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Letteratura italiana (appunti delle lezioni 2020-2021 della prof. Cotugno Anna Maria)

La storia della letteratura

Il 1200 è il secolo delle origini della letteratura italiana e quando pensiamo a questa data ci riferiamo in maniera immediata al fatto linguistico, infatti ciò che si studia è proprio questo. Possiamo affermare che ad un certo punto della storia, in quella parte geografica che noi oggi chiamiamo Italia, per vari motivi sorse la lingua volgare che comparve accanto al latino.

Il volgare divenne man mano sempre più usato fino ad affermarsi come lingua letteraria; tuttavia essa non sovrasta il latino ma si affianca semplicemente ad essa, tanto che ci sono poeti che scrivono in entrambe le lingue come ad esempio Dante che scrive la Commedia in volgare ma scrive molte opere anche in latino.

Tra il latino e il volgare per secoli ci fu una battaglia perché l’affermazione di quest’ultimo voleva prevalere sul primo. Tuttavia, sempre Dante scrive il Convivio, un'opera dottrinale, in volgare in cui nelle prime pagine giustifica la scelta della lingua perché solitamente le opere dottrinali venivano scritte in latino, mentre il De Vulgari Eloquentia è scritto in latino ma è un trattato linguistico sul volgare. Questa opera è dedicata ai dotti che reputano il volgare una lingua bassa e che non credono nella sua potenzialità.

Nonostante ciò continueranno nei secoli ad esistere entrambe ma ci saranno anche dei sostrati che terranno conto anche delle opere già prodotte. Un altro aspetto è la ricaduta del latino sui testi volgari, infatti per comprendere la Commedia dantesca bisogna far riferimento ai testi teologici latini. Questo vuol dire che la letteratura latina esiste contemporaneamente a quella volgare e che è quasi propedeutica per questa che non può fare a meno di fare riferimento alle opere già esistenti, scritte inevitabilmente in latino.

Bisogna anche fare una distinzione tra la letteratura classica scritta propria in epoca latina che è specchio dell'impero romano e la letteratura latina medioevale che è successiva alla caduta dell’impero e che rispecchia perlopiù i valori teologici del cristianesimo tanto da rendere il latino una lingua aulica quasi mistica. Bisogna rapportare a questi il volgare, con i quali ha uno stretto rapporto dato che non compie i primi passi da solo, ma si accompagna alla letteratura latina e neolatina.

Nel momento in cui il volgare, che in partenza era solo una lingua parlata, viene messo per iscritto fa riferimento alla lingua già scritta (il latino), quindi pur essendo una lingua neonata è già adulta perché si forma guardando ai precedenti modelli latini. Quindi è una sorta di trasposizione tanto che chi scrive in volgare conosce il latino.

Prima che il volgare venisse attestata come lingua letteraria venne utilizzato sì come lingua scritta ma soprattutto per le esigenze pratiche come i testi giuridici, i placiti cassinesi che sono delle testimonianze giurate, carte pratiche, l’indovinello veronese (considerato un testo paraletterario), traduzione in volgare di prediche in latino, perché il latino era compreso da pochissimi e quindi c’era l'esigenza di mettere il volgare per iscritto. Esso poi diventa pian piano una lingua letteraria che però sarà completamente diverso dal volgare parlato, fino a quando il volgare raggiungerà lo stesso livello del latino, diventando la lingua di cultura e a cui non tutti possono accedere.

Fattori determinanti

Alla nascita della letteratura italiana concorrono vari fattori, il primo è il rapporto tra il volgare e il latino detto prima. Un altro è il frazionamento politico, questo perché in Italia c'erano varie frazioni che non furono mai unite se non nel 1861, mentre precedentemente nel 1500 c’era la parte settentrionale longobarda e la parte meridionale bizantina. Successivamente ci furono varie conquiste e varie fazioni, questo fattore è molto importante e ciò determina l'importanza della collocazione geografica-temporale dell’autore.

Anche la civiltà comunale dà un impulso importante alla nascita della letteratura italiana, infatti se pensiamo alla letteratura religiosa pensiamo all’Umbria, mentre se pensiamo a quella scolastica parliamo della Toscana.

