Letteratura italiana ed ecologia
Premessa storico-ideologica
Differenza tra sviluppo e progresso secondo Pasolini
Il concetto di “sviluppo” appartiene a una logica fondata sulla crescita economica qualificata trainata dal profitto ricavabile dalla produzione e dalla vendita e dall’acquisto ad infinitum di merci anche virtuali o speculative. L’idea di “progresso” è invece figlia del pensiero filosofico e racchiude in sé la finalità di realizzare processi storici fondati su criteri di sapienza, equità, giustizia, solidarietà, educazione, cultura, moralità, ecc.
Sulla base di questa differenza, Pasolini fa nascere la sua critica rispetto alla società a lui contemporanea. Oggi lo sviluppo economico, quindi la prima categoria considerata da Pasolini, è quello prevalente. Questo sviluppo ha portato ⅓ degli esseri umani a vivere in una sorta di bolla nella quale il capitale, per altro concentrato in poche mani, circola in modo non regolato, senza obbedire a regole condivise, mentre gli altri ⅔ della popolazione mondiale sono quelli che vivono attorno a questa bolla di benessere essendo diventati ingranaggi di quel benessere che anche loro producono ma di cui non usufruiscono. Questo modello di sviluppo non cura la dimensione umana, che invece era oggetto della filosofia.
Gli esseri umani di oggi, data questa situazione, sono molto lontani dalla fiducia illimitata che i filosofi illuministi potevano avere nei confronti del progresso (che già per loro si scontrerà con la Rivoluzione Francese e la sua violenza); a maggior ragione l’uomo di oggi, dopo la storia che dalla Rivoluzione Francese in poi ha dimostrato che tipo di sviluppo e in che tipo di realtà viviamo, non ha più così tanta fiducia come potevano avere i primi illuministi nel progresso. L’uomo contemporaneo è consapevole del fatto che il progresso (unicamente declinato come sviluppo economico) nasconde in realtà innumerevoli lati oscuri, pericoli, molte complessità e perplessità; l’uomo contemporaneo è cosciente del fatto che, se l’umanità vuole ripensare i valori dell’Umanesimo tradizionale, intesi come ideale di umanità che non sia egoistico, autoreferenziale, che non sia dominato dal semplice interesse personale, deve percorrere strade nuove rispetto a quelle che sono state percorse fino ad oggi.
Tra i metodi più accreditati per l’individuazione di un nuovo Umanesimo, orientamento antropologico è emerso, a partire dalla seconda metà del Novecento, il metodo ecologico. L’ecologia nasce come disciplina autonoma nel 1866 grazie ad un biologo tedesco, Ernst Haeckel, che nella sua opera “Generelle Morphologie der Organismen” fornì una definizione di ecologia: “Per ecologia intendiamo la scienza complessiva delle relazioni dell’organismo con l’ambiente circostante."
Questa definizione è applicabile a tutte le declinazioni che si sono date poi all’ecologia, all’approccio ecologico: qualcosa che mette al centro lo studio delle relazioni di un soggetto o soggetti all’interno di un determinato ambiente.
Da questo principio partirà anche l’ecocritica, l’applicazione alla letteratura della prospettiva ecologica. L’ecologia, dunque, è la scienza sistematica che studia i rapporti di interconnessione, di influenza e di scambio reciproco esistenti tra gli esseri viventi, tanto nella loro dimensione fisica che mentale e immaginativa (culturale), inseriti nel loro habitat naturale o costruito e sociale (un ramo della sociologia è l’ecologia sociale).
A quasi un secolo e mezzo di distanza dalla prima definizione, oggi l’ecologia ha assunto un ruolo fondamentale per la comprensione della realtà nella misura in cui si è caratterizzata come una scienza sistematica. Questo vuol dire che l’ecologia risponde ad un bisogno che è sempre più sentito nella contemporaneità: il bisogno di considerare i fenomeni a partire dalla loro interdipendenza, dalle loro infinite modalità di collegamento, di contatto sia nella loro dimensione locale, sia nella loro dimensione globale, creato dalla sommatoria delle dimensioni locali.
