Concetti Chiave
- L'ipossia si riferisce alla riduzione dell'ossigeno a livello tissutale, mentre l'ipossiemia indica un valore di pO2 basso nel sangue.
- È possibile avere ipossia anche in assenza di ipossiemia, poiché la disponibilità di ossigeno ai tessuti dipende da fattori come l'emoglobina e la sua capacità di rilasciare ossigeno.
- Il contenuto arterioso d'ossigeno è cruciale per comprendere la reale disponibilità di ossigeno nei tessuti, superando i limiti dei valori di pO2.
- La formula per calcolare il contenuto arterioso di ossigeno (CaO2) considera la saturazione dell'emoglobina, la quantità di emoglobina e l'ossigeno disciolto nel sangue.
- La gittata cardiaca è fondamentale nella valutazione dell'ossigenazione tissutale, poiché determina quanti ml/min di ossigeno arrivano ai tessuti.
Indice
Definizioni di ipossia e ipossiemia
Anzitutto le definizioni:
• Ipossia: riduzione della disponibilità di ossigeno a livello tissutale, quindi è un problema del tessuto (che può essere causata dall’ipossiemia).
• Ipossiemia: valore di pO2
Possibilità di ipossia senza ipossiemia?
Si può avere ipossia senza ipossiemia? Teoricamente sì, perché la pO2 riflette la pressione parziale di ossigeno, ma l’ossigeno effettivamente disponibile per i tessuti dipende da altri fattori. Innanzitutto dal trasportatore, più emoglobina c’è più ossigeno è disponibile per i tessuti, ma bisogna anche vedere quanto è saturabile6 e che sia in condizione di rilasciare l’ossigeno ai tessuti7. In un’intossicazione da monossido di carbonio c’è tantissimo ossigeno in circolo ma la disponibilità per i tessuti è molto poca, infatti quello che si fa è dare elevate quantità di ossigeno per competere con i siti di legame ancora liberi. L’emoglobina che raggiunge i tessuti riduce la propria affinità per l’O2 se incontra condizioni di pH acido, alta pCO2, alta temperatura corporea, condizioni che si verificano ad esempio in corso di esercizio fisico.
Importanza del contenuto arterioso d'ossigeno
Il contenuto arterioso d’ossigeno è molto importante da conoscere e la PaO2 è un criterio veramente grezzo che del paziente ci dice solo come funziona il polmone, e neanche del tutto perché, come visto, dipende anche da quanto desaturato arriva l’ossigeno. Il contenuto arterioso di ossigeno, che ciascuna molecola di emoglobina può legare. 0,003 è il coefficiente di solubilità dell’ossigeno nel sangue.
SaO2 è la saturazione che moltiplicata per l’emoglobina e il coefficiente permette di sapere quant’è la quantità di ossigeno in mL che l’emoglobina porta. Bisogna poi aggiungere l’ossigeno disciolto nel sangue, che viene calcolato come nella formula perché l’emogassometro misura tutto l’ossigeno che legge, ma solo una piccola quota è effettivamente solubile.
Esempio: CaO2 = (15 x 99 x 1,34) + (95 x 03003) = 19,9 + 0,28 = 20,1 ml O2/100 ml. Questo è un valore su cui normalmente non ci si sofferma tanto, ma se i pazienti hanno valori estremi di emoglobina è utile per capire quanto effettivamente stanno ossigenando. Ed esempio, trasfondendo un paziente anemico che è anche ipossico questo sta meglio perché i tessuti saranno più ossigenati. Conoscere solo la pO2 dà alcune informazioni sui polmoni, mentre con la CaO2 si sa tutto. Con i valori descritti possiamo indagare i polmoni (con la pO2), i trasportatori (l’emoglobina inclusa nella CaO2) e per conoscere veramente la disponibilità di ossigeno a livello tissutale dovremmo conoscere anche la gittata cardiaca del paziente. Moltiplicandola per la CaO2 si arriva a sapere quanti ml/min di O2 arrivano ai tessuti.
Ha un risvolto anche pratico: quando si fanno le richieste per le sacche di sangue da trasfondere, queste non vengono date se il paziente ha più di 8 g/dl di emoglobina, però se è un cardiopatico ischemico il valore arriva ad 8,5-9 perché questi hanno bisogno di un contenuto arterioso di ossigeno più alto essendo predisposti ad avere problemi tissutali. Questa regola però non vale per i pazienti con esiti di ictus (per far vedere che la problematica è nota a livello teorico, ma non applicata nel pratico).
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza tra ipossia e ipossiemia?
- È possibile avere ipossia senza ipossiemia?
- Perché è importante conoscere il contenuto arterioso d'ossigeno?
- Come si calcola il contenuto arterioso d'ossigeno?
- Qual è l'importanza clinica della conoscenza della CaO2 nei pazienti?
L'ipossia è la riduzione della disponibilità di ossigeno a livello tissutale, mentre l'ipossiemia si riferisce al valore di pO2 nel sangue. L'ipossia può essere causata dall'ipossiemia, ma non sempre sono correlate.
Sì, è possibile. La disponibilità di ossigeno per i tessuti dipende da fattori come la quantità di emoglobina e la sua capacità di rilasciare ossigeno, non solo dalla pO2.
Il contenuto arterioso d'ossigeno fornisce informazioni più complete sulla disponibilità di ossigeno a livello tissutale rispetto alla sola pO2, che indica solo come funziona il polmone.
Il contenuto arterioso d'ossigeno (CaO2) si calcola considerando la saturazione dell'emoglobina, la quantità di emoglobina e l'ossigeno disciolto nel sangue, utilizzando una formula specifica.
Conoscere la CaO2 è fondamentale per valutare l'ossigenazione dei tessuti, specialmente in pazienti con valori estremi di emoglobina o con condizioni cardiache, per garantire un adeguato trattamento e trasfusione.