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Letteratura italiana I: San Francesco

Francesco d'Assisi

Francesco d’Assisi non è un autore modellizzante per i posteri, tuttavia è interessante per le scelte operate per il componimento. Il volgare di sì viene adottato per un uso paraliturgico: il testo si modella sulla struttura dei salmi, con accompagnamento musicale. Il manoscritto ha una moderata patina linguistica umbra, nonché lo spazio per l’aggiunta delle note musicali. Laudes creaturarum e canticus fratis solis sono titoli comunemente accettati. Laudes è emblematico, in quanto fa riferimento alla struttura degli ultimi salmi. Importante è anche l’altro titolo, in quanto fa all’importanza del sole agli occhi della fede in Dio. Al riferimento al sole seguiranno gli elementi della sfera celeste, per poi passare alla sfera terrena e umana.

Il componimento non può essere definito propriamente poetico, bensì di prosa rimata: basandosi sulla struttura dei salmi, è diviso in versetti di misure non sempre analoghe, organizzati in stanze e legati tra loro da fenomeni di assonanza, e non di rima. Sul piano contenutistico, le laudes all’episodio della certificatio, biografie collegano l’episodio della visione beatifica avuta presso San Damiano. Francesco, dopo una notte di dolori, ha un annuncio della sua beatificazione futura.

Si suppone che la parte conclusiva sia stata composta solo nel 1226, prima della morte, mentre la parte intermedia, legata al perdono, fa riferimento ad uno scontro tra vescovo e podestà, risalente al 1225. Tale considerazione potrebbe essere identificata come giustificazione alla varietà di argomenti trattati.

Analisi del testo

vv. 1-11: Come ad esempio “per mezzo di”. Il cum del v. cinque ha più di un significato. Importanti sono gli aspetti grafici e linguistici: il testo presenta una serie di elementi grafici differenti dalla grafia moderna, spia anche dell’area geografica di provenienza del nostro autore. Molti relitti grafici sono di tipo latineggiante, come l’utilizzo dell’H iniziale, del ct per sostituire la Z, ti, sempre per la medesima funzione, oppure il ct utilizzato per raddoppiare la T. Sono puri fenomeni grafici, spia di una patina latineggiante. Il termine flori, al vv.22, verrà poi sostituito da fi. Interessante è la grafia et, forma grafica tipica della scrittura medievale, che però presuppone la t muta. Sulla forma latina della congiunzione, serve per disambiguarla dalla voce del verbo essere. La K, presente al vv.3 con Konfano, sostituisce il fonema della C dura, sostituito anche dal ch. Accanto ai fenomeni grafici ci sono anche fenomeni linguistici, specificamente umbri, anche se rari: la u finale che sostituisce la o, la i di iorno che mantiene il valore consonantico, poi sostituito dalla consonante G. Il Konfano, al posto di konfanno, è tipico dell’area umbra. Anche ène che sostituisce è, oppure ventovare per chiamare. Messor, invece, sostituisce dominus (=signore). È marcatamente umbro il vocalismo sirano, al posto di “onne”, ottenuta attraverso l’assimilazione consonantica regressiva: la M viene sostituita dalla consonante successiva, la N.

vv. 12-22: Il per, presente nella seconda porzione di testo, assume differenti significati: a causa di, attraverso, per mezzo di… In questi versi si coglie l’aspetto formulare del testo, costruito su una struttura di tipo anaforico, presente già dai versi 5 e 10, ma qui più presente. Il laudato si mi signore ha una valenza mnemonica, ma soprattutto rimanda alla solennità del testo, con una forte funzione liturgica. Per tempo, l’autore intende il tempo atmosferico. Il suffisso oso di robustoso ha una forte valenza di tipo espressivo. Il ne ha significato di ci: ci alleva. In questa porzione di testo l’autore pone lo sguardo su elementi fondamentali della natura, collegati alla sfera tipicamente antica e medievale.