Questo ha fatto sì che l’ecologia sia divenuta la chiave di lettura prevalente del nostro tempo ed è una chiave di lettura che consente di rimetterci in contatto vivo con il pianeta e di ricercare una visione più ampia nella condizione umana in un mondo globalizzato, quindi interconnesso, che possa affrontare i problemi non come relativi ad una piccola zona, ma nella loro dimensione globale.
Lo studio si basa sull’analisi dell’interrelazione tra questi fenomeni. Per fare un esempio di come l’ecologia abbia cercato di modificare certi aspetti si può partire dalla suddivisione effettuata da Pasolini tra sviluppo e progresso: in questa divisione è intervenuto l’approccio ecologico per far sì che l’idea di sviluppo pasoliniana potesse comunque avere un’accezione positiva e quindi si arriva alla formazione dell’idea di “sviluppo sostenibile”.
L’aspetto positivo dello sviluppo sostenibile è il fatto che ci possa essere uno sviluppo economico solo ed unicamente nel momento in cui questo sviluppo economico sia attento con la dimensione ambientale, creando un rapporto proficuo per entrambi. Questo vuol dire che lo sviluppo economico non bada soltanto al profitto, alla vendita e alla diffusione di massa di un prodotto, ma lo fa sottomettendo questi aspetti alla sostenibilità ambientale di un determinato prodotto. Ci si rende conto che, una volta consumato l’ambiente, anche l’economia ne risente perché non può più produrre quel prodotto.
Questo consente di avere una coscienza più ampia, più articolata, più positiva del possibile progresso futuro e consente anche di programmare il progresso in maniera positiva, propositiva, mantenitiva dell’ambiente. Questo significa che, nel corso di due secoli, sia avvenuto un forte spostamento di prospettiva nel senso che gli ultimi due secoli hanno sostanzialmente visto una serie di lotte politiche, ideologiche, sociali volte a difendere legittimamente ma in modo autoreferenziale e antropocentrico (istanze di giustizia sociale, civile, politica): a questo tipo di lotte si è unita anche la lotta ambientale.
La necessità di difendere la realtà ambientale non è solo finalizzata alla sopravvivenza umana, ma anche alla conservazione dell’ambiente nella sua totalità, quindi attenta anche agli elementi non umani dell’ambiente (animali, vegetali, minerali).
Ecocritica
Come la critica letteraria si sia impossessata della critica ecologica, perché una particolare sensibilità ambientale è sempre più diffusa tra gli scrittori. Il termine “ecocritica” deriva dalla sintesi di “ecologia” e “critica letteraria”, dall’inglese “ecocriticism”, il quale rappresenta l’applicazione del paradigma scientifico ecologico contemporaneo alla critica letteraria.
Uno dei punti focali dell’ecocritica è chiaramente la nozione di luogo/ambiente materiale, perché è questo il dato determinante che consente di indirizzare anche la ricerca letteraria verso la consapevolezza dell'interdipendenza tra la vita umana e tutte le altre tipologie di esseri viventi, di elementi naturali e di elementi culturali che compongono la sua dimora terrestre.
Quindi, un altro dei presupposti teorici fondamentali dell’ecocritica è la permeabilità tra ambiente e cultura, che si fa osservatrice, descrittrice e interprete dell’ambiente, così come l’essere umano, traslato nel personaggio, vive in tutti questi elementi. L’ecocritica pone al centro della crisi del nostro tempo il paradigma dell’ecologia, applicando all'immaginazione letteraria e agli studi connessi ad essa.
L’ecocritica è dunque una forma ermeneutica che:
- Analizza la presenza di una dimensione ecologica nella letteratura.
- Applica un metodo d’interpretazione ecologica alla letteratura.
- Cerca di individuare gli effetti della letteratura sull’ecosfera.
Il terzo punto può sembrare paradossale, come se la letteratura potesse avere influenza sull’ecologia del pianeta: è chiaro che non vi sia un’interrelazione diretta tra la letteratura e l’ecologia del pianeta, ma bensì una mediata, nel senso che la letteratura può incidere sulla cultura che gestisce l’ecologia del pianeta e quindi influenzarla.
L’ambizione dell’ecocritica è quella di creare un nuovo rapporto tra letteratura e realtà. L’ecocritica vuole superare “il distanziamento del lettore dal testo e del testo dal mondo, introdotti dalla rivoluzione strutturalista nella teoria critica.” Al contempo vuole incentivare “l’alfabetizzazione ecologica come correttivo al soggettivismo critico e al relativismo culturale che l’arroganza antropocentrica ha condotto ad un punto di non ritorno.”
