Hannah Arendt
I suoi testi più importanti sono: Le origini del totalitarismo - Il saggio sulla rivoluzione - La banalità del male.
2 grandi temi:
- Totalitarismo: significato del potere totalitario.
- Tema del male: le figure del male, affrontato in particolare nel libro La banalità del male.
Nasce nel 1906, è una ebrea tedesca, nasce nella media borghesia ebraica ben integrata. Tra la fase di adolescente e bambina si trasferisce da Berlino alla città di Kant Kunizwebr e si trasferisce a Maurgurugi per l’università e completerà i suoi studi ad Haidelbergh. Ella sceglie un percorso classicamente filosofico in cui si rivelano fondamentale alcune letture.
Il primo autore che la influenza in modo particolare è quella di Aristotele -> rimane importante nella sua formazione. La seconda figura filosofica è quella di Kant, e poi si rivelano importanti gli incontri con Calr Jaspers e, ancora più determinante, quello con Martine Heiddeger. Si laurea con Jaspers scrivendo una tesi sul ‘’concetto di amore in Sant’Agostino’’.
Dopo la laurea questa giovane brillante inizia il suo iter accademico e nel 1929 le viene assegnata una borsa di studio a Berlino per attuare una ricerca sulla figura femminile Rachelle Varnhagen. Lo studio che compie su questa darà vita a un libro, nonostante finito tra il 29 e il 30, verrà pubblicato nel 50 quando lei sarà negli USA.
Nel 29 inizia la crisi economica che mette in ginocchio la repubblica di Weimar, ella inizia a interessarsi attivamente alla vita politica che significa affrontare un problema: essere ebrei -> il tema del cosa vuol dire essere ebrei? Cos’è la identità ebraica? Fra il 29 e il 33 abbiamo l’ascesa di Hitler e lei come filosofa si sente chiamata a dare un contributo in termini di impegno politico.
Nel frattempo conosce e sposa Gustafstern, anche lui ebreo impegnato nella attività politica finché nel 33 decidono di lasciare definitivamente la Germania e decidono di andare in Francia. Nel periodo francese lei sperimenta per la prima volta in maniera seria cosa significa essere apolide, essere in esilio. Lei è una emigrata di ‘’lusso’’, è un intellettuale, parla francese, è una condizione non disperata ma è in Francia che fa i conti col fatto di essere apolide.
In Francia passa dal 33 al 41 e poi nel 41 fugge e lascia la Francia con il suo secondo marito Blucher Enrico. È una figura che lei ricorda nella preparazione delle Origini del totalitarismo perché attribuiva al suo consorte ‘’il merito di averle stimolato una vera coscienza politica e il merito di averle insegnato a pensare in termini storico-politici’’.
Perché nel 41 lascia la Francia? Con la 2GM la Francia è occupata dalle truppe tedesche e la tradizione antisemitista francese prende la forma con vari campi di concentramento in cui viene portata anche lei ma riuscirà a scappare verso gli USA.
Nel periodo tra il 1941 al 1955 ella anche se è negli USA continua a vivere in una situazione di apolide non avendo la cittadinanza americana che le arriverà nel 55 per meriti legati alla professione - ottiene la cittadinanza per meriti accademici. Nel mentre in America lei si occupa inizialmente di giornalismo fino a quando non ottiene un incarico stabile alla nuova scuola di ricerche sociali.
Quando lei arriva, intellettuale tedesca, abituata alla rigidezza accademia tedesca, in USA e si trova gli studenti americani è completamente scioccata, uno shock culturale che ha a rapportarsi con questi ragazzi indisciplinati, mal vestiti. In alcune lettere ci dice il suo shock e ci permette di capire cosa vuol dire per lei trasferirsi in USA (in questo periodo gli USA diventa il luogo in cui si trovano molti accademici ebrei).
Ella arrivata in USA ricomincia a interessarsi molto attivamente al problema della condizione ebraica: se ne interessa in maniera operativa perché nei primi anni in America ella fa due cose:
- Partecipa e poi presiede, per alcuni anni, la commissione per la ricostruzione della cultura ebraica-europea.
- Come membro ed esponente della commissione ritorna in Europa per un brevissimo periodo e si impegna per il recupero di più di 1500 volumi che riguardano la storia del giudaismo e le tradizioni ebraiche.
