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Beni culturali e patrimonio culturale

Beni culturali: sono le ricchezze del nostro paese e non solo. Sono il dono che ci hanno dato i padri (chi sta prima di noi) ciò che ci è stato affidato. Sono la nostra eredità. Il patrimonio culturale è una magnifica eredità che noi abbiamo preso in carico di seguire. Il patrimonio culturale non è solo materiale ma anche immateriale, una cultura, una lingua, le idee che uno scrittore, un poeta trasmette, le danze.

La visione di Dante Alighieri

1265-1321 Dante Alighieri. Dante come uomo del Medioevo è cristiano ed è molto religioso; basa il modello del Purgatorio e del Paradiso su queste basi ma non fa lo stesso con l’Inferno. Esso è diviso in 3 macrostrutture che seguono la tripartizione di Aristotele da cui prende l’idea della progressione del peccato morale. Dante utilizza anche il diritto romano e lo vediamo ad esempio quando espone il pensiero che la premeditazione sia un aggravante.

Dante sincretizza filosofia aristotelica, tradizione cristiana e diritto romano quindi:

  • Tradizione Biblica = riguarda la bibbia (7 peccati) ma con l’occhio di chi studia giurisprudenza quindi i peccati capitali per lui sono meno gravi degli altri peccati.
  • Filosofia greca = Aristotele, riconosce tre comportamenti da evitare in ambito morale richiamati da Virgilio “malitia, incontinentia et bestialitas”.
  • Diritto romano (fraudolenti) = corpus iuris civilis di Giustiniano, parla di reati che devono essere puniti con pene commisurate alla gravità del reato.

La struttura dell'Inferno

La caduta di Lucifero ha bucato la terra creando il cono dell’Inferno e rispettivamente, la terra fuoriuscita ha creato di conseguenza la montagna del purgatorio. Per entrare all’Inferno si passa dalla selva oscura che si trova a Gerusalemme insieme alla porta dell’inferno. Al di là della porta dell’inferno si trova l’antinferno ove risiedono gli Ignavi, coloro che non sono stati in grado di prendere una posizione, né di scegliere tra bene o male; metterli nell’antinferno fu una scelta autobiografica perché Dante non sopporta chi non prende posizione in quanto lui stesso ha fatto scelte a costo di perdere tutto. Per lui chi non prende posizione non è neutrale, è colpevole. Pecca di viltà. Non è un punto di vista della chiesa ma è un suo punto di vista.

Poi si trova davanti ad un fiume, l’Acheronte il fiume del dolore; Questo fiume può essere attraversato solo dalle anime quindi vede le anime salire sulla barca di Caronte ma viene colpito da un fulmine (DIO), sviene e si ritrova dall’altra parte.

Le macrostrutture dell'Inferno

Nonostante Dante si ispiri ad Aristotele che era pagano, l’inferno deve avere una struttura cristiana dove siano collocati anche i peccatori dal punto di vista religioso quindi deve introdurre dei correttivi tra cui anche il Limbo che è posizionato subito dopo il fiume Acheronte ed è considerato il 1° Cerchio. Nel Limbo troviamo i non battezzati, tutti coloro, bambini e adulti che sono morti prima di ricevere il primo battesimo ma anche pagani come Aristotele appunto. Vengono messi all’inizio dell’Inferno proprio perché fondamentalmente non hanno una colpa.

  • Gli incontinenti: sono coloro che non sono riusciti a trattenere i loro impulsi e i loro desideri e agiscono male di conseguenza. Comprendono i lussuriosi, i golosi, gli avari o prodighi (spendaccioni), gli iracondi e gli accidiosi (pigri). Dante nonostante la sua religiosità, ha inserito all'apice dell'inferno i 7 peccati capitali rendendoli di conseguenza meno gravi del resto ma mancano la superbia e l’invidia. Le mura di Dite rappresentano la fine della parte dedicata agli incontinenti. Si tratta di mura piene di diavoli pronti ad ucciderlo; Il nome Dite era il nome che gli antichi davano a Lucifero. Dante riesce a superarle grazie ad un angelo, un corpo celeste che lo accompagna oltre ed entra nella struttura dedicata ai violenti.
  • I violenti sono classificati in tre gironi: violenti contro il prossimo (assassini), se stessi (suicidi) e contro Dio (bestemmiatori). Per Dante la violenza è peggio dell’incontinenza perché un violento non trattiene i propri istinti ma nel farlo fa del male, al contrario degli incontinenti, quindi è peggio.
  • I fraudolenti sono rappresentati in 10 Bolge incluse nell’8° cerchio e sono coloro che non sanno trattenersi e commettono violenza premeditandola, volontariamente. Per Dante la cosa peggiore di tutti è avere l’intenzione di fare del male. Troviamo i fraudolenti contro chi non si fida: i seduttori, adulatori, simoniaci (si arricchiscono vendendo bugie), indovini, barattieri (corrotti), ipocriti (finge di essere altro), ladri consiglieri fraudolenti (consigliano inganni), seminatori di discordia e falsari. Dante riesce a superare il pozzo dei giganti grazie ad Anteo, un gigante che lo deposita in fondo al pozzo. In bocca a Lucifero troviamo il 9° cerchio ove si trovano i fraudolenti contro chi si fida: TRADITORI. Per Dante è il peccato peggiore in assoluto. I peggiori traditori sono GIUDA (traditore della chiesa) BRUTO E CASSIO (traditori dell’impero, assassini di Cesare).

