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Autore: Daniele Simonin

Homepage: http://www.melodycode.com

Revisione: 3 (15 Settembre 2007)

Licenza: Creative Commons BY-NC-ND

Indice

Introduzione 2

Capitolo 1 - Il Web 2.0 3

Dal Web 1.0 al Web 2.0 5

Capitolo 2 – I punti cardine del Web 2.0 6

Partecipazione 7

Blog 20

Wiki 29

Folksonomia 32

Remixability 37

RSS (Really simple syndication) 38

API (Application programming interface), Widget e Mash-up 43

Usabilità 48

Capitolo 3 – Applicazioni Web 52

Capitolo 4 – L’impronta grafica del Web 2.0 57

Conclusione 61 1

Introduzione

Il 2004 ha visto la diffusione di un nuovo termine associato ad Internet: il Web 2.0.

Senza fare rumore questo nuovo termine sta in realtà entrando nelle vita di moltissimi italiani, segnandone le abitudini, così come il modo di cercare, consumare e specialmente condividere informazioni.

Molte persone utilizzano YouTube per condividere e visionare video, Wikipedia per le ricerche scolastiche, pubblicano il proprio album fotografico utilizzando Flickr, gestiscono e leggono Blog di persone più o meno autorevoli e molto altro.

Tutto questo senza aver mai sentito nominare il termine Web 2.0, a dimostrazione del fatto che il nome conta decisamente meno del livello di adozione di una tecnologia da parte degli utenti.

Il Web 2.0 è quindi un ambiente in cui si sono sviluppati e continuano a svilupparsi i siti e quelle applicazioni che mettono il controllo del contenuto (sia generato direttamente che non) nelle mani dell’utente.

I punti cardine di questa evoluzione del Web risultano quindi essere la partecipazione degli utenti (e di conseguenza il formarsi di un’intelligenza collettiva), la trasformazione dei dati (remixability) e la loro creazione da parte degli utenti (User-generated content) ed infine il cambiamento di rotta del design centrato sulle esigenze dell’utente.

Verranno approfonditi tutti questi elementi per capire quali sono i vantaggi e gli svantaggi nella logica dell’User-centered design.

Ci saranno inoltre alcuni riferimenti a siti commerciali a dimostrazione del fatto che il Web 2.0 sta avendo un impatto imponente sui nuovi modelli di comunicazione e di business.

Dare una definizione chiara e precisa di cosa sia il Web 2.0 è impossibile in quanto risulta essere ancora un’espressione giovane i cui contorni sono difficilmente definibili ma ciò che è certo è che il Web sta attraversando un periodo di innovazione che non si può ignorare. 2

Capitolo 1 - Il Web 2.0

In questo capitolo si accennerà la storia del Web soffermandosi sul Web 2.0 e mettendo in evidenza le principali differenze rispetto al Web 1.0. Si citeranno inoltre le varie definizioni di Web 2.0 circolanti in rete cercando di scoprire i punti comuni.

Inizialmente il Web è stato concepito per collegare tra di loro vari documenti ipertestuali statici, dando vita alla definizione di Web 1.0.

Con l’approdare dei primi sistemi di memorizzazione dati (database) e linguaggi lato server, si è assistito alla nascita di siti dinamici, come ad esempio bacheche online e forum, progredendo così nel concetto di Web 1.5.

Tutto ciò comporta dei vantaggi sia per gli sviluppatori e gestori di contenuto (che potranno aggiornare facilmente il loro sito), che per i navigatori (che avranno sempre il contenuto aggiornato e con maggiori opportunità di interazione e filtraggio dati).

Con l’utilizzo di linguaggi lato client che aggiungono interattività al sito, di fogli di stile che permettono di formattare il contenuto come meglio si vuole, si può dar vita a delle vere e proprie Applicazioni Web che a volte non hanno niente da invidiare alle classiche Applicazioni Desktop.

L’incremento di versione del Web non si riferisce ad un aggiornamento delle specifiche tecniche del World Wide Web bensì ad un utilizzo diverso della piattaforma web da parte degli sviluppatori.

Il Web 2.0 è quindi un termine usato per indicare uno stato di evoluzione del Web.

Dal 2004 in poi si è potuto assistere a questa evoluzione con la nascita di nuovi servizi e applicazioni che ormai sono entrati a far parte dell’abitudine di molti navigatori.

Il termine Web 2.0 fu coniato durante una conferenza tenutasi presso O’Reilly Media dove il vicepresidente di O’Reilly fece notare che la rete stava attraversando un periodo di rinnovamento e di crescita che non si poteva ignorare.