Il testo letterario e il mondo sono ecologicamente interdipendenti, quindi si teorizza tanto l’azione del mondo sul testo (la letteratura, con una spiccata prospettiva ecologica, nasce da una necessità che l’autore vede intorno a sé) quanto la possibile azione del testo sul mondo (l’opera, che l’artista fa in base a questa suggestione, può avere influenza sulla consapevolezza dell’urgenza della crisi ecologica): grazie a questo le opere letterarie possono avere la funzione di evocare dei valori del progresso, del nuovo Umanesimo.
L’ecocritica si riappropria del diritto di svolgere una riflessione unitaria sulla condizione umana, diventa letteratura impegnata, socialmente, idealmente e politicamente, grazie a questa riflessione complessiva che fanno sulla condizione umana a partire da una letteratura, ponendo fine a quello che l’ecocritica considera l’esilio della letteratura nel regno del superfluo e puramente estetico.
Sempre negli anni Sessanta ci sono state una serie di correnti critiche (formalismo, strutturalismo) che hanno avuto come scopo isolare il testo dalla realtà, rendendolo autoreferenziale. L’ecocritica critica questa deriva che queste correnti hanno portato e tenta di riportare la letteratura a contatto con il mondo, ad occuparsi di cose reali, ad esempio quella che è la maggiore urgenza contemporanea: quella ecologica. L’alfabetizzazione ecologica si riferisce ad un’idea di letteratura funzionale ad un preciso intento educativo.
L’ecocritica ha quindi una vocazione pedagogica giustificata da un’ambizione politica. La letteratura torna ad essere maestra di vita, utile per acquisire una maggiore sensibilità verso dei problemi reali. Se letti ed interpretati in maniera ecologicamente consapevole, i testi letterari sono un potenziale strumento di educazione etico-ambientale, in grado di riorientare, modificare le relazioni tra esseri umani e ambiente. Parlare di letteratura pedagogica significa rimettere in discussione il ruolo dell’intellettuale.
“Il primo dovere di un intellettuale è quello di esercitare prima di tutto e senza cedimenti di nessun genere un esame critico dei fatti [...] dimenticando le [...] rabbie che oppongono ortodossia a ortodossia.”
- Pier Paolo Pasolini, Gli intellettuali nel ‘68: manicheismo e ortodossia della rivoluzione- “indomani”, in Scritti Corsari.
Pasolini operava in un mondo diviso tra destra e sinistra, democristiani e comunisti, quindi secondo lui, per gli intellettuali certe sensibilità, al di là della posizione ideologica, dovevano essere condivise, dovevano appartenere al patrimonio culturale di tutti gli intellettuali. Questa citazione si adatta al nostro mondo contemporaneo, dove c’è un’assenza di ideologia, non vi sono più le contrapposizioni forti come negli anni Settanta. La necessità che l’uomo comune ha oggi, soprattutto alle nuove generazioni, è quella di trovare dei terreni condivisi su cui riflettere e per cui combattere. Questo terreno condiviso è chiaramente l’emergenza ecologica.
Viene delineata la figura di un letterato ecologista che si caratterizza come quella di un intellettuale attento alle emergenze del presente ed è la figura di un letterato che è critico nei confronti di una posizione egemonica (del mercato, dei consumi), alla quale contrappone i valori dell’etica e della riflessione umanistica; si riattualizza così il concetto di umanesimo incentrato sulla condivisione come precondizione di un autentico progresso culturale che deve essere capace di raccogliere e soddisfare i desideri più profondi dell’uomo. La vocazione di questa figura di letterato ecologista non è quella di assumere per mezzo della letteratura il ruolo di profeta, ma deve farsi interprete di una pedagogia e di una pragmatica della speranza.