Il viaggio di Dante e i passaggi di soglia

Il viaggio di Dante è un passaggio di confini, di soglie. Tutte le volte che Dante arriva ad un passaggio di soglia ha paura perché riconosce di essere davanti a qualcosa che da solo non sarebbe in grado di superare e comunque sono luoghi da cui non sai se farai ritorno. Ogni volta che Dante arriva ad una di queste soglie, appare un aiuto divino. Come abbiamo visto precedentemente, i passaggi di soglia sono:

  • Fiume Acheronte: aiutato da un fulmine
  • Mura della Città di Dite: aiutato da un angelo
  • Ripa scoscesa: aiutato dal mostro Gerione
  • Pozzo dei Giganti: aiutato da Anteo, un gigante.

Il contrappasso

Il contrappasso è una parola che Dante usa solo nel 28esimo canto dell’Inferno quando incontra il poeta provenzale Bertrand de Born condannato ad avere la testa mozzata, cammina con la sua testa fra le mani come se fosse una lanterna e parla dalla bocca. La sua colpa è di aver aizzato il figlio contro il padre quali Enrico il Giovane e Enrico II d’Inghilterra. Bertran pronuncia proprio la definizione del criterio in base al quale vengono puniti i dannati nell'Inferno dicendo: “Così s’osserva in me lo contrapasso”. Il contrappasso è un contro patimento per Dante, perché condanna i suoi peccatori ad esso. Cioè per lui la pena deve essere pari alla colpa commessa in vita, il contrappasso appare sia per analogie che per contrasti.

  • Gli ignavi: sono inseguiti da insetti e costretti a seguire una bandiera, un vessillo che si muove in maniera del tutto insensata.
  • I Lambicoli: le anime presenti nel limbo vengono privati per sempre della vista di Dio.
  • Gli Incontinenti: vengono travolti da tempeste, piogge, paludi; Il denominatore comune è che non c’è il fuoco, tutti gli incontinenti subiscono delle pene per acqua. Dante sta usando il paesaggio, l’ambiente per punire.
  • I lussuriosi vengono trascinati da una tempesta così come si sono fatti trascinare dalla passione.
  • I golosi sono sottoposti ad una pioggia maleodorante e dilaniati da Cerbero.
  • Gli avari e i prodighi costretti a rotolare massi e ad insultarsi reciprocamente.
  • Gli iracondi e gli accidiosi sono immersi nella palude stigia.

Eretici ed Epicurei: sono coloro con i quali Dante introduce le pene a base di calore, vengono chiusi in cerchi infuocati che è un pensiero puramente medievale quello di cauterizzare i peccati con il fuoco.

  • I Violenti: Omicidi e Predoni vengono immersi nel sangue bollente del fiume Flegetonte e vengono colpiti dai centauri.
  • Suicidi sono trasformati in alberi disseccati e tormentati dalle Arpie.
  • Gli scialacquatori vengono cacciati e sbranati dai cani.
  • I bestemmiatori, i sodomiti e gli usurai vengono colpiti da una pioggia di fuoco.

I fraudolenti e i traditori

Il contrappasso per i fraudolenti si riversa sul corpo, avviene un vero e proprio accanimento e infatti Dante ci racconta di corpi lacerati e mutilati. Nelle malebolge, detti malebranche compaiono i diavoli (esecutori della vendetta di Dio), che hanno l’incarico di torturare i dannati.

