Impatto ambientale dei sistemi energetici – a. De pascale
Programma
1) Introduzione
Inquinamento atmosferico dai sistemi energetici. Dispersione e gradiente termico; stabilità atmosferica;
Diffusione da camino. U.d.m. degli inquinanti in aria. NOx e CO: meccanismi di formazione; effetti
sull'ambiente.
2) Elementi di combustione ai fini dell'impatto dei sistemi energetici
Definizioni e variabili chiave: miscele, limiti di infiammabilità, temperature. Modalità di combustione
premiscelata e non premiscelata; le velocità di combustione.
3) Impatto ambientale dei gruppi turbogas e dei cicli combinati
Condizioni al contorno e camere di combustione convenzionali: architettura e funzioni. Formazione
inquinanti nel TG, localizzazione e metodi per il controllo emissioni. Tecnologie per combustori a ridotto
impatto: inerti, staging, lean premix. Aspetti funzionali e architetture di alcuni combustori DLN di macchine
di ultima generazione. Cenni su combustori catalitici. Sistemi di post-trattamento: l'SCR e lo SCONOX.
Emissioni al variare del carico; le emissioni a consuntivo. L'utilizzo dell'idrogeno nelle turbine a gas.
4) Inquinamento termico dai sistemi energetici
La potenza scaricata dai Sistemi di raffreddamento. Circuito aperto ed impatto ambientale. Torre evaporativa
architetture e consumi di acqua. Torre a secco e ibrida: pennacchio. Condensatore ad aria e sistema con
condensatori acqua/ aria in parallelo. Le emissioni di PM dalle torri evaporative.
5) I sistemi frigoriferi e l'impatto ambientale
I sistemi a compressione: prestazioni energetiche; fluidi frigoriferi: il cloro e l'impatto sull'ambiente (ODP); i
fluidi sostitutivi HFC e HFO, cenni alla nomenclatura ASHRAE. La CO dai combustibili e l'effetto serra; il GWP
2
e il TEWI per i sistemi frigoriferi. Impianti criogenici per la liquefazione dei gas.
6) I sistemi ORC per il recupero di cascami termici
Architettura del ciclo termodinamico, proprietà dei fluidi, caratteristiche delle macchine. Indicatori delle
prestazioni.
7) Impatto ambientale dei sistemi a combustione esterna
Gruppi a vapore USC e il carbone. Bruciatori per il polverino. Sistemi WTE e sistemi ibridi. Emissioni e controllo
degli NOx (air staging, fuel staging, FGR). Il PM: caratterizzazione; formazione; effetti nocivi. Post-trattamenti:
e disposizioni dei post-trattamenti nella linea fumi. Combustione a letto fluido e PFBC. Sistemi integrati.
Gassificazione carbone e IGCC. Tecniche di contenimento delle emissioni di CO2, compressione /
liquefazione.
8) Impatto di alcuni sistemi a fonti rinnovabili senza combustibili e sistemi ibridi
Sistemi geo-termoelettrici: architetture, impatto. Impianti ibridi. Energia eolica: potenza disponibile e limite;
efficienze. 1
18/9
1. Introduzione
Dispersione degli inquinanti in atmosfera
Dipende fortemente da:
• Condizioni meteorologiche:
⬧ →
Ventosità trasporto;
⬧ →
Gradienti termici verticali stabilità / instabilità dell’atmosfera (moti verticali ostacolati /
favoriti);
• Diffusione nell’aria.
1) Calcolo del gradiente termico in condizioni adiabatiche (aria secca)
Hp (ipotesi):
⬧ →
aria = gas perfetto: pv = RT dp/p + dv/v = dT/T
⬧ →
k
trasformazione adiabatica ideale: legge delle t. isoentropiche pv = cost dp/p + k dv/v = 0
⬧ conservazione dell’energia E: cdc + gdz + dp/ + dR + dL = 0
Ulteriori hp:
⬧ atmosfera in quiete: cdc = 0
⬧ condizioni isoentropiche: dR = 0
⬧ assenza di scambi di lavoro: dL = 0
Dalla 2° eq.: dv/v = - 1/k dp/p →
Sostituendo nella 1°: dp/p – 1/k dp/p = dT/T dp/p = dT/T * k/(k-1)
Sostituendo nella 3°: gdz + v * p/T * k/(k-1) dT = 0 in cui v*p/T = R
Da cui: dT/dz = - g/R * (k-1)/k = cost
2
Sono note g = 9,81 m/s , R = 288 J/(°C*kg), k = 1,4
Gradiente adiabatico secco: 2
Quindi l’andamento della temperatura con la quota è lineare:
z.
