Lo sviluppo della mente umana: dibattito su conoscenza innata o appresa
Un problema di fondo della psicologia dello sviluppo riguarda l’origine della conoscenza umana: la questione indagata è se si tratti di qualcosa di innato o di appreso. Diverse teorie hanno affrontato questo tema, ciascuna fornendo la propria visione.
Prospettiva comportamentista
Per la prospettiva comportamentista, la mente del bambino alla nascita è una "tabula rasa", e la conoscenza avviene tramite l’apprendimento attraverso l’esperienza: apprendimento che avviene attraverso meccanismi di portata generale innati quali l’associazione stimolo-risposta, il meccanismo di imitazione e quello di associazione mediata: stimolo-organismo-risposta.
Il condizionamento classico è l’apprendimento per associazione di determinate risposte a certi stimoli ambientali; affinché esso avvenga è necessario che lo stimolo incondizionato e quello condizionato si presentino in una sequenza temporale ravvicinata. La risposta condizionata può estinguersi se per lungo tempo non viene associata allo stimolo incondizionato. Questo tipo di apprendimento, tuttavia, non ci dice nulla su come un individuo acquisisca risposte nuove; esso ci spiega soltanto come risposte automatiche già facenti parte del repertorio comportamentale possano essere attivate da stimoli neutri.
Il condizionamento operante, invece, mostra come risposte emesse spontaneamente possono stabilizzarsi in seguito a rinforzo dovuto a una ricompensa o all’evitamento di uno stimolo avversivo. In questo caso, i comportamenti appresi non sono influenzati dallo stimolo che li precede, ma da quello che li segue.
Alcuni studiosi evidenziarono che molti comportamenti venivano appresi anche soltanto osservandone l’esecuzione da parte di altri. Questo tipo di apprendimento viene nominato osservativo. In questo caso, un comportamento rinforzato eseguito da un modello agisce come rinforzo vicario, aumentando la probabilità di imitazione del comportamento del modello. Lo studio dell’apprendimento osservativo ebbe come conseguenza il crescente interesse per il ruolo esercitato dai fattori cognitivi nel processo di apprendimento, ad esempio i processi attentivi coinvolti nell’osservazione e codifica del comportamento del modello, o i processi di pianificazione motoria necessari alla riproduzione del comportamento osservato. Si passò quindi da un modello Stimolo-Risposta a un modello Stimolo-Organismo-Risposta.
Prospettiva strutturalista-costruttivista di Piaget
La prospettiva strutturalista-costruttivista di Piaget ci parla di un bambino che a partire dalla nascita costruisce attivamente la propria conoscenza attraverso l’esperienza, in particolare attraverso l’interazione con l’ambiente. Alla base dei meccanismi della conoscenza vi sono strutture immutabili che egli definisce invarianti funzionali innate (il meccanismo dell’assimilazione, dell’accomodamento e dell’equilibrazione). Le invarianti funzionali innate sono meccanismi biologicamente predeterminati che non variano con l’età e sono alla base del comportamento.
La conoscenza viene costruita attraverso scambi tra organismo e ambiente; attraverso queste interazioni l’individuo costruisce le proprie strutture cognitive: gli schemi, ossia rappresentazioni mentali che organizzano la conoscenza e si dividono in schemi d’azione e schemi mentali. Lo schema d’azione è la struttura cognitiva del periodo sensomotorio, che va dalla nascita ai due anni. Esso è il programma motorio che fa da substrato all’azione; ad esempio lo schema motorio della suzione può essere applicato a diversi oggetti in diversi contesti. Lo schema di azione può essere considerato la prima struttura organizzativa che media le interazioni del bambino con il mondo esterno.
Attraverso l’azione il bambino può trasformare la realtà e conoscere le proprietà degli oggetti (esperienza fisica), costruendo così le categorie concettuali di oggetto, spazio e causalità. Esercitando gli schemi d’azione, inoltre, il bambino viene a conoscenza delle proprietà stesse dell’azione (esperienza logico-matematica), per esempio può comprendere che uno schema di azione può essere applicato a oggetti diversi ottenendo lo stesso risultato, oppure che è possibile unire tra loro più schemi d’azione per raggiungere un fine che altrimenti non sarebbe raggiungibile: nasce così nel bambino il pensiero simbolico, caratteristico del periodo preoperatorio, che va dai due ai sette anni circa.
La struttura cognitiva del periodo preoperatorio è lo schema mentale; in questo stadio il bambino passa dall’azione manifesta all’azione interiorizzata. Questa tipologia di pensiero nasce grazie alla capacità rappresentativa: essa è il risultato delle trasformazioni che il sistema cognitivo opera sull’informazione ambientale che è stata selezionata e codificata. Questa capacità non può essere osservata direttamente, ma solo inferita tramite il comportamento, ad esempio l’imitazione differita, il gioco simbolico, il linguaggio. Il pensiero preoperatorio ha tuttavia molti limiti, al pari delle azioni reali: ad esempio è rigido e irreversibile.
Le azioni in questo pensiero sono pensate una alla volta, non sono coordinate tra di loro, inoltre sono irreversibili, ad esempio il bambino preoperatorio non è in grado di invertire la logica di una successione di pensieri, pertanto pur sapendo di avere un fratello maggiore, non è in grado di pensare che tale relazione implica che allo stesso tempo il fratello ne abbia uno minore. Nei compiti di conservazione, a causa del pensiero irreversibile, il bambino non è in grado di riversare mentalmente il liquido dentro il contenitore di partenza, e di compensare l’altezza raggiunta dal liquido nel contenitore con la sua larghezza, pertanto è incapace di inferire che la quantità di liquido rimane la stessa indipendentemente dall’apparenza percettiva del liquido nei contenitori.
Quando però il bambino sviluppa la capacità di combinare i dati percettivi con il ricordo di come si presentava la realtà prima della sua trasformazione, nasce il pensiero operatorio, il quale va oltre il dato percepito e oltre la rappresentazione dell’azione reale. La rappresentazione dell’azione reale si combina con l’azione possibile in ciò che Piaget definisce operazioni intellettuali. Nel pensiero operatorio concreto, che va dai sei-sette anni ai 12 anni circa, assistiamo alla presenza di una nuova struttura cognitiva, quella delle operazioni intellettuali. Un’operazione è un’azione interiorizzata che fa parte di una struttura organizzata, nella quale le rappresentazioni si coordinano e si raggruppano per dare luogo a strutture cognitive che funzionano sulla base della teoria degli insiemi.
La caratteristica delle strutture cognitive del pensiero operatorio concreto è la reversibilità. Questa caratteristica permette ad esempio al bambino di eseguire correttamente il compito della conservazione.
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