Concetti Chiave
- Giustiniano I salì al potere nel 527, in un contesto di stabilità economica e politica nell'impero d'Oriente, pronto a intraprendere nuove iniziative.
- Il sogno di Giustiniano era la restaurazione dell'impero romano, concentrandosi sulla riconquista dei territori occidentali persi durante le invasioni barbariche.
- Giustiniano si alleò con la Chiesa cristiana per consolidare il suo potere, ottenendo il supporto popolare e del papa, fondamentale per le sue campagne militari.
- La riforma legislativa di Giustiniano, guidata dal giurista Triboniano, portò alla creazione del Corpus iuris civilis, che influenzò profondamente il diritto in Europa.
- La riconquista dell'Italia fu complicata dalla resistenza dei Goti e da un regime fiscale oppressivo imposto dai Bizantini, che non erano visti come liberatori dalle popolazioni locali.
Qual è l'ascesa di Giustiniano?
Quando Giustiniano I giunse al potere, nel 527, l'impero d'Oriente era in una condizione di relativa tranquillità: dopo molti decenni in cui la minaccia dei barbari aveva assorbito gran parte delle sue energie, esso poteva accingersi ora a nuove iniziative, forte della sua solidità economica, politica e militare.
Obiettivi di riconquista
Il sogno di Giustiniano era la restaurazione dell'impero romano così com'era nei secoli prima della crisi tardoantica. Il principale obiettivo della sua azione politica fu perciò la riconquista dei territori occidentali, perduti a causa delle invasioni barbariche. Per realizzarlo, Giustiniano sviluppò un'azione su più fronti, con una molteplicità di interventi in tutti i campi. L'imperatore si avvalse a questo scopo di alcuni importanti e fedeli collaboratori, che furono i protagonisti, con le loro imprese, di una delle pagine più avvincenti e drammatiche della storia antica: in primo luogo Teodora, l'affascinante e misteriosa moglie di Giustiniano, vissuta tra il 500 circa e il 548, e Triboniano, il più illustre giurista dell'età tardoantica; e poi i due grandi generali dell'imperatore: il giovane e impetuoso Belisario e il più vecchio e cauto Narsete.
Rapporti con la Chiesa
Per attuare il suo piano di riconquista, Giustiniano aveva bisogno innanzitutto di uno Stato ben organizzato e pacificato al suo interno. Il primo ambito in cui esplicò la sua azione fu, per questi motivi, quello dei rapporti con la Chiesa cristiana. Appena diventato imperatore, Giustiniano si presentò come un campione dell'ortodossia. In questo modo gli otteneva diversi risultati: da un lato si conquistava le simpatie della popolazione, che nel cuore dell'impero era in maggioranza ortodossa; dall'altro si procurava un importante alleato nel campo avversario, e cioè il papa, il cui appoggio si rivelò importante nel corso delle successive guerre. Giustiniano riuscì, d'altro canto, a non inimicarsi le regioni in cui era diffusa l'eresia monofisita, come la Siria e l'Egitto, perché l'imperatrice Teodora era monofisita e quando si verificavano tensioni interveniva con qualche concessione per placare le minoranze offese.
Rivolta di Costantinopoli
Con abilità e spregiudicatezza, Giustiniano seppe poi approfittare di una grave rivolta interna, nata nella capitale, nel cuore stesso dell'impero, per stroncare ogni opposizione interna. La rivolta ebbe come epicentro l'ippodromo di Costantinopoli, dove si fronteggiavano tradizionalmente due fazioni organizzate di tifosi, di fatto due partiti politici, i Verdi e gli Azzurri.
Nel gennaio del 532, dopo una serie di disordini tra i due gruppi, l'imperatore intervenne con mano pesante nei confronti di entrambi. Le due fazioni, momentaneamente alleate, si ribellarono e per sei giorni devastarono la città. Al culmine della rivolta, Giustiniano si barricò addirittura nel palazzo imperiale, difeso da Narsete, dove attese l'arrivo del giovane generale Belisario, allora impegnato sul fronte persiano, che stroncò la rivolta nel sangue.
Riforma legislativa
L'attività di riorganizzazione interna dell'impero diede il suo frutto più importante nel campo legislativo. Giustiniano incaricò infatti il giurista Triboniano di mettere ordine nel caos di leggi, spesso contraddittorie, che erano venute accumulandosi nel corso dei secoli di vita dello Stato romano. Il frutto di questo lungo lavoro, iniziato nel 528, poco dopo l'ascesa al trono di Giustiniano, fu un insieme di opere noto come Corpus iuris civili in quattro parti:
1. le Istituzioni, un manuale per gli studenti di diritto;
2. il Digesto, un'antologia delle opere giuridiche più importanti del passato;
3. il Codice, una raccolta di leggi;
4. le Novelle costituzioni, cioè le nuove leggi emanate da Giustiniano dopo la pubblicazione del Codice.
Le prime tre opere erano in latino, l'ultima in greco; le prime si conclusero nel 533, l'ultima ovviamente proseguì fino alla morte di Giustiniano.
Il Corpus iuris civilis fu riscoperto in Europa ed è ancor oggi alla base del diritto nei paesi di tradizione neolatina come l'Italia e la Francia.