Si può pertanto scrivere: T(z) = To –
Il gradiente calcolato è determinante per individuare le condizioni di stabilità o instabilità dell’atmosfera,
ossia le condizioni in cui i movimenti verticali sono rispettivamente ostacolati o favoriti.
Supponendo che una particella si sposti (rapidamente, quindi in modo adiabatico, affinché la trasformazione
sia isoentropica) dalla quota z a z +z, la sua temperatura subirà una variazione secondo la legge
0 0
dell’isoentropica e diventerà quindi T . L’aria circostante invece ha T = T . Siccome la densità è
reale
inversamente proporzionale a T:
⬧ →
se T < T la particella è più densa e pesante dell’aria circostante e tenderà a scendere
reale
nuovamente (atmosfera stabile, moto verticale ostacolato);
⬧ →
se T > T la particella è meno densa e più leggera dell’aria circostante e tenderà a salire
reale
ulteriormente (atmosfera instabile, moto verticale favorito).
Per inquinanti emessi ad esempio da un camino, la situazione favorevole alla dispersione è quella di
atmosfera instabile.
Si possono presentare situazioni di INVERSIONE TERMICA, che ostacolano la dispersione degli inquinanti.
3
AL SUOLO
Es. Al mattino il terreno è freddo e il sole scalda l’aria più velocemente che il terreno (situazione transitoria).
Tipico in inverno nella pianura Padana (situazione stagionale).
Strato di inversione: tipicamente poche decine di metri, max 100-200 m.
Se l’inquinante è rilasciato da una sorgente (es. cima del camino) a un’altezza superiore alla zona di
inversione, la dispersione è possibile. Al contrario, la dispersione verticale è sfavorita se l’emissione è
all’interno della zona di inversione, con conseguente accumulo. Per questo, i grossi impianti (es. grosse
centrali termoelettriche) hanno camini di altezza di 150 – 200 m.
IN QUOTA
2) Concentrazione di inquinanti in aria
Hp: ⬧ sorgente puntiforme (es. cima del camino di altezza H);
:
⬧ →
atmosfera in equilibrio indifferente (|dT/dz|= condizioni né stabili, né instabili il profilo
verticale di T non influisce sulla minore o maggiore dispersione);
⬧ presenza di vento orizzontale di velocità v uniforme.
Calcolo della concentrazione dell’inquinante in aria:
3
C = M /V [kg/m ] = f (x,y,z,t)
inq aria 4
Scelta del sistema di riferimento:
Influiscono molti fattori: legge di variazione di emissione del camino, evoluzione della ventosità, aspetti
orografici (geometria del sito: es. montagne o edifici che ostacolano la dispersione). Tuttavia ci si pone in
condizioni semplificate e si trascurano questi aspetti.
Vale l’eq. del trasporto dell’inquinante, che si può scrivere in forma qualitativa (con approccio euleriano):
∂C/∂t = – F – F – F + S (sorgente)
convezione diffusione turbolenze
Si possono fare hp. semplificative:
⬧ S = 0 in tutti i punti tranne la cima puntiforme del camino;
⬧ F inizialmente trascurabile (successivamente si applicherà una traslazione a tutti i punti dello
conv
spazio, dato che la velocità è uniforme);
⬧ →
F = F + F termini diffusivi con medesima struttura matematica: legge di Fick.
diffusione turbolenze
∂C/∂t 2
∇
= – F = D C con D = coefficiente di diffusione
diff+turb
Quindi la dispersione di un inquinante è influenzata dalla diffusione dell’inquinante stesso nel mezzo = aria.
La soluzione dell’eq. precedente permette di determinare l’incognita C.
Si ottiene una eq. differenziale alle coordinate parziali, semplificabile con ulteriori hp:
⬧ Si trascura la diffusione orizzontale (prevale il trasporto per convezione causato dal vento): 1°
termine = 0. La diffusione è rilevante solo nel disco di diffusione perpendicolare alla direzione x:
(y,t) (z,t)
⬧ Separazione delle variabili: C = C (y,z,t) = *
Il 1° termine è una funzione di y, il secondo è funzione di z: la loro somma è nulla solo se sono entrambe
nulle, cioè se sono nulle le due parentesi. Si può quindi scrivere come un sistema:
5
La soluzione è una funzione di tipo gaussiano, esponenziale, con k e k = costanti di integrazione incognite,
1 2
il cui prodotto è A.
Quindi la diffusione segue un profilo gaussiano sul piano yz, a cui si sovrappone la traslazione orizzontale
dovuta al vento uniforme: il risultato è un cono di diffusione.
t m,
Per determinare A, si sfrutta un’eq. al contorno: in esce dal camino una che subisce per effetto del
x m x,
vento uno spostamento = v*t. Quindi occuperà un disco di spessore appartenente al cono.
