15/4 Illuminotecnica
Benessere visivo
Soggettivo, ma è da riferire all’attività specifica: si stabiliscono delle norme prestazionali, che consentano il benessere al maggior numero di persone → linee guida per il progetto: si tengono in conto i parametri illuminotecnici più convenienti per illuminare correttamente un compito visivo (visual task).
Risultato approssimato, siccome il giudizio è soggettivo: percentuale di soddisfatti.
Benessere visivo (o comfort) visivo = buona ricezione del segnale luminoso (si coinvolge il sistema di segnali occhio – corteccia cerebrale + interpretazioni connesse all’esperienza passata).
Occhio: duplice funzione: ricevitore del messaggio luminoso (captazione delle radiazioni) + processore dello stesso per la sua trasmissione al cervello (conversione in impulsi nervosi).
Sezione equatoriale del bulbo oculare umano
- Cornea (membrana trasparente esterna: messa a fuoco).
- Corpo vitreo (liquido opaco: mantenimento della struttura).
- Pupilla (apertura).
- Umor acqueo (liquido simile acqua).
- Nervo ottico (trasmissioni degli impulsi visivi al cervello).
- Retina (membrana interna, sensibile alla luce, in particolare la fovea).
- Coroide (membrana per l’afflusso sanguigno).
- Iride: si apre e chiude in funzione della luminosità (diaframma regolatore).
- Cristallino: si comporta come una lente.
L’azione combinata di iride e cristallino consente di mettere a fuoco l’immagine esterna, che poi si proietta sulla retina, impressionandola, grazie ai milioni di sensori luminosi presenti nella retina: coni e bastoncelli (prendono il nome dalla forma del loro segmento esterno).
- Coni: visione fotopica diurna.
- Bastoncelli: sensibilità più fine, visione scotopica notturna (insensibili al discernimento dei colori; molto sensibili al movimento). Si inattivano con stimoli intensi.
Sono un sist. analogico di ricezione del segnale → la conversione al digitale (in potenziali elettrici) è trasferita attraverso il nervo ottico al cervello.
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La visione
λ → Radiazioni EM lunghezze d’onda visibili: = 380-780 nm (campo del visibile).
λ Ogni incidente suscita una sensazione definita come colore elementare: mix → tutti i colori.
λ Fotometria: misura delle sensazioni scaturite dalle radiazioni incidenti → parametri: potenza.
Molte misure soggettive su un ampio campione di individui: definizione di una funzione (fattore di visibilità K) che rappresenta la quantificazione numerica della sensibilità media dell’occhio umano a radiazioni diverse ma energeticamente equivalenti.
K(λ) è definito in modo che sia soddisfatta: K(λ1)*P(λ1)=K(λ2)*P(λ2).
λ P = potenze raggianti relative a luci monocromatiche di diversa → regolate in modo da generare sensazioni di visibilità equivalenti per intensità luminosa.
λ =555 Max di sensazione di visibilità: visione fotopica per radiaz monocromatica per nm → K =683 lm/W max.
[ Lumen (lm): u di misura del flusso luminoso: 1 lumen = 1 energia luminosa che attraversa una sup. unitaria nell’unità di tempo ].
Coeff. di visibilità relativa (o coeff. spettrale di visibilità o efficacia relativa): V(λ)=K(λ)/K < 100% max λ.
Curva di sensibilità fotopica e scotopica
Andamento di V(λ) in funzione di (della radiaz monocromatica): curva di sensibilità fotopica e scotopica.
- Linea continua → visione fotopica diurna: V=1=100% per K(λ)=K =K(λ=555 nm), ovvero max per un colore giallo-verde λ=507 nm.
- Linea tratteggiata → visione scotopica notturna: K per ovvero, per un colore max verde-azzurro, nonostante non ci sia discernimento dei colori da parte dei bastoncelli.
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(Conferma del campo del visibile = 380 – 780 nm).
Grandezze della fotometria
1) Flusso luminoso = Φ (lm)
Di una radiazione monocromatica dipende dalla potenza dello stimolo radiativo: Φ =K(λ)P(λ) [lumen].
Flusso luminoso policromatico, relativo alla potenza raggiante emessa nell’intero campo del visibile: λ dove dP/dλ = potenza raggiante emessa per unità di (non è una derivata).
Sostituendo la def. di V(λ)=K(λ)/K e K =683 lm/W: max max Φ.
[ Analogia fluidodinamica: = portata volumetrica (L/s) ].
1 lm = flusso luminoso emesso in un angolo solido unitario (1 steradiante = sr) da una sorgente puntiforme con intensità luminosa = I = 1 candela (cd).
2) Intensità luminosa = I (cd)
Φ Φ Quantità di emessa in una specifica direzione (correla alla distribuzione spaziale).
