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Concetti Chiave

  • L'italiano deriva dal latino, con forti variazioni diatopiche e diastratiche, evidenziando lo sviluppo del latino parlato rispetto al latino classico.
  • Durante l'Impero Romano, la globalizzazione culturale ha portato a una mescolanza tra romani e popolazioni barbariche, influenzando il vocabolario e la lingua.
  • Il latino parlato era in uso tra la popolazione, ma il latino classico rimaneva la lingua delle classi istruite, come sacerdoti e monaci.
  • La nascita del volgare italiano è documentata dal Placito Capuano (960), che rappresenta il primo uso ufficiale del volgare in un contesto giuridico.
  • Il Placito Capuano segna un'importante transizione linguistica, evidenziando un uso consapevole del volgare in contrapposizione al latino, rispondendo alle esigenze comunicative dell'epoca.

Origini e sviluppo del latino

L'italiano è una lingua romanza, cioè una lingua derivata dal latino, appartenente alla famiglia delle lingue indoeuropee. Per definire il rapporto tra latino e italiano è molto importante delineare lo sviluppo del latino parlato, con le sue variazioni diatopiche (da luogo a luogo) e diastratiche (secondo la stratificazione delle classi sociali), in particolare a partire dall'età imperiale. Il latino parlato correntemente dal popolo non corrispondeva al latino classico, il cosiddetto latino volgare, e si presentava in diverse forme, con forti variazioni diatopiche: da esso sorsero le diverse lingue neolatine. Il volgare era più incline al cambiamento del latino scritto, il parlato si è infatti evoluto nelle aree neo-latine, mentre lo scritto era ritenuto più stabile, sostanzialmente simile a sè stesso.

Influenze culturali e linguistiche

Durante il regno di Vespasiano, nascono nell’Impero la prima raccolta di leggi riguardo i doveri dell’Imperatore, e le prime scuole pubbliche (con quindi insegnanti come lavoratori statali, il primo maestro fu Quintiliano). Già con Nerone, il Mediterraneo era stato globalizzato e romanizzato, e ciò permise ai ceti sociali ed a influenze indirette di barbari, di mescolarsi. Successivamente, con il crearsi dell’impero Romano-Barbarico, i romani riuscirono a plasmare il Regno con la loro cultura, mentre i Germanici no. I conquistatori militarmente furono conquistati culturalmente dai Neolatini. Le condizioni economiche e religiose hanno influito e plasmato il vocabolario e la lingua parlata, influenzando il modo di pensare, di leggere e di scrivere.

Evoluzione del latino parlato

Le cose, comunque, cambiano in età imperiale: anche se le varietà diatopiche delle diverse province dell'Impero restano reciprocamente compatibili, si fa sempre più forte l'influenza del parlato meno colto, il che è particolarmente vero con la cosiddetta crisi del III secolo, "quando l'ignoranza dilaga. Anche in questa fase i grammatici cercano di proteggere la lingua dalla "corruzione", non solo a Roma, ma anche nelle province. Se fino al 312 la cristianità era vietata, dal 380 viene proclamata obligatoria la religione cristiana,dove accanto alla figura dello stato si erigeva imponente quella della Chiesa, unica difesa della cultura.

