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La differenza tra lingua, dialetto e minoranze linguistiche

L'Italia dal punto di vista linguistico presenta una varietà molto ampia in quanto, insieme all'italiano, vi sono anche diversi dialetti legati a diverse aree geografiche specifiche. Per una buona parte della popolazione italiana, il dialetto rappresenta la lingua materna, ovvero la prima lingua appresa in un contesto familiare, al quale successivamente si è aggiunto anche l'italiano. Tuttavia, rispetto all'italiano, il dialetto presenta per buona parte della popolazione un valore identitario molto forte, poiché il dialetto permette di definire, attraverso alcuni termini, con maggiore precisione alcuni aspetti della vita quotidiana rispetto all'italiano. Inoltre, è importante ricordare che ogni dialetto è una lingua.

Origine dell'italiano e dei dialetti in Italia

Vediamo com'è nato l'italiano e come sono nati i dialetti in Italia: in primis, dal punto di vista genealogico, l'italiano è una lingua che appartiene alla famiglia indoeuropea insieme al latino, al greco, all'albanese, alle lingue baltiche, germaniche, lingue orientali antiche e moderne dell'India e della Persia. Sappiamo che l'italiano deriva dal latino parlato, per questo motivo è definita neolatina o romanza insieme allo spagnolo, portoghese, francese e rumeno. Anche i dialetti derivano dall'evoluzione del latino parlato mescolato alle lingue di popoli invasori.

Tuttavia, è importante ricordare che l'italiano è stato per secoli una lingua utilizzata soprattutto nello scritto e poco nella comunicazione parlata. Infatti, fino alla metà del 20° secolo, l'italiano è stato per molti una lingua seconda, in quanto, come abbiamo già detto, la lingua materna era rappresentata dal dialetto.

Distinzione tra italiano e dialetti

Diciamo subito che le differenze tra lingua e dialetto NON sono di ordine linguistico ma sociolinguistico. Il dialetto non è una varietà corrotta della lingua italiana ma è un vero e proprio sistema linguistico che si è sviluppato a partire dal latino parlato. I principali parametri che differenziano i dialetti dalle lingue dal punto di vista sociolinguistico sono:

  • In primis la limitazione territoriale, infatti i dialetti sono parlati in un ambito territoriale circoscritto.
  • La modalità di apprendimento, infatti, sono appresi spontaneamente in famiglia.
  • La limitazione negli ambiti d'uso, infatti, sono utilizzati nelle comunicazioni familiari; sicuramente non andremo ad utilizzarlo in un contesto formale in quanto ricorreremo certamente all'italiano standard.
  • Il valore identitario: al dialetto sono attribuite valenze identitarie molto forti. Il dialetto è una lingua in cui una comunità si riconosce e tramite la quale si differenzia dalle altre comunità.

Perché parliamo italiano?

Visto che per secoli abbiamo parlato il dialetto, la domanda è come siamo arrivati a parlare l'italiano. Vediamo le tappe che ci hanno portato a parlare italiano:

Innanzitutto, verso il 1300 inizia un processo di unificazione linguistica. Cioè si consolida l'uso del fiorentino moderno e ciò avviene grazie all'opera di tre grandi autori: Dante Alighieri, Petrarca e Boccaccio. Questo processo di unificazione linguistica fu favorito da una serie di fattori: in primo luogo, la centralità geografica della Toscana e anche la sua vivacità culturale, economica e commerciale. Inoltre, il toscano somigliava al latino più degli altri volgari e venne per questo motivo accettato più facilmente dalle persone colte che erano abituate a scrivere in latino.

Le opere di Boccaccio, Dante e Petrarca rappresentano un esempio linguistico di riferimento sia in prosa che in poesia, anche perché veniva utilizzato un lessico ricco di termini semplici e nello stesso tempo aperto anche ai latinismi. La lingua della letteratura, che era destinata a pochi, si distinse così dai dialetti limitati all'uso locale e all'ambito dell'oralità del parlato; quindi ne deriva una forte separazione tra la cultura scritta e le diverse culture regionali dialettali.

Nel 1500 i letterati adottano lo stesso modello linguistico e nel 1600 si allarga il numero dei lettori anche grazie alla prosa scientifica di Galileo Galilei. Il divario però tra la lingua scritta e parlata, rappresentata dai dialetti, si attenua nell'800, cioè nel 1840, il fiorentino moderno fu semplificato con la diffusione dei romanzi I Promessi Sposi nel quale Alessandro Manzoni ripulisce e semplifica la lingua letteraria modellandola sul fiorentino moderno. Quindi Manzoni propone un nuovo modello di riferimento per la lingua scritta e, parzialmente, anche per la lingua parlata.

Manzoni si rese conto che per raggiungere questo obiettivo bisognava scegliere uno dei dialetti italiani e promuoverlo in tutta la popolazione. Per questo, per scrivere I Promessi Sposi si servì di una lingua semplificata. L'uso di questo linguaggio semplice segnò il successo duraturo del romanzo, che era destinato a essere considerato il modello della nuova lingua, sia scritta che parlata.

A partire dal 16° secolo, in tutta Italia si era consolidato un modello unico per la lingua scritta, ma le lingue parlate rimarranno ancora per tanto quelle regionali. Solo nel 1859 e 1870 si fece strada la piena consapevolezza della necessità di diffondere ovunque l'uso parlato della lingua italiana come lingua unitaria; era una scelta molto importante perché in quegli anni ci fu l'unificazione politica. Tuttavia, alla proclamazione del Regno d'Italia, cioè dal 1861, parte un graduale processo di unificazione linguistica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Anglos di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Paone Emanuela.
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