[ Analogia fluidodinamica: p; analogia elettrica: voltaggio ].
Intensità luminosa I = emesso entro l’angolo solido relativo a una determinata direz. (“direzione orientata”): [cd] È una grandezza vettoriale.
Nota: considerando un vertice ed una sfera di raggio r, l’angolo solido Ω è definito come il rapporto tra la superficie sottesa A ed il raggio r al quadrato.
1 candela (cd) = intensità emessa in una data direzione da una sorgente di radiazione λ=555 nm monocromatica di e con intensità=1/683 W/sr.
1 cd = 1 lm / 1 sr.
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Φ/4π - I emessa in tutto lo spazio = I media sferica = Φ.
Relazione inversa: = integrale tra 0 e dω (I dω).
I definita da curve fotometriche, proiettate su diagramma polare.
3) Luminanza = L (nit = cd/m2)
L in un punto di una sup in una certa direzione = (I emessa in quella direzione) / (sup. emittente proiettata su un piano perpendicolare alla direz. considerata di propagazione) [cd/m2=nit].
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(Oppure slib= 10 nit).
Misura la luminosità e la quantità direzionale della radiazione luminosa.
-3 -3 Visione scotopica per L<10 nit, fotopica per ≥ 10 nit (ma tipicamente è un ibrido).
Sup perfettamente diffondente (lambertiana: obbedisce alla legge di Lambert): L uguale α per ogni = L nella direzione normale.
4) Illuminamento = E (lx)
Φ incidente su una sup elementare sup elementare stessa.
Illuminamento su piano orizzontale: 2 Per def di angolo solido: dω = dA/r → 2 2 Sul piano orizzontale: dω = (dA *cosα)/r dA = (r * dω)/ cosα 0 0.
Quindi: { 1° legge del coseno } 4→ Considerando h=rcos(α) r=h/cos(α), si può riscrivere E come: 0 legge dell’inverso del quadrato } { Non evidenza la distanza, ma l’altezza del corpo emittente rispetto alla sup da illuminare.
α=0: (Se E =100 lx a 1 m di distanza; 25 lx a 2 m; 100/9=11 lx a 3 m) 0.
Su piano verticale: 2 Per def di angolo solido: dω = dA/r → 2 2 Sul piano orizzontale: dω = (dA *senα)/r dA = (r * dω)/senα v v.
Quindi: Analogamente: h=rcos(α), da cui: Φ=1 lm.
1 lux (lx) = I di una sup di 1m2 ricevente uniformemente distribuito.
5) Radianza = M (lux s.b.)
Quantità di flusso emesso da una sorgente per un’unità di (sua) area.
[lx s.b. = lux su bianco] Φ Φ Se la sup riflette, con r= coeff. di riflessione della sup = riflesso / incidente: M=rE.
Se r=1 (sup perfettamente riflettente = bianca): M=E (spiega l’u di misura).
Riflessione diffusa (lambertiana: i raggi riflessi seguono la legge di Lambert): Ι = Ι cosα α n.
- In = I max, nella direz normale alla sup.
- α = angolo tra asse perpendicolare alla sup e direzione di I α.
Quindi, per sup. lambertiane:
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Note
- I [cd] = grandezza fondamentale SI, da cui si ricavano le altre.
- Φ I e sono due caratteristiche proprie della sorgente luminosa considerata, mentre E rappresenta l’effetto da questa prodotto su una superficie ricevente.
- L e M sono grandezze rappresentative sia delle sorgenti illuminanti che degli oggetti illuminati, che possono essere considerati a loro volta quali sorgenti secondarie.
- E e L sono le due grandezze fotometriche che vengono sostanzialmente impiegate nelle normative indirizzate all’ottenimento del benessere visivo.
- Φ) E (legato a = utile dato per comprendere “quanta luce” occorre su un piano di lavoro per compiere una determinata attività.
- L (legata a I): fornisce preziose indicazioni per evitare fastidiosi fenomeni di abbagliamento.
Prestazione visiva: parametri e indici illuminotecnici per la valutazione del comfort visivo
Può essere messa in relazione con la facilità, la velocità e l’accuratezza nel percepire e riconoscere un oggetto: lega quindi stimoli fisici (oggettivi, misurabili) con le sensazioni soggettive da essi generate.
Weston (GB, circa 1950): lavoro svolto con un dato illuminamento “visual performance” = lavoro svolto con un illuminamento ideale.
Weston individuò inoltre 8 fattori (correlati) che influenzano la prestazione visiva.
Ad oggi, la prestazione visiva si ritiene sia data dalla relazione tra i componenti:
- Condizioni di illuminazione.