Solo una parte del vocabolario latino è giunta direttamente all'italiano (si parla in questi casi, tanto per l'italiano quanto per le altre lingue romanze, di parole "di trafila popolare" o "ereditarie"), mentre il grosso è stato recepito per adozione "colta", scritta, libresca. Al termine dell'età classica sicuramente il latino parlato aveva un ruolo importante in penisola. Tale idioma era parlato sicuramente dagli abitanti di Roma e del Lazio, più quelli delle aree popolate direttamente da romani. La forma esatta di questa lingua e la sua vicinanza al latino scritto non sono però facili da accertare. Tra gli studiosi recenti, József Herman ipotizza che ancora per tutto il VI secolo gli abitanti dell'area europea dominata da Roma, e a maggior ragione gli italici, parlassero (o "credessero di parlare") latino. Dai documenti scritti non si ricavano però testimonianze esplicite. In questo contesto si inseriscono le invasioni barbariche, con l'insediamento di diverse popolazioni germaniche nella penisola. Al di là dell'ingresso nelle lingue italiche di qualche centinaio di parole germaniche, però, la presenza dei barbari non sembra aver lasciato tracce linguistiche dirette; le loro lingue scomparvero comunque entro il Mille, lasciando poche testimonianze scritte. In questo periodo, con ogni probabilità, la maggioranza delle popolazioni italiche parlava un proprio "volgare", diatopicamente distinto e molto diverso dal latino classico. Il latino restava però in uso presso una minoranza di persone istruite, in massima parte sacerdoti e monaci della chiesa cattolica, che probabilmente se ne servivano spesso anche come lingua della conversazione.

Nascita del volgare italiano

La nascita del volgare italiano,si fa risalire tradizionalmente all’anno della stesura del Placito Capuano (960), è il primo testo scritto pervenuto che documenti l’esistenza dei volgari o dialetti italiani. si tratta di quattro sentenze giudiziarie volute dal giudice di Capua, Arechisi, in volgare perché i contenuti del discorso fossero chiari anche ai presenti ignari del latino.L’autore di questo testo , il Placito capuano, è dunque Arechisi, il giudice della città di Capua, che è stato chiamato a risolvere una contesa fra i monaci di un monastero dipendente dall’Abbazia di Montecassino e un privato di nome Rodelgrimo, il quale pretende che gli venga riconosciuta la proprietà di alcune terre rivendicate invece dai monaci, in base a un possesso trentennale continuativo. Nel documento, a favore dei monaci, è trascritta la testimonianza di un chierico e di alcuni abitanti del luogo. Trattandosi di un documento ufficiale, il testo è scritto quasi interamente in latino, con abbondanza di formule giuridichiche. Ma nel momento in cui il giudice ascolta la testimonianza a favore dei monaci benedettini, ne trascrive integralmente il contenuto servendosi del volgare campano, cioè della lingua usata dai testimoni stessi.

Nella trascrizione il giudice ne perfeziona la forma ortografica, fornendoci così un importantissimo esempio – il primo – di uso ufficiale del volgare illustre. Si tratta quindi di un uso intenzionale e consapevole del volgare in contrapposizione all’ufficialità del latino. Per tali ragioni il Placito capuano è considerato il primo vero testo in volgare italiano.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la differenza principale tra il latino classico e il latino volgare?
  2. Il latino volgare, parlato dal popolo, presentava forti variazioni diatopiche e non corrispondeva al latino classico, risultando più incline al cambiamento rispetto al latino scritto, che era considerato più stabile (testo).

  3. Come ha influito la globalizzazione del Mediterraneo durante il regno di Nerone sulla lingua?
  4. La globalizzazione e romanizzazione del Mediterraneo hanno permesso una mescolanza culturale tra i ceti sociali e le influenze barbariche, plasmando il vocabolario e la lingua parlata (testo).

  5. Qual è l'importanza del Placito Capuano nella storia della lingua italiana?
  6. Il Placito Capuano, risalente al 960, è considerato il primo testo scritto in volgare italiano, documentando l'uso ufficiale del volgare in contrapposizione al latino (testo).

  7. In che modo le invasioni barbariche hanno influenzato il latino parlato in Italia?
  8. Le invasioni barbariche hanno portato all'insediamento di popolazioni germaniche, ma la loro presenza non ha lasciato tracce linguistiche dirette, e il latino continuava a essere parlato da una minoranza istruita (testo).

  9. Quale ruolo ha avuto la Chiesa nella conservazione del latino durante il periodo post-classico?
  10. La Chiesa, attraverso sacerdoti e monaci, ha mantenuto l'uso del latino come lingua di conversazione e cultura, fungendo da unica difesa della cultura in un periodo di crisi (testo).

Domande e risposte

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