Parte conclusiva

Due elementi fondamentali: la capacità di perdonare (23-26) e la caducità (26-fine). Il riferimento alla morte, che per noi mette sconforto, Francesco è un dato connaturato all'essere uomo nell’epoca di esperienza cristiana. Non deve quindi stupire la sua presenza in questo componimento. La morte, corporale e non spirituale, può essere lodata in un componimento di lode a Dio, in quanto con essa ci si avvicina a lui. Peccata è costruito sul neutro plurale latino. La morte qui è sottointesa. Il ca, significa dal momento che, facendo riferimento alla morte seconda (spirituale). Nel testo è importante il fenomeno del cursus: fa riferimento alla tradizione retorica latina, è un insieme di clausole ritmiche collocate in fine di periodo o di colo. Artificio retorico proprio della poesia latina, verrà adattato alla poesia volgare, fungendo da contraltare alla tradizionale alternanza di sillaba breve e lunga. In volgare si perde la quantità vocalica, sostituita da parola tonica e atona. Si trova negli ambienti ecclesiastici e imperiali, per poi essere prelevato dai maestri delle artes dictandi, insegnanti di lettere ante litteram, i quali consigliano di adattare il testo al fenomeno del cursus, per poi decorarlo con le tradizionali figure retoriche. Il fenomeno del cursus fa un accenno all’interno del testo, nelle sue differenti modalità. Le più diffuse sono il cursus Velox e il planus: il secondo è il più diffuso in quanto più semplice, mentre il Velox costituisce la forma più elevata e aulica di cursus, tipicamente utilizzato in maniera solenne all’interno dei componimenti di carattere sacro. Il cursus Velox è quindi la clausola più elegante per un fine frase. Questo fenomeno influenza l’autore, in particolare nei due punti messi in evidenza nella slide.

Lezione 2-3: Stefano Protonotaro e la scuola siciliana

Introduzione alla scuola siciliana

Se le laudes creaturarum sono un unicum nella letteratura italiana, è con la scuola siciliana che si inaugura il suo più alto livello la poesia in volgare. Avviene però in ritardo, in quanto la poesia provenzale nasce già nel XII secolo. La scuola siciliana nasce tra il 1230 e il 1250, alla corte di Federico secondo e del figlio Manfredi, presso la magna curia, importantissimo centro culturale. È fondamentale, in quanto costituisce il travaso del sapere latino, locale e arabo. Le opere vengono quindi trasmesse anche attraverso una volgarizzazione. Non si tratta solo di opere letterarie, ma anche storiche e scientifiche. Sempre attorno alla sua cancelleria, fiorisce una imponente produzione di opere amministrative in latino. I poeti della scuola, dal loro canto, non sono poeti di professione: compongono negli avanzi di tempo, e nella vita svolgono differenti professioni.

Esemplare è Pier delle Vigne, descritto da Dante al canto 13°. Tra i grandi autori della scuola siciliana figura anche Federico II stesso, il quale però non è un autore di spicco. Importante però è “quando eu stava in le tucatene”. È parte di una pergamena dell’archivio storico di Ravenna, e risale ad un periodo compreso tra il 1180 e il 1210. Tale testo, molto precedente alla scuola, è un componimento assolutamente isolato e di gran lunga meno ricercata, ben distante dalle coeve opere provenzali e delle successive siciliane. Anche il numero dei rimatori coinvolti fa sì che la lirica siciliana, con la sua forza modellizzante, venga considerata il vero e proprio inizio della letteratura della penisola italica. Anche i temi sono analoghi a quelli provenzali, anche sul piano stilistico e compositivo. Dante presenta, nel de vulgari eloquentia, il polso della dirompenza di questo fenomeno. Dante, quindi, riconosce l’importanza della letteratura siciliana. La veste originale di questi testi è andata smarrita, in quanto furono trasmessi con le influenze toscane. Giovanni Maria Barbieri, in un’operetta all’arte del remare, riesce a salvare pochi componimenti siciliani, presentando a noi la loro forma originale. Uno di questi casi è la canzone di Stefano Protonotaro, nella forma nella quale probabilmente egli la scrisse (vedi pagina 243-244).

Analisi della canzone di Stefano Protonotaro

Attenzione non è un testo di poesia bassa, popolare: la frammentarietà politico-culturale influenza le varie opere, per cui il testo ci viene presentato in un volgare estremamente aulico e raffinato, nella sua forma quindi dotta.

