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Concetti Chiave

  • Angelo Mai è una figura centrale nel legame tra scienza e poesia, con la scoperta del “De Re Publica” di Cicerone che ispira Leopardi nella sua canzone.
  • Leopardi traccia una genesi della poesia italiana, evidenziando il divorzio tra scienza e poesia e la perdita dell'immaginazione.
  • Il valore dell'Italia antica è esaminato attraverso una lente di nostalgia e disillusione, lamentando la decadenza culturale e la perdita dei valori.
  • La poesia di Leopardi esplora il contrasto tra sogno e realtà, suggerendo che la conoscenza del mondo porta a una visione meno affascinante della vita.
  • Leopardi critica la mediocrità e l'ozio della sua epoca, auspicando un risveglio culturale e un ritorno ai valori nobili degli antichi.

Angelo Mai e la scoperta

Angelo Mai (1782-1854) fu un cardinale, teologo e filologo italiano .

Leopardi e la canzone

In occasione della scoperta del “De Re Publica” di Cicerone da parte di Mai, Leopardi scrisse la canzone Ad Angelo Mai nella quale traccia quasi una genesi della poesia italiana passando da Alighieri a Petrarca, da Ariosto a Tasso, fino ad arrivare ad Alfieri. È una canzone che segna quel divorzio fra scienza e poesia, la perdita dell’immaginazione e la consapevolezza dell’'illusione. La canzone è una summa delle concezioni e dei temi leopardiani del periodo in cui viene scritta.

Qual è la poesia di Leopardi?

Italo ardito, a che giammai non posi

Di svegliar dalle tombe

I nostri padri? ed a parlar gli meni

A questo secol morto, al quale incombe

Tanta nebbia di tedio? E come or vieni

Sì forte a' nostri orecchi e sì frequente,

Voce antica de' nostri,

Muta sì lunga etade? e perchè tanti

Risorgimenti? In un balen feconde

Venner le carte; alla stagion presente

I polverosi chiostri

Serbaro occulti i generosi e santi

Detti degli avi. E che valor t'infonde,

Italo egregio, il fato? O con l'umano

Valor forse contrasta il fato invano?

Certo senza de' numi alto consiglio

Non è ch'ove più lento

E grave è il nostro disperato obblio,

A percoter ne rieda ogni momento

Novo grido de' padri. Ancora è pio

Dunque all'Italia il cielo; anco si cura

Di noi qualche immortale:

Ch'essendo questa o nessun'altra poi

L'ora da ripor mano alla virtude

Rugginosa dell'itala natura,

Veggiam che tanto e tale

È il clamor de' sepolti, e che gli eroi

Dimenticati il suol quasi dischiude,

A ricercar s'a questa età sì tarda

Anco ti giovi, o patria, esser codarda.

Il valore dell'Italia antica

Di noi serbate, o gloriosi, ancora

Qualche speranza? in tutto

Non siam periti? A voi forse il futuro

Conoscer non si toglie. Io son distrutto

Nè schermo alcuno ho dal dolor, che scuro

M'è l'avvenire, e tutto quanto io scerno

È tal che sogno e fola

Fa parer la speranza. Anime prodi,

Ai tetti vostri inonorata, immonda

Plebe successe; al vostro sangue è scherno

E d'opra e di parola

Ogni valor; di vostre eterne ledi

Nè rossor più nè invidia; ozio circonda

I monumenti vostri; e di viltade

Siam fatti esempio alla futura etade.

Bennato ingegno, or quando altrui non cale

De' nostri alti parenti,

A te ne caglia, a te cui fato aspira

Benigno sì che per tua man presenti

Paion que' giorni allor che dalla dira

Obblivione antica ergean la chioma,

Con gli studi sepolti,

I vetusti divini, a cui natura

Parlò senza svelarsi, onde i riposi

Magnanimi allegràr d'Atene e Roma.

Oh tempi, oh tempi avvolti

In sonno eterno! Allora anco immatura

La ruina d'Italia, anco sdegnosi

Eravam d'ozio turpe, e l'aura a volo

Più faville rapia da questo suolo.

Eran calde le tue ceneri sante,

Non domito nemico

Della fortuna, al cui sdegno e dolore

Fu più l`averno che la terra amico.

L'averno: e qual non è parte migliore

Di questa nostra? E le tue dolci corde

Susurravano ancora

Dal tocco di tua destra, o sfortunato

Amante. Ahi dal dolor comincia e nasce

L'italo canto. E pur men grava e morde

Il mal che n'addolora

Del tedio che n'affoga. Oh te beato,

A cui fu vita il pianto! A noi le fasce

Cinse il fastidio; a noi presso la culla

Immoto siede, e su la tomba, il nulla.

Il sogno e la realtà

Ma tua vita era allor con gli astri e il mare,

Ligure ardita prole,

Quand'oltre alle colonne, ed oltre ai liti

Cui strider l'onde all'attuffar del sole

Parve udir su la sera, agl'infiniti

Flutti commesso, ritrovasti il raggio

Del Sol caduto, e il giorno

Che nasce allor ch'ai nostri è giunto al fondo;

E rotto di natura ogni contrasto,

Ignota immensa terra al tuo viaggio

Fu gloria, e del ritorno

Ai rischi. Ahi ahi, ma conosciuto il mondo

Non cresce, anzi si scema, e assai più vasto

L'etra sonante e l'alma terra e il mare

Al fanciullin, che non al saggio, appare.