Dare una definizione concisa e chiara di cos’è il Web 2.0 è molto difficile per il semplice fatto che non tutti concordano che sia un’innovazione bensì una normale evoluzione del Web.

[1]

Tim O’Reilly ha provato a darne una definizione compatta:

Web 2.0 is the business revolution in the computer industry caused by the move to the internet as platform, and an attempt to understand the rules for success on that new platform. Chief among those rules is this: Build applications that harness network effects to get better the more people use them.

Da questa definizione si può capire il fulcro del Web 2.0 ossia vedere il web come una piattaforma sfruttandola il più possibile.

Con questa espressione viene inteso il progressivo uso di applicazioni web (quindi non installate sulle macchine di chi ne fa uso) le quali a loro volta portano sempre una maggiore presenza continuativa online degli utenti. 3

Il fatto stesso di etichettare con un numero di versione questa innovazione fa capire l’analogia con le classiche applicazioni desktop che siamo normalmente abituati ad utilizzare.

Molti sostengono che la “business revolution” sia in un certo senso la conseguenza di una “consumer revolution” ossia l’utente non vuole più essere passivo di fronte a questo mezzo di comunicazione, ma vuole partecipare attivamente alla sua crescita.

Gli utenti non vogliono solo usare il Web, ma farlo.

Il Web 2.0 esprime tecnologie in grado di incrementare le possibilità di partecipazione ed approfondimento; è un nuovo punto di vista, è la volontà di diventare imprenditori consapevoli delle proprie opportunità, comunità consapevoli del loro potere e del proprio potenziale.

Vedere questa innovazione solo dal punto di vista tecnico è quindi un errore.

[2]

Russell Shaw ha una visione molto critica a riguardo:

[…] But Web 2.0 does not exist.

First of all, Web 2.0 is a marketing slogan. [3]

A sostegno di ciò, l’autore si limita a leggere la definizione di Wikipedia:

The term "Web 2.0" refers to what some people see as a second phase of development of the World Wide Web, including its architecture and its applications.

It was coined by Dale Dougherty during a meeting between O’Reilly and Associates (a computer book publisher) and MediaLive International (an event organizer) as a marketable term for a series of conferences.

Gli scettici sostengono che il termine Web 2.0 non ha un vero e proprio significato, in quanto questo dipende esclusivamente da ciò che i propositori decidono che debba significare per cercare di convincere i media e gli investitori che stanno creando qualcosa di nuovo e migliore, invece di continuare a sviluppare le tecnologie esistenti (quindi puramente per motivi di marketing).

Se per loro il concetto di Web 2.0 non esiste o non ha propriamente un significato, che cos’è?

Personalmente ritengo che è la consapevolezza degli utenti e sviluppatori di poter sfruttare al meglio uno strumento di comunicazione innovativo come Internet mediante la partecipazione attiva degli utenti, condivisione delle informazioni e molto altro.

In questo modo si può modificare in maniera più o meno radicale la concezione di uso della rete e delle informazioni spezzando il sistema gerarchico formato da amministratore e utente e innovando le regole nella produzione di modelli di comunicazione.

È indiscutibile che il processo di trasformazione del Web 2.0 sia lungo e per molti versi dall’esito ancora sconosciuto. 4

Dal Web 1.0 al Web 2.0

Come è facilmente intuibile, dal punto di vista tecnologico, il Web 1.0 e Web 2.0 sono uguali perché condividono gli stessi protocolli di base quali TCP/IP e HTTP.

Il concetto di base delle relazioni tra contenuti rimane quindi ancora l’ipertesto che permette di dare una struttura semantica ai documenti ipertestuali.

Nello brainstorming iniziale svolto da O’Reilly sono state messe in rilievo alcune differenze tra i due modi di fare e vivere il web.

Web 1.0 Web 2.0
Siti personali Blogging
Sistemi di gestione contenuti Wiki
Stickiness Syndication

La pianificazione e costruzione di un sito personale ha sempre richiesto tempo e conoscenze.

Molto spesso per costruirsi un sito web personale occorreva sapere:

  • Linguaggio HTML;
  • Linguaggio CSS;
  • Linguaggio lato server (PHP, ASP, ecc…);
  • Linguaggio di interrogazione database (SQL, MySQL, ecc…).

Questo ostacolo faceva da filtro a quegli utenti che volevano esprimersi ma che non avevano le conoscenze tecniche per farlo.

Con la nascita dei blog tutto è risultato più facile, infatti, qualsiasi persona può aprirsene uno e condividere ogni tipo di informazione.

