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La teoria marginalista

Per gli economisti classici l’economia politica rappresentava la scienza sociale che aveva il compito di studiare il sistema economico dal punto di vista della produzione, distribuzione e impiego del reddito.

Quindi essi mettevano in risalto le connessioni che tra l’apparato economico ed il sussistente sistema sociale al fine di identificare le leggi che governavano il funzionamento del sistema economico capitalistico.

Ciò comportava la considerazione che ogni sistema economico e sociale, che si affermava nella storia dell’uomo, aveva le sue leggi specifiche.

A partire dalla seconda metà dell’ottocento nasce l’approccio marginalista che adotta prospettive e strumenti concettualmente diversi da quelli impiegati dai teorici classici.

L’economia da scienza sociale diviene scienza del comportamento razionale e quindi l’uomo, come singolo e nelle aggregazioni sociali ed economiche, diventa l’epicentro di una nuova teoria che basa il tutto sulla razionalità dell’essere umano come conditio sine qua non del suo agire.

Emblematica la definizione1 di economia proposta da Lionel Robbins:

Economics is the science which studies human behaviour as a relationship between ends and scarce means which have alternative uses.

Che tradotto significa “l’economia è la scienza che studia la condotta umana come relazione tra scopi e mezzi scarsi applicabili ad usi alternativi”.

L’autore non propone solo una nuova definizione di economia ma una rinnovata concezione della stessa facendo emergere la differenza rispetto alla precedente.

A tal riguardo egli dispone che la definizione previgente nei paesi anglosassoni era quella materialista il cui fine si sostanziava nello studio delle cause che determinavano il benessere materiale dell’uomo.

Tale visione, a parere dell’autore, era di tipo classificatoria e richiedeva la distinzione tra attività che impattavano sul benessere materiale ed attività che non producevano tale effetto.

Ciò determinava una limitazione delle attività che rientravano nel campo dell’economia.

Di contro l’autore propone questa nuova definizione basata sul concetto di scarsità2 in cui fa emergere che l’uomo deve continuamente scegliere tra il soddisfacimento di bisogni alternativi disponendo di risorse scarse.

1 Lionel Robbins, The nature and significance of economic science, London, Macmillan and co., Seconda edizione, 1945, p. 16.

2 A tale definizione dedica un paragrafo: The "Scarcity" Definition of Economics.

Viene proposto l’esempio del singolo individuo che deve scegliere quante ore dedicare al lavoro e quante al tempo libero considerando che il tempo è una risorsa scarsa e deve necessariamente lavorare per poter vivere.

Entrambe le attività soddisfano l’individuo e quindi esso dovrà individuare la combinazione giusta tra lavoro e tempo libero.

Questo esempio mostra un altro aspetto dell’economia e fa emergere come ogni azione, sia individuale che collettiva, deve tener conto della scarsità delle risorse e del fatto che esse possono essere impiegate per usi alternativi.

Questa definizione fa sì che l’agire umano rientra nel campo di applicazione dell’economia intesa, appunto, come la scienza del comportamento razionale.

Di conseguenza il problema economico di fondo resta lo stesso in ogni società ed in ogni tempo, l’uomo razionale deve sempre ricercare il migliore impiego delle risorse scarse a sua disposizione.

Il primo aspetto da introdurre, rispetto ai principi marginalistici, riguarda la considerazione che i bisogni degli uomini sono: molteplici, perché ognuno desidera più cose allo stesso tempo; ordinabili, in quanto definiamo delle priorità ed una gerarchia tra bisogni primari e secondari; illimitati, perché l’uomo tende a volere sempre di più.

Quindi l’individuo avendo un dato insieme di bisogni da soddisfare, che hanno le sopracitate caratteristiche, dovrà tener conto della scarsità delle risorse che non gli consente di soddisfarli in modo illimitato.

In tal modo è possibile affrontare in modo specifico il problema che deve affrontare l’individuo nelle diverse vesti che può assumere:

  • Il problema del consumatore consiste nell’individuare quali beni ed in che proporzione acquistarli per soddisfare i propri bisogni avendo un reddito disponibile limitato. Il ragionamento da condurre potrà essere: dato un certo reddito qual è la combinazione di beni che mi consente di massimizzare l’utilità? Oppure, dato un livello di utilità conseguibile come posso minimizzare il reddito?
  • Il problema del produttore consiste nel definire cosa produrre e quanto produrre. L’obiettivo è la massimizzazione del profitto che potrà realizzarsi scegliendo la combinazione ottima dei fattori produttivi in funzione della quantità ottima da produrre per un dato livello di prezzo.
  • Anche la società nel suo complesso deve affrontare il problema dell’efficiente allocazione delle risorse al fine di soddisfare le preferenze dei cittadini e di impiegare al meglio le risorse scarse disponibili.

Non affronteremo nello specifico le singole problematiche delle categorie economiche indicate ma ci focalizzeremo su alcuni modelli marginalisti adottati per spiegare e rappresentare le forme di mercato.

Prima è necessario introdurre alcuni concetti fondamentali per comprendere le conclusioni a cui si giunge seguendo questa impostazione.

Il primo elemento da chiarire, anche se è già stato impiegato nella trattazione, riguarda la domanda ed a tal punto introduciamo un sistema di assi cartesiani ponendo sull’asse delle ascisse la quantità q di un generico bene e su quelle delle ordinate il prezzo massimo p, cioè la disponibilità a pagare, che un consumatore è disposto a spendere per l’acquisto del bene.

In tal modo otteniamo una domanda individuale,3 discreta, del singolo consumatore il quale sarà disposto a pagare un prezzo alto quando acquista la prima unità del bene ed un prezzo via via più basso per le unità aggiuntive.

Questa accade a causa di un postulato base affermato dalla teoria marginalista che si sostanzia nel concetto di utilità marginale decrescente secondo il quale il consumatore trae una soddisfazione via via minore all’aumentare delle quantità consumate di un certo bene.

Anche se l’utilità in quanto tale non può essere misurata possiamo utilizzare il prezzo di riserva, cioè la disponibilità a pagare, come una misura in senso lato di tale concetto.

Sommando le n domande individuali, se esse sono identiche, possiamo ottenere la domanda aggregata del mercato che sarà continua e potrà essere rappresentata come una retta inclinata negativamente con intercetta in un punto dell’asse delle ordinate.

Passando direttamente alla rappresentazione grafica della domanda di mercato:

3 Quando si rappresenta la curva di domanda individuale può essere rappresentata graficamente come una curva discreta a gradini. In tal caso abbiamo sempre in ordinata il prezzo ed in ascissa la quantità domandata di un certo bene. Quando consideriamo l’intero mercato invece abbiamo una curva di domanda continua.

Figura 1

La curva di domanda può essere rappresentata attraverso l’equazione di una retta lineare inclinata negativamente pari a p = a - bq, in cui l’intercetta a rappresenta la disponibilità massima a pagare che ciascun consumatore ritiene accettabile.

Infatti per prezzi superiori al punto di intercetta a nessun consumatore sarà disposto ad acquistare il bene in oggetto.

Man mano che il prezzo si riduce la quantità domandata aumenterà e ad un livello di prezzo p’ la quantità domandata sarà pari a q’.

Quindi avendo messo in relazione la curva di domanda con l’utilità marginale possiamo evidenziare una serie di elementi che si desumono dallo studio della domanda di mercato:

  • Dato il prezzo p, possiamo determinare la quantità domandata dal mercato. Graficamente questo valore lo ricaviamo dal punto di incontro tra la retta del prezzo e la curva di domanda. Nel nostro esempio dato p’ q’.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ECO1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Iorio Roberto.
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