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Letteratura giapponese 2

“Storia della letteratura giapponese moderna”

La letteratura giapponese moderna si situa temporalmente tra la fine dell’epoca Tokugawa (1868) fino alla fine della seconda guerra mondiale (1945). Si tratta quindi dell’epoca Kindai (epoca moderna), alla quale segue l’epoca attuale, Gendai (epoca contemporanea).

All’inizio degli ’80 dell’Ottocento ha inizio la letteratura moderna, nonostante per i primi anni permase comunque l’influenza dell’epoca Tokugawa, ad esempio attraverso il gesaku. Si crea tuttavia un dibattito su quali testi dovessero entrare a far parte della letteratura giapponese moderna. In Europa, durante l’epoca classica greco/latina si consideravano letteratura i testi scritti anche che non fossero opere estetiche (manoscritti di storia, filosofia ecc.). Dopo l’Ottocento, il concetto di letteratura cambia, abbracciando solo i testi di natura estetica e creativa, che riconducessero a uno spirito nazionale.

Il Giappone stava creando allora un modello di stato analogo alle forze europee unificate, riorganizzando le infrastrutture e introducendo la leva militare obbligatoria. In questo contesto, la letteratura rappresenta un problema: la letteratura in Giappone comprendeva una vasta produzione in cinese, anche molto stimata da diversi letterati, ma questo infrangeva la base di stato nazionale. L’università imperiale di Tokyo risponde creando una separazione tra le due letterature, dando nascita alle nuove concezioni della letteratura bungaku e bungei.

国文学

Il termine nasce come sapere nella seconda metà dell’Ottocento e si inserisce nel processo di modernizzazione e nascita dello stato nazionale Meiji. Si recupera il Genji Monogatari, letto come il grande romanzo giapponese, ma dall’altra parte si crea un nuovo canone della letteratura giapponese e si prescrivono nuove forme e pratiche letterarie.

Si registra quindi un grande cambiamento alla volta del nazionalismo, anche grazie ad un rescritto imperiale sulla gestione della scuola, che è ora tenuta a istruire anche la nuova identità giapponese. È quindi questo il momento in cui realmente nasce la letteratura giapponese moderna.

Caratteristiche generali della letteratura giapponese moderna

  • Centralismo (chūō vs chihō): avviene una migrazione dei centri di potere e di cultura nel Kanto, e specificatamente della città di Edo. Gli autori principali del tempo si concentrano nella grande città, così come le principali scuole, università, musei, case editrici ecc.
  • Bundan: il termine “bundan”, traducibile come “comunità letteraria”, ha due accezioni. Da una parte, indica la scena letteraria, ovvero l’insieme delle pratiche sociali collegate alla letteratura, comprendente anche i sottoinsiemi, dall’altra parte invece indica l’insieme di autori consacrati del circolo letterario in grado di prendere decisioni anche di tipo critico anche nei confronti dei nuovi movimenti. Quest’ultima concezione è fortemente criticata, e infatti i nuovi entranti nella letteratura individueranno nel bundan il loro principale nemico.
  • Importanza delle riviste (stampa periodica): bungei zasshi (riviste letterarie); sōgō zasshi (riviste generaliste); dōjin zasshi (riviste di piccoli gruppi di giovani scrittori).
  • Preminenza dei generi narrativi (shōsetsu): lo scopo era di riuscire a produrre in Giappone romanzi degni degli esempi stranieri.
  • Eclissi della produzione in cinese (kanshibun) e importanza dei modelli stranieri (europei).
  • Sviluppo del mercato editoriale.
  • Forte professionalizzazione degli scrittori: molti si mantengono con il proprio lavoro.
  • Importanza degli ambienti universitari e logica delle generazioni: le università hanno riviste e propri dipartimenti letterari. Gli autori principali del tempo emergono ai tempi dell’università, ma ciò ha ovviamente delle ripercussioni sul genere (maschile) e l’estrazione sociale dominante.
  • Relativa debolezza del campo intellettuale: giunti ad un certo punto gli scrittori si vedranno costretti a collaborare con il governo.
  • Doppia logica di legittimazione (autonomia eteronoma): in periferia un autore si fa conoscere tramite mezzi puramente autoctoni, in virtù delle conoscenze straniere. L’Europa matura però un interesse per il Giappone come paese esotico, il governo accetta di autoesottizzarsi per aumentare l’interesse.

Generi premoderni

  • Poesia (kanshi, waka, renga, haikai…).
  • Prosa narrativa: monogatari.
  • Gesaku: il gesaku è il principale argomento polemico della scena letteraria moderna.

Generi moderni

  • Prosa narrativa (shōsetsu).
  • Generi di poesia tradizionale riformati: waka → tanka, haikai → haiku.
  • Poesia in forme non tradizionali: shintaishi, shi.
  • Critica letteraria: hihan, hihyō.