La tecnologia Wiki è il punto di arrivo della gestione dei contenuti perché ne implementa tutti i paradigmi: permette a ciascun utilizzatore di aggiungere contenuti ma anche di modificare contenuti esistenti inseriti da altri utilizzatori; con la stessa semplicità si possono aggiungere ed eliminare pagine.

Per stickiness si intende quel contenuto atto a far ritornare l’utente più volte sullo stesso sito e quindi creare di fatto una community che è sinonimo di un alto indice di fidelizzazione degli utenti.

Con il syndication invece non si vuole obbligare l’utente a ritornare nel sito per visualizzarne il contenuto bensì glielo si rende disponibile sotto altra forma in modo da renderlo maggiormente fruibile ed esportabile (naturalmente indicando il tipo di licenza utilizzato).

Tutti questi concetti saranno in seguito approfonditi, ma risulta subito chiaro come abbiano un denominatore comune: la voglia di condividere e partecipare nel modo più facile e veloce possibile. 5

Capitolo 2 - I punti cardine del Web 2.0

In questo capitolo si studierà la mappa mentale inerente il Web 2.0 approfondendo i punti più importanti. La partecipazione degli utenti risulta essere il fulcro di questa innovazione del Web seguita poi dalla possibilità di poter manipolare e trasformare dati provenienti da altri siti (remixability). Ci si soffermerà inoltre sullo studio dell’usabilità delle nuove interfacce web e sull’utilizzo di nuove tecnologie come AJAX.

[4]

Markus Angermeier per rendere più chiari quali sono i concetti che fanno da spalla alla definizione di Web 2.0 ha costruito una mappa mentale (Fig. 2-1).

Una mappa mentale (o mind-map) è una forma di rappresentazione grafica che parte da un argomento centrale che viene sviluppato e ampliato seguendo una logica radiale (con vincoli di tipo associativo). Figura 2-1. Mappa mentale del Web 2.0.

Come si può notare, i termini che hanno a che fare con il Web 2.0 sono molti a dimostrazione del fatto che l’argomento è piuttosto complesso e difficilmente definibile con chiarezza. 6

Partecipazione

L’architettura di partecipazione del Web 2.0 ne sta decretando il suo successo soprattutto a livello di diffusione.

L’intuizione principale è che il Web deve essere solo lo strumento per permettere agli utenti di partecipare e condividere informazioni tra loro.

I nuovi modelli multimediali hanno procedure di sviluppo e fruizione che sempre più si avvicinano e intrecciano i modelli di sviluppo Open Source, nei quali l’interazione tra gli utenti è non solo l’effetto del servizio ma fonte di sviluppo e crescita del sito stesso.

[5]

Federico Moro definisce questo fatto una metamorfosi da virtuale a reale ossia la comune accettazione sociale di fruizione del mezzo che diventa quindi non più una simulazione del mondo ma un elemento reale che vi fa parte.

Questa consapevolezza sta portando all’evoluzione del Web che sfrutta quindi la potenza dell’intelligenza collettiva che verrà spiegata in seguito.

L’hyperlinking, il fondamento del Web, viene utilizzato per sfruttare la collettività: gli utenti inseriscono nuovi concetti e documenti che saranno aggiunti nella struttura del web e successivamente scoperti da altri utenti (che potranno diffonderli mediante altri collegamenti).

Le connessioni del Web, in questo modo, crescono organicamente come risultato dell’attività di partecipazione degli utenti.

Se consideriamo un documento linkato da 50 persone e uno da 20 persone possiamo dedurre (nella maggior parte dei casi) che il primo sia più “famoso” del secondo e che di conseguenza abbia un potere informativo maggiore.

Il PageRank, termine nato e portato avanti dal più famoso motore di ricerca Google, è facilmente riconducibile al concetto di popolarità descritto sopra che è tipico delle relazioni sociali umane.

Si può benissimo paragonare al sistema di votazione standard dove chiunque abbia una pagina web avrà diritto di voto ed esprimerà la sua preferenza attraverso collegamenti presenti nella suddetta pagina.

Ai siti che hanno un PageRank elevato viene attribuito loro una notevole autorevolezza e quindi il loro “voto” risulterà più influente nella determinazione del PageRank dei siti da esso collegati creando, di fatto, una gerarchia.

Naturalmente il PageRank non è l’unico parametro tenuto in considerazione per fornire risultati di ricerca migliori perché risulta molto importante anche l’esame delle caratteristiche di una pagina web ad esempio studiando la frequenza delle parole in essa presenti. 7

La figura 2-2 spiega in maniera molto semplice e chiara il concetto.

Figura 2-2. Rappresentazione grafica del PageRank.

