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Concetti Chiave

  • La dottrina aristotelica alimentava pregiudizi sulla subalternità femminile, ma pensatori come Platone e Euripide hanno affrontato la questione in modo critico.
  • Platone, nella Repubblica, sostiene l'ammissione delle donne alla vita pubblica e militare, se dimostrano capacità adeguate, criticando l'esclusione tradizionale.
  • La critica alla subalternità femminile emergeva già nel V secolo a.C., con pensatori che si opponevano alla democrazia e alla guerra contro Sparta.
  • Euripide, attraverso le sue tragedie come Medea, evidenzia l'ingiustizia della condizione femminile, mostrando la sofferenza di donne abbandonate dai mariti.
  • Il coro nella Medea simboleggia la critica sociale, esprimendo compassione per Medea e condannando Giasone, nonostante la legalità del suo gesto nell'Atene dell'epoca.

Critica alla subalternità femminile?

Se la dottrina aristotelica si alimentava, senza discuterlo, di un radicato luogo comune, altri considerarono la questione femminile in termini differenti, affrontando in chiave critica il tema della subalternità della donna.

Platone e la città ideale

Lo stesso Platone, nella Repubblica, si chiede se nella città ideale anche le donne debbano essere ammesse alla vita pubblica e al servizio militare e propende per una risposta affermativa. In effetti, Platone è ben consapevole che la sua tesi non può che apparire paradossale alla mentalità del tempo, e infatti l'accesso delle ragazze alla vita militare e politica viene limitato ai casi in cui si accerti che una donna mostri effettivamente capacità tali da permetterle di gareggiare con i maschi. È tuttavia significativo che Platone almeno si interroghi intorno alla legittimità dell'esclusione delle donne dalla vita militare e politica. Questo interrogativo ha il significato di una critica verso la polis democratica e, come tale, essa riprende altre voci che si erano levate in precedenza contro la condizione di subalternità sociale, politica e culturale cui l'Atene democratica costringeva la sua metà femminile.

Euripide e la critica sociale

Tali voci critiche avevano cominciato a circolare alla fine del V secolo a.C. negli ambienti più distanti e ostili alla democrazia e alla guerra contro Sparta (431-404 a.C.). Se ne era fatto portavoce, per esempio, Euripide, in molte sue tragedie e con particolare vigore nella Medea. Giasone, il protagonista maschile, ha rotto il legame coniugale, abbandonando Medea e i figli da lei avuti per sposare la figlia del re Creonte: ciò al fine di assicurare prestigio e prosperità a sé e alla propria discendenza. Di fronte alla disperazione di Medea, che esploderà nell'uccisione dei figli, il coro compatisce il suo amore infranto e mostra di considerare ingiusto (adikos) Giasone e ingiusta la violazione del patto coniugale da lui compiuta, anche se per il diritto ateniese dell'epoca, che rifletteva la mentalità popolare, era perfettamente legittimo per un cittadino ripudiare la propria moglie e sposare un'al-tra donna, per ragioni di interesse o di prestigio.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la posizione di Platone riguardo all'inclusione delle donne nella vita pubblica?
  2. Platone, nella sua opera "Repubblica", si interroga sulla legittimità dell'esclusione delle donne dalla vita pubblica e dal servizio militare, proponendo una risposta affermativa alla loro ammissione, se dimostrano capacità adeguate (come citato nel testo).

  3. Come si manifesta la critica alla subalternità femminile nelle opere di Euripide?
  4. Euripide, in particolare nella tragedia "Medea", critica la subalternità femminile mostrando la sofferenza di Medea dopo l'abbandono da parte di Giasone, evidenziando l'ingiustizia della violazione del patto coniugale, nonostante fosse legalmente accettabile per l'epoca (come descritto nel testo).

  5. Quali erano le voci critiche nei confronti della condizione femminile ad Atene?
  6. Alla fine del V secolo a.C., emersero voci critiche contro la subalternità delle donne, con Euripide che si fece portavoce di tali critiche, evidenziando la disparità di trattamento e la sofferenza delle donne in una società democratica che le escludeva (come menzionato nel testo).

Domande e risposte

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