Concetti Chiave
- L'epica nella Padania e Toscana si sviluppa nel '300 con poemetti cittadino-popolari, inizialmente concentrati su temi cortesi e religiosi.
- Il Boccaccio, con il suo "Teseida", tenta di colmare il vuoto epico segnalato da Dante, segnando un'importante evoluzione dell'epica italiana.
- L'influenza francese si manifesta in testi epici divisi in tre gruppi, con centri culturali significativi a Pisa, Firenze e Napoli nel '200.
- L'Entrèe d'Espagne, poema incompiuto del '300, esplora la preistoria della Chanson de Roland e riflette una forte influenza della cultura francese.
- La tradizione epica italiana, pur influenzata dal francese, tende a sparire rapidamente dalla cultura europea, nonostante un tentativo di ripresa da parte di Tasso.
L'epica nella Padania e Toscana
L’epica nella Padania e nell’Italia peninsulare. Cenni d’inquadramento: il termine cantare circola in Toscana e nell’Italia padana del ‘300, ad indicare i poemetti cittadino-popolari. Ma queste composizioni solo tardi, nel corso del ‘400, ritrovano la materia carolingia; prima essi svolgono piuttosto temi o cortesi (Fiorio e Biancifiore) o fiabeschi e religiosi.
Queste opere però costituiscono un gruppo ristretto, formatosi a Ferrara attorno alla metà del ‘300, e scritte in lingua francese. In quegli anni il Boccaccio componeva il suo Teseida, poema in 12 libri, cercando di colmare il vuoto d’epica additato da Dante nel De Vulgari Eloquentia.
Ma con Petrarca s’impone decisa la soluzione umanistica dell’Africa; e ormai per sempre l’epica italiana apparterrà al settore culto.
Qual è l'influenza francese nell'epica italiana?
L’espansione del francese in Italia: una classificazione proposta da Gaston Paris, divideva i testi epici francoveneti o francoitaliani in tre gruppi: 1) copie d’originali francesi, con infiltrazione di elementi dialettali; 2) rimaneggiamenti anche liberi, con elementi di invenzione originale; 3) nuove creazioni.
Oltre alla Padania, la geografia della cultura francesizzante d’Italia ha i suoi centri lungo il ‘200 in Pisa, più tardi anche a Firenze, dove opererà Andrea da Barberino, coi suoi romanzi in prosa italiana su intrecci epico-narrativi oitanici; e, dopo l’avvento degli Angiò, a Napoli.
Ma sono certo le strutture signorili che s’instaurano lungo il ‘300 nelle città padane quelle che offriranno alla vetusta tradizione epica di Francia la possibilità di una nuova, temporanea giovinezza.
L'epica trecentesca e l'Entrèe d'Espagne
L’epica trecentesca in “langue de France”: il poema che emerge fra tutti, e che ha fatto scuola, è l’Entrèe d’Espagne, di poco precedente al 1343, rimasta incompiuta. Si tratta dello sviluppo della preistoria della Chanson de Roland, a partire dalla decisione di Carlo di dare la corona di Spagna a Rolando. Egli, litigato con lo zio, lascia l’esercito francese che sta assediando Pamplona, e si reca in Terrasanta, dove compie varie gesta ed è oggetto del fervido amore di Dionès. Il paladino, al ritorno in Spagna, lascia un Oriente mediterraneo convertito a Cristo.
Anteriore all’Entrèe dovrebbe essere la serie di poemetti con la storia dei carolingi da Pipino a Carlo e Rolando.
L’Entrèe può essere stata scritta a Padova, ma la tradizione manoscritta dell’opera passa principalmente per Mantova; e la cultura francese è ben presente, oltre che presso i Gonzaga, nelle collezioni degli Estensi e dei Visconti.
Riproposta, su tema medievale, da Tasso al livello più artisticamente consapevole, l’epica andrà di fatto sparendo rapidamente dalla cultura europea.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del termine "cantare" nell'epica italiana del '300?
- Come si è sviluppata l'influenza francese nell'epica italiana?
- Qual è l'importanza dell'Entrèe d'Espagne nell'epica trecentesca?
- Qual è il destino dell'epica italiana dopo il '300?
Il termine "cantare" si riferisce ai poemetti cittadino-popolari che circolavano in Toscana e nell'Italia padana, ma solo nel '400 ritrovarono la materia carolingia, affrontando inizialmente temi cortesi, fiabeschi e religiosi.
L'influenza francese si è manifestata attraverso una classificazione di testi epici in tre gruppi, con centri culturali significativi a Pisa, Firenze e Napoli, dove la tradizione epica francese ha trovato nuova vita grazie alle strutture signorili del '300.
L'Entrèe d'Espagne, poema incompiuto e fondamentale, sviluppa la preistoria della Chanson de Roland e racconta le gesta di Rolando, evidenziando l'influenza della cultura francese in Italia, in particolare a Padova e Mantova.
Dopo il '300, l'epica italiana, pur riproposta da autori come Tasso, andrà rapidamente sparendo dalla cultura europea, segnando una transizione verso forme più artisticamente consapevoli.