Il periodo Meiji

文明開化

Bunmei kaika (cf. Cambridge, cap. 56)

“Civiltà e progresso” diventa lo slogan della classe dominante: a seguito dell’ammirazione per i modelli di Occidente, il Giappone per diventare una nazione civilizzata deve ancora compiere parte di un percorso. Si seguono quindi in questo periodo nuove teorie: in politica il liberalismo progressista, democratico, egalitario, la filosofia razionalista, positivista, utilitarista (Stuart Mill, Comte), il darwinismo sociale (Spencer); concezioni eurocentriche e universalistiche del “progresso” e della “civiltà”, la fiducia in progresso, tecnologia, divulgazione.

Il secondo decennio Meiji, chiamato Rokumeikan jidai, è caratterizzato come epoca di entusiasmo e fatua imitazione dell’“Occidente”. Vengono create anche nuove istituzioni culturali e fiorisce la stampa periodica e quotidiana. Nel mondo accademico si sviluppano nuove discipline come la filosofia, l’estetica e la letteratura, e si susseguono date importantissime:

  • 1858: Keiō Gijuku.
  • 1877: Università Imperiale di Tokyo (Teikoku Daigaku).
  • 1882: Tōkyō Senmon Gakkō (dal 1902, Waseda Daigaku).

Il nuovo intellettuale Meiji prende forma sempre in questo periodo: si tratta di un uomo dalla formazione universitaria o simil-universitaria, aggiornato e interessato sulla cultura dell’“Occidente”, competente almeno in una lingua straniera e con esperienze di soggiorni di studio all’estero.

明六社

  • Fukuzawa Yukichi (1835-1901).
  • Seiyō jijō (1866-1870).
  • Gakumon no susume (1872-1876), “Il Cielo non crea un uomo al di sopra o al di sotto di un altro”.
  • Nishi Amane (1829-1897).
  • Mori Arinori (1847-1889).
  • Meiroku zasshi (1874-1875).

La questione della lingua (cf. Columbia, cap. 4)

Nasce ora la “lingua nazionale” (kokugo) verso standardizzazione (hyōjungo) della variante di Tokyo e della 文語 口語, 言文一致運動, scrittura e degli stili scritti (tai), bungo vs kōgo genbun’icchi undō Fonocentrismo, Ruolo di stenografia / rakugo, Influenza delle lingue straniere (lessico, morfologia, stile).

Letteratura anni ‘80-’90: panoramica

  • 1. Tardo gesaku.
  • 2. Traduzioni 政治小説).
  • 3. Romanzo politico (seiji shōsetsu.
  • 4. Pionieri del romanzo realista: Tsubouchi Shōyō e Futabatei Shimei.
  • 5. Il romanticismo (romanshugi).
  • 6. Ken’yūsha e Kōda Rohan.

1. Tardo gesaku (Cambridge, cap. 58)

Il gesaku è un termine ombrello che abbraccia tutti i generi di narrativa di intrattenimento del periodo Tokugawa. Viene considerata superata con la diffusione delle nuove teorie darwiniste e positiviste, e quindi in gran parte svalutato e marginalizzato. Bisogna però ricordare che ciò continua a sopravvivere e a essere adattato sotto traccia per gran parte del periodo Meiji. Rappresenta una sorta di sacca di resistenza verso la modernità proveniente dall’occidente.

仮名垣魯文 (1829-1894) Kanagaki Robun

Kanagaki Robun è uno degli ultimi e più importanti esponenti del tardo gesaku. Oltre a essere uno scrittore è un imprenditore, e cerca di rinnovare alcuni aspetti del repertorio del gesaku. Robun fu anche il fondatore del 仮名読新聞 Kanayomi shinbun (1875-1880) di Tokyo, uno dei «piccoli giornali» (koshinbun) caratterizzati dall’uso di un linguaggio più vicino al giapponese parlato e dalla presenza di notizie varie e testi letterari serializzati.

Opere 西洋道中膝栗毛 (1870-1876):

  • Seiyō dōchū hizakurige avventure di Yaji e Kita in giro per l’oriente, oggetto di largo interesse del periodo. Tema dei doppi stranieri: campagnoli e quindi non giapponesi “reali”, di città, e asiatici in Occidente

安愚楽鍋 (1871):

  • Aguranabe nuova usanza di consumare la carne, introdotta con la modernizzazione (Nabe: pentolone dello stufato ecc, Abura: sedersi a gambe incrociate).

Il tema dell’occidente è descritto tramite gli stilemi del gesaku Edo, con una sottile venatura di critica e ironia, anche con l’introduzione di nuove figure femminili. Il gesaku è oggi soggetto di rivalutazione critica perché mette in risalto lo scontro con la modernità occidentale, una nuova risorsa tematica e comica.

