detto inizia con l’esilio del Cid, quindi dal punto più basso della sua vita, fin quando non riuscirà a ritornare nelle grazie del re, dimostrando le sue qualità.
C'è un altro filone tradizionale che pensa il motivo dell’esilio sia un’accusa da parte dei nobili invidiosi della bravura del Cid; essi lo accusano di Malversazione >> ovvero di non versare tasse al re alla vittoria delle battaglie.
Struttura
Il cantar si compone di 3725 versi, sono stati divisi modernamente in tre cantares:
- 1) Cantar del destierro (vv. 1-1084). In questa parte (il cui titolo è stato dato modernamente) viene raccontato l’esilio, la sua partenza dalla sua casa che si trova a Vivar. Saluta le sue figlie e sua moglie che lascia in un convento. In questi primi 1000 versi il giullare ci racconta anche di alcune battaglie che il Cid compie contro i mori; riesce a vincerne alcune e poco a poco versa parte del bottino al re;
- 2) Cantar de las bodas de las hijas del Cid (vv.1085-2277). Le due figlie del Cid vengono chieste in spose da los infantes de Carrión >> le nozze si celebrano anche perché suggellano anche un po’ l’approvazione del re nei confronti del Cid. Los infantes de Carrión non sono un buon partito infatti essi sono interessati alle figlie del Cid per avvicinarsi ad un uomo che sta diventando un eroe;
- 3) Cantar de la afrenta de Corpes (vv.2277-3725). Arriva un leone nell’accampamento in cui si trovano los infantes e il Cid, il Cid riesce a domare il leone mentre los infantes scappano dimostrando in questo modo di essere codardi. Essi sono presi in giro dai soldati e dunque decidono di prendersela con il Cid emettendo in opera la afrenta de Corpes >> prendono le figlie del Cid (loro mogli) con la scusa di portarle a vedere i loro possedimenti in realtà le portano in un bosco di querce >> le picchiano, e le lasciano lì moribonde (quest’evento provoca una nuova caduta da parte del Cid, l’onore del Cid viene macchiato). Alla fine del terzo Cantar il Cid riuscirà a sconfiggere los infantes de Carrión e a recuperare l’onore e le due figlie, le quali finiranno in moglie ai principi di Navarra y Aragona. Alla fine dunque l’ordine viene ristabilito.
Forma
Come ho già detto il modo in cui è scritto il Cid è il mester de juglaria caratterizzato da alcuni elementi:
1) I vers
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