Concetti Chiave
- La gestione dell'emorragia massiva richiede un intervento rapido, somministrando sangue di tipo 0- senza attendere le prove crociate in caso di instabilità emodinamica.
- In pronto soccorso, è fondamentale ripristinare i volumi con cristalloidi e mantenere parametri vitali adeguati per garantire la perfusione d'organo senza compromettere la coagulazione.
- I criteri per la trasfusione di sangue si basano sui livelli di emoglobina, con indicazioni specifiche per pazienti con emoglobina sotto i 6 g/dl o con patologie cardiache.
- Nei protocolli di trasfusione massiva, è importante somministrare plasma ogni 4/6 sacche di sangue per ripristinare i fattori della coagulazione, anche in assenza di evidenze analitiche di scoagulazione.
- La stabilità emodinamica è cruciale; in pazienti stabilizzati si può attendere per le trasfusioni, mentre in quelli instabili è necessario intervenire tempestivamente per evitare complicazioni.
Indice
Gestione dell'emorragia massiva
Se il paziente ha un’emorragia massiva con forte instabilità emodinamica che non si riesce a gestire con i cristalloidi (ad esempio, un paziente che risponde poco al riempimento, a cui si alza la pressione ma poi scende nuovamente, urina ma poi si blocca…) e, a volte, con necessità di ammine (adrenalina) per ripristinare il circolo, non si aspettano le prove crociate ed il sangue compatibile per la trasfusione, ma si somministra lo 0- per stabilizzarlo. A volte posso provare ad anticipare i tempi dell’emocromo facendo un Ega, ma si è già detto come l’Hb sia poco affidabile in queste situazioni. Bisogna piuttosto affidarsi alla stabilità/instabilità emodinamica del paziente. In tutti gli altri pazienti che si sono stabilizzati con i liquidi (diuresi e pressioni mantenute, neurologico intatto…) si può aspettare il sangue e l’emocromo.
Procedure iniziali in pronto soccorso
Per prima cosa, sia in P.s. che in reparto, si prendono due accessi venosi di grosso calibro (Cvp da 16-18G) o Cvc, e si iniziano a ripristinare i volumi con cristalloidi (1-2L, se poi permane lo shock metto plasma expander, eventualmente emotrasfusione). L’obiettivo è quello di mantenere pressione (>100 Ps), diuresi e frequenza cardiaca adeguata a garantire la perfusione d’organo, ma senza andare ad ostacolare il sistema coagulativo endogeno (se “riempio” troppo il paziente antagonizzo sia l’emostasi endogena che sta avvenendo che quella che è già avvenuta: “non posso portare la pressione a 180 altrimenti non si tappa il buco che sta causando il sanguinamento”).
1.
Quali sono i criteri per la trasfusione di sangue?
Se l’Hb è sotto i 6 g/dl, si trasfondono tutti: si ricorda, infatti che si tratta di perdite di volemia che si sviluppano in acuto, per cui l’organismo non riesce ad impostare dei meccanismi di compenso abbastanza rapidi ed efficaci. Con un’emoglobina così bassa, quindi, trasfondo anche i giovani che non hanno altre comorbidità importanti;
2. Se l’Hb è tra i 6 ed i 9 g/dL, si trasfondono i cardiopatici, che hanno come target i 9-10 g/dL, oppure i pazienti con IRC che può peggiorare con l’ipoperfusione acuta;
3. Se l’Hb è sopra i 7g/dL, si può usare un approccio watch and wait per i giovani;
4. Se l’Hb è sopra i 10 g/dL, raramente si trasfonde: si ricorda che la trasfusione non è un processo scevro da rischi dovute a reazioni avverse o alla trasmissione di infezioni (vi sono delle implicazioni anche medico/legali nel caso avvenga la trasfusione in questi casi).
Protocolli di trasfusione massiva
Se il paziente è anche scoagulato, lo devo ricoagulare con il plasma. In generale, anche se non è scoagulato, nei nuovi protocolli di trasfusione massiva (quindi quelli per i pazienti fortemente instabili, che necessitano la somministrazione di almeno 4/6 sacche di sangue) è stato stabilito comunque di somministrare il plasma ogni 4/6 sacche di sangue.
Infatti, nelle sacche ci sono solo i globuli rossi concentrati, non ci sono anche fattori della coagulazione, ma è stato dimostrato che, anche se non si è ancora palesato nelle analisi del sangue, tutti i pazienti che hanno bisogno di una trasfusione così massiva è scontato che abbiano perso così tanto sangue da dover ripristinare anche i fattori della coagulazione.
Nei pazienti che non sono in shock emorragico e non necessitano di trasfusione massiva bisogna valutare se hanno una discoagulopatia, in modo tale da decidere se fare il plasma o meno. Esistono degli human complex, concentrati di fattori della coagulazione in fiale che si fanno in vena e che ripristinano nel giro di pochi minuti Pt e aptt.
Domande da interrogazione
- Qual è la gestione iniziale per un paziente con emorragia massiva?
- Quali sono i criteri per la trasfusione di sangue in base ai livelli di emoglobina?
- Come si devono gestire le trasfusioni massiva in caso di coagulazione compromessa?
- Qual è l'importanza della stabilità emodinamica nella gestione dell'emorragia?
- Quali sono le implicazioni legali delle trasfusioni di sangue?
In caso di emorragia massiva con instabilità emodinamica, si somministra sangue 0- senza attendere le prove crociate. Per i pazienti stabilizzati, si può attendere il sangue compatibile e l'emocromo.
Se l'Hb è sotto i 6 g/dl, si trasfondono tutti i pazienti. Tra 6 e 9 g/dl, si trasfondono i cardiopatici e i pazienti con IRC. Sopra 7 g/dl, si può adottare un approccio di attesa per i giovani, mentre sopra 10 g/dl, raramente si trasfonde.
Nei protocolli di trasfusione massiva, si deve somministrare plasma ogni 4/6 sacche di sangue, poiché i pazienti con emorragia massiva hanno spesso perso anche fattori della coagulazione.
La stabilità emodinamica è cruciale; se il paziente è instabile, non si devono attendere i risultati delle analisi, mentre per i pazienti stabilizzati si può procedere con le trasfusioni programmate.
Le trasfusioni non sono prive di rischi, come reazioni avverse o trasmissione di infezioni, e ci sono implicazioni medico-legali nel caso di trasfusioni effettuate in situazioni non appropriate, come quando l'Hb è sopra i 10 g/dl.