In questi anni in cui lei si impegna nel tema ebraico ella anche cura l’edizione critica delle opere di uno grande amico ebreo di Walter Benjamin.
Le origini del totalitarismo
In questi anni di impegno inizia a scrivere pubblicate per la prima volta nel 1951. Questa opera è da pensare come il punto di arrivo di un percorso umano e intellettuale che in realtà fonda le sue radici già alla fine degli anni 20. Le origini del totalitarismo sono un successo immediato sia in America che fuori, suscita anche molte polemiche, tradotta in molte lingue.
Tra gli anni 50 e il 1976 lei si dedicherà alla filosofia politica, all’insegnamento e alla pubblicistica.
Per capire le origini del totalitarismo dobbiamo capire quello che fa prima, un’opera preparatoria è quella della bibliografia scritta negli anni 20 di Rachel Vernaghen -> questa fu tra la fine del 700 e i primi anni dell’800 una delle figure intellettuali più importanti di Berlino, è un’ebrea, e nei primi anni dell’800 questa crea a Berlino un circolo intellettuale nel quale si trovano tutti scrittori-artisti del tempo, ma il punto essenziale è che questo circolo nasce in un periodo culturale interessante perché -> questo circolo nasce nel momento di passaggio da una cultura illuministica a romantica, ossia da una cultura cosmopolitica, associata alla rivoluzione francese, a una romantica improntata a una identità nazionale linguistica, al concetto di tradizione di …
Rachel Varnhagen
Chi è Varnhagen prima di creare questo cenacolo? Nasce come Rachelle Levi in una famiglia ebraica estremamente ricca e estremamente ignorante, non colta. In questo contesto nasce Rachel e cresce come una figura eccentrica, non solo perché ebrea ma per le scelte di vita che compie: due scelte di vita folli per il tempo:
- Decide di non sposarsi, lo fa ma in tarda età.
- Decide di trasformare la propria casa in un luogo di incontro e di confronto fra i migliori intellettuali del tempo.
La Arendt si sofferma sulla scelta di non sposarsi, lei legge questa scelta come sintomo ed espressione di due aspetti della personalità di questa donna:
- Lei decide di rifiutare le proposte di matrimonio perché per lei il matrimonio si sarebbe rivelato come una gabbia e prigione sociale.
- Secondo la Arendt lei dice noi perché quasi tutte queste proposte vengono da cristiani tedeschi non ebrei. Al tempo sposarsi con un tedesco per un ebreo voleva dire convertirsi e allora la scelta di rifiuto sta nella volontà di preservare la sua identità ebraica. Per la A. l’identità ebraica è una identità religiosa ma soprattutto è una identità spirituale, un modo di vedere il mondo. A. sottolinea come per la Varnhagen non sposarsi vuol dire mantenere libertà. Attraverso vita autentica o autenticità -> questo introduce il concetto di avere una vita autentica vuol dire avere una vita da persone libere che vivono coerentemente la loro identità e per la A. la scelta fatta da Rachel di rifiutare le proposte era la scelta di una donna che voleva avere una vita autentica.
Da un punto di vista politico l’altro elemento che interessa a A. è il circolo -> poiché quasi fatto tutto da intellettuali uomini, crea un circolo cosmopolita, diventa un punto di incontro tra il mondo cristiano e quello ebraico. Elemento di complessità: il circolo della Varnhagen però è una eccezione del tempo perché qualcosa di atipico anche nel contesto del mondo ebraico tedesco.
La Arendt apre una serie di considerazioni che riguardano il contesto storico: che tipo di mondo era quello ebraico-tedesco a cavallo tra 700 e 800: era un mondo attraversato da due atteggiamenti:
- Il primo atteggiamento definito come quello del ‘’neomarranesimo’’ -> secondo la A. una parte degli ebrei tedeschi assumono i comportamenti di camuffaggio, di nascondimento. Ossia decidono di convertirsi al cristianesimo ma solo in apparenza, come forma perché nella loro vita privata continuano a praticare la loro religione e tradizioni. Fanno una scelta come quella degli ebrei spagnoli (Marrani) nel 600.
- Il secondo atteggiamento era una corrente di ‘’assimilazionismo’’ -> incarnata da quegli ebrei tedeschi che decidono di abbandonare la loro religione abbracciando contestualmente della Cultura, cioè del razionalismo, dell’illuminismo.