Prima stanza

L’autore presenta, come tema cardine, il ritorno della poesia amorosa dopo un periodo di silenzio. Omo al vv 8 è un pronome indefinito, con valenza impersonale. Il testo si presenta in una forma difficilmente decodificabile: fondamentale è la parafrasi di ogni verso. Questa lingua non solo è fortemente segnata da tratti meridionali, ma è anche arricchita da continui prestiti dal provenzale e dal latino. Longiamente ad esempio è un provenzalismo, come le varie forme in “anza” (beninanza”), ma anche retornar in, altra forma provenzale. Anche bonamenti, al vv 50, è un provenzalismo. Il punto più significativo sul piano lessicale è il sistema del vocalismo tonico siciliano, che inquadra il fenomeno della rima siciliana. Il sistema siciliano presenta solamente cinque vocali, derivate dalle varie vocali latine. In toscano, invece, avviene qualcosa di differente: si hanno sette vocali. Nel passaggio da siciliano a toscano si ha quindi un punto differente: casi di rime perfette in siciliano hanno in toscano un significato differente: viniri et iniri, rima perfetta, in toscano provocano la nascita di un esito di rima errato. La trasposizione quindi delle opere siciliane in toscano, viene mantenuto. I copisti lo considerano infatti, entro certi limiti, una forma dotta. Eventuali rime imperfette in toscano di origine siciliana, corrispondono in realtà a rime perfette.

Stanza 2-3

Nella seconda e nella terza stanza l’autore presenta puntualmente tematiche tipiche della letteratura provenzale e dei bestiari medievali: una tigre messa davanti ad uno specchio, che in esso si rimira e dimentica i piccoli portati via dal cacciatore, viene paragonata ad una donna che, ferendo il poeta, lo costringe a dimenticare la donna, accentuando quindi tutti i dolori che ne conseguono. Viene presentato quindi il tema della sofferenza d’amore, la ferita d’amore tipica di questo periodo. La donna, presentata nel testo, è comunque da intendersi anche nel significato di domina, signora.

Caratteristiche del testo

Si tratta di una canzone, il genere lirico più alto. È modellata sulla canzone provenzale, che di solito ha 7 stanze composte da endecasillabi o settenari. Endecasillabi: accento tonico sulla decima sillaba. Per essere endecasillabo il verso può avere anche dodici sillabe, oppure nel caso di una parola tronca 10. Nel computo delle parole tronche si ha vuota la sillaba eponima, la 11. Questi tre versi sono accomunati dal fatto di presentare l’accento sulla decima sillaba. In questo caso abbiamo un verso sdrucciolo, uno piano e uno tronco. Il medesimo ragionamento si adotta poi anche nel caso del settenario. Ancora una volta, non è importante il numero di sillabe linguistiche, ma l’ultimo accento ictus sulla sesta sillaba. La forma tradizionale, la piana, presenta sette sillabe, ma possiamo avere anche sei o otto sillabe. Si applica il medesimo ragionamento anche a tutte le tipologie di versi.

Schema metrico del testo

Si tratta di una canzone che presenta una divisione della stanza in due parti: fronte e sirima o sirma. La fronte qui è divisa in due piedi, con schema metrico abC (minuscolo settenari, maiuscola endecasillabi). L’ultima stanza è più breve, in quanto Protonotaro si mantiene fedele alla struttura provenzale della tornada, strofa più breve che di solito riproduce lo schema di rime della stanza finale e conteneva la dedica. In questo caso, il congedo coincide con la sirma. Alla tornada provenzale corrisponde l’italiano congedo. Il termine tornada fa riferimento appunto al ritorno delle rime e della struttura della parte conclusiva. Ci sono poi altri due elementi importanti. La canzone tradisce la lirica attraverso l’uscita della rima: non solo si ha sempre lo stesso schema di rima, ma si ha sempre la stessa rima: alligrari, amari e livari → tutti i versi delle varie stanze si richiamano. Si tratta di coblas unissonans. È un tratto arcaico di questa lirica, distinzione che differenzia subito la poesia italiana da quella provenzale: se la poesia provenzale è musicale, quella volgare assiste al divorzio tra musica e poesia; è una poesia da leggere, quindi può cadere tranquillamente il sistema unissonans. In questo caso rimane invariato lo schema metrico ma, sempre più spesso, variano le uscite di rima. In questo componimento l’autore rimane fedele anche alla tradizione. Altra particolarità è la presenza delle coblas (stanze) capfinidas; si realizza tra la prima e la seconda stanza e poi tra l’ultima e il congedo. Il sistema delle coblas capfinidas? Si riprende in uno dei primi versi uno degli elementi della stanza precedente. Questo ha una forte rilevanza armonica e soprattutto mnemonica. Esempi: amaduri e amari (vv12 e 13); suffiriduri (59) e suffiriri (61). Qui non ci troviamo di fronte ad un testo disamato e popolare, retoricamente poco studiato: è un esperimento di lirica molto forte e armato. È importante non confondere la patina linguistica del testo che è ben definita in questo caso. Nelle stanze finali emergono altre tematiche tipiche dell’amore: l’idea dell’amore come servizio, rapporto di vassallaggio dell’amante verso la donna amata; amore che ferisce, amore che brucia e la sofferenza amorosa; nella parte finale abbiamo la necessità di celare il proprio amore, tipico della letteratura provenzale e poi della letteratura successiva (come Dante nella vita nova).