- Capacità visiva dell’osservatore.
- Caratteristiche proprie del compito visivo (oggetto della visione che, percepito e inequivocabilmente riconosciuto, rende possibile una determinata attività).
- Necessari parametri e indici illuminotecnici per definire i limiti entro i quali poter giudicare confortevole un ambiente luminoso.
- UNI EN 12464-1:2004: requisiti illuminotecnici che devono essere rispettati per i posti di lavoro in ambienti interni (ovviamente validi anche per ambienti esterni):
- Distribuzione delle luminanze.
- Illuminamento.
- Abbagliamento.
- Direzione della luce.
- Resa dei colori.
- Luce diurna.
- Sfarfallamento (per ambienti esterni).
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Contrasto di L
Contrasto di L L = L dell’oggetto; L = L dello sfondo 2 1.
In genere L /L ≤ 3, ma sufficientemente alto affinché l’oggetto sia distinguibile. 2 1.
Livelli di illuminamento
Livelli di illuminamento: misurati con luxmetro in fase di collaudo.
Parametro fondamentale alla base di un progetto di illuminazione.
Curve: influenza di I sulla prestazione visiva, in funzione di 3 diverse difficoltà del compito visivo e 2 diversi gradi di attenzione (lx: scala logaritmica) (Campione: soggetti di età giovane).
→ In condizioni ideali di illuminazione: ~ 20 lx per la corretta percezione >2000 lx visione soddisfacente ai fini della prestazione visiva ↑ ↑ (un ulteriore non giova, anzi il rischio di abbagliamenti e riflessi).
→ ↑ grado Con di attenzione: richiesto > I per ottenere pari prestazione visiva.
Tabella: livelli di I per luoghi, attività, compiti visivi, proposti dalla CIE (Commission International de l’Eclairage) nel 1987 sulla base degli studi di Weston.
Per ogni voce, 3 valori: primo = riferimento quando le riflessioni e i contrasti nell’ambiente sono elevati + compito visivo che non richiede particolare accuratezza; valore più alto = con compiti visivi critici (contrasti e riflessioni poco accentuati).
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Pubblicazione CIE → poi recepita da UNI EN 12464-1:2004: livelli di I min per interni, compiti e attività.
Controllo dell’abbagliamento
Controllo dell’abbagliamento: discomfort per eccessive L o differenze di L (quindi C).
Si può determinare l’abbagliamento in funzione dei valori di contrasto:
- C=2-3 → valori di contrasto ottimali.
- C=9-12 → abbagliamento.
Si possono distinguere diversi tipi di abbagliamento in base alla sorgente (abbagliamento diretto e indiretto) e alle conseguenze sulla prestazione visiva (abbagliamento molesto e perturbatore):
- Diretto: dovuto a lampade, finestre, etc.
- Indiretto o riflesso: causato da oggetti presenti nel campo visivo.
- Molesto (discomfort glare): produce una sensazione di sgradevolezza, disagio senza compromettere la visione.
- Perturbatore (disability glare): compromette, turba o impedisce la visione senza necessariamente generare una sensazione sgradevole.
Molesto: valutato con metodo tabellare CIE dell’indice unificato di abbagliamento UGR (unified glare rating), recepito dalla UNI EN 12464-1 (sostituisce i vecchi metodi di calcolo delle curve limite di luminanza e dell’indice di luminanza).
- -2 L = L di sfondo [cd m ] b.
- L = L delle parti luminose di ogni apparecchio di illuminazione nella direzione dell’occhio dell’osservatore.
- ω = angolo solido [sr] delle parti luminose di ogni apparecchio di illuminazione nella direzione dell’occhio dell’osservatore.
- P = indice di posizione di Guth, funzione dello scostamento angolare rispetto all’asse di visione, per ogni singolo apparecchio di illuminazione.
22/4
Temperatura di colore (K) e resa cromatica (Ra)
Temperatura di colore (K) e resa cromatica (Ra).
Qualità del colore → qualità dell’illuminazione.
K = livello termico che deve raggiungere il corpo nero per generare luce della stessa tonalità di quella in esame.
Ra: valuta la qualità della luce in locali con permanenza di persone → effetto sulla percezione del colore di un oggetto illuminato (rispetto alla lampada campione), quindi grado di fedeltà nella restituzione dei colori delle sup illuminate).
Ra ≥ 80 per l’illuminazione di interni.
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Campione di individui, a cui è chiesta la soddisfazione visiva.
Proporzionalità diretta tra K e livello di illuminamento.
Calorimetria: classifica i colori (UNI 9810:1991)
Sistema CIE
1. - Indagini sperimentali sulle capacità psicofisiche del campione di persone nel percepire i colori.
