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Concetti Chiave

  • L'imperialismo moderno si sviluppò tra il 1870 e il 1914, con la Gran Bretagna come protagonista principale, culminando nell'incoronazione della regina Vittoria come sovrana delle Indie nel 1876.
  • Le motivazioni economiche dell'imperialismo sono collegate alla 2° rivoluzione industriale, caratterizzata da un aumento della produzione e dalla necessità di esportare l'eccesso per ottenere materie prime a basso costo.
  • Le teorie di Hobson e Lenin offrono interpretazioni diverse dell'imperialismo: Hobson lo vede come risposta alla sovrapproduzione, mentre Lenin lo considera una fase del capitalismo con conseguenti conflitti militari per il dominio territoriale.
  • Essere un paese imperialista conferiva prestigio e consensi interni, oltre a garantire un vantaggio politico estero, prevenendo la conquista di territori strategici da parte di altri stati.
  • Le giustificazioni culturali per l'imperialismo, come quelle di Rudyard Kipling, sostenevano la missione civilizzatrice dell'uomo occidentale, mentre altre idee razziste, come quelle di Gobineau, promuovevano l'ineguaglianza tra le razze.

L'inizio dell'imperialismo moderno

Si parla di imperialismo nel periodo che va dal 1870 al 1914. Il primo stato in cui si cominciò a parlare di politica imperiale fu la Gran Bretagna. In particolare per quanto riguarda quest’ultima c’è una data simbolica, il 1876 in cui, la regina Vittoria fu incoronata sovrana delle Indie. Insieme all’Inghilterra, le principali protagoniste di questo fenomeno furono la Francia e la Germania, quest’ultima soprattutto dopo l’esperienza politica di Bismark. Si distinsero anche il Belgio, che infatti colonizzò il Congo, L’Olanda, che aveva già colonie in estremo oriente, L’Italia la cui politica fu definita “imperialismo degli straccioni”, la Russia, il Giappone ed infine gli Stati Uniti, il cui imperialismo fu piuttosto “informale” poiché infatti non colonizzò direttamente ma aveva comunque un forte controllo economico e finanziario sui paesi dell’America centrale e meridionale.

Quello che colpisce di questo periodo, a differenza delle precedenti esperienze imperialistiche è il fatto che gli stati europei si impegnarono fortemente e in prima persona per espandere i propri territori, fu quasi una gara tra stati colonizzatori, mentre nelle precedenti esperienze imperialistiche fu l’iniziativa di una singola persona a portare gli stati ad espandersi ( si ricordi ad esempio l’imperialismo spagnolo di Pizarro o Cortés ).

Quali sono le motivazioni economiche dell'imperialismo?

Le motivazioni di tale fenomeno furono interpretate in due modi diversi: la prima di carattere economico, cioè si pensò ad una serie di processi economici che avevano caratterizzato l’Europa nel periodo immediatamente precedente, e l’altra di carattere strategico politico e culturale.

Dopo la seconda metà nel 1800 l’Europa era stata caratterizzata da un fenomeno noto come “rivoluzione industriale”. Questi anni videro formarsi un vero e proprio “gigantismo economico”, con costruzioni di fabbriche, complessi industriali, aggregati di industrie, organizzazioni quali “cartelli” e “trust”. Per la prima volta si comincia a parlare di “borse valori” per finanziare le grandi industrie nascenti, nascono le prime banche d’affari ecc.. Tutto ciò portò ad un enorme incremento della produzione e proprio da qui nascono le prime teorie sull’imperialismo.

Teorie economiche di Hobson e Lenin

La prima interpretazione economica dell’imperialismo fu inaugurata nel 1902 da John Hobson, con la pubblicazione dell’opera “L’imperialismo. Uno studio”. Egli sostenne che l’espansione imperialista fu generata da rischi di sovrapproduzione, a seguito dei quali gli stati cercavano di esportare fuori d’Europa la produzione in eccesso e contemporaneamente di acquistare materie prime a costi bassissimi e un dominio diretto era la strada che meglio permetteva agli stati di raggiungere tale scopo.