2. Traduzioni

La letteratura moderna giapponese è fortemente legata all’attività di traduzione: in questo periodo vengono tradotti i testi filosofici e romanzi che contribuiscano a diffondere le nuove idee di positivismo e di progresso, che contribuissero a veicolare il nuovo ideale del soggetto moderno.

  • Samuel Smiles, Self-help (1859): raccolta di storie di self-made-men che con l’etica della borghesia e del lavoro riescono a raggiungere dei grandi risultati. Viene incoraggiata la diffusione ai giovani in età scolare.
  • Romanzi di E Edward Bulwer-Lytton: romanzi che andavano di moda, in voga nell’Inghilterra vittoriana.
  • Ernest Maltravers: l’opera viene tradotta in maniera molto libera, rielaborando il testo originale rendendolo più interessante al lettore giapponese. Si tratta più di rifacimenti piuttosto che traduzioni in una lingua piuttosto pesante.

Le traduzioni portano alla nascita di nuovi termini prima mai tradotti (religion), e per esempio vengono introdotti i pronomi personali. La concezione dell’amore che nella visione occidentale aveva anche una visione filosofica e letteraria, viene lentamente introdotta anche nella visione giapponese, che invece non veniva così considerata in maniera così profonda e di rilievo (kissu, rabu).

3. Romanzo politico (Columbia, cap. 8/Cambridge, cap. 58)

Deriva dal contesto storico del movimento per i diritti civili e diritti borghesi: ritengono che la sfida della modernizzazione possa essere usato anche a favore di migliorare la condizione delle masse. Viene così ottenuta una monarchia costituzionale. Tuttavia, il governo Meiji si schiera da subito con il modello dell’aristocrazia prussiana. Come lascito si ha la diffusione dei romanzi politici, che esprimevano in maniera obliqua il loro desiderio di uno stato democratico.

  • 矢野龍渓 経国美談 - Yano Ryūkei (1851-1931), Keikoku bidan (1883-1884): Narra le vicende dell’antica Grecia, in particolare Tebe.
  • 柴四朗 東海散士, “pellegrino - Shiba Shirō (alias Tōkai Sanshi del mare orientale”, 1853-1922), Kajin no 佳人之奇遇 kigu (1885-1897): Personaggio che durante un viaggio all’estero incontra varie donne che rappresentano varie situazioni di paesi diversi.
  • 末広鉄腸 雪中梅 (1886): - Suehiro Tecchō (1849-1896), Secchūbai narra come sarebbe diventato il paese una volta che fossero emanate date riforme.

I modelli sono Disraeli e Hugo, completamente occidentali: le stesse condizioni si presentavano anche in Europa. Spesso gli autori sono di origine samuraica e che quindi cercano delle nuove vie per affermarsi, e usano la letteratura come strumento di divulgazione delle idee politiche.

Lo stile si rivela problematico, le trame hanno circostanze troppo fortunose e meccaniche. Si fa spesso ricorso all’uso dell’allegoria o della distanza storica, con elementi di letteratura utopica. Si tratta di uno stile miscellaneo, con influenze dal romanzo cinese e yomihon, con personaggi tipizzati, trame poco strutturate, episodiche, e con uso di coincidenze. Con la fine dei movimenti per i diritti civili si spegne il fiorire del genere del romanzo politico.

4. Il romanzo realista (Columbia, cap. 9)

Gli autori del romanzo realista sono figli della nuova epoca moderna: Tsubouchi Shōyō (1859-1935) e Futabatei Shimei (1864-1909). I romanzi più importanti sono:

  • 『小説神髄』 二葉亭四迷 - Shōsetsu shinzui (1885-86).
  • 『小説総論』 - Shōsetsu sōron (1886).
  • Tōsei shosei katagi 『当世書生気質』 (1885).
  • 『浮雲』 - Ukigumo (1887).

Tsubouchi Shōyō (1859-1935)

Figlio di samurai, originario di Nagoya, uno dei primi laureati a Teidai. Ha una formazione anglofila, vicino a filosofie utilitariste. Si tratta di un romanziere mancato, i suoi interventi più importanti furono come critico e teorico della letteratura e del teatro (studi su Shakespeare e Ibsen). Importante fu il suo contributo a studi di estetica. Fu anche traduttore (Shakespeare) e una figura importante nel bundan, che fondò la prima serie di Waseda bungaku 没理想論争, (1891-1898). Ebbe inoltre un dibattito sugli «ideali sommersi» (botsurisō ronsō 1890-1892) con Mori Ōgai (Cf. Letterario, troppo letterario, pp. 38-40).