  • Seduttori e ruffiani sono frustati dai diavoli
  • Gli adulatori vengono infilzati dai diavoli e immersi nello sterco
  • I papi simoniaci vengono conficcati a testa in giù nella roccia con i piedi lambiti da fiamme ardenti. (analogia alla vita in cui pensavano a riempire le borse di soldi, ora loro riempiono la terra con loro stessi)
  • Gli indovini che in vita predicavano il futuro, sono condannati ad avere la testa girata all’indietro e piangere sulle natiche.
  • I barattieri vengono immersi nella pece bollente così come i mezzi viscidi usati in vita.
  • Gli ipocriti stanno sotto delle pesanti cappe di piombo e portano il peso della loro ipocrisia.
  • I ladri corrono nudi in mezzo ai serpenti che li tormentano
  • Consiglieri fraudolenti vengono bruciati vivi
  • I seminatori di discordia vengono fatti a pezzi, mutilati dalla spada di un demonio
  • I falsari sono colpiti da malattie e pestilenze che li sfigurano come in vita loro hanno sfigurato la realtà.

I traditori

I traditori: sono nel ghiaccio perché il loro cuore è ghiacciato e quindi subiscono una pena tremenda, congelati per l’eternità, piangono ma le lacrime si congelano. I traditori dell’autorità e della chiesa sono dilaniati direttamente da Lucifero.

Le selve della Commedia

La selva del peccato “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura” al centro della vita, 35 anni, secondo il convivio è il culmine dell’arco di vita di un uomo. Siamo nel 1300, data del Giubileo indotto da Bonifacio VIII. Fin dall’inizio della Commedia è evidente un’ambivalenza, nostra si riferisce al Dante autore (auctor) portavoce di un destino comune e il Dante attore/personaggio (agens) che descrive la vicenda; abbiamo quindi un poeta-uomo che dice “noi” (nostra vita) e un personaggio-poeta che dice “io” (mi ritrovai). C’è un Dante che cammina, lui era una persona che camminava perché essendo in esilio non aveva un posto dove tornare e quindi vagava fra un luogo ed un altro. Si ritrova davanti ad un bosco pericoloso. Nel medioevo i boschi erano estremamente pericolosi, erano considerati la terra di nessuno. Le città di notte erano chiuse e murate, se ti perdevi nel bosco c’era da aver paura quindi ecco perché Dante utilizza la selva oscura come via per l’entrata dell’inferno. Questo bosco è simbolo dello stesso traviamento del poeta e dello stato di corruzione e di infelicità dell’umanità intera.

  • Tant’era pien di sonno Non sa come ha fatto ad entrare, non sa come ha fatto ad arrivare li, era pieno di sonno (metafora biblica che si riferisce al torpore dell’anima, indotto dal peccato), era stanco, sotto l’effetto del peccato come se fosse sotto l’effetto di una droga, era stordito.

Dante usa la parola selva perché deriva dal latino “silva” che rappresenta il bosco sacro degli dei nel quale l’uomo deve entrare con timore. La selva è il luogo dove finisce lo spazio civilizzato ed inizia quello fuori dal controllo dell’uomo, dove i cavalieri si avventurano per mettersi alla prova. La parola bosco in realtà rappresenta una zona boschiva meno pericolosa, meno intricata e percorsa da un sentiero. La parola foresta invece rappresenta una zona all’esterno del villaggio, dove i contadini potevano coltivare; nel medioevo indica i beni demaniali dello stato quindi non è né un bosco né una selva. Ecco perché Dante nel primo canto usa sempre la parola selva e mai bosco o foresta. Non la descrive particolarmente, dice solo che è buia.

Dante prova a risalire (al cominciar de l’erta) il colle ma tre fiere gli sbarrano il cammino. Le tre fiere sono tre bestie che Dante identifica come i suoi peccati, è come se si guardasse allo specchio, li riconosce a sé stesso in questa metafora. Rappresentano la Lussuria (lonza), Superbia (leone) e Avarizia (Lupa). Queste fiere fecero perdere a Dante la speranza di raggiungere la cima del colle (“ch’io perdei la speranza de l’altezza”) e la lupa lo spinse verso la selva (là dove ‘l sol tace), immagine dell’abbandono della grazia divina. Fu in questo momento che incontrò Virgilio e gli chiese di accompagnarlo nel suo viaggio comunicandogli che sarebbe stato un viaggio per la salvezza dal peccato e con un discorso profetico annuncia l’arrivo di un veltro, un cane da caccia, salvatore del mondo e dell’Italia, allegoria che si oppone a quella della lupa. Potrebbe essere un imperatore o un pontefice ma comunque qualcuno che ristabilirà l’ordine terreno.

