Sapienza Università di Roma
Facoltà di Scienze Statistiche
Corso di Laurea
Comunicazione della conoscenza per le imprese e le organizzazioni
Tesi di Laurea
Innovazioni e pratiche didattiche: l’uso della Rete da parte dei docenti
Relatore Laureando
Prof. Francesco Consoli Daniele S. Vinci
Anno accademico 2007-2008 2
Indice
Introduzione .................................................................6
1ª parte Quadro generale................................................. 13
1.1 I docenti e la Rete ............................................ 13
1.2 La strategia dell’informazione ....................... 22
1.3 La condivisione di conoscenza nell’era del web 2.0.........................................................................34
1.4 Strumenti collaborativi come innovazione? .39
2ª parte Riferimenti teorici ................................................ 46
2.1 Quale innovazione? .............................................. 46
2.2 Come si diffonde l’innovazione .......................... 55
2.3 Il pensiero collettivo e la tecnologia.................... 60
2.4 Le comunità di pratiche e la rete internet...........82
2.5 I confini delle comunità........................................96
2.6 Le comunità di pratica e comunità virtuali: dal costruttivismo al connettivismo. ............................... 98
2.7 Studiare le connessioni: dagli stormi ai Social Network .................................................................... 107
2.8 I docenti in “movimento” .................................. 114
3ª parte Ricerca ................................................................. 125
3.1 La ricerca ............................................................. 126
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3.2 I partecipanti ....................................................... 131
3.3 Metodologia di ricerca........................................ 134
3.4 Ambiente di ricerca ............................................ 141
3.5 Laboratorio “Squola” ......................................... 148
3.6 Ri-costruzione dei contenuti “Squola” ............. 156
3.7 Elementi caratterizzanti ..................................... 174
3.8 Riflessioni finali .................................................. 186
Bibliografia................................................................ 197
Webgrafia .................................................................. 201
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Non sarà una rivoluzione a far scaturire lo spazio del sapere, ma tante piccole albe.
Pierre Lévy, L’intelligenza collettiva
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Introduzione
Perché ho scelto la scuola come campo di indagine?
Soprattutto perché ho scelto i docenti come professionisti di mio interesse? La convinzione che il mondo della scuola possa ancora essere rivalutato, e quindi migliorato, è uno degli aspetti chiavi della mia motivazione.
In particolar modo mi incuriosiva capire come i docenti, soprattutto quelli più tecnologizzati, riescono a muoversi in un contesto reticolare come Internet.
Che Internet abbia investito ogni forma organizzativa mi sembra sia evidente. Come nasce l’esigenza di “tuffarsi” in un mondo virtuale, questo è più difficile da capire. Il campo d’analisi che ho scelto, non appartiene ad un mercato economico competitivo, dove la necessità di adeguarsi al cambiamento è obbligatoria. Quella dei docenti, senza voler considerare tutta l’organizzazione scolastica, è uno di quei campi dove l’innovazione è molto lenta ma, soprattutto, dove l’indipendenza della pratica professionale permette una personalizzazione della pratica stessa.
[…]La maggioranza degli studi sulla diffusione delle innovazioni parte dal postulato che il movimento collettivo sia la risultante di una molteplicità di decisioni non solo individuali, ma “private”… Penso al caso degli insegnanti della scuola.( Francesco Consoli, Le mode professionali, Carocci, 2002)
È pertanto non necessario, per i docenti, dover per forza adeguare il proprio lavoro ad una società tecnologizzata.
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La scuola non ha seguito la curva del cambiamento tecnologico. O meglio non ha seguito la “cultura” del cambiamento tecnologico. L’aver investito ingenti somme di denaro in tecnologie informatiche per la scuola, non ha reso la scuola moderna, anzi, ha creato una varianza all’interno della professione stessa.
