Concetti Chiave
- Giacomo Leopardi compose "L’infinito" tra il 1819 e il 1820, una poesia che esplora la meditazione sull'infinito attraverso la sua connessione con il finito.
- La lirica utilizza endecasillabi sciolti per dare al poeta maggiore libertà espressiva e si caratterizza per un continuo passaggio tra il finito e l'infinito.
- Il contrasto tra finito e infinito è evidente nell'uso di aggettivi come "questo" e "quello", che spostano il focus dalla siepe all'immensità del "mare" dell'infinito.
- Leopardi impiega figure retoriche significative, come la metafora e l'ossimoro, per esprimere il concetto di infinito e per arricchire il testo di significato.
- "L'infinito" e "Alla sera" di Foscolo condividono una riflessione esistenziale attraverso paesaggi naturali, con differenti reazioni emotive di serenità e sgomento.
redir: https://www.skuola.net/appunti-italiano/leopardi-giacomo/leopardi-infinito.html
Analisi del testo L'Infinito di Leopardi
Durante gli anni 1819-1820, Giacomo Leopardi compose “l’infinito”, poesia che fa parte dei piccoli idilli e di cui eseguirò l’analisi testuale.
Per comprenderne meglio il contenuto svolgerò prima la parafrasi del testo.
-Questo colle e questa siepe mi furono sempre cari, che sottraggono alla mia vista tanta parte del lontano orizzonte.
Ma, mentre sto seduto a contemplare, immagino nella mia mente sconfinati spazi al di là di quella siepe e sovrumani silenzi e una profondissima calma; per cui il cuore prova quasi un senso di sgomento. E non appena sento il vento frusciare tra queste piante, io paragono quel silenzio infinito con questo rumore; e mi viene in mente l’eterno, e il tempo passato, e il tempo presente che pulsa dei rumori della vita. Così il mio pensiero sprofonda nell’ immensità dell’infinito: ed è dolce per me affondare e annullarmi in questo mare.
Questa lirica è composta da endecasillabi sciolti, ovvero senza rime. Per permettere al poeta di avere maggiore libertà di espressione.
Il tema del componimento è la meditazione sull’ infinito che viene paragonato al finito. È un continuo passare dal finito all’ infinito; la poesia, infatti, inizialmente tratta del finito facendo riferimento alla siepe che porta il poeta ad immaginare cosa c’è dietro, mediante il fruscio del vento si torna a parlare del reale ed infine ancora dell’infinito, nel quale il poeta si immerge completamente. Per indicare la vicinanza e la lontananza dal finito o dall’ infinito vengono usati gli aggettivi questo e quello che inizialmente pongono il finito vicino al poeta, mentre negli ultimi versi si capovolge la situazione poiché troviamo “questo” riferito al mare che indica l’infinito.
Inoltre, quando si parla di finito, troviamo parole monosillabiche o bisillabiche, quando invece si parla dell’infinito, vengono usate parole più lunghe al plurale, proprio per indicare l’immensità dello spazio. Si può rintracciare nel testo la prevalenza della vocale A (tanto,caro,interminati, sovrumani, profondissima, immensità) che rappresenta l’ampiezza, riferita certamente all’infinito.
Tra le figure retoriche presenti nel testo troviamo una metafora nell’ultimo verso, in cui l’infinito è chiamato “mare” e sempre nell’ultimo verso c’è un ossimoro (il naufragar m’è dolce), cioè l’accostamento di due parole di significato opposto. Nei quindici versi sono presenti ben dieci enjambements e hanno la funzione di mettere in evidenza le parole che danno l’idea di infinito. Sono anche presenti delle inversioni.
“L’infinito” di Leopardi può essere paragonato a “alla sera” di Foscolo poiché entrambi gli autori riflettono su problemi esistenziali attraverso la rappresentazione di paesaggi naturali. Sia Foscolo che Leopardi si riferiscono rispettivamente alla sera e all’ermo colle con appellativo “caro”;entrambi fanno delle riflessioni mediante le immagini naturali della sera e del colle; Foscolo contemplando la sera prova serenità e pensa al nulla eterno che segue la morte e Leopardi contemplando il colle e la siepe prova una calma che si trasforma addirittura in sgomento.
I due poeti trattano anche del trascorrere del tempo: Foscolo usa l’espressione “reo tempo” e Leopardi “morte stagioni” per riferirsi alla storia e quindi al tempo passato.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema principale della poesia "L'infinito" di Leopardi?
- Quali tecniche stilistiche utilizza Leopardi per esprimere l'idea di infinito?
- Come si manifesta il contrasto tra finito e infinito nel testo?
- Quali figure retoriche sono presenti nell'ultimo verso della poesia?
- In che modo "L'infinito" di Leopardi si confronta con "Alla sera" di Foscolo?
Il tema principale è la meditazione sull'infinito, che viene paragonato al finito, attraverso un continuo passaggio tra i due concetti, come evidenziato dalla siepe che limita la vista del poeta.
Leopardi utilizza endecasillabi sciolti, enjambements e parole lunghe al plurale per rappresentare l'immensità, come si nota nella prevalenza della vocale A, simbolo di ampiezza.
Il contrasto si manifesta attraverso l'uso di aggettivi come "questo" e "quello", che inizialmente avvicinano il finito al poeta, ma si capovolgono nei versi finali, dove "questo" si riferisce all'infinito.
Nell'ultimo verso si trova una metafora, in cui l'infinito è paragonato a un "mare", e un ossimoro, "il naufragar m’è dolce", che accosta due significati opposti.
Entrambi i poeti riflettono su problemi esistenziali attraverso paesaggi naturali, ma mentre Foscolo trova serenità nella sera, Leopardi prova una calma che si trasforma in sgomento contemplando il colle e la siepe.