Dottrine: giusnaturalismo, giuspositivismo, giusrealismo e costituzionalismo
Tratti dal manuale di Barberis, per Barberis, parlare delle tre tradizioni filosofiche del diritto, significa tracciare analogie e differenze riguardo:
- Relazione tra diritto e morale
- Giudizi di valore
- Interpretazione
Sono problemi emersi nella storia dell’occidente passando dal paradigma giurisdizionale a quello legislativo e costituzionale. Le tre dottrine sono datate rispettivamente in millenni, tre secoli, un secolo e mezzo secolo.
Giusnaturalismo
È una tradizione millenaria che inizia con i filosofi greci ed arriva sino al neogiusnaturalismo postbellico e a molte forme di costituzionalismo odierno. Il termine designa ogni dottrina del diritto naturale.
La tesi della connessione necessaria fra diritto e morale sostiene che il diritto ingiusto non possa dirsi diritto: se fosse giusto sarebbe diritto e andrebbe obbedito ma non lo è. Se si definisce come diritto un insieme di norme ed istituzioni moralmente giuste, allora ciò che è ingiusto non è diritto. Questa però sembra essere una mera definizione stipulativa. Nell’italiano “diritto ingiusto non è ridondante” né “diritto ingiusto” sembra essere contradditorio.
- La prima tesi è che il diritto debba essere giusto in quanto espressione della giustizia.
- La seconda tesi è che il diritto ingiusto non si deve obbedire.
Entrambe presentano due varianti: una forte per cui qualsiasi diritto ingiusto non è diritto e non va obbedito, e una seconda debole per cui il diritto intollerabilmente giusto non è diritto e non va obbedito. La prima è più difficile da sostenere perché non si può disobbedire ogni diritto per il quale si ha il minimo sospetto di ingiustizia. La seconda variante è invece sostenuta da Radbruch (un politico e giurista tedesco, nonché filosofo del diritto).
Per come ci viene proposto da Hart sembra che entrambi i modelli abbiano ragione secondo quella che è la loro definizione di diritto: il giusnaturalismo sembra una filosofia normativa e il giuspositivismo una teoria cognitiva. Tra l’altro i giuspositivisti non si occupano molto del problema dell’obbedienza.
Chiunque affermi l'esistenza del diritto naturale, deve porsi i problemi ogni dottrina giusnaturalistica si confronta con 3 problemi:
- Di trovare il fondamento del diritto naturale (problema di carattere ontologico).
- Di determinare il contenuto del diritto naturale (problema di carattere ideologico/normativo).
- Di conoscere i mezzi per conoscere il diritto naturale (problema di carattere gnoseologico).
Dottrine giusnaturaliste si dividono e distinguono già sul problema di trovare il fondamento e anche per questo non si può parlare di un’unica dottrina giusnaturalista:
L’Inghilterra non ha ancora un diritto codificato. Lo stato giurisdizionale è collegato al giusnaturalismo, al diritto naturale: “veritas facit legem”, visione etico-cognitivistica, cos’è il cognitivismo etico? Quando guardiamo al giusnaturalismo dobbiamo pensare a una pluralità di dottrine e non a un’unica filosofia del diritto. Il giusnaturalismo è una parola recente che nasce all’inizio del novecento, è un altro modo per dire dottrina del diritto naturale, l’idea del diritto naturale è attestata sin dalla Grecia antica.
Come possiamo indicare il giusnaturalismo in generale? Dottrine giusnaturalistiche sono accomunate da una visione oggettivistica dell’etica.
Oggettivismo etico
Riguarda giudizi di valore e valutazioni, sostenendo che essi siano oggettivamente veri o falsi o almeno oggettivamente giusti o ingiusti come se si trattasse di proposizioni empiriche. In entrambi i casi vi sarebbero parametri di valore oggettivi in base al quale qualcuno ha oggettivamente ragione e qualcuno oggettivamente torto. Il cognitivismo etico è ancora diffuso tra i filosofi della morale anche se rifiutato nell’ambito del diritto da Grande divisione e legge di Hume.
L’oggettivismo etico nella morale è l’idea secondo cui la morale è una realtà che può essere conosciuta; se la morale è posta nella natura allora è anche conoscibile secondo il principio “ciò che viene dato può essere conosciuto”; quindi si parla anche di cognitivismo etico, teoria che afferma la conoscibilità dei valori morali.
La risposta di Kelsen e di Bobbio, oltre che da Ferrajoli: la visione è oggettivistica, oggettivismo etico e realismo etico, l’idea che la morale sia una realtà obiettiva che può essere conosciuta. Per questo parliamo di cognitivismo etico, essa afferma la conoscibilità dei valori morali e della giustizia, visione oggettivistica dell’etica, molto distante dalla visione di linguaggi descrittivo e prescrittivo, dire che la morale è conoscibile significa poter affermare che una norma può essere vera o falsa e quindi affermarne l’apofanticità che è assolutamente il contrario di quello che crediamo siano le prescrizioni.
Bisogna allora chiedersi quale sia il fondamento del diritto naturale, come possiamo conoscerlo e quale sia il contenuto: problema ontologico (fondamento, dove attingiamo alla morale), gnoseologico e problema ideologico-normativo, problemi già sopra citati.
Nella storia il giusnaturalismo è stato sostenuto per ragioni differenti: credenza di una natura delle cose, fede nella ragione umana, accordo su procedure di scelta intersoggettive. Perché il sistema giusnaturalista funzioni senza indurre incertezze, bisogna fare affidamento all’oggettività etica.
Il soggettivismo etico è invece sostenuto dal diritto positivo, parametro di giudizio molto più oggettivo della giustizia.
Teoria dell’interpretazione
Non è oggetto di interesse dei giusnaturalisti, essa nasce con lo stato legislativo: l’interpretatio iuris (interpretazione del diritto basata su fonti diverse), viene sostituita con l’odierna interpretazione della legge ovvero attribuzione di un significato alla legislazione. Attribuiamo al giusnaturalismo, la posizione di formalismo interpretativo.
È stato proprio Hart, il teorico della distinzione tra giusnaturalismo e giuspositivismo a distinguere tre teorie dell’interpretazione: formalismo, scetticismo e teoria mista.
Alcuni neogiusnaturalisti odierni aderiscono effettivamente al formalismo interpretativo e sostengono che in ogni giudizio vi è sempre una e una sola soluzione vera o giusta sia moralmente che giuridicamente.
Le tesi necessarie del giusnaturalismo sono:
- Connessione necessaria tra diritto e morale: il diritto ingiusto non è diritto. Questa tesi è l’unica che permette di classificare un autore come giusnaturalista. Per i giuspositivisti infatti le due cose devono essere necessariamente separate.
- Oggettivismo etico: i giudizi di valori sono oggettivamente veri o falsi, giusti