Il frazionamento politico

Quando parliamo di nascita della letteratura dobbiamo tener presente il frazionamento politico e culturale perché questo determina molto gli scritti, tanto che anche la lingua non è la stessa sia quella parlata che quella scritta. Tanto che si può dire che se manca l’unità politica manca una lingua unica e si hanno tanti dialetti. Quindi quando parliamo della letteratura antica italiana parliamo di dialetti o meglio di una pluralità di volgari (volgare siculo, umbro, toscano) e ognuna di essi ha delle sue caratteristiche, fino a quando assisteremo a una sorta di codificazione del volgare che vedrà come protagonista il volgare fiorentino o toscano. Il toscano si evolverà fino a quando diventerà il nostro italiano, tanto che molti termini della Commedia dantesca li usiamo ancora oggi correntemente, infatti la difficoltà di questa opera non è comprendere la lingua ma la sua materia in quanto essendo un’opera poetica è strutturata in un certo modo, parla di determinati temi e fa riferimenti ad altri grandi del passato.

I sostrati culturali e la letteratura provenzale

I sostrati del latino e del medio latino si affiancano a un’altra lingua, un volgare derivante dalla Francia che ha già un’unità politica e che quindi ha già una lingua nazionale a cui i nuovi autori possono già fare riferimento. In realtà sono due i volgari, il primo è quello parlato nel meridione della Francia ed è la letteratura occitanica, detta anche lingua doc, il secondo è quello parlato nella parte settentrionale ed è la letteratura oitanica, detta anche lingua d’oil.

Quando parliamo della letteratura provenzale ci riferiamo alla letteratura cortese, ovvero quella letteratura che si era sviluppata nelle corti dei signori feudatari della Francia ed era sostanzialmente una letteratura erotica, conosciuta anche come la letteratura dell’amor cortese che dà via a dei veri e propri topoi che verranno poi ripresi in Italia dai trovatori anche in maniera convenzionale, tuttavia spesso si ha anche una rielaborazione di questi motivi.

I temi sono sempre l’amore per la donna considerata irraggiungibile, il servitium amoris che era una trasposizione del vassallaggio tanto che si può dire che l’amante sta al vassallo come la donna sta al feudatario. Quindi con la donna si instaura un rapporto di obbedienza, fedeltà e amore; altri motivi sono: l’innamoramento da lontano, l’amore a prima vista, l’orgoglio della donna, l’angoscia dell’amante, il motivo dei malparlieri per cui l’amore deve essere discreto per evitarne le dicerie.

In Italia la fruizione della letteratura francese provenzale avviene in due modi: una per effetto osmotico, infatti ci sono una serie di autori italiani che vivevano in Veneto, e quindi vicino alla Francia, che non mutano solo la lingua ma anche i temi della poesia tuttavia essi imitano i provenzali in maniera passiva e le loro opere non risultano originali. A ciò si contrappone la scuola siciliana che si sviluppa contemporaneamente nel sud Italia, i poeti siciliani infatti si rifanno ai poeti provenzali ma danno vita a un fenomeno nuovo, ovvero a una produzione che ricalca i contenuti e i motivi ma scrivono in siciliano e quindi optano per un volgare nostrano, essi si accostano a questa letteratura in modo originale tanto che la scuola siciliana ci ha dato tanto per quanto riguarda la letteratura. Questo fa sì che il rapporto con la tradizione provenzale sia un rapporto libresco, i poeti siciliani infatti leggono solo l’antologia ma non hanno rapporti con loro.

Quando invece parliamo della letteratura in lingua d’oil ci riferiamo alla Bretagna con i personaggi di re Artù e i cavalieri della tavola rotonda con il ciclo bretone e poi ci riferiamo anche alla Francia che parla di Carlo Magno e dei suoi paladini che dà vita al ciclo carolingio. Questi cicli sono ben distinti tra di loro seppur entrambi hanno il motivo del cortese cavalleresco che hanno temi come: l’amore, la magia e l’avventura; ci sono però anche delle differenze e da un lato abbiamo il ciclo carolingio che ha un carattere etico religioso che parla della fede, dell’obbedienza al proprio signore e ruota tutto intorno alla figura di Orlando e al suo rapporto con Carlo Magno, questa opera ha avuto un maggiore successo tra il popolo e le classi meno elevate; dall'altro lato abbiamo il ciclo bretone che è più avventuroso ed ha avuto invece più successo presso gli aristocratici.

Queste due materie tuttavia nella letteratura italiana convergeranno e un esempio possono essere L’Orlando Innamorato di Boiardo e poi L’Orlando Furioso di Ariosto nei quali convergono sia le caratteristiche avventurose del ciclo bretone, infatti i paladini combattono e lo stesso Orlando combatte e supera una serie di ostacoli per la donna amata, sia le caratteristiche del ciclo carolingio in quanto la fede è sempre presente nel poema.