Il mondo conosciuto

Nostri sogni leggiadri ove son giti

Dell'ignoto ricetto

D'ignoti abitatori, o del diurno

Degli astri albergo, e del rimoto letto

Della giovane Aurora, e del notturno

Occulto sonno del maggior pianeta?

Ecco svaniro a un punto,

E figurato è il mondo in breve carta;

Ecco tutto è simile, e discoprendo,

Solo il nulla s'accresce. A noi ti vieta

Il vero appena è giunto,

O caro immaginar; da te s'apparta

Nostra mente in eterno; allo stupendo

Poter tuo primo ne sottraggon gli anni;

E il conforto perì de' nostri affanni.

Il canto e il dolore

Nascevi ai dolci sogni intanto, e il primo

Sole splendeati in vista,

Cantor vago dell'arme e degli amori,

Che in età della nostra assai men trista

Empièr la vita di felici errori:

Nova speme d'Italia. O torri, o celle,

O donne, o cavalieri,

O giardini, o palagi! a voi pensando,

In mille vane amenità si perde

La mente mia. Di vanità, di belle

Fole e strani pensieri

Si componea l'umana vita: in bando

Li cacciammo: or che resta? or poi che il verde

È spogliato alle cose? Il certo e solo

Veder che tutto è vano altro che il duolo.

Torquato Tasso e il dolore

O Torquato, o Torquato, a noi l'eccelsa

Tua mente allora, il pianto

A te, non altro, preparava il cielo.

Oh misero Torquato! il dolce canto

Non valse a consolarti o a sciorre il gelo

Onde l'alma t'avean, ch'era sì calda,

Cinta l'odio e l'immondo

Livor privato e de' tiranni. Amore,

Amor, di nostra vita ultimo inganno,

T'abbandonava. Ombra reale e salda

Ti parve il nulla, e il mondo

Inabitata piaggia. Al tardo onore

Non sorser gli occhi tuoi; mercè, non danno,

L'ora estrema ti fu. Morte domanda

Chi nostro mal conobbe, e non ghirlanda.

Il ritorno di Torquato

Torna torna fra noi, sorgi dal muto

E sconsolato avello,

Se d'angoscia sei vago, o miserando

Esemplo di sciagura. Assai da quello

Che ti parve sì mesto e sì nefando,

E peggiorato il viver nostro. O caro,

Chi ti compiangeria,

Se, fuor che di se stesso, altri non cura?

Chi stolto non direbbe il tuo mortale

Affanno anche oggidì, se il grande e il raro

Ha nome di follia;

Nè livor più, ma ben di lui più dura

La noncuranza avviene ai sommi? o quale,

Se più de' carmi, il computar s'ascolta

Ti appresterebbe il lauro un'altra volta?

L'eroe solitario

Da te fino a quest'ora uom non è sorto,

O sventurato ingegno,

Pari all'italo nome, altro ch'un solo,

Solo di sua codarda etate indegno

Allobrogo feroce, a cui dal polo

Maschia virtù, non già da questa mia

Stanca ed arida terra,

Venne nel petto; onde privato, inerme,

(Memorando ardimento) in su la scena

Mosse guerra a' tiranni: almen si dia

Questa misera guerra

E questo vano campo all'ire inferme

Del mondo. Ei primo e sol dentro all'arena

Scese, e nullo il seguì, che l'ozio e il brutto

Silenzio or preme ai nostri innanzi a tutto.

Vittorio Alfieri e il suo tempo

Disdegnando e fremendo, immacolata

Trasse la vita intera,

E morte lo scampò dal veder peggio.

Vittorio mio, questa per te non era

Età nè suolo. Altri anni ed altro seggio

Conviene agli alti ingegni. Or di riposo

Paghi viviamo, e scorti

Da mediocrità: sceso il sapiente

E salita è la turba a un sol confine,

Che il mondo agguaglia. O scopritor famoso,

Segui; risveglia i morti,

Poi che dormono i vivi; arma le spente

Lingue de' prischi eroi; tanto che in fine

Questo secol di fango o vita agogni

E sorga ad atti illustri, o si vergogni.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato della canzone "Ad Angelo Mai" di Leopardi?
  2. La canzone segna un divorzio tra scienza e poesia, evidenziando la perdita dell'immaginazione e la consapevolezza dell'illusione, tracciando una genesi della poesia italiana da Dante a Alfieri.

  3. Come Leopardi descrive il valore dell'Italia antica?
  4. Leopardi esprime un senso di nostalgia e dolore per la grandezza passata dell'Italia, lamentando la perdita di virtù e onore, e sottolineando che il futuro sembra privo di speranza.

  5. Qual è il tema centrale del "canto e il dolore" in Leopardi?
  6. Leopardi riflette sulla vanità della vita umana, evidenziando come il dolore e la tristezza siano elementi inevitabili, mentre i sogni e le illusioni si rivelano effimeri.

  7. In che modo Torquato Tasso è rappresentato nel testo?
  8. Tasso è descritto come un esempio di sciagura, la cui grande mente è stata segnata dal dolore e dall'ingiustizia, simboleggiando la lotta dell'artista contro le avversità.

  9. Qual è la visione di Leopardi riguardo all'eroe solitario?
  10. Leopardi lamenta la mancanza di eroi nella sua epoca, sottolineando che l'unico esempio di coraggio è rappresentato da un singolo individuo che ha osato opporsi ai tiranni, evidenziando l'ozio e il silenzio che circondano la società.

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