Si può scrivere:
Considerando solo un quarto del disco (ad es. y>0, z>0, cioè entrambi [0, +∞]):
(Qui K sta per A) 6
Gli ultimi 2 integrali sono integrali di Gauss:
Si può sfruttare l’integrale noto con un cambio di variabili:
Si può quindi scrivere l’espressione completa di C:
Si può riscrivere in funzione anche di x, ricordando che v = x/t:
m/t
Il primo fattore può rappresentare la massa emessa in un certo intervallo di un evento transitorio, ma
anche la portata in camino di un’emissione costante, rispetto a cui C è quindi direttamente proporzionale.
C cala all’aumentare della distanza ed è inversamente proporzionale alla velocità del vento.
I coefficienti di diffusione sono di difficile misura: è preferibile passare ai coefficienti di dispersione, a cui
sono legati dalle seguenti definizioni. 7
Sono più facilmente calcolabili tramite correlazioni semi-empiriche, del tipo:
in cui a, b, c sono parametri empirici stabiliti in base alle condizioni meteorologiche.
Si riscrive pertanto:
Se si tiene conto dell’effetto della gravità (rilevante ad es. per particolato), si introduce una componente
verticale aggiuntiva della velocità = velocità di deposizione v . Il risultato è un’inclinazione verso il basso
G
dell’asse del cono. Se ne può tenere conto definendo il coefficiente di deposizione K come rapporto fra la
v
velocità di deposizione e quella orizzontale.
→
v = x/t; v =z/t K = v /v = z/x
G v G
Si deduce che lo spostamento introdotto dalla gravità è z = K *x. Sostituendo nell’espressione di C:
v
Concentrazione in aria in presenza di:
⬧ diffusione in direzione y, z,
⬧ trasporto orizzontale (vento),
⬧ deposizione per gravità.
3) Concentrazione di inquinanti al suolo
Hp: ⬧ z = H.
⬧ Annullamento della diffusione al suolo: l’effetto suolo è tenuto
matematicamente in conto considerando una sorgente
virtuale speculare, in modo da bilanciare la diffusione a livello
del suolo.
Occorre però dividere per 2 l’espressione di C, dal momento
che altrimenti in questo modo si otterrebbe una
concentrazione doppia al suolo.
⬧ →
Deposizione progressiva al suolo la massa di inquinante
diminuisce all’aumentare di x.
Occorre moltiplicare l’espressione di C per m(x), con m(x) ≤
m/t = m (portata emessa a camino). Concentrazione al suolo
8
24/9
Occorre ancora determinare il fattore incognito m(x). Si può esprimere la quantità di inquinante che si è
depositata da 0 a x come un integrale sulla superficie di deposizione:
È una condizione al contorno che permette di esplicitare m(x). Prima però si riscrive C in forma compatta:
con
Sostituendo nell’eq. precedente:
In cui si è sfruttato l’integrale noto di Gauss. 9
Quindi tutti i parametri dell’espressione della C sono noti (m, H, v, K , , ) ed è possibile determinarne il
v y z
valore. Si determina la concentrazione al suolo massima.
In cui si è considerato m(x) = m: è un’ipotesi semplificativa a vantaggio della sicurezza.
C ↓ se:
max suolo
⬧ m↓
⬧ v↑
⬧ H↑ (→ unico parametro su cui si può agire in fase di progettazione)
⬧ K ↓
v
⬧ , ↑
y z
Correlazioni di Pasquill (non lineari), del tipo:
In cui a, b, c,… sono coefficienti
empirici correlati alle condizioni
meterorologiche.
Entrambi i coefficienti di dispersione
hanno un andamento logaritmico
crescente con x.
Pasquill ha schematizzato i diversi
scenari meteorologici di stabilità o
instabilità atmosferica (da A =
fortemente instabile, a F = fortemente
stabile).
Se si considerassero , costanti in x, l’andamento di C con la x sarebbe un
y z
esponenziale negativo, cioè l’effetto più gravoso sarebbe vicino al camino.
10
Considerando invece la dipendenza da x di , , il punto di massima C = x non è di immediata
y z Cmax
determinazione.
Hp: ⬧ K = 0
v
⬧ = o = k (k=cost)
y z y z
Note le correlazioni di Pasquill, si può calcolare x :
Cmax
Si osserva che dipende da H: x è tanto maggiore (tanto più distante dal camino), quanto più il camino è
Cmax
alto. Fino a quel punto, si ha una zona d’ombra (nell’intorno del camino) in cui la concentrazione al suolo è
→
praticamente nulla. Per valori tipici di H = 100 m, x = 100 – 1000 m se ne deve tenere conto per la
Cmax
scelta del sito di una centrale.