“Il computer, inserito in questi ultimi anni con massicci investimenti un po’ in tutte le scuole del mondo, non è stato determinante per la trasformazione dei parametri dell’ambiente scuola, finendo per collocarsi disciplinatamente sui banchi di un’aula divenuta “laboratorio di informatica”. Tuttavia, mentre la scuola fagocitava i nuovi media restando sostanzialmente uguale a se stessa, intorno, la società subiva un processo di mutamento continuo e profondo, tanto da non poter più essere riconosciuta nei suoi principali aspetti. Trasformazioni così radicali e rapide, tutte dipendenti in modo più o meno diretto dalle tecnologie, indicano la necessità di un altrettanto radicale cambiamento nell’istruzione.” (Giovanni Biondi,“La Scuola Dopo le Nuove Tecnologie” APOGEO 2007)
In questa tesi sarà infatti valutato il ruolo che le tecnologie assumono nel contesto didattico, come i docenti usano le tecnologie per aggiornarsi e soprattutto perché usano le tecnologie.
La tesi non è incentrata sulla descrizione degli strumenti tecnologici, ma sulla “cultura” tecnologica adottata dai docenti e su come l’innovazione tecnologica è stata adottata e se è possibile chiamarla innovazione.
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Nello specifico mi sono concentrato su un fenomeno esploso in rete: i blog didattici.
Perché i docenti li utilizzano? Ho cercato di analizzare l’uso dello strumento blog come esempio di utilizzo della rete. I blog hanno avuto infatti una crescita esponenziale che ha suscitato la mia curiosità.
Questa tesi è strutturata in tre parti. La prima parte sarà dedicata al contesto di riferimento, ovvero la società dell’informazione e il ruolo che questa assume nel campo organizzativo della scuola. La seconda parte riassume le basi teoriche di riferimento per la mia tesi. Utilizzando il costruttivismo come paradigma di studio delle tecnologie didattiche e proseguendo con le comunità di pratica, per la struttura organizzativa, e finendo con la teoria della traslazione e quindi anche dell’Action Network Theory come metodo di studio riflessivo per lo studio dell’apprendimento nei campi organizzativi.
Ogni argomento è tracciato da una mappa di riferimento, che ha la funzione di organizzare gli argomenti trattati in maniera sintetica e con le relative connessioni.
In ogni argomento ho estratto le parole chiave. Queste parole chiave le ho utilizzate per riassumere tutto quello che è stato trattato nella tesi fino alla parte della ricerca. Il
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tutto è rappresentato dalla “Tag-cloud ” a pagina seguente
Una nuvola di tag (tag in Inglese) è una rappresentazione visiva delle etichette (tag) o parole chiave usate in un sito web.
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La tag-cloud descrive in maniera sintetica i concetti chiave sui quali si è discusso. Le parole assumono la loro grandezza, e quindi visibilità maggiore, in base alla loro reiterazione. Più grande è il font più volte è stato ripreso quel concetto.
Generalmente questa lista è presentata in ordine alfabetico, con la peculiare caratteristica di attribuire un font più grande alle parole più importanti. Si tratta quindi di una lista pesata.Le nuvole di tag costituiscono un nuovo elemento di interfaccia per gli architetti dell’informazione, che le possono utilizzare per progettare navigazioni alternative all’interno di un sito web (Fonte Wikipedia)
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1ª parte Quadro generale
1.1 I docenti e la Rete
Trovo molto suggestiva una frase tratta in un libro di
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Giovanni Biondi
La scuola dopo le nuove tecnologie Di Giovanni Biondi Pubblicato da Apogeo Editore, 2007 13
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“Se un viaggiatore nel tempo potesse arrivare dall’Ottocento…faticherebbe certamente a riconoscere il mondo, ma se entrasse in una classe capirebbe facilmente di essere a scuola.”
A parte il sottile sarcasmo, non mi sembra che quanto detto possa essere preso come una falsità in toto.