Si capisce perché la Varnhagen appare così eccentrica -> preserva la propria identità e non lo nasconde ma allo stesso tempo usa il suo cenacolo per aprire un dialogo con i tedeschi non di fede ebraica. Il circolo dura alcuni anni fino a quando accade qualcosa che cambia le carte, un evento che le fa comprendere l’importanza dei fattori politici internazionali.
Nel 1806 cosa accade in Germania? C’è la ‘’disfatta di Iena’’ in cui le truppe napoleoniche sfondano quelle prussiane, fondamentale perché la Germania viene occupata dalle truppe napoleoniche ma allo stesso tempo il 1806 è un punto di svolta perché è da questo momento che la cultura romantica prende il sopravvento su quella illuminista. Il terzo motivo per cui il 1806 è importante è perché a partire da questo trauma-sconfitta la storia della Germania cambia, cioè cresce e si sviluppa un sentimento nazionale sempre più forte.
Il ciclo della Varnhagen piano piano si dissolve perché sono cambiati i tempi, sembra non esserci più spazio per dialoghi interreligiosi, cosmopoliti. La Varnhagen si trova sola senza il circolo e si trova ad affrontare il problema di essere sola e decide di sposarsi accettando la proposta di un ricco diplomatico tedesco ricco Marcun Varnhagen con cui viaggerà molto. Il matrimonio comporterà la conversione al cattolicesimo…
Questa bibliografia è importante nella filosofia di A. perché:
- Lei focalizza l’attenzione sul tema dell’identità ebraica.
- Con questo studio la A. pone il pone della vita autentica di una esistenza autentica.
- Perché la A. comincia a cercare e indagare alcune condizioni e trasformazioni-cambiamenti storici e culturali che poi avrebbero preparato il terreno nel tempo alla nascita del potere totalitario. L’antisemitismo svolge un ruolo fondamentale.
- In realtà c’è un quarto elemento: perché A. sviluppa l’idea che la preservazione e la difesa della propria identità può convivere con l’apertura e il rispetto verso gli altri. Per cui ad esempio nella biografia sulla Varnhagen si sofferma sullo spirito cosmopolita della donna, che rifiuta l’ebraismo più ortodosso senza rinunciare alla sua identità.
Quello che scrive sulla Varnhagen lo usa per scrivere l’opera ‘’Le origini del totalitarismo’’, ci sono tanti punti di contatto. Questa opera pubblicata nel 51 è un’opera strana, in cui affronta i temi:
- Antisemitismo.
- Nazionalismo.
- Dell’imperialismo.
- Si sofferma sulle due caratteristiche portanti del potere totalitario.
- Terrore.
- Ideologia.
È un saggio che lascia sconcertati i lettori, gli accademici e i critici perché non si capisce quale metodo usi. Da un punto di vista metodologico è un’opera di non facile comprensione perché è una figura difficile da classificare. Ad Arendt interessa ricostruire con questo libro del 51 la genealogia del totalitarismo [il termine totalitario è un termine usato dalla prima volta nel 1923 dall’italiano Amendola, definisce il regime fascista un regime totalitario, l’ironia è che la A. usa il termine totalitario per il nazismo e lo stalinismo, ma non per quello del fascismo perché questo è solo a metà o quasi una dittatura].
È difficile capire le fonti e punti di riferimento, perché ci sono poche note, ma studiandolo si è visto che uno degli più usati è Tocqueville, oppure anche George Jellinek. È un’opera debitrice anche nei confronti di un altro esule italiano: Ascoli che aveva proposto delle idee simili a quelle dall’Arendt.
Potere totalitario
Potere totalitario -> non si tratta di dittatura, né di tirannia: il sistema totalitario è un sistema politico che mira a estendere un controllo pervasivo, costante, totale sia sulla sfera pubblica sia su quella privata [vita spirituale, mentale, sociale delle persone] è in questo controllo che individua una differenza tra totalitario e dittatura.
Ella afferma che mentre la democrazia si caratterizza per il principio di legalità la dittatura si caratterizza per il principio della illegalità e il totalitario per il principio del terrore. I sistemi totalitari del 20 secolo per lei non sono una invenzione del 20 secolo ma sono un punto di arrivo di un processo storico, politico, culturale che comincia nell‘800.