Lezione 4: Giacomo da Lentini

Analisi e importanza del notaro

Pagina 230 e pagina 238. Qui Dante si rappresenta a colloquio con Bonagiunta da Lucca. A colloquio, l’autore coglie l’occasione per avanzare una riflessione sulla natura del suo fare poesia. Bonagiunta chiede se Dante davvero è colui che ha avviato un nuovo modo di fare poesia. A tali versi Dante risponde con i seguenti versi, con una particolare sottolineatura di Bonagiunta della distanza tra Dante e gli altri, in particolare da Giacomo da Lentini (il notaro). L’importanza del Notaro è sottolineata anche delle carte iniziali dal codice vaticano, che riporta l’autore in una posizione di rilievo. Ciò sembra far sì che a lui si possa assegnare un ruolo di primo piano nella scuola siciliana. L’autore, oltre ad essere inventore del sonetto, è in grado di declinare con notevole abilità tematiche che travalicheranno la lirica siciliana per giungere ai poeti delle generazioni successive. La canzonetta Meravigliosamente è un componimento di settenari (non endecasillabi, ergo canzonetta non canzone). Il tema è la donna dipinta nel cuore dell’amante. Il testo è giunto a noi in una versione fortemente toscaneggiante, la sua patina linguistica è fortemente diversa da quella di Stefano Protonotaro. È un travaso in un sistema fonetico completamente differente, non è una traduzione.

Meravigliosamente vv 1-18

Il sentimento amoroso è celato nel cuore del poeta, non può essere intravisto dall’esterno. Ci sono nel testo molti casi di rima siciliana, ottenuti appunto per interferenza dei sistemi linguistici durante la copiatura. Tali rime, imperfette, mantengono i casi di rima siciliani, ma con vocali distinte. A differenza del componimento del Protonotaro abbiamo come schema metrico le coblas singulas: lo schema metrico è invariato, variano però le uscite di rima. Si mantiene però la coblas capfinidas in alcuni casi. La prima stanza allude alla particolare fenomenologia amorosa, per cui l’amore nasce dall’immagine della donna dipinta nel cuore del poeta. Questa contemplazione intima innesca l’amore, che non può far altro che crescere. Importante è anche l’innamorato timido, che non lascia trasparire il sentimento all’esterno. Esemplificativo è l’aggettivo vergognoso al verso 16. Il tema del guardare, e del guardare di nascosto, costituiscono una importante tematica, che sarà ripresa dagli autori successivi. Tale forma di timore e di amore celato si evolverà poi nella letteratura fino allo stilnovo e l’amore cantato di Dante.

Terza stanza (19-27)

Alla terza stanza l’autore dipinge un ritratto della donna amata da avere sempre con sé. Tale forma di contemplazione assume una connotazione religiosa, come l’osservazione di un’immagine sacra. Questa forma di paragone si evolve poi nella donna salvifica, quale la donna angelo.

vv. 28-45

Importante è il tema del fuoco d’amore, che se celato fa più danni e arde più intensamente. Secondo tema è l’impossibilità di guardare la donna amata e la reazione fisica di questo amore: il sospiro. Cavalcanti e Dante elaboreranno successivamente il tema, amplificandolo uno in negativo e uno in positivo. L’ineffabilità dell’amore è ripresa anche nella penultima stanza, dove l’…

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lollosoldati2001 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Brambilla Simona.
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