Parlare di scuola significa in primo luogo parlare di pratiche scolastiche. E soprattutto del ruolo che il docente riesce ad instaurare all’interno di una classe. Docente che, secondo Giovanni Biondi, è la variabile più significativa in grado di determinare i risultati degli apprendimenti.
Un elemento che potrebbe far riflettere è quello proposto da Jean Piaget già molti anni fa. Egli faceva notare come gli studenti arrivano alla comprensione di concetti, apparentemente al di fuori delle loro capacità, attraverso strade diverse da quelle proposte dai loro docenti. Ciò presuppone che noi stessi ragioniamo utilizzando registri diversi, utilizzando una multimedialità sensoriale molto sofisticata. Quello che viene definito come pensiero
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laterale.
Con il termine pensiero laterale, coniato dallo psicologo maltese
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Edward de Bono, si intende una modalità di risoluzione di problemi logici che prevede un approccio indiretto ovvero l’osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede concentrazione su una soluzione diretta al problema. (Fonte Wikipedia) 14
Nell’epoca della rivoluzione digitale, e dell’informazione multimediale, la scuola è stata colta impreparata di fronte ad un flusso continuo di cambiamenti, sia dal punto di vista strumentale che da quello culturale.
I grossi investimenti di denaro nell’acquisto di strumenti informatici, come i computer, ed il loro fallimento, hanno dimostrato come non basti tutto questo per produrre un cambiamento efficace. Tutt’al più è necessario un cambiamento nell’approccio alle tecnologie.
Come afferma Antonio Calvani
“Le innovazioni nella tecnologia della comunicazione comportano riorganizzazioni sensoriali e cognitive che in generale si accompagnano a un trasferimento di compiti e funzioni interne (mentali) su supporti esterni (fisici).”(Calvani, 1999, p. 9)
Quello che avviene con la nascita dei nuovi media è ben descritto da Thompson (1998), ovvero, si creano nuovi tipi di azione e di riorganizzazione dello spazio e del tempo. A maggior ragione ciò avviene con le tecnologie che permettono interattività.
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In un documento del 1998, Barry Carbol, formatore da più di 30 anni, dice come la Rete offre una reale possibilità di flessibilità nella formazione a distanza. Allo stesso tempo mette però in guardia come le tecnologie
Intervista a Barry Carbol rintracciabile su
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http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/c/carbol.htm
direttore della Open School University della British Columbia in
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Canada 15
non possono sostituire l’interazione umana, né tanto meno il ruolo degli insegnanti.
“Non possiamo pensare che semplicemente perché forniamo un servizio attraverso la tecnologia la gente impari. Non basta. Le persone hanno bisogno di interscambio sociale. Tuttavia in molti casi, se consideriamo una classe tradizionale, vediamo che gli allievi lavorano spesso isolati, o spesso fanno conversazioni a senso unico con l’insegnante: Dunque vediamo che anche qui non c’è molta interazione. In molti casi, gli allievi che lavorano attraverso la tecnologia hanno effettivamente più interscambio con gli altri di quanto non avvenga col metodo tradizionale”. (Barry Carbol)
Nello specifico, Carbol, dice come le tecnologie non devono essere considerate solo come un supporto per velocizzare i processi che già si utilizzano. L’informatica offre vantaggi superiori.
“Se pensiamo di usare la tecnologia per fare sempre le stesse cose, ma un po’ meglio e un po’ di più, allora ci sbagliamo. La grandezza della tecnologia informatica non sta in questo. Dobbiamo trovare il modo di sfruttare i vantaggi dell’informatica. In molti casi, uno dei vantaggi è quello di poter cercare materiale nuovo, importante, nel momento in cui serve in classe. Questo è qualcosa di diverso dal semplice reinventare ciò che gli insegnanti fanno già. È una cosa diversa, molto più efficace. Con la nostra esperienza abbiamo scoperto che i bambini sono
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attratti dal fatto di poter trovare informazioni nuove e entusiasmanti sul Web, che gli insegnanti del resto avrebbero difficoltà a portar loro in classe tutti i giorni.”
