Hannah Arendt
Hannah Arendt nasce nel 1906 ad Hannover da una famiglia ebrea benestante. Studia filosofia e diventa allieva di Martin Heidegger a Marburgo con il quale ha una relazione sentimentale. Con lui concorda una tesi sul concetto di amore in Sant’Agostino che completerà, però, con Jaspers ad Heidelberg, dopo essersi allontanata dal maestro e amante a causa delle sue simpatie per il Nazismo. Lei dirà di non voler essere chiamata filosofa, ma pensatrice politica: è la politica ad appassionarla e proprio sulla politica scriverà le sue pagine più eccellenti.
Il passaggio dall'interesse per il cristianesimo all'ebraismo
Dal mondo cristiano passa a occuparsi di ebraismo studiando Rahel Varnhagen, un’intellettuale ebrea vissuta a Berlino a cavallo tra ‘700-‘800, che criticava la ghettizzazione del mondo ebraico, ma anche l’integrazione poiché essa comporta il rischio della perdita di identità. Da questa figura Arendt trae ispirazione per le sue future scelte rispetto al movimento sionista, fautore della costruzione dello stato ebraico.
Fuga e attivismo
Negli anni ’30 con l’ascesa del regime nazista la filosofa si trasferisce a Parigi per poi fuggire a New York nel 1941. Qui diviene attivista nella comunità ebraica e pubblica l’opera che la rende famosa, Le origini del totalitarismo, una categoria della quale Hannah Arendt ha la maternità e che da allora fa parte del vocabolario politico.
Il processo ad Adolf Eichmann
Nel 1961, quando si apre il processo al funzionario nazista Adolf Eichmann, Hannah Arendt si reca a Gerusalemme come inviata del settimanale New Yorker. Ne deriverà il celebre scritto del 1963 Banalità del male. Divenuta cittadina americana tiene conferenze e insegna nelle principali università americane fino alla morte.
Le origini del totalitarismo
I regimi totalitari per Arendt sono il Nazismo e lo Stalinismo, ma in questo libro si occupa soprattutto del Nazismo. In questo libro, Arendt tenta di rispondere a una domanda: com’è stato possibile l’orrore di Auschwitz nel pieno della civiltà europea e com’è possibile comprendere senza giustificare. Dire che il nazismo è il prodotto di qualche fenomeno storico precedente significherebbe giustificare il nazismo e l’orrore estremo di Auschwitz. D’altra parte, ci sono stati fenomeni storici che hanno favorito la cultura sulla quale è cresciuto il totalitarismo: colonialismo, imperialismo e antisemitismo.
Arendt sostiene che la storia umana è piena di crudeltà estrema, ma il totalitarismo è un fenomeno nuovo: non si era mai vista una distruzione dell’umano e disumanizzazione così radicale.
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