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Concetti Chiave

  • Hobbes propone una visione materialistica e meccanicistica della realtà, contrapposta alla fisica aristotelica, focalizzandosi sulla causa efficiente dei fenomeni.
  • Rifiutando le idee innate di Descartes, Hobbes sostiene che la conoscenza deve basarsi sull'esperienza e sulla sensazione come punto di partenza per la scienza.
  • La scienza di Hobbes si fonda su un numero ridotto di definizioni, con i principi di corpo e movimento, affermando che ogni fenomeno naturale è movimento di corpi.
  • Adottando il nominalismo, Hobbes afferma che i nomi sono segni convenzionali privi di corrispondenza ontologica con le cose, attribuiti arbitrariamente dagli uomini.
  • Il fine della filosofia secondo Hobbes è quello di prevedere effetti utili per la vita umana, aumentando la potenza dell'uomo, ma senza necessariamente migliorarne la moralità.

Influenze e visione materialistica

La filosofia naturale di Hobbes è esposta compiutamente nell’opera Il corpo, che è la prima sezione degli Elementi di filosofia, seguita da L’uomo e Il cittadino. Cita gli autori che lo hanno influenzato, in particolare Galilei e padre Marsenne, ma omette però i decisivi spunti ricavati da Bacone e Cartesio. In contrasto con le dottrine della fisica aristotelica, e ispirandosi al modello della nuova scienza galileiana, Hobbes intende fondare sistematicamente una visione materialistica e meccanicistica della realtà naturale. La filosofia, o la scienza, non è più indagine sull’essenza (o natura) delle cose, fino ad allora fondata sull’idea aristotelico-scolastica di causa finale. Con “causa” il filosofo inglese intende solo la causa efficiente dei fenomeni, quella che provoca il mutamento delle condizioni materiali delle cose.

Conoscenza e ragione?

Contro Descartes, Hobbes nega che la conoscenza possa fondarsi più sulle idee innate che sull’esperienza. Ritiene infatti che la sensazione sia l’insostituibile punto di partenza della conoscenza, che però non si riduce alla sensazione: la scienza non può dipendere solo dalle sensazioni soggettive, perché è conoscenza rigorosa delle cause e degli effetti. La filosofia, allora, è scienza solo se fonda sulla ragione la propria indagine intorno alla realtà naturale. La ragione è per Hobbes uno strumento di calcolo attraverso cui l’uomo riesce a ordinare i dati derivanti dalla sensazione. La conoscenza razionale non è altro che il calcolo, cioè addizione e sottrazione dei nomi, attraverso cui l’uomo compone tutti i propri concetti. La ragione non descrive le cose in sè, non conosce le essenze ma i concetti.

Scienza deduttiva e materialismo

Hobbes coltiva l’ideale di una scienza rigorosa interamente deduttiva, fondata cioè su un numero ridotto di definizioni, da cui conclusioni e corollari vengono dedotti mediante dimostrazioni. I principi primi sono due: il corpo e il movimento, quantità misurabili e calcolabili. Ogni fenomeno naturale è movimento di corpi. Se oggetto della scienza sono le realtà corporee in quanto generate, l’anima dell’uomo è corpo. Dio stesso è corpo: al contrario, affermare che Dio è incorporeo significa affermare la sua non esistenza. Partendo da questi presupposti, Hobbes è un materialista. L’attività della mente è una forma di moto in alcune parti del corpo organico, quindi non può avere nessuna autonomia nei confronti della materia stessa. Hobbes elimina dunque la res cogitans cartesiana.

Meccanicismo e percezione sensoriale

Ma Hobbes è anche meccanicista. Ogni cambiamento che avviene nella realtà si riduce a un movimento di corpi o di parti all’interno di essi: tutta la realtà è sottoposta alle leggi del movimento. Lo spazio è il luogo occupato da un corpo, il tempo è l’idea di successione prodotta da un corpo che si muove entro spazi successivi. La conoscenza ha dunque origine dal movimento meccanico percepito dagli organi sensoriali dell’uomo.

Nominalismo e convenzionalismo

Si ha anche nominalismo e convenzionalismo. Sulla riga di Ockham, afferma che i nomi sono solo segni convenzionali. Vengono attribuiti arbitrariamente per comunicare pensieri, ma a essi non corrisponde niente di reale: l’attribuzione ha origine nella convenzione, non nella corrispondenza ontologica tra le parole e le cose. Sono imposti dalla decisione volontaria degli uomini allo scopo di indicare e di contrassegnare i concetti delle cose pensate. Solo l’istituzione dei nomi rende l’uomo capace di scienza.

Verità e conoscenza artificiale

La verità risiede nella correttezza della concatenazione delle parole che esprimono i fatti mentali, non nelle cose. La verità consiste non nella corrispondenza tra il concetto e la cosa, ma in una corretta disposizione e in un corretto ordine dei nomi all’interno delle proposizioni. Ci sono dunque due diversi campi della realtà: naturale e artificiale. L’uomo ha conoscenza esatta e certa, cioè scientifica, di ciò di cui è lui la causa. La conoscenza della natura è ipotetica e condizionale. In senso stretto, l’uomo può conoscere solo l’artificiale, quindi sono vere scienze solo la matematica, la geometria, l’etica e la politica. Gli oggetti di queste scienze possono infatti essere scomponibili fino a giungere ai loro principi primi, proprio perché si tratta di oggetti creati dall'uomo.

Fine pratico del sapere

Si insiste su di un fine pratico del sapere. Il fine della filosofia consiste nella sua capacità di prevedere gli effetti a vantaggio della vita umana la scienza aumenta la potenza dell’uomo. Sono quindi utili perché producono beni. Ma accanto a questa interpretazione utilitaristica della filosofia, si ha anche la coscienza che la scienza è anche la causa della maggiore capacità di errare dell’uomo rispetto agli altri animali. È il solo che può servirsi di regole false e di affermazioni ingannevoli, trasmettendole agli altri. L’uomo diventa più potente, ma non migliore.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la visione materialistica di Hobbes e come si differenzia dalla fisica aristotelica?
  2. Hobbes propone una visione materialistica e meccanicistica della realtà, contrapposta alla fisica aristotelica, fondando la sua filosofia sulla causa efficiente dei fenomeni, piuttosto che sulla causa finale (come indicato nel testo).

  3. Come Hobbes definisce la conoscenza e quale ruolo gioca la ragione in essa?
  4. Hobbes sostiene che la conoscenza deve basarsi sull'esperienza e non su idee innate, con la ragione che funge da strumento di calcolo per ordinare i dati sensoriali, rendendo la filosofia una scienza rigorosa (come descritto nel testo).

  5. Quali sono i principi fondamentali della scienza deduttiva secondo Hobbes?
  6. Hobbes fonda la scienza su un numero ridotto di definizioni, con i principi primi di corpo e movimento, affermando che ogni fenomeno naturale è un movimento di corpi (come evidenziato nel testo).

  7. In che modo Hobbes affronta il nominalismo e il convenzionalismo?
  8. Hobbes, seguendo Ockham, afferma che i nomi sono segni convenzionali privi di corrispondenza ontologica con le cose, e la loro attribuzione è arbitraria, necessaria per la comunicazione dei concetti (come riportato nel testo).

  9. Qual è il fine pratico del sapere secondo Hobbes?
  10. Il fine della filosofia, secondo Hobbes, è prevedere gli effetti a vantaggio della vita umana, aumentando la potenza dell'uomo, ma riconoscendo anche che la scienza può portare a una maggiore capacità di errore (come discusso nel testo).

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