Barry Carbol, avendo creato un network di insegnanti in Rete, afferma quanto sia relativamente complesso e non immediato cercare di far assimilare nuove forme di collaborazione.
“C’è voluto parecchio tempo per arrivare a questo punto. C’è voluto un esercizio continuo, perché il WEB è un fenomeno che si è sviluppato negli ultimi cinque anni e la posta elettronica su Internet c’è da 15 o 20 anni. Quello che è successo è che abbiamo dovuto fare corsi di aggiornamento per molti docenti per insegnare loro le nuove tecnologie.”
Un’altra considerazione interessante riguarda il gap di apprendimento alle tecnologie tra gli insegnanti ed gli alunni, generalmente più vicini alle tecnologie.
“I ragazzi imparano a usare la tecnologia molto rapidamente. I genitori e gli insegnanti sono quelli che devono stare dietro o cercare di stare dietro ai ragazzi. Uno dei problemi che abbiamo scoperto è che, sì, i ragazzi fanno veramente presto, imparano a lavorare con la tecnologia, a lavorare usando il materiale dei corsi molto velocemente, ma i genitori e gli insegnanti cominciano a sentirsi incompetenti perché non hanno la stessa capacità di usare la tecnologia che hanno i ragazzi. A volte questo li spaventa e diventa una scusa per non adottare la tecnologia e per non usarla in classe. Questo è
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un problema che dobbiamo superare. Uno dei modi in cui abbiamo provato a superare questo problema è stato quello di far lavorare insieme studenti e insegnanti per imparare le nuove tecnologie, e questo spesso aiuta a far cadere gli ostacoli contro cui si scontrano gli insegnanti.”
A distanza di 10 anni lo scenario non cambia.
Oggi, quando si parla di multimedialità, si intende un contenuto fruibile su più supporti condivisibile e modificabile ovunque e su diversi dispositivi, dal PC al palmare, al telefono, alla console.
In Rete crescono costantemente comunità di persone che quotidianamente lavorano insieme a grossi progetti, costruendo una conoscenza condivisa a disposizione di chiunque voglia utilizzarla gratuitamente: è il fenomeno dell’apertura, dei Wiki, dei blog e dell’OpenKnowledge.
“Dal momento che gli insegnanti non possono rimanere esclusi dai nuovi modi di apprendere e dai nuovi strumenti di produttività individuale, di pensiero, di comunicazione, di condivisione e collaborazione costituiti dai sistemi informatici e telematici (computer e Internet per semplificare), è necessario che la loro professionalità preveda un terzo pilastro fondamentale: la competenza riguardo alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT).” 18
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Così scriveva Vittorio Midoro in un suo saggio del 1999. Anche in questo caso la situazione di oggi è quasi identica.
La Rete, ieri come oggi, è uno strumento di collaborazione, di produzione individuale, di comunicazione. Midoro aggiunge come
“il computer e Internet diventeranno strumenti abituali di pensiero e di lavoro degli insegnanti sia per le attività più strettamente connesse con la didattica sia per le attività legate alla conduzione del proprio corso, come ad esempio la redazione di documenti di programmazione, l’organizzazione di un archivio dei propri studenti o di materiali didattici, l’uso della posta elettronica, la partecipazione a gruppi di interesse, l’accesso all’informazione disponibile in rete, la condivisione dell’informazione con la comunità dei colleghi della stessa disciplina,la gestione di progetti cooperativi in rete ecc; l’uso del computer come strumento sistematico di lavoro produrrà grossi cambiamenti nella professione dell’insegnante arricchendola di nuove e non ancora del tutto esplorate possibilità.”