Molti letterati, specialmente nella seconda metà del Novecento, si sono occupati, secondo diverse prospettive, del problema ecologico e questo consente all’ecocritica di poter contare su un canone di opere molto ampio da analizzare secondo la prospettiva ecologista e che rientrano nell’orizzonte di ricerca dell’ecocritica. È sbagliato credere che l’ecocritica riguardi solo la letteratura che parla di luoghi selvaggi o campagna, di verde in senso lato; al contrario ogni tipo di ambiente rientra nel campo di ricerca dell’ecocritica: un’analisi ecocritica può essere fatto ad opere letterarie, a testi che si occupano di aree urbane, di periferie, aree suburbane, di villaggi e zone agricole, industriali, zone della terraferma, degli ambienti marini, di tutti i possibili ambienti esterni, ma anche degli ambienti interni.
Il campo di analisi è infinito; la possibilità di indagare l’ambiente e i rapporti degli individui, dei personaggi nel loro contesto ambientale non pone limiti alla tipologia e alla qualità degli spazi in cui questi personaggi sono collocati. L’oggetto dell’ecocritica è nel senso più ampio possibile l’intera gamma dei modi in cui la letteratura ha concepito i rapporti tra gli esseri umani (rappresentati dai personaggi) e l’ambiente in cui questi personaggi sono collocati.
Es. Beowulf: mostro e paesaggio delle paludi come oggetto della spinta ideologica e conquistatrice cristiana; spazio come metafora di due diversi contesti - pagano e cristiano - che si compenetravano fino a che quello cristiano non ha sconfitto ed inglobato l’altro. La spinta di cristianizzazione della natura e dell’ambiente pagano è caratterizzata da figure demoniache, mostruose fonte di paura e di fascinazione ancestrale. Questo tipo di rapporto è stato visto come una sorta di anestetizzazione che la cristianità ha voluto dare ad un mondo ancestrale, naturale, che doveva dominare per ricondurlo all’ordine cristiano: è una delle prime forme di colonizzazione della wilderness pagana dell’antichità.
Discorso su come all’interno di un contesto letterario viene affrontata la dimensione ambientale
Per vedere le possibili differenze e plurisemanticità del contesto ambientale, cioè dello spazio che diventa un elemento essenziale all’interno di un testo letterario. Questo perché nell’interpretazione del testo letterario generalmente si intersecano 4 tipi di dimensioni ambientali o componenti di paesaggio fisico:
- La prima dimensione del contesto spaziale/fisico all’interno di un testo è ovviamente quella del paesaggio fisico rappresentato nel testo, il che vuol dire non solo l’ambientazione, ma anche le strategie con le quali questa ambientazione è rappresentata. Queste strategie, a loro volta, includono un ampio spettro di possibilità: dalla rappresentazione oggettiva o fotografica alla rappresentazione anti-mimetica.
In sintesi: qual è lo spazio e come viene rappresentato perché anche la modalità di rappresentazione ci fa capire il tipo di ruolo che l’autore dà a questo spazio e il tipo di rapporto che i personaggi all’interno della narrazione possono avere con questo tipo di spazio. Si può passare da uno spazio rappresentato in modo oggettivo e fotografico (verismo e naturalismo, oggettività come principio) a un tipo di rappresentazione non realistica, anti-mimetica, che però ci dà l’idea di come l’autore intenda lo spazio che rappresenta e del rapporto che i personaggi hanno con lo spazio (fantascienza, realismo magico). Questo non dà un valore minore all’ambiente, ma suggerisce una prospettiva diversa per l’analisi critica.
Riguardo questo primo aspetto ci possiamo porre domande del tipo:
- Com’è rappresentata nel testo l’interdipendenza tra gli esseri umani (personaggi) e il loro ambiente fisico? Es: Morte a Venezia di Mann, luogo decadente + malattie (colera) = decadenza morale personaggi (omosessualità).
- Il testo presenta un contesto ambientale preponderante nel quale le figure umane sono marginalizzate con l’intento deliberato di contrastare la prospettiva antropocentrica? Es: Moby Dick di Melville, ambientato su un minimo spazio umano, la baleniera, immersa in una dimensione di assoluta naturalità che nega l’antropocentrismo.
- Il testo si concentra sulla vita di altre forme di esistenza oltre quella umana o magari fa apparire gli esseri umani come vittime dell’ambiente in cui vivono o che hanno modificato? Es: Il Cacciatore di Androidi di Dick, l’ambientazione è quella di un mondo distopico in cui gli esseri umani sono vittima di come hanno trasformato il loro ambiente durante l’evoluzione.
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