[6]

La definizione di PageRank che Google fornisce:

Basato sullo specifico carattere "democratico" del Web, PageRank sfrutta la vastissima rete di collegamenti associati alle singole pagine per determinarne il valore. In pratica, Google interpreta un collegamento dalla pagina A alla pagina B come un "voto" espresso dalla prima in merito alla seconda. Tuttavia, non si limita a calcolare il numero di voti, o collegamenti, assegnati a una pagina. Oltre a effettuare questo calcolo, Google prende in esame la pagina che ha assegnato il voto. I voti espressi da pagine "importanti" hanno più rilevanza e quindi contribuiscono a rendere "importanti" anche le pagine collegate.

Si presenta quindi di fondamentale importanza la funzione dell’utente per la creazione di un database contenente i dati veri e propri (in questo caso l’autorevolezza di un sito): il vero servizio lo offre quindi l’utente.

Questa tipologia di partecipazione è piuttosto indiretta nel senso che l’utente non è consapevole di come sono usati ed elaborati i propri collegamenti (può benissimo non aver mai sentito parlare di Google), ma è la stessa Google che esaminando le varie pagine Web ne ricava il rispettivo PageRank.

Diventare un'arena tecnologicamente collaborativa e orientata alle relazioni tra pari, aprendo alle masse quei processi prima gestiti solo da chi era in possesso della patente di esperto è il grido di battaglia di questa innovazione del Web; ma è proprio così? È un’intelligenza collettiva?

Nella partecipazione diretta degli utenti possiamo assistere a dinamiche tipiche della vita quotidiana ed in particolar modo al fatto che non tutti gli individui contribuiscono in prima persona ai processi collettivi; spesso solo un'esigua minoranza determina i comportamenti di una grande maggioranza silente e inattiva dando vita ad una specie di cascata informativa. [7]

Jacob Nealsen riassume molto bene il concetto esponendo la regola dell’1% o 1:9:90:

In most online communities, 90% of users are lurkers who never contribute, 9% of users contribute a little, and 1% of users account for almost all the action. 8

Quindi se noi abbiamo 100 utenti noteremo che:

  • 1 utente partecipa attivamente con contenuti propri;
  • 9 utenti partecipano in maniera discontinua svolgendo mansioni di minimo impegno;
  • 90 utenti fruiscono passivamente del servizio.

Utenti attivi

Utenti semi-attivi

Utenti passivi

Detto ciò è facile creare 2 tipologie di utente:

  • Utente attivo (10% del totale): che partecipa in maniera più o meno attiva inserendo contenuti propri ed originali;
  • Utente passivo (90% del totale): si limita a leggere le informazioni ed eventualmente a diffonderle.

Utenti attivi

Utenti passivi

Si stima che il numero dei visitatori globali di Internet siano poco più di un miliardo avendo quindi circa 900 milioni utenti passivi e 100 milioni utenti attivi.

Un esempio lapalissiano di questo tipo di comportamento viene dal sito Digg.com.

Digg è un sito web di social bookmarking che si occupa di scienza e tecnologia, Internet ed informatica.

Le notizie ed i collegamenti sono proposte dagli utenti, e sono poi promosse in prima pagina in base ad un sistema di graduatoria non gerarchico e basato sulla valutazione degli altri utenti della comunità.

Quindi siamo portati a pensare che il contenuto presente in prima pagina sia in un certo senso rappresentativo del pensiero del più vasto numero di utenti che navigano in Internet (ossia ciò che ritengono sia realmente importante). 9

I numeri dicono ben altro: più del 26% delle storie che finiscono nella pagina frontale provengono da un gruppo ristretto di 20 utenti. [8]

A dimostrazione di ciò basta vedere le caratteristiche degli utenti più “attivi” (Fig. 2-3). 10

Figura 2-3. Classifica degli utenti Top 20 di Digg.com. 11

Questi 20 utenti hanno inserito un totale di 46268 storie di cui 12323 divenute popolari: poco più del 26%.

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Sintesi
web2.0.jpg

Il Web 2.0

Il Web 2.0 è quindi un ambiente in cui si sono sviluppati e continuano a svilupparsi i siti e quelle applicazioni che mettono il controllo del contenuto (sia generato direttamente che non) nelle mani dell’utente. I punti cardine di questa evoluzione del Web risultano quindi essere la partecipazione degli utenti (e di conseguenza il formarsi di un’intelligenza collettiva), la trasformazione dei dati (remixability) e la loro creazione da parte degli utenti (User-generated content) ed infine il cambiamento di rotta del design centrato sulle esigenze dell’utente.