Vittorio Midoro, Come cambiano gli insegnanti e la loro
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formazione Uno scenario futuro della professione dell’insegnante, TD n. 18 numero 3-1999,
http://www.itd.cnr.it/tdmagazine/PDF18/formazione.pdf 19
Questo passaggio è interessante perché fa riflettere su come già dieci anni fa si discuteva delle nuove tecnologie informatiche in ambito scolastico, e del loro utilizzo e del cambiamento che avrebbero portato dentro le professioni e soprattutto in quella del docente. Si accenna alla possibilità di comunità di docenti che possono collaborare insieme. Tutto quello che è stato preventivamente “visto” 10 anni fa è quello che sta accadendo tutt’ora.
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Perché ho scelto la scuola come campo di indagine?
Soprattutto perché ho scelto i docenti come professionisti di mio interesse? La convinzione che il mondo della scuola possa ancora essere rivalutato, e quindi migliorato, è uno degli aspetti chiave della mia motivazione. In particolar modo mi incuriosiva capire come i docenti, soprattutto quelli più tecnologizzati, riescono a muoversi in un contesto reticolare come Internet.
Questa tesi partecipa al concorso.
Che Internet abbia investito ogni forma organizzativa mi sembra sia evidente. Come nasce l’esigenza di “tuffarsi” in un mondo virtuale, questo è più difficile da capire. Il campo d’analisi che ho scelto non appartiene ad un mercato economico competitivo, dove la necessità di adeguarsi al cambiamento è obbligatoria. Quella dei docenti, senza voler considerare tutta l’organizzazione scolastica, è uno di quei campi dove l’innovazione è molto lenta ma, soprattutto, dove l’indipendenza della pratica professionale permette una personalizzazione della pratica stessa.
[…]La maggioranza degli studi sulla diffusione delle innovazioni parte dal postulato che il movimento collettivo sia la risultante di una molteplicità di decisioni non solo individuali, ma “private”… Penso al caso degli insegnanti della scuola. (Francesco Consoli, Le mode professionali, Carocci, 2002)
È pertanto non necessario, per i docenti, dover per forza adeguare il proprio lavoro ad una società tecnologizzata.
La scuola non ha seguito la curva del cambiamento tecnologico. O meglio non ha seguito la “cultura” del cambiamento tecnologico. L’aver investito ingenti somme di denaro in tecnologie informatiche per la scuola non ha reso la scuola moderna, anzi, ha creato una varianza all’interno della professione stessa.
“Il computer, inserito in questi ultimi anni con massicci investimenti un po’ in tutte le scuole del mondo, non è stato determinante per la trasformazione dei parametri dell’ambiente scuola, finendo per collocarsi disciplinatamente sui banchi di un’aula divenuta “laboratorio di informatica”. Tuttavia, mentre la scuola fagocitava i nuovi media restando sostanzialmente uguale a se stessa, intorno, la società subiva un processo di mutamento continuo e profondo, tanto da non poter più essere riconosciuta nei suoi principali aspetti. Trasformazioni così radicali e rapide, tutte dipendenti in modo più o meno diretto dalle tecnologie, indicano la necessità di un altrettanto radicale cambiamento nell’istruzione.” (Giovanni Biondi, “La Scuola Dopo le Nuove Tecnologie”, APOGEO 2007)
In questa tesi sarà infatti valutato il ruolo che le tecnologie assumono nel contesto didattico, come i docenti usano le tecnologie per aggiornarsi e soprattutto perché usano le tecnologie.
La tesi non è incentrata sulla descrizione degli strumenti tecnologici, ma sulla “cultura” tecnologica adottata dai docenti e su come l’innovazione tecnologica è stata adottata e se è possibile chiamarla innovazione.
Nello specifico mi sono concentrato su un fenomeno esploso in rete: i blog didattici. Perché i docenti li utilizzano? Ho cercato di analizzare l’uso dello strumento blog come esempio di utilizzo della rete. I blog hanno avuto infatti una crescita esponenziale che ha suscitato la mia curiosità.