L’altro sostenitore della teoria economica era invece un comunista rivoluzionario, Lenin. In particolare egli nel 1916 scrisse l’opera “Imperialismo, fase suprema del capitalismo” nel quale si domanda quali furono le cause della 1° guerra mondiale, che proprio in quegli anni stava dilaniando l’Europa. La risposta fu trovata all’interno del fenomeno capitalista; infatti egli ipotizzò che questi grandi conglomerati industriali, mossi dall’esigenza di esportare materie prime e materiali, provvidero ad una spartizione delle aree di dominio extraeuropee per il motivo sopra citato. Tale spartizione, finché possibile è pacifica, quando non può più esserlo, il conflitto economico, si trasforma in conflitto militare.

Successivamente, fu avviata una revisione storiografica e alcuni autori, come ad esempio John Fieldhouse proposero altre interpretazioni, che tuttavia non negavano l’incidenza dei fattori economici.

Interpretazione strategica e culturale dell’imperialismo

Interpretazioni strategiche e culturali

Per quanto riguarda i fattori strategici, alcuni studiosi sostennero che in molti casi un territorio non veniva occupato per sfruttarlo, anzi dal punto di vista economico diventava quasi un peso. Tuttavia in quel periodo essere un paese imperialista era motivo di prestigio, il che portava a larghi consensi per quanto riguarda la politica interna, e inoltre occupare uno stato significava impedire ad altri di conquistarlo, con un vantaggio quindi anche per la politica estera.

Per quanto riguarda invece le ragioni di tipo culturale si ricorda tra i principali sostenitori Rudyard Kipling che scrisse “ Il fardello dell’uomo bianco”, nel quale parlò dell’uomo occidentale come l’uomo civile, progredito che si sarebbe assunto l’impegno di colonizzare le popolazioni più regredite, selvagge, con lo scopo di civilizzarle e portarle verso il progresso.

Inoltre, in quegli anni circolavano già tesi esplicitamente razziste. Si ricordi ad esempio “Sull’ineguaglianza della razza umana” di Gobineau, dove si sosteneva che la razza fosse un qualcosa di naturale, immutabile, e l’ineguaglianza sul piano razziale porta a differenze anche sul piano dei valori per cui ci sono razze migliori e razze peggiori. In particolare la razza per eccellenza si sostiene fosse quella ariana, da cui l’autore mostra un certo timore per il fatto che le razze inferiori possano prendere il sopravvento, sporcandone la purezza.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il periodo storico in cui si sviluppa l'imperialismo moderno?
  2. L'imperialismo moderno si sviluppa tra il 1870 e il 1914, con la Gran Bretagna come primo stato a intraprendere una politica imperiale, simbolizzata dall'incoronazione della regina Vittoria come sovrana delle Indie nel 1876.

  3. Quali sono le principali motivazioni economiche dell'imperialismo?
  4. Le motivazioni economiche dell'imperialismo sono legate alla "2° rivoluzione industriale", che ha portato a un aumento della produzione e alla necessità di esportare l'eccedenza, oltre a cercare materie prime a basso costo, come sostenuto da teorie di Hobson e Lenin.

  5. Come spiega John Hobson l'espansione imperialista?
  6. John Hobson, nel suo studio del 1902, sostiene che l'espansione imperialista è una risposta ai rischi di sovrapproduzione, spingendo gli stati a esportare la produzione in eccesso e a cercare materie prime a costi ridotti.

  7. Qual è la visione di Lenin riguardo all'imperialismo e alla guerra?
  8. Lenin, nella sua opera del 1916, considera l'imperialismo come una fase suprema del capitalismo, dove la spartizione delle aree di dominio extraeuropee porta inevitabilmente a conflitti militari quando le vie pacifiche non sono più praticabili.

  9. Quali sono le interpretazioni culturali dell'imperialismo?
  10. Le interpretazioni culturali, come quelle di Rudyard Kipling, vedono l'imperialismo come un "fardello" dell'uomo bianco, che si assume il compito di civilizzare le popolazioni considerate regredite, mentre tesi razziste sostengono l'ineguaglianza tra le razze come giustificazione per la dominazione.

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