小説神髄 - Shōsetsu shinzui (1885-1886)

Si tratta di un classico epocale tra gli immediati contemporanei, poi riscoperta dai naturalisti: l’opera vuole coprire un punto di vista storico teorico, ma anche letterario, e vuole mostrare che il romanzo può essere una forma d’arte, e che le forme precedenti avevano il grande limite di usare il romanzo come mezzo per portare avanti delle idee e messaggi con intento didattico. Lo scopo del romanzo deve essere estetico, che il suo scopo non è quello morale. L’opera si può dividere in due parti, la prima storico-teorica, e la seconda tecnica.

Le parole chiave dell’opera sono:

  • 美術 (arte): - bijutsu dominio dell’estetico svincolato.
  • 人情 - ninjō (animo, sentimenti umani): devono essere il centro del romanzo, non colti in maniera superficiale, ma rappresentati in un contesto organico sociale e che preesiste al contesto sociale. L’io moderno è una sostanza pensante che ha un nucleo che preesiste alla società.
  • 模写 - mosha (descrizione, imitazione) (artistic novel): il vero romanzo, il romanzo artistico rappresenta la realtà così come essa è.
  • 勧[善]懲[悪] - abolizione della kan[zen] chō[aku] (promozione del bene e punizione del male): non esiste più una linea netta tra bene e male, così come scompare la punizione di chi erra e l’elogio di chi compie il bene.
  • 雅俗折衷体: - gazokusecchūtai stile intermedio tra ornato/elegante e parlato/volgare, ossia parlato per i dialoghi, classicheggiante per il resto.

«In conclusione, ciò che il romanzo ha per soggetto principale sono soprattutto i sentimenti umani e le condizioni del mondo. Dipanando i fili di una grande concezione originale, intessendo con destrezza i sentimenti degli esseri umani, intrecciando [questi sentimenti] magnificamente mossi in seguito a cause del tutto misteriose e insondabili e senza limiti, con conclusioni altrettanto svariate e molteplici, li dipinge come si scorgesse il segreto di cause ed effetti (inga) di questo mondo umano, e trova il proprio dominio originale nel rendere visibili cose difficilmente visibili.» (Letterario, troppo letterario, p. 18)

«Il nucleo centrale del romanzo sono i sentimenti umani, cui seguono situazioni e costumi del mondo. […] Penetrare nel profondo di tali sentimenti umani, descrivere senza tralasciare l’oltre il sipario, all’interno della mente non solo di saggi o uomini di virtù, ma anche di vecchi e giovani, uomini e donne, buoni o malvagi, retti o turpi, con minuzia e accuratezza di dettagli, mostrando con limpida evidenza i sentimenti umani dovrebbe essere il compito dei nostri romanzieri.» (Ibid., p. 21)

«Di conseguenza, in questo genere di romanzo [quello di descrizione o “artistico”] non accade che si deformi l’intreccio o ambientazione adeguandolo all’intento di incoraggiare e ammonire, bensì si dipingono solo e soltanto sentimenti e situazioni così come dovrebbero essere nel mondo umano, aspirando a rendere visibile proprio così come sono le cose reali, impegnandosi a riflettere ricchezza e bellezza della natura, ritraendo grandezza e varietà della natura, e facendo godere i lettori senza che se ne accorgano in quel mondo immaginario di finzione, per giungere quindi a far percepire questo grande meccanismo della vita umana che è meraviglia nascosta e mirabile.»

Futabatei Shimei (1864-1909)

Nativo di Edo, cresce a Nagoya con il vero nome di Hasegawa Tatsunosuke. Originario di una famiglia samuraica, studia alla Tōkyō Gaigo Gakkō e in altre scuole, acquisendo una formazione russofila, motivato dal benessere dello stato, e stringendo amicizia con Shōyō dal 1886, quando si trasferì a Tokyo con l’intenzione di diventare romanziere in seguito all’interesse per la grande letteratura russa. Completa alcune importanti traduzioni di Turgenev, e passa da un impiego all’altro: traduttore, giornalista, impiegato di enti pubblici (tra cui la marina), docente universitario, 其面影 平凡 giornalista. Oltre al suo capolavoro, altri romanzi sono Sono omokage (1906) e Heibon (1907).

小説総論 Shōsetsu sōron (1886)

Shimei fu anche un teorico del romanzo: scrisse un trattato che nasce come prefazione a Tōsei shosei katagi di Shōyō, un romanzo che poi non ebbe grande successo.

In filosofia, più vicino all’idealismo tedesco, che a lui arrivò attraverso il russo Belinskij, che applicava le teorie hegeliane all’arte, e secondo cui il ruolo dell’intuizione artistica come strumento per attingere e rappresentare sensibilmente l’idea tramite immagine/forma. Riadatta anche il concetto di mosha come mimesi, imitazione, in senso più marcatamente idealistico. «E questo perché l

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/22 Lingue e letterature del giappone e della corea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaia.pa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura giapponese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Zanotti Pierantonio.
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