Questa tesi è strutturata in tre parti. La prima parte sarà dedicata al contesto di riferimento, ovvero la società dell’informazione e il ruolo che questa assume nel campo organizzativo della scuola. La seconda parte riassume le basi teoriche di riferimento per la mia tesi. Utilizzando il costruttivismo come paradigma di studio delle tecnologie didattiche e proseguendo con le comunità di pratica, per la struttura organizzativa, e finendo con la teoria della traslazione e quindi anche dell’Action Network Theory come metodo di studio riflessivo per lo studio dell’apprendimento nei campi organizzativi.
Ogni argomento è tracciato da una mappa di riferimento, che ha la funzione di organizzare gli argomenti trattati in maniera sintetica e con le relative connessioni.
Indice
- Introduzione .................................................................6
- 1ª parte Quadro generale.................................................13
- 1.1 I docenti e la Rete ............................................13
- 1.2 La strategia dell’informazione .......................22
- 1.3 La condivisione di conoscenza nell’era del web 2.0.........................................................................34
- 1.4 Strumenti collaborativi come innovazione? .39
- 2ª parte Riferimenti teorici ................................................46
- 2.1 Quale innovazione? ..............................................46
- 2.2 Come si diffonde l’innovazione ..........................55
- 2.3 Il pensiero collettivo e la tecnologia....................60
- 2.4 Le comunità di pratiche e la rete internet...........82
- 2.5 I confini delle comunità........................................96
- 2.6 Le comunità di pratica e comunità virtuali: dal costruttivismo al connettivismo. ...............................98
- 2.7 Studiare le connessioni: dagli stormi ai Social Network ....................................................................107
- 2.8 I docenti in “movimento” ..................................114
- 3ª parte Ricerca.................................................................125
- 3.1 La ricerca .............................................................126
- 3.2 I partecipanti .......................................................131
- 3.3 Metodologia di ricerca........................................134
- 3.4 Ambiente di ricerca ............................................141
- 3.5 Laboratorio “Squola” .........................................148
- 3.6 Ri-costruzione dei contenuti “Squola” .............156
- 3.7 Elementi caratterizzanti .....................................174
- 3.8 Riflessioni finali ..................................................186
- Bibliografia................................................................197
- Webgrafia..................................................................201
Bibliografia
- Varisco B.M. (1995a), Alle radici dell’ipertestualità, in Calvani A., Varisco
- J. Dewey, Democrazia ed educazione, op. cit., pp. 193-194
- J. D. Novak, D. B. Gowin, Imparando ad imparare, SEI, Torino, 1989 (2001)
- Silvia Gheradi, Implementare, diffondere o tradurre in pratica il cambiamento, 2004
- Sergio Maistrello, La parte abitata della Rete, 2007, ed. Tecniche Nuove
- E. Wenger, Comunità di pratiche e sistemi sociali di apprendimento Oxford University Press.
