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Umberto Saba e Vittorio Sereni

Umberto Saba (1883-1957) e Vittorio Sereni (1913-1983) sono due importanti poeti della linea sabiana. Saba, nato a Trieste, era legato alla città che, sebbene culturalmente italiana, non apparteneva politicamente all'Italia fino a poco prima della sua morte. Saba era un autodidatta, con maestri come Paini e Leopardi, e la sua poesia è apparentemente chiara e leggibile.

Sereni invece nasce a Luino (Varese) e trascorre la maggior parte della sua vita a Milano, un luogo significativo per lui. La sua poesia riprende l'ermetismo, caratterizzata da elementi allusivi, simbolici e oscuri. Le sue poesie giovanili, in particolare, sono legate a questo stile.

Elementi di unione

Saba e Sereni si incontrano e diventano amici, continuando a comunicare e a leggersi a distanza anche quando smettono di frequentarsi. La loro corrispondenza si estende tra il '46 e il '54. Entrambi condividono un'idea di letteratura molto vicina: Saba afferma che la poesia deve essere onesta, con fedeltà alla realtà raccontata così com'è.

Saba, con i suoi disturbi psichiatrici e il carattere aspro, schietto e umorale, è respingente, mentre Sereni, di carattere mite e accogliente, vede nella sincerità aspra di Saba un tratto di generosità. C'è una poesia di Sereni dedicata a Saba, intitolata "Saba", in cui elogia il suo amico. Sereni si considera allievo del maestro Saba.

Analisi del testo poetico

Prosa e poesia

La prosa è un discorso sciolto dai vincoli della poesia, mentre la poesia ha un ritmo e una componente musicale, con versi che scandiscono il ritmo. In particolare, nei versi liberi, il poeta cerca un effetto di ritmo.

Elementi importanti

  • Morfologia: La prima poesia del Canzoniere di Saba ci indica che Saba era un poeta settentrionale dell'800 con modi di scrivere dell'epoca.
  • Fonetica: Il suono delle parole è molto importante (figure retoriche). La poesia, lavorando sul suono, è capace di cogliere il mistero delle cose, come in Baudelaire e nel simbolismo. Pascoli ne è un chiaro esempio ("L'assiuolo" e il senso della Morte).
  • Lessico: La scelta delle parole ci fa capire gli orientamenti estetici e poetici dei poeti. L'effetto di scarto si ottiene staccandosi dalla quotidianità del parlato per apprezzare il testo letterario attraverso latinismi, aulicismi, arcaismi e neologismi. Nel 1900, il linguaggio era spesso troppo segnato dalla ricerca di scarto, quindi si cerca un abbassamento, con parole legate alla sfera quotidiana e concreta (Crepuscolari: Gozzano).

Saba, nelle "Mediterranee" (Canzoniere), ricorda il passato nella sua poesia manifesto-testamento "Amati": vuole fare poesia autentica e originale usando parole "consumate", che nessuno usava più. La rima "fiore-amore" è antica, ma la novità sta nello scrivere una nuova poesia originale.

  • Sintassi: Può essere complessa o usare la paratassi, più vicina al discorso orale. Ci sono costruzioni con effetti di simmetria e parallelismo (Sereni nelle ultime due racconti: ricerca di effetti di ripetizione e parallelismo). C'è un gusto per le frasi nominali, che velocizzano, e per l'asindeto (assenza di congiunzioni) o il polisindeto (molte congiunzioni, che rallentano). Si osservano spostamenti di parole all'interno della frase (anastrofe, iperbato, enjambement).

Parini, nel "Mattino", vuole far aprire gli occhi all'aristocrazia milanese che ha rinunciato al ruolo attivo nella società per dedicarsi all'ozio, condannando la decadenza aristocratica del 1700. Usa anastrofe e iperbato.