Trattati di pace e conquiste
Mentre riorganizzava e pacificava l'impero al suo interno, Giustiniano doveva preoccuparsi di creare anche le condizioni internazionali favorevoli al suo piano di riconquista. Per avere mano libera in Occidente, doveva infatti concludere un trattato di pace con l'impero persiano, in maniera da poter sguarnire le frontiere orientali.
Nell'anno 532 fu stipulata la “pace eterna” con cui Bisanzio si impegnava a versare un ingente tributo ai Sasanidi. Forte di questo trattato di pace, nel 534 Giustiniano incaricò il fedele Belisario di attaccare il regno dei Vandali in Africa settentrionale.
I Bizantini vinsero facilmente sia per la superiorità delle loro forze, sia per l'indubbia genialità strategica di Belisario, sia infine per l'appoggio delle popolazioni locali, che i Vandali avevano a lungo maltrattato e che dunque vedevano nei Bizantini dei liberatori, capaci di restaurare l'antico impero romano dopo la lunga parentesi del predominio barbarico.
Conquista dell'Italia
Giustiniano intraprese a questo punto la riconquista dell'Italia approfittando della confusione in cui era caduto il regno degli Ostrogoti dopo la morte di Teodorico, nel 526. L'erede al trono, Atalarico, era un bambino di dieci anni scarsi: in attesa che raggiungesse la maggiore età, il potere fu assunto dalla madre amalasunta, che tentò di riprendere la politica di integrazione etnica tra Goti e Latini perseguita e poi abbandonata dal padre. Amalasunta si scontrò però con la nobiltà gotica, ciecamente attaccata alle tradizioni germaniche. Nel disperato tentativo di salvare almeno in parte il proprio progetto politico sposò un cugino, Teodato, esponente di quella nobiltà gotica a cui era invisa; costui però la estromise dal potere, la imprigionò su un'isoletta del lago di Bolsena e poi la fece brutalmente uccidere.
Giustiniano, a cui Amalasunta aveva chiesto aiuto, dopo averlo a sua volta aiutato nella guerra contro i Vandali, colse l'occasione per intervenire e nel 535 inviò in Italia Belisario, confidando nell'appoggio delle popolazioni latine per ottenere una facile vittoria. Invece la guerra fu lunga e difficile: Belisario aveva a disposizione poche truppe, i Goti si rivelarono abilissimi guerrieri e le popolazioni locali non si schierarono sempre a favore dei Bizantini. Infatti, proprio perché Teodorico e Amalasunta, pur tra mille difficoltà e sconfitte, avevano condotto una politica di integrazione fra sudditi goti e sudditi romani, i Goti non venivano considerati in Italia oppressori stranieri, come i Vandali in Africa; e i Bizantini, dal canto loro, imponevano nelle regioni occupate un gravosissimo regime fiscale, comportandosi più da conquistatori che da liberatori.
L'Italia fu quindi sconvolta, per quasi vent'anni, da una guerra sanguinosa, che portò per ben due volte all'assedio di Roma, alleata dei Bizantini, e che rischiò di annientare perfino la capitale del regno, Ravenna. Belisario riuscì alla fine a catturare il re goto Vitige, ma fu richiamato a Costantinopoli e il nuovo re Totila riconquistò gran parte dei territori perduti. Per aver ragione dei suoi nemici, Giustiniano dovette far giungere in Italia un secondo esercito, comandato dall'anziano eunuco Narsete, e lottare ancora un anno, dopo la morte di Totila, nella battaglia di Gualdo Tadino, contro il successore Teia. Solo nel 553 l'Italia fu interamente conquistata e trasformata in esarcato. Come capitale venne confermata Ravenna.
Domande da interrogazione
- Qual era il sogno di Giustiniano riguardo all'impero romano?
- Come Giustiniano gestì i rapporti con la Chiesa per raggiungere i suoi obiettivi?
- Quale evento interno sfruttò Giustiniano per consolidare il suo potere?
- Qual è l'importanza del Corpus iuris civilis nella storia del diritto?
- Quali difficoltà affrontò Giustiniano nella riconquista dell'Italia?
Giustiniano desiderava la restaurazione dell'impero romano come era prima della crisi tardoantica, puntando principalmente sulla riconquista dei territori occidentali perduti a causa delle invasioni barbariche.
Giustiniano si presentò come un campione dell'ortodossia per conquistare il supporto della popolazione e del papa, fondamentale per le sue guerre, senza però inimicarsi le regioni monofisite grazie all'intervento della moglie Teodora.
Giustiniano approfittò della rivolta di Costantinopoli nel 532, che coinvolse le fazioni dei Verdi e degli Azzurri, per stroncare l'opposizione interna e rafforzare la sua autorità.
Il Corpus iuris civilis, redatto da Triboniano su incarico di Giustiniano, è considerato un'opera fondamentale che ha influenzato il diritto nei paesi di tradizione neolatina, come Italia e Francia.
La riconquista dell'Italia si rivelò lunga e complessa, con Belisario che affrontò una resistenza tenace da parte dei Goti e una popolazione locale che non sempre supportava i Bizantini, portando a una guerra sanguinosa che durò quasi vent'anni.