- S. Epifani, Business community, ed. Franco Angeli, 2003 198
- Varisco B.M., Nuove tecnologie per l’apprendimento – Guida all’uso del computer per insegnanti e formatori, Garamond, Roma, 1998
- Economia e sociologia. Conversazioni con Becker, Coleman, Akerlof, White, Granovetter, Williamson, Arrow, Hirschman, Olson, Schelling e Smelser, Di Richard Swedberg, C. Locati tradotto da C. Locati Pubblicato da Donzelli Editore, 1994
- I saperi esperti, il virtuale e l’apprendimento sociale. L. Benadusi
- Paolo Landri e R. Serpieri Il Ministero virtuale, 2002, ed. Liguori
- F. Consoli Le mode professionali, ed. Carocci 2002
- E. Gastaldelli, Lo studio delle tecnologie didattiche. Uno studio qualitativo del progetto “Pionieri” nella provincia di Bolzano. Tesi di laurea, Facoltà di Psicologia, Università degli studi di Padova
- Rocchi F. “Conoscenza ed impresa” Cedam 1994 199
- Luhmann N. “Sistemi sociali: fondamenti di una teoria generale” Il Mulino, Bologna 1990
- Vicari S. “L’impresa vivente” Etas Libri Milano 1991
- Ciappei C. Poggi A. “Apprendimento e agire strategico d’impresa: il governo delle dinamiche conoscitive nella complessità aziendale” Cedam 1997
- R. Van Der Spek A. Spijkervet “Knowledge Management dealing intelligently with knowledge” Kenniscentrum CIBIT and CSC 1997
- Giovanni Azione, Condividere la conoscenza per competere. Strategie, tecnologie e casi aziendali di Knowledge Management, autore Sergio Campodall'Orto, pp. 96, 1a edizione 2003
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Webgrafia
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- Antonio Dini http://antoniodini.blogspot.com/
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- Programmi didattici del 1955 http://www.edscuola.it/archivio/didattica/tecmm.html#_ftnref2
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- Comunità di pratiche e comunità virtuali Esperienze europee ed extraeuropee, 204 http://formare.erickson.it/archivio/marzo_03/tinazzi.html
- Architetture didattiche e modelli organizzativi: un processo di adattamento reciproco http://www.elearningeuropa.info/files/media/media16217.pdf
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- http://www.utopie.it/economia_sostenibile/social_network.htm
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- Implementare, diffondere o tradurre in pratica il cambiamento? Gherardi 2004, http://db.formez.it/ArchivioNews.nsf/9e82ba16f729fde2c1256e220031fcee/db0196c272b4daadc1256eb5003ef64e/FILE/Implementare,%20diffondere%20o%20tradurre%20in%20pratica%20il%20cambiamento.PDF
- Intervista a Yrjo Engestrom (traduzione italiana di Pietro Valentini) http://db.formez.it/ArchivioNews.nsf/e2c3c8cd88ff8747c1256e2a002fccb7/7563e618c7f520a0c1256e900035fba3/FILE/Tecnologia,%20reti,%20apprendimento.pdf
- Confini e trasgressioni di confini nella sociologia economica, del lavoro e dell’organizzazione. Antonio Strati http://www.unitn.it/rucola/members/download/online_materials/vece_mainstream_estetica_tecnologia_workplace_studies.pdf
- Simone Casadei, Storia dei blog, http://guide.dada.net/blog/interventi/2003/12/146290.shtml
- http://orientamentiedisorientamenti.ning.com di Gianni Marconato
- http://blog.debiase.com/2008/07/16.html, blog di Luca de Biase
- Thomas Christel, Gruppi di lavoro orizzontali: un primo passo verso la social enterprise, http://blog.yooplus.com/it/wpcontent/uploads/2008/01/whitepaper1.pdf
- http://tyler17.wordpress.com
- Il Laboratorio come strategia didattica.” Reperibile all’indirizzo http://www.educazione.sm/formazione/contributisett2005/Baldacci_Laboratorio.pdf
- Usare l’evento critico nella pratica riflessiva, Francesco Consoli rintracciabile su la rivista online: http://db.formez.it/ArchivioNews.nsf/e2c3c8cd88ff8747c1256e2a002fccb7/94c7792cc1fffa56c125744f004c3d26/Testo/M2/14%2520-%2520uso%2520evento%2520critico%2520-%2520consoli.pdf?OpenElement
- Appunti di anatomia della conversazione, Giuseppe Granieri su http://www.apogeonline.com/webzine/2007/03/26/19/200703261901
- Wellman su http://www.tecnoteca.it/tesi/democrazia/partecipazione/02
- Alberto Battaggia su http://www.funzioniobiettivo.it/glossadid/Ambienti%20di%20apprendimento/Definire%20gli%20ambienti%20d%27apprendimento.htm
 Scarica la tesi "Innovazioni e pratiche didattiche: l’uso della Rete da parte dei docenti"