Si estrapolano curve che descrivono come le persone vedono i colori.
Grafico: coordinate tricromatiche (combinazione di 3 luci → ogni colore possibile).
Sistema Munsell
2. Ogni colore classificato in base a 3 qualità.
- λ Tono (o tinta): legato alla dominante; individua il colore con cui viene visto un oggetto (5 tinte principali: R, Y, G, B, P + 5 intermedie).
- Purezza (o saturazione): vivacità del colore, che si differenzia dalla visione del grigio λ → (da 1=nero a 9=bianco, scala di grigi; monocromatica colore puro. Lo stesso colore ottenuto con luci diverse, ha saturazione minore).
- Luminanza (o luminosità): intensità luminosa nella direzione dell’osservatore (livelli di L da 0 a 14).
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Illuminazione naturale
Illuminazione naturale.
Luce naturale: elemento fondamentale di ogni progetto architettonico. Varia continuamente (ed è benefico per il benessere psicosomatico). Sorgente di ottima qualità per la resa dei colori. Influisce sugli scambi termici tra edificio e ambiente. Ma di difficile controllo + deterioramento dei materiale.
Occorre dirigerla dove necessario ed evitare abbagli ed eccessivi contrasti.
Decreto ministeriale: l’ampiezza della finestra deve garantire un 2% di fattore di luce diurna medio e comunque sup min=1/8 del pavimento.
Modelli dell’illuminazione naturale
Illuminazione diurna = diretta (dal sole) + diffusa (riflessa dalla volta celeste).
- Diretta: dipende dall’ora del giorno e dalla presenza di nubi, ma il modello è stazionario.
- Diffusa: si considera la radianza dei punti della volta celeste. Modello matematico della distribuzione della radianza del cielo, sulla base di dati sperimentali → la CIE ha standardizzato 2 condizioni estreme: modelli di cielo coperto e di cielo di sereno.
Si vuole descrivere la luminanza L(p) di un punto p del cielo.
Cielo coperto
Weather Service (USA): 9/10 della sup apparente del cielo coperto da nuvole.
L(P) dipende da angolo zenitale (Z ), individuato dalla sposizione del sole, e dalla luminanza allo zenit (L ). z
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Condizioni estreme:
- Sole allo zenit (Zs=0): L =Lp z.
- Sole all’orizzonte (Zs=90°): L =1/3 Lp z.
Illuminamento E su un piano orizzontale esterno non ostruito: legato alla L del cielo coperto CIE allo zenit = L : z.
Ipotesi: cielo = sorgente lambertiana, quindi con M uniforme: L =L (approssimazione) p z.
Esiste il modello di cielo parzialmente coperto.
Cielo sereno
- Zs = angolo zenitale individuato dalla posizione del sole.
- χ = distanza angolare tra P ed il sole.
- γ = altezza angolare di P sull’orizzonte (complementare dell’angolo zenitale Z).
- Lp = luminanza assoluta del cielo nel punto P.
- Lz = luminanza assoluta del cielo allo zenit.
- 11
Evoluzione dei modelli e sviluppi della ricerca
Evoluzione dei modelli e sviluppi della ricerca: limiti: difficoltà di mappatura della L della volta celeste + non tutte le condizioni di cielo.
Darula Kittler, 2002: modelli di distribuzioni delle luminanze della volte celeste per ogni condizione → 15 tot: 5 per il cielo coperto, 5 sereno e 5 parzialmente coperto.
Il calcolo dei vari scenari di cielo dipende dal rilevamento di alcuni parametri che descrivono le condizioni climatiche (che non sempre è possibile reperire con facilità).
Fattore di luce diurna (D)
E in un punto dell’ambiente per effetto dell’illuminazione globale ricevuta da un cielo di nota distribuzione di L E che, nello stesso istante, si avrebbe su una superficie orizzontale esposta all’aperto e schermata dall’irraggiamento solare diretto % (1-6% tipicamente).
Significato fisico: % di luce naturale che interessa un punto dell’ambiente interno proveniente direttamente da quello esterno e/o riflessa da ostruzioni esterne e/o riflessa dalle sup interne.
Per ogni destinazone d’uso: D consigliato (utile per valutazione indicativa dell’illuminazione naturale + scelta delle aperture).
Per il calcolo:
- %D varia in ogni punto di un ambiente: tipicamente ci si riferisce a D medio.
- D= rapporto tra 2 grandezze che variano contemporaneamente nel t → D cost.
- Da fissare preliminarmente: condizioni del cielo e illuminamento esterno (solitamente 5000 lx).
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- (C: direttamente dal cielo, a L cost; e: riflesso da sup esterne; i: riflesso da sup interne).
Ad ognuno dei 3 E si può
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