Il bosco dei suicidi

Dante ha appena attraversato il fiume di sangue bollente aiutato dai centauri ed entra in un bosco segnato da un sentiero. La loro guida è Nesso, un centauro. Il bosco ha foglie scure (secche), ci sono alberi secchi, senza frutti I rami sono tutti attorcigliati come i rovi ma rovi avvelenati. Si tratta di un antibosco, un bosco a rovescio, malsano. Dante ci riporta sulla terra e dice che non sono così nemmeno i boschi della maremma dove ci sono bestie selvagge (cinghiali). Sugli alberi ci sono le arpie (mostri con la testa umana e il corpo di uccelli). Qui rievoca l’Eneide nel momento in cui i troiani guidati da Enea si fermano nelle isole Strofadi in cui incontrano le arpie che defecano sul cibo. Essendo streghe annunciano un triste futuro. Le arpie beccano gli alberi e aprono loro delle ferite. Esce sangue dagli alberi.

La foresta del paradiso terrestre

Dante immagina il purgatorio con in cima una bellissima foresta, è proprio qui che Dante colloca il Paradiso terrestre, dove si trovano Adamo ed Eva. Questo è funzionale perché è il punto più vicino al cielo e quindi a Dio. Il paradiso terrestre diventa l’anticamera del Paradiso, dove tutte le anime del purgatorio arriveranno dopo aver scontato le proprie pene ed essersi purificate. Virgilio infatti non ci può andare essendo un pagano, Dio non gli è concesso. La foresta è ben descritta a differenza della selva:

  • La foresta spessa e viva- Siamo all’alba, c’è aria fresca. Dante sente cantare gli uccelli.
  • Questa foresta è viva al contrario del bosco dei suicidi che è un luogo morto.
  • È solcata da due fiumi (Lete e l’Eunoè), che sono prodotti direttamente dalla volontà divina.
  • Ci riporta alla terra quando fa il paragone con la pineta di Classe dicendo che la foresta del paradiso è profumata come la foresta di Lido Classe.
  • Natura che nasce, fiorisce e cresce continuamente.
  • Dante accavalla metafore e similitudini, riportando continuamente l’aldilà nell’aldiquà paragonando luoghi dell’aldilà a luoghi dell’aldiquà.

La filosofia scolastica

La scolastica si è formata prevalentemente da Aristotele e vede in lui la guida indiscussa nell’ambiente filosofico; La terminologia scolastica è un nome dispregiativo per l’uomo del medioevo in quanto gli umanisti medievali credevano più nella metafisica (umanismo inteso come rapporto tra essere umano e divinità); questo termine venne introdotto successivamente per designare la filosofia e la teologia medievale. Gli umanisti associarono alla parola il significato di filosofia pedante e astrusa, che si perdeva in sottigliezza, estranea al mondo e dipendente dalla teologia. L’aristotelismo della scolastica non va inteso come puro; a seconda dei sistemi e rappresentanti c’è sempre stato più o meno apporto di dottrine e concetti provenienti da Platone, da Agostino, da neoplatonici e naturalisti greci o arabi (sono infatti gli intellettuali arabi a tradurre Aristotele).

La scolastica può distinguersi in tre tratti fondamentali: è una filosofia cristiana, è orientata verso Aristotele ed è una scienza che regna nelle scuole.

L’origine della scolastica:

  • In primo piano non sta la problematica bensì la trasmissione ed elaborazione del tesoro di verità acquisito.
  • Lo sforzo dei maestri e scrittori nel cercare di ordinare l’intera scienza in parti e raccoglierla in un sistema chiuso, corrispondeva al carattere della scuola.
  • La teologia scolastica è definita dalla fede che ricerca l’intelletto (parole di sant’Anselmo).

La scolastica nasce quindi nelle scuole, e tende a non elaborare contenuti ma a trasmettere sapere. I pensatori sono solitamente professori o dottori della chiesa il cui scopo è trasmettere creando sistemi per ordinare ciò che devono trasmettere. Lo stesso Dante userà tanti schemi, l’autore sistematizza proprio perché figlio di questo modo di pensare, respira e crede nella scolastica.

  • Virgilio accompagna Dante nell’inferno (allegoria della ragione)
  • Beatrice accompagna Dante al paradiso (allegoria della fede)

Dante inizia il suo viaggio con la ragione ma dove la ragione non può arrivare interviene la fede (Fides quaerens intellectum).

Le fonti della filosofia scolastica:

  • La fonte principale è la filosofia greca (tradotta in latino); accanto ad essa il pensiero della patristica, grazie agli scritti dei Padri della Chiesa come Agostino.
  • Nei primi secoli della scolastica si legge Aristotele, Cicerone e Severino Boezio (che traducono Aristotele).
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valy_91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Nobili Claudia Sebastiana.
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