Rimanendo nella Francia settentrionale dobbiamo citare una serie di romanzi come: i romans d'Eneas; il romans du roya, il romans d’ Troias. Questi romanzi altro non sono che un trasposto in francese del latino e che poi vengono volgarizzati. I Lais sono, poi, dei brevi racconti attribuiti a Maria di Francia, essi sono in otto sillabe a rima baciata e sono di argomento amoroso, fiabeschi; questi sono racchiusi anche nei Romans Reart (romanzi della volpe) che altro non è che una raccolta satirica che racchiude delle semplici favole i cui protagonisti sono animali; si hanno, poi, i Fables che sono dei racconti brevi e comici che racchiudono la satira della donna, del prete, del villano, storie di inganni e beffe; non possiamo dimenticare il Romans De La Rose che è un’opera enciclopedica, un poema didattico allegorico che copre il 1200 per intero infatti uno è scritto nel 1237 l’altro nel 1280. Come si può intuire ha due autori differenti e questo grande poema allegorico racchiude tutto lo scibile tramite il viaggio allegorico.

Il contesto socioculturale

La nascita della letteratura italiana va collegata alla società culturale che è fondamentale per questa, ovviamente ci sono varie eccezioni come la magna curia e la scuola siciliana. La civiltà comunale ha a che fare con la nascita dei comuni e quindi con la nascita di alcune comunità che si accomunano per la loro cultura e che chiedono il riconoscimento della loro indipendenza. Sempre Dante ci fa da esempio, infatti egli visse a Firenze che era un comune che ci permette di vedere come ci si comportava all’interno dello stesso, Dante mise soprattutto in evidenza i conflitti politici (guelfi e gibellini).

Con la nascita dei comuni nasce anche il terzo stato, ovvero la borghesia, questa è formata da uomini liberi come notai, avvocati e commercianti che vogliono essere riconosciuti dagli aristocratici come una classe a se stante e questo porta ad una serie di comportamenti, da parte della borghesia, che porta a fare propri certi valori e certi comportamenti che li possa contraddistinguere. Quindi questa nuova classe ha bisogno di darsi un tono dando il via a un vero e proprio processo di autoaffermazione e ciò porta a contrapporre la vecchia aristocrazia alla nuova borghesia che si pone alla guida dei nuovi comuni attraverso le banche, i traffici commerciali, l’attività industriale. Vedendo ciò molti aristocratici si inborghesiscono dato che essi stessi iniziano a commerciare e a mescolarsi con la nuova classe sociale, ciò dà vita alla borghesia aristocratica, essa tuttavia con il tempo finisce successivamente con il trasformarsi e con il prendere le sembianze della vecchia aristocrazia che quasi sottomette il popolo.

Tutto ciò dà vita a delle vere e proprie ribellioni come il tumulto dei ciompi, durante il quale il popolo minuto si ribella al popolo grasso perché esso non ha nessun diritto in politica. Si può inoltre dire che con la nascita dei comuni e con la borghesia nascono anche le arti che si dividono in maggiori (notai, mercanti, medici e speziali, avvocato..) e minori (fabbri, vinaioli, corazzali e spadai, macellai …); questo determina una sorta di classe sociale: aristocrazia borghese con popolo crasso, popolo minuto e popolo magro (bracciai e agricoltori). Tutto questo determina il fatto che pur trovandosi di fronte a uomini e classi sociali nuove si ha una conservazione delle vecchie sovrassature mentali feudali ed ecco che i comuni si evolvono in signoria che altro non è che una società rifeudalizzata.

Questi uomini nuovi hanno inoltre l’esigenza di istruirsi in virtù delle funzioni che devono svolgere essendo uomini politici, tutto ciò dà vita all’apertura delle scuole laiche che perdono l’ascetismo delle scuole clericali. Gli uomini laici nelle nuove scuole studiavano l’antica letteratura latina che porta alla riscoperta dei classici, questo da un punto di vista linguistico ha una grande importanza perché gli uomini imparano la retorica latina, ciò non vuol dire che non conoscano il volgare; con l’apertura delle scuole laiche si ha anche un incremento dell’alfabetizzazione.