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Il 2004 ha visto la diffusione di un nuovo termine associato ad Internet: il Web 2.0. Senza fare rumore questo nuovo termine sta in realtà entrando nella vita di moltissimi italiani, segnandone le abitudini, così come il modo di cercare, consumare e specialmente condividere informazioni. Molte persone utilizzano YouTube per condividere e visionare video, Wikipedia per le ricerche scolastiche, pubblicano il proprio album fotografico utilizzando Flickr, gestiscono e leggono Blog di persone più o meno autorevoli e molto altro. Tutto questo senza aver mai sentito nominare il termine Web 2.0, a dimostrazione del fatto che il nome conta decisamente meno del livello di adozione di una tecnologia da parte degli utenti.

I punti cardine di questa evoluzione del Web risultano quindi essere la partecipazione degli utenti (e di conseguenza il formarsi di un’intelligenza collettiva), la trasformazione dei dati (remixability) e la loro creazione da parte degli utenti (User-generated content) ed infine il cambiamento di rotta del design centrato sulle esigenze dell’utente. Verranno approfonditi tutti questi elementi per capire quali sono i vantaggi e gli svantaggi nella logica dell’User-centered design. Ci saranno inoltre alcuni riferimenti a siti commerciali a dimostrazione del fatto che il Web 2.0 sta avendo un impatto imponente sui nuovi modelli di comunicazione e di business. Dare una definizione chiara e precisa di cosa sia il Web 2.0 è impossibile in quanto risulta essere ancora un’espressione giovane i cui contorni sono difficilmente definibili ma ciò che è certo è che il Web sta attraversando un periodo di innovazione che non si può ignorare.

Capitolo 1 - Il Web 2.0

In questo capitolo si accennerà la storia del Web soffermandosi sul Web 2.0 e mettendo in evidenza le principali differenze rispetto al Web 1.0. Si citeranno inoltre le varie definizioni di Web 2.0 circolanti in rete cercando di scoprire i punti comuni.

Capitolo 2 - I punti cardine del Web 2.0

In questo capitolo si studierà la mappa mentale inerente il Web 2.0 approfondendo i punti più importanti. La partecipazione degli utenti risulta essere il fulcro di questa innovazione del Web seguita poi dalla possibilità di poter manipolare e trasformare dati provenienti da altri siti (remixability). Ci si soffermerà inoltre sullo studio dell’usabilità delle nuove interfacce web e sull’utilizzo di nuove tecnologie come AJAX.

Capitolo 3 - Applicazioni Web

La nascita delle applicazioni Web ha reso possibile utilizzare Internet per compiti che prima erano esclusiva delle applicazioni Desktop. Sfruttare le potenzialità della rete significa poter condividere dati, collaborare con persone geograficamente lontane, avere programmi sempre aggiornati e molto altro. In questo capitolo si spiegheranno le potenzialità delle applicazioni Web e l’avvento dei primi sistemi operativi basati su Web.

Capitolo 4 - L’impronta grafica del Web 2.0

Il Web 2.0 ha portato un’innovazione anche allo stile grafico adottato dai siti e dalle varie applicazioni Web. Verrà stilata una lista atta a riassumere gli elementi grafici comuni a moltissimi siti Web 2.0 spaziando dallo studio dei font ai colori utilizzati.

Conclusione

È innegabile che il Web 2.0 stia dando nuova credibilità al web ma c’è già chi parla di Web 3.0. Tim Berners-Lee, il co-inventore del World Wide Web, crede molto in una terza fase di evoluzione del web caratterizzata da un approccio semantico dove le macchine non si limiteranno ad archiviare i contenuti ma anche a capirli. Il Web semantico porterà gli sviluppatori a dover creare software in grado di rispondere a richieste complesse in modo da estrarre maggior significato dall’attuale ragnatela di collegamenti. Il Web 3.0 sarà contraddistinto dall’emergere del “Data Web” ossia trasformare il Web in un database dove i dati verranno strutturati e pubblicati in modo da poter essere riutilizzati ed interrogati da remoto. Per rispondere a richieste complesse è necessario un percorso evolutivo verso l’Intelligenza Artificiale che porterà l’utente ad interagire con il Web in modo quasi umano. Come si può notare il Web è in continua evoluzione con lo scopo principale di trasformare Internet in uno strumento realmente a portata di uomo.

Università di Udine - Laurea Triennale in Tecnologie Web e Multimediale - Relatore: Prof. Elio Toppano - Autore: Daniele Simonin - 4 Ottobre 2007

Scarica la tesi Il Web 2.0

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