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Concetti Chiave

  • "L'infinito" di Leopardi, composto nel 1819 e pubblicato nel 1825, anticipa tematiche chiave del pensiero leopardiano, come la teoria del piacere e dell'indefinito.
  • La lirica si divide in due momenti, uno visivo e l'altro uditivo, in cui l'immaginazione supera il reale, creando un senso di infinito.
  • Il monte Tabor e la siepe simboleggiano l'ostacolo alla vista completa, spingendo il poeta verso una dimensione fantastica e immaginativa.
  • La sensazione uditiva del vento introduce una meditazione sull'infinito temporale, evidenziando l'inevitabilità del passare del tempo e la transitorietà della vita.
  • Leopardi mostra il suo virtuosismo attraverso una struttura fluida, unita da congiunzioni che collegano i pensieri, nonostante la presenza di pause significative.

L'infinito e il pensiero leopardiano

"L'infinito", idillio composto nel 1819, ma pubblicato per la prima volta nel 1825, è la testimonianza dell'organicità e continuità del pensiero leopardiano. Infatti, la lirica anticiperà un nucleo tematico che diverrà, nel 1820, il centro delle riflessioni successive, estratte dallo "Zibaldone dei pensieri" (la teoria del piacere e la teoria del vago e dell'indefinito). Queste, quindi, spiegano il contenuto dell'idillio, rendendolo più chiaro ed accessibile. Riprendendole, ricordiamo che Leopardi sosteneva che alcune sensazioni visive ed uditive spingessero l'uomo ad immaginare il proprio infinito, fonte di salvezza irraggiungibile. Questo si contrappone ad una vita fatta di piaceri finiti e deludenti, da cui solo l'immaginazione riesce a strappare l'uomo.

Sensazioni visive e uditive

La lirica si articola in due momenti, differenziati da due sensazioni di distinta natura sensoriale: una prima, visiva e una seconda, uditiva. Così, il poeta si ritrova sul monte Tabor, l'ermo colle dove, grazie ad una siepe, vi è l'impedimento di una visione completa, che esclude il reale facendo subentrare il fantastico. Citando lo Zibaldone "Allora, in luogo della vista, lavora l'immaginazione e il fantastico sottentra al reale". Quindi, "nel pensier si finge" l'idea di un infinito fatto di spazi senza limiti immersi in "silenzi sovrumani e profondissima quiete" in cui poco manca che il cuore non si smarrisca.

Qui, dal v. 8, si entra nel secondo momento, in cui si ravviva l'immaginazione grazie alla voce del vento,paragonata all'infinito silenzio. Le sensazione uditiva apre la meditazione ad un infinito temporale, che abbraccia le "morte stagioni", le epoche passate e la presente, destinata anch'essa a svanire. Termina così l'idillio, con un naufragio, uno smarrimento dell'Io che confluisce in una coscienza più elevata di quella individuale, garantendo in tal modo una forma di felicità distaccata dal reale.

Struttura e virtuosismo leopardiano

Il virtuosismo leopardiano si avverte anche nella struttura che, pur essendo scandita da una forte pausa nel mezzo dell'ottavo rigo, non risulta scollegata. A collegare le parti, giunge una lunga serie di particelle congiuntive e disgiuntive che richiamano i concetti precedenti, rendendo il periodare fluido.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema centrale de "L'infinito" di Leopardi?
  2. Il tema centrale dell'idillio è l'idea dell'infinito come fonte di salvezza irraggiungibile, contrapposta ai piaceri finiti e deludenti della vita, come spiegato nel testo.

  3. Come si articolano le sensazioni nella lirica?
  4. La lirica si articola in due momenti: il primo è visivo, con l'immaginazione che sostituisce la vista grazie a una siepe, mentre il secondo è uditivo, con la voce del vento che evoca un infinito temporale, come descritto nel testo.

  5. Qual è la caratteristica della struttura dell'idillio?
  6. La struttura dell'idillio è caratterizzata da un virtuosismo che, nonostante una pausa nel mezzo, mantiene una connessione fluida tra le parti grazie all'uso di particelle congiuntive e disgiuntive, come evidenziato nel testo.

Domande e risposte

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