Questa laicizzazione della cultura non lascia indifferente la chiesa che vede la comparsa di una cultura interessata sempre di più ai beni terreni e soprattutto che si fa antropocentrica, che si contrappone alla scuola ecclesiastica e che potrebbe portare gli uomini ad allontanarsi dalla fede, tanto si ebbe lo stereotipo che l'uomo colto fosse il più lontano da Dio, nasce così anche il detto della “santa stultitia” secondo il quale l'ignoranza aiuta l’uomo nel suo cammino di fede e la cultura, al contrario, lo allontani; tutto ciò dà vita a una polemica anti culturale da parte della Chiesa.

L’uomo nuovo quindi è racchiuso nell’emblema del laico che non si contrappone ai vecchi cavalieri o ai santi ma si accosta semplicemente a questi. Alcune figure emblematiche dell’uomo laico citate da Dante sono: Brunetto Latini, di cui Dante sottolinea il forte impegno e la correlazione che deve esserci tra l’uomo laico e l’uomo civile; Virgilio, che figura come il saggio e il colto e Ulisse, di cui esalta la sua bramosia di conoscenza e la sua voglia di andare oltre il creatore e capire al meglio il mondo umano.

Il pubblico e la circolazione delle opere

Il pubblico e la circolazione delle opere è molto importante perché oltre all’autore che scrive l’opera, questa deve essere anche fruita da un pubblico. Nonostante l’alfabetizzazione sia incrementata con le scuole laiche non bisogna dimenticare che c’erano ancora persone analfabete che non potevano fruire delle opere letterarie se non in un altro modo, ovvero con l’aiuto dei cantari nelle piazze o dei giullari. Solitamente venivano fatte delle rappresentazioni quasi teatrali fatte nelle piazze che vedevano rappresentati le laude drammatiche.

Abbiamo poi un pubblico più colto che legge i romanzi cortesi cavallereschi, quelli della produzione francese, un esempio è il caso di Paolo e Francesca che si innamorano leggendo proprio una di queste opere, mentre per la produzione sacrale si preferiscono le vite dei santi, per le letture quotidiane si preferiva leggere il galateo, le opere che trattavano la cura delle donne che erano volte a far acquisire determinati comportamenti.

C’è anche un pubblico ancora più elevato che legge il Convivio di Dante, che è volto a letterati e non letterati che amavano la letteratura. C’è anche il pubblico di nicchia che è volto a leggere la lirica stilnovistica, i fedeli d’amore che altro non era che opere indirizzate ad altri poeti che poi rispondevano.

Differenziare il pubblico tuttavia non vuol dire produrre opere differenziate, ma le diverse opere anche se destinate ad un certo tipo di pubblico finiscano poi per circolare, si pensi che “la Commedia dantesca (soprattutto l’inferno) la conoscevano i fabbri e gli asinai”, questa opera non è destinata a un pubblico popolare eppure arriva anche al popolo che magari non la leggerà ma la vedrà rappresentata dai giullari o dai cantori e ne apprezzerà i versi, ovviamente il popolo non comprende la lettura allegorica di questa opera oppure la lettura morale perché non avrebbe gli strumenti adatti e quindi tanti riferimenti scientifici e teologici restano ignoti al popolo; lo stesso vale per il Decameron che vuole essere volutamente ironico ma di cui l’ironia non viene compresa da tutti.

Nascono anche le ballate e le canzoni che hanno una loro fruibilità popolare ma che tornano ad essere utilizzati dai poeti più grandi, lo stesso Dante che fu uno stilnovista scrisse anche opere comico-realistiche. Possiamo dire che essendoci una circolazione di opere importanti c’è anche una circolazione di idee importanti, la letteratura non è altro che lo specchio della società, da essa si capiscono le idee che una determinata società ha sui più disparati argomenti.

In questo periodo comincia a farsi strada una concezione della vita più ampia ma che talvolta si mescola alla concezione passata della vita. Anche la concezione della scienza e della storia sono importanti per comprendere la letteratura di questo periodo; se oggi pensiamo alla scienza pensiamo che essa è ricerca e verifica, nel 1200 invece la scienza si basa ancora sull’auctoritas, ovvero sull’affermazione di ciò che già è stato affermato; mentre nella storia modernamente intesa vanno prese in considerazioni le fonti che ne accertano l’autenticità di un determinato fatto, mentre gli uomini del 1200 non hanno una prospettiva storica per cui gli uomini stessi...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AntonellaTurino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Foggia o del prof Cotugno Alessio.
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