Concetti Chiave
- Il crollo dell'impero d'Occidente nel 476 non influenzò l'impero d'Oriente, che continuò a prosperare fino al 1453, mantenendo città vivaci e un'economia fiorente.
- Costantinopoli, grazie alla sua posizione strategica e a un'economia floridissima, divenne un centro di ricchezza, permettendo finanziamenti per opere pubbliche e un esercito professionale.
- L'imperatore d'Oriente deteneva un potere assoluto, incarnando il principio del cesaropapismo, che univa autorità civile e religiosa sotto la sua guida divina.
- Giustino, imperatore d'Oriente, mirava a riunificare le terre romane, vedendo i regni romano-germanici come una soluzione temporanea alla divisione dell'impero.
- L'impero d'Oriente affrontava minacce esterne da popoli barbarici e dall'impero persiano, mentre internamente soffriva di corruzione e tensioni religiose che minavano la stabilità.
Indice
La stabilità dell'impero d'Oriente
Il crollo dell'impero d'Occidente (476), non aveva minimamente scalfito l'impero d'Oriente (in seguito chiamato bizantino), la cui storia continuerà fino al 1453, quando i Turchi ottomani ne conquisteranno la capitale, Costantinopoli, decretando la fine definitiva dell'impero romano. Nel IV e nel V secolo le grandi trasformazioni che avevano riguardato l'Occidente e, prima fra tutte, la crisi economica e sociale che ne aveva segnato sorte, non si manifestarono a Oriente, dove le città si mantenevano numerose e vivaci, animate dalla presenza di artigiani, mercanti, piccoli e grandi imprenditori, le vie di comunicazione percorribili, l'agricoltura fiorente, e il commercio, soprattutto di beni di lusso, assai attivo.
La politica flessibile di Costantinopoli
La capitale Costantinopoli si faceva sempre più splendida e ricca, per la sua felice posizione, che collegava il Mediterraneo, e quindi l'Occidente, con il Mar Nero, e dunque l'Oriente. Grazie a un'economia fiorente lo Stato poteva contare su abbondanti prelievi fiscali, con cui finanziare opere pubbliche e mantenere un forte esercito professionale, fedele e ben remunerato. Il merito di tale situazione era da attribuirsi agli imperatori di Costantinopoli, i quali attuarono una politica flessibile nei confronti dei Germani che premevano ai confini, sfruttando gli antagonismi fra le tribù a loro favore: talvolta, infatti, si alleavano con l'una per combattere l'altra; altre volte, con azioni diplomatiche e il pagamento di tributi, riuscirono a evitare scorrerie e aggressioni e a deviare il flusso delle popolazioni barbariche verso l'Occidente, che rimase il loro principale obiettivo.
Il cesaropapismo e il potere imperiale
Nell'impero d'Oriente il potere politico era saldamente nelle mani dell'imperatore, che lo gestiva con l'ausilio di funzionari e burocrati fedeli. La figura stessa dell'imperatore era ritenuta di diretta emanazione divina. Ciò consentì l'affermazione del principio del cesaropapismo, secondo il quale l'imperatore, in quanto investito da Dio, costituiva la massima autorità in ambito sia civile sia religioso, tanto da arrogarsi il diritto di convocare e presiedere i concili, nominare il vescovo di Costantinopoli, denominato patriarca, nonché di esprimere giudizi e assumere decisioni di carattere teologico.
Le ambizioni di Giustino
Questa posizione di netta supremazia del potere civile dell'imperatore rispetto a quello religioso del papa, fu una conquista dell'imperatore Giustino, il quale era convinto che prima o poi l'impero avrebbe ripreso l'antica compattezza, che i regni romano-germanici costituissero solo una soluzione temporanea, che l'autorità del papa a Roma fosse transitoria e che l'obiettivo ultimo fosse la riunificazione, su base religiosa e politica, di tutte le terre un tempo appartenenti all'impero.
Le debolezze dell'impero d'Oriente
Nonostante questi fattori di forza e di stabilità, anche l'impero d'Oriente aveva alcuni elementi di debolezza. Sulla frontiera danubiana premevano nuovi popoli "barbari", come gli Slavi, i Bulgari e gli Avari, un popolo di stirpe turca imparentata con gli Unni. Inoltre, l'impero persiano, ritornato di nuovo forte e bellicoso sotto la dinastia sasanide, minacciava Costantinopoli da Oriente. Sul piano interno, la corruzione della burocrazia e il pesante carico fiscale che gravava soprattutto sui ceti più poveri rendevano l'impero assai impopolare, specie presso i contadini piccoli proprietari, che dal VI-VII secolo in poi costituirono il nerbo dell'esercito, composto essenzialmente dai cosiddetti stratioti, i coloni-soldato. Anche la religione, col tempo, divenne un fattore d'instabilità. La sottomissione della Chiesa al potere imperiale rendeva difficili i rapporti col papa di Roma, mentre in alcune regioni dell'impero come la Siria e l'Egitto iniziavano a diffondersi concezioni religiose diverse da quelle "ortodosse", cioè ufficiali, e perciò considerate eretiche, come il monofisismo, che sosteneva la natura unicamente divina e non anche umana di Gesù.
Domande da interrogazione
- Quali furono le principali differenze tra l'impero d'Oriente e quello d'Occidente dopo il 476?
- Come si sviluppò la politica di Costantinopoli nei confronti delle tribù germaniche?
- Qual è il significato del cesaropapismo nell'impero d'Oriente?
- Quali ambizioni aveva l'imperatore Giustino riguardo all'impero?
- Quali erano alcune delle debolezze dell'impero d'Oriente?
A differenza dell'impero d'Occidente, l'impero d'Oriente continuò a prosperare, mantenendo città vivaci e un'economia fiorente, senza subire le crisi economiche e sociali che colpirono l'Occidente (come indicato nel testo).
Costantinopoli attuò una politica flessibile, sfruttando le rivalità tra le tribù germaniche, alleandosi con alcune per combattere altre e utilizzando la diplomazia e il pagamento di tributi per evitare aggressioni (come descritto nel testo).
Il cesaropapismo stabilì che l'imperatore, considerato di origine divina, avesse autorità sia civile che religiosa, potendo convocare concili e nominare il patriarca di Costantinopoli (come spiegato nel testo).
Giustino credeva nella riunificazione dell'impero e considerava i regni romano-germanici come una soluzione temporanea, sostenendo che l'autorità del papa fosse transitoria (come evidenziato nel testo).
L'impero d'Oriente affrontava minacce esterne da popoli barbarici e dall'impero persiano, oltre a problemi interni come la corruzione burocratica e il malcontento dei contadini a causa del pesante carico fiscale (come menzionato nel testo).