In questo processo storico-politico-culturale un ruolo significativo viene svolto dall’antisemitismo, una componente essenziale dei poteri totalitari. Ella si concentra sul tema del nazionalismo, poi su quello dell’imperialismo (svolge insieme all’antisemitismo un ruolo chiave) e poi si confronta con il tema del razzismo. Rimangono tutti a una questione centrale -> quella dell’antisemitismo.
Tema del nazionalismo
Per la A. il nazionalismo moderno prende forma a partire dagli inizi dell’800. Parlare di nazionalismo vuol dire parlare della nascita dello ‘’stato nazionale’’ che si afferma per il corso tutto dell’800.
L’atteggiamento della Arendt per questa particolare forma di organizzazione politica e territoriale è ambivalente a cui riconosce alcuni aspetti positivi ma anche negativi: gli aspetti positivi di questa organizzazione politica ha garantito per un lungo periodo diritti civili e su base censitaria anche i diritti politici, soprattutto la nascita dello stato nazione è legata all’evento della rivoluzione francese che è il momento in cui prende forma una ‘’dichiarazione scritta, nel 1789, dei diritti dell’uomo e del cittadino’’.
La A. gli dà un valore positivo a livello storico-politico ma in questa dichiarazione c’è comunque un problema di fondo: sta nel termine ‘’diritti dell’uomo e del cittadino’’ secondo cui vincola i diritti dell’uomo alla cittadinanza -> i diritti dell’uomo sono diritti che si usufruisce nella misura in cui si è cittadini di quello stato, ma cosa succede se si è un apolide? Se si è in esilio? È uno dei problemi più profondi legati allo stato nazione.
A un certo punto lo stato nazione viene messo in crisi dal fenomeno dell’imperialismo a partire dalla seconda metà dell’800 -> uno di quei movimenti che prepara il terreno al potere totalitario.
L’imperialismo
L’imperialismo è uno di quei momenti essenziali:
- L’irrompere dell’imperialismo avrò un impatto negativo sulla comunità ebraica, non fa altro che accelerare l’antisemitismo già diffuso.
- È quel fenomeno che accelera anche la crisi e la fine dello stato-nazione, così come era stato conosciuto fino alla fine dell’800.
Arendt si ispira alla dottrina marxista e leninista definendo l’imperialismo il naturale sbocco del capitalismo avanzato, là dove per imperialismo la Arendt vede la conseguenza della necessità di esportare continuamente i capitali e di trovare sempre nuovi mercati dove esportare i prodotti finiti.
Quale è la differenza tra imperialismo e il vecchio colonialismo? L’imperialismo è un fenomeno essenzialmente economico, la finalità è economica senza finalità politiche. Le potenze imperialistiche, in particolare pensa a Inghilterra-Francia-Germania, si caratterizzano per un processo duale:
- Sono potenze geograficamente identificabili con particolari specifici paesi europei, sono potenze che hanno la struttura dello stato-nazione, ma allo stesso tempo essendo stati imperialisti hanno bisogno d’espandere il proprio potere e influenza in termini economici a livello internazionale, estesa verso lealtà economicamente e politicamente deboli. Le potenze imperialiste non sono interessate a governare i paesi extraeuropei oggetti del loro imperialismo, ma quello che gli interessa è sfruttarli economicamente e a tal fine amministrarli. Cosa vuol dire amministrare e non governare?
- Infischiarsene dell’opinione pubblica.
- Nell’amministrazione significa il problema non è quello di garantire diritti, ma amministrare le sue risorse per controllarle meglio.
Chi inviano nei territori poi occupati? Burocrati, amministratori. Nei paesi extraeuropei si formano tante caste di burocrati-amministratori. La caratteristica più tipica di un burocrate è quella di eseguire gli ordini senza porsi questioni di tipo morale, egli esegue solo gli ordini.
Tutti i paesi che sono stati dominati tra 800 e 900 da grandi potenze imperialistiche erano paesi amministrati da burocrati. Secondo la Arendt il potere totalitario si ispirerà a queste caste di burocratici che costituivano l’ossatura del controllo imperialistico dei paesi europei sui paesi extraeuropei per costruire un potere spersonalizzato e privo di responsabilità.
Ma che tipo di caste si tratta? Non si tratta solo di caste prive di responsabilità che eseguono gli ordini, ma una casta che trovandosi a migliaia di km di distanza dalla loro madrepatria adottano dei comportamenti che nel loro paese non si sognerebbero di adottare, che sarebbero def
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