Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Il legame proteina-ligando è influenzato dalla cooperatività, misurata dal coefficiente di Hill, che indica il tipo di interazione tra i siti di legame.
  • L'emoglobina presenta un legame cooperativo descritto da due modelli: il modello concertato e il modello sequenziale, che spiegano le transizioni tra stati di affinità per l'ossigeno.
  • L'effetto Bohr mostra come variazioni di pH influenzino il rilascio di ossigeno: un pH basso favorisce la forma T a bassa affinità, mentre un pH alto favorisce la forma R ad alta affinità.
  • Il 2,3 bisfosfoglicerato (BPG) è un modulatore che stabilizza la forma T dell'emoglobina, riducendo la sua affinità per l'ossigeno e facilitando il rilascio nei tessuti.
  • L'anemia falciforme è causata da una mutazione puntiforme nella catena beta dell'emoglobina, che provoca la deformazione degli eritrociti in forma di falce.

Il legame proteina-ligando

Considerando l’equazione per trovare θ, ovvero il rapporto tra i siti di legame occupati dal ligando e il totale dei siti presenti, nel caso in cui una proteina, come nel caso dell’emoglobina, leghi più molecole di ligando allora diventerà così. Un parametro importante è il coefficiente di Hill, ossia n (numero di siti di legame), che fornisce un’indicazione della cooperatività: Se il coefficiente di Hill > 1, si ha cooperatività positiva (tipica dell’emoglobina). Se cooperatività negativa. Se = 1, il legame è non cooperativo (come nella mioglobina). Inoltre, si utilizza spesso il concetto di costante di dissociazione (Kd), che rappresenta la concentrazione del ligando alla quale la metà dei siti di legame della proteina è occupata. Quando la concentrazione del ligando è uguale alla Kd, la proteina è al 50% saturata. Il grafico della saturazione in funzione della concentrazione di ligando permette di identificare il tipo di legame e il grado di cooperatività. Graficamente n è il coefficiente angolare della retta e riflette il grado di interazione tra i vari siti, quindi il livello di cooperatività della proteina. Nel caso sia presente un singolo sito, come nel caso della mioglobina, con l’aumentare della concentrazione del ligando si ha un andamento lineare con una inclinazione di 45°. Lo stesso andamento lo sia ha per l’emoglobina a bassa affinità, questo perché quando la concentrazione di ossigeno è bassa, solo un gruppo eme per molecola di Hb ha una elevata probabilità di legarlo, quindi in questa condizione lavorano indipendentemente l’uno dall’altro proprio come la mioglobina.

Cooperatività e modelli di legame

Il legame cooperativo dell’emoglobina è stato descritto da due modelli fondamentali: Il primo è il modello concertato, anche noto come modello MWC (Monod, Wyman, Changeux), che ipotizza che tutte le subunità dell’emoglobina esistano simultaneamente in uno stato T o in uno stato R e che il legame dell’ossigeno sposti l’equilibrio verso lo stato R, favorendo l’alta affinità. ll secondo modello, detto modello sequenziale (di Koshland, Németh e Filmer), che invece ipotizza l’esistenza di stati intermedi in cui alcune subunità sono in stato T e altre in stato R.

Effetto Bohr e modulazione

L’effetto Bohr, che è un modulatore, descrive come variazioni di pH influenzino il legame dell’ossigeno: a livello dei tessuti, il pH è più basso a causa dell’accumulo di CO₂ e ioni H⁺. In queste condizioni, le istidine vengono protonate, favorendo la forma T (bassa affinità per l’O₂), e quindi il rilascio dell’ossigeno. Nei polmoni, invece, il pH si alza, le istidine tendono a deprotonarsi e viene favorita la transizione verso la forma R, con maggiore affinità per l’ossigeno. L’ultimo modulatore allosterico eterotropico è il 2,3 bisfosfoglicerato (BPG o 2,3-BPG). Il BPG stabilizza lo stato T della deossiemoglobina, quindi riducendo l’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno. In questo modo, ne facilita il rilascio nei tessuti. L’emoglobina fetale (HbF) ha un’affinità maggiore per l’ossigeno rispetto all’HbA adulta, anche perché lega il BPG meno saldamente. Questo è dovuto a una sostituzione amminoacidica.

Anemia falciforme e mutazioni

L’anemia falciforme è una patologia genetica che prende il nome dalla caratteristica forma a falce o a mezzaluna che assumono gli eritrociti affetti. La causa dell’anemia falciforme è una mutazione puntiforme autosomica recessiva che interessa il sesto codone della catena beta dell’emoglobina, per la sostituzione amminoacidica

Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del coefficiente di Hill nel legame proteina-ligando?
  2. Il coefficiente di Hill (n) indica la cooperatività nel legame del ligando; valori superiori a 1 indicano cooperatività positiva, come nell'emoglobina, mentre valori pari a 1 indicano un legame non cooperativo, come nella mioglobina.

  3. Come si differenziano i modelli di legame cooperativo dell'emoglobina?
  4. I modelli di legame cooperativo dell'emoglobina includono il modello concertato (MWC), che considera tutte le subunità in uno stato T o R, e il modello sequenziale, che prevede stati intermedi con subunità in stati T e R.

  5. In che modo l'effetto Bohr influisce sul legame dell'ossigeno?
  6. L'effetto Bohr descrive come variazioni di pH influenzano il legame dell'ossigeno; un pH più basso nei tessuti favorisce la forma T (bassa affinità per O₂), mentre un pH più alto nei polmoni favorisce la forma R (alta affinità per O₂).

  7. Qual è il ruolo del 2,3 bisfosfoglicerato (BPG) nell'emoglobina?
  8. Il BPG stabilizza lo stato T della deossiemoglobina, riducendo l'affinità dell'emoglobina per l'ossigeno e facilitando il suo rilascio nei tessuti.

  9. Qual è la causa genetica dell'anemia falciforme?
  10. L'anemia falciforme è causata da una mutazione puntiforme autosomica recessiva che interessa il sesto codone della catena beta dell'emoglobina, portando a una sostituzione amminoacidica.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community