Per un’analisi meno semplificata, si utilizzano programmi di calcolo (con diversi approcci: gaussiano,
euleriano, lagrangiano…) per realizzare mappe di concentrazione, indispensabili per la progettazione.
11
Unità di misura degli inquinanti in aria
Aria (semplificata) = 21% O + 79% N (in volume)
2 2
Microinquinanti, prodotto della combustione (sempre presenti i primi 2):
⬧ CO
⬧ NOx (NO, NO , N O, …)
2 2
⬧ SOx (SO , SO , …)
2 3
⬧ PM – Particulate Matter (particolato solido)
⬧ (U)HC – (Unburned) HydroCarbons:
CH (molto stabile, poco reattivo)
4
NMHC – Non Methane HC (reattivi, anche con le mucose dell’apparato respiratorio):
IPA (idrocarburi policlici aromatici), composti benzenici…
⬧ Metalli pesanti (Hg, Pb, Cd, …; derivanti dalla combustione di alcuni carboni)
⬧ Sostanze acide (HCl, HBr, HF, …)
⬧ Diossine (molecole complesse contenenti Cl, derivanti dalla combustione delle plastiche)
Microinquinanti secondari, prodotti dai primari:
⬧ O 3
⬧ NH
3
⬧ Fluidi frigoriferi (CFC, HFC, …)
+ CO , la cui quantità non è piccola; è un prodotto classico della buona combustione di idrocarburi, per cui
2
spesso non è nemmeno definito come un inquinante; inerte.
Quantificazione:
⬧ →
in aria qualità dell’aria (concentrazione)
⬧ →
nei fumi di S.E. (sistemi energetici) misura degli effluenti
In entrambi i casi da confrontare con il valore limite di legge.
Concentrazione:
⬧ → 6 -9
Molare [ppm 1 ppm = 1 mol inq./10 mol gas; o ppb = 10 ] (teoricamente più corretta)
⬧ →
Volumetrica [ppm] (più comoda nella pratica meccanismo degli strumenti di misura: volumetrico)
Se gas perfetto:
per l’inquinante pV = n R T
i i 0
per la miscela pV = n R T
tot tot 0
Da cui:
NB: Spesso si specifica ppm o ppm (vd
v vd
= volume dry: concentrazione misurata
sui volumi secchi)
L’acqua danneggia gli strumenti di
misura: apparati di disidratazione dei
fumi a monte. 12
⬧ In massa [ppm ] (tipicamente utilizzate per i limiti di legge)
m
Ma n non sono note per tutte le specie che compongono la miscela.
j
Ancora z non note. Spesso si utilizza un’u.d.m. alternativa che permette la conversione immediata
j 3 3
da z (o y misurato, [ppm]) a x : [mg/Nm ] o [g/Nm ].
i i i
in cui si riconosce M = massa molecolare media della miscela.
m 3
In condizioni normali (p=1 atm, T=0°C), 1 kmol di gas perfetto occupa 22,4 Nm e pesa M kg.
m
3
Quindi M kg = 22,4 Nm , che si può sostituire nell’espressione precedente:
m
A questo punto la conversione è immediata:
Diluizione
Le misurazioni a camino vanno riportate a un tasso di diluizione std (standard) convenzionale:
⬧ →
per TG (turbine a gas) 15% O 2
⬧ →
per MCI (motori a combustione interna) 5% O 2
⬧ →
per caldaie dipende dal combustibile:
3% O se gas/liquidi,
2
15% O se solidi,
2
11% O se biomasse/rifiuti.
2 → →
I valori differenti dipendono dal diverso valore tipico dell’eccesso d’aria: TG grandi eccessi d’aria, MCI
piccoli eccessi, per le caldaie combustibili più difficili da bruciare richiedono maggiore eccesso.
13
Il procedimento di riconversione elettronica dei valori misurati a quelli di diluizione std può essere inteso
→
come una diluizione virtuale compiuta sui fumi (NB: le diluizioni fisiche sono vietate per legge reato
penale!) nel SME (sistema di misura delle emissioni) che comprende i sistemi di misura e di controllo della
conversione elettronica.
n = n° moli i = concentrazione di inquinante o = % ossigeno
Bilancio delle moli di inquinante:
→
i è nota; occorre ricavare n /n bilancio delle moli di ossigeno:
g A g
Con questo metodo si possono fare confronti fra sistemi energetici diversi (ma della stessa tecnologia, es. 2
caldaie, 2 turbine…).
Per indicare le concentrazioni, è oppurtuno specificare il tenore di ossigeno di riferimento, ad es.:
25/9 14
Emissioni specifiche (o fattori di emissione)
Utilizzate (poco) per la quantificazione degli inquinanti emessi da S.E., al posto delle concentrazioni.
Input based
Questi fattori di emissione sono facilmente convertibili i
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