Ugo Foscolo, in "Alla sera": la sera è vista come la morte, una pace fatale destinata dal fato alle persone. Il sonetto, inventato in Italia, è usato da Saba nei componimenti di 14 versi endecasillabi, raggruppati in due quartine con rime ABAB, ABBA ripetute, e due terzine. Si osserva l'uso di una sintassi libera e di periodi lunghi che scavalcano la strofa.

Figure retoriche

Le figure retoriche includono metonimia, similitudine, metafora, analogia (rapporto non logico), correlativo oggettivo (oggetto che suggerisce realtà non illustrabili razionalmente), e ossimoro (due termini semanticamente opposti).

Metrica e ritmo

  • Isosillabismo: Consiste nella ripetizione di versi con lo stesso numero di sillabe, anche se non è obbligatorio. L'endecasillabo, l'ottava e la canzone (strofe con struttura fissa divisa in due parti con schemi di rime) sono esempi di versi con accenti in posizioni determinate per il ritmo.

L'endecasillabo è un verso con l'ultimo accento tonico sulla 10ma sillaba. Foscolo, nel "Dei Sepolcri", utilizza versi sciolti e versi liberi. Alla fine dell'800 si afferma l'idea del verso libero, abbandonando lo schema fisso di rime.

Contesto della poesia italiana all'inizio del '900

Giovanni Pascoli e Giuseppe D'Annunzio sono legati alla tradizione classica, innestando nel linguaggio poetico la rivoluzione simbolista e irrazionalista proveniente dalla Francia.

Giovanni Pascoli

Pascoli è noto per l'idea del poeta fanciullino: un individuo eccezionale, diverso dagli altri perché conserva uno sguardo vergine e ingenuo sul mondo, provando stupore e meraviglia. È capace di cogliere il significato delle cose nascoste sotto la loro superficialità. Saba, tuttavia, non lo considera un vero poeta perché lo vede solo come un bambino: un poeta deve essere anche uomo, come Dante.

Nelle descrizioni della natura, Pascoli innova il linguaggio poetico introducendo elementi tecnici legati alla quotidianità, banditi da Petrarca in poi. Usa simbolismo e naturalismo nelle sue descrizioni precise della natura.

Nella poesia "Terre nebbiose", si osserva la contemplazione della campagna e la nebbia che nasconde ciò che è lontano. Usa anafora e onomatopee. Il suo atteggiamento è di chiusura, cantando il "nido" familiare distrutto con l'assassinio del padre e l'allontanamento delle sorelle a cui era morbosamente attaccato.

Giuseppe D'Annunzio

Giuseppe D'Annunzio, pur considerandolo un fratello, è molto lontano da Pascoli. La sua vita si intreccia fortemente con la letteratura: vive intensamente con grandi amori, attività politica e militare. Scrive moltissimo, utilizzando diversi generi e linguaggi. Inventa una nuova prosa con "Il Notturno": a causa di una temporanea cecità a un occhio, scrive su strisce di carta durante la sua convalescenza, componendo un'opera impressionistica e visionaria, con frasi brevissime e senza una trama.

Il ciclo delle "Laudi", composto da tre libri completati di un progetto di sette, include "Maia", "Elettra" e "Alcyone". D'Annunzio reinventa una stagione da primavera all'estate, vissuta con Eleonora Duse, con un senso di fusione panica nella natura. "La pioggia nel pineto" descrive una metamorfosi tra i protagonisti e la natura, trasformandoli in creature silvestri. La sua poesia è caratterizzata da una grande ricchezza lessicale, lavorando con i dizionari, e dalla capacità di trasformare poesia in musica.

In "La sera fiesolana", D'Annunzio utilizza una sinestesia iniziale, una strofa lunga seguita da un ritornello. Celebra la Sera, che diventa un'immensa donna, mentre le pozzanghere riflettono il cielo serale come gli occhi della donna. C'è un senso panteistico, ripreso dal "Cantico frate oh sole", primo testo della letteratura italiana. D'Annunzio loda il creato, ma non il creatore, divinizzando la natura in sé.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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