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Concetti Chiave

  • La seconda metà dell'Ottocento ha visto trasformazioni sociali significative in Europa e Italia, con l'emergere della borghesia e del proletariato legati allo sviluppo industriale e alla democratizzazione.
  • I poeti crepuscolari, attivi nel primo Novecento, hanno creato una poesia caratterizzata da un tono dimesso, esprimendo un sentimento di fragilità e una rappresentazione del grigiore quotidiano.
  • Il termine “crepuscolare” è stato coniato da Giuseppe Antonio Borgese nel 1910 per descrivere una fase lirica in declino, associata a poeti come Marino Moretti e Guido Gozzano.
  • I crepuscolari si sono distinti per il loro ripiegamento su se stessi, riflettendo un'assenza di ideali forti e cercando consolazione nel quotidiano.
  • Il linguaggio poetico dei crepuscolari è dimesso, colloquiale e intimistico, spesso antiletterario, con tendenze verso la poesia prosastica e discorsiva.

Trasformazioni sociali e nuove classi

Nella seconda metà dell’Ottocento la società europea, quindi anche italiana, conosce profonde trasformazioni nel senso dello sviluppo industriale, della massificazione, della democratizzazione della vita politica, con l’irrompere sulla scena della storia delle nuove classi legate all’industria, quali ad esempio la borghesia ed il proletariato. Pertanto, in un modo che si va sempre più riempendo di cose, di materiali di ogni tipo prodotti dall’industria, la poesia scopre nuovi contenuti: oggetti, situazioni e figure della realtà quotidiana, con nuove sensazioni che s’impongono all’attenzione e fanno per la prima volta la loro comparsa fra gli elementi con cui si fa solitamente poesia, così come il ripiegamento nel proprio dimesso mondo quotidiano che caratterizzò i crepuscolari.

Quali sono i temi della poesia crepuscolare?

Crepuscolari sono definiti quei poeti, vissuti nel primo Novecento, furono accomunati da uno stesso stato d’animo che li portava a produrre una poesia del grigiore quotidiano, delle “buone cose di pessimo gusto”, come si espresse Guido Gozzano, la figura più significativa di tale orientamento poetico. Si tratta di una poesia della semplicità e del vittimismo, una poesia per così dire sotto tono, nettamente contrapposta all’estetismo dei dannunziani ed ai clamori dei futuristi. Ai miti del dannunzianesimo, i crepuscolari, nella consapevolezza della loto fragilità, contrapponevano il ripiegamento su se stessi ed il compiacimento della propria stanchezza di vivere. La parola “crepuscolare” fu usata per la prima volta dal critico Giuseppe Antonio Borgese che, nel 1910, a proposito di tre poeti (Marino Moretti, Fausto Maria Martini e Carlo Chiaves), sostenne che la stagione lirica cominciata con il Parini stava spegnendosi in un “mite lunghissimo crepuscolo”. Il termine fu usato subito per indicare questi poeti ed altri, che, come Guido Gozzano, Sergio Corazzini e lo stesso Corrado Govoni, quest’ultimo almeno per una parte del suo itinerario poetico, avevano mitizzato il proprio piccolo quotidiano, riflesso di uno stato d’animo caratterizzato da rinuncia e stanchezza, conseguenza della mancanza di certezze di una società borghese in crisi. infatti il ripiegamento dei crepuscolari nel proprio piccolo quotidiano non è che la conseguenza del vuoto determinato dalla crisi che l’intellettuale borghese avverte nei rapporti con una società che si va sempre più massificando e democratizzando ed alla quale reagisce, non già nella forma dei miti dell’estetismo, come per il D’annunzio, o in quella dell’attivismo dissacratore del passato, come per i futuristi, ma pur sempre nella forma di un accentuato individualismo, riconducibile in ogni modo al Decadentismo che riflette l’assenza d’ideali forti in cui credere e la ricerca di una sia pur fugace consolazione nel ripiegamento su se stessi, evitando di misurarsi con una realtà sociale che si stenta a capire.

Il linguaggio poetico dei crepuscolari

Anche il linguaggio poetico usato dai crepuscolari si caratterizza per il tono dimesso, colloquiale, intimistico, antiletterario e che sovente tende alla poesia prosastica e discorsiva.

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Domande da interrogazione

  1. Quali trasformazioni sociali influenzarono la poesia crepuscolare?
  2. Nella seconda metà dell’Ottocento, la società europea, inclusa quella italiana, subì profondi cambiamenti legati allo sviluppo industriale e alla democratizzazione, portando alla nascita di nuove classi come la borghesia e il proletariato. Questi cambiamenti influenzarono la poesia, che iniziò a esplorare nuovi contenuti legati alla realtà quotidiana (testo).

  3. Come si caratterizza la poesia crepuscolare rispetto ad altri movimenti poetici?
  4. La poesia crepuscolare, rappresentata da poeti come Guido Gozzano, si distingue per il suo tono dimesso e per il focus sul grigiore quotidiano, contrapposta all'estetismo dei dannunziani e ai clamori dei futuristi. Essa esprime un senso di vittimismo e fragilità, riflettendo una stanchezza di vivere (testo).

  5. Chi coniò il termine "crepuscolare" e quale significato ha?
  6. Il termine "crepuscolare" fu coniato dal critico Giuseppe Antonio Borgese nel 1910 per descrivere una generazione di poeti, tra cui Marino Moretti e Guido Gozzano, che rappresentavano una stagione lirica in declino, caratterizzata da un "mite lunghissimo crepuscolo" e da una mitizzazione del quotidiano (testo).

  7. Quali sono le caratteristiche del linguaggio poetico dei crepuscolari?
  8. Il linguaggio poetico dei crepuscolari si distingue per un tono dimesso, colloquiale e intimistico, spesso antiletterario, e tende verso una forma di poesia prosastica e discorsiva, riflettendo la loro visione del mondo e il ripiegamento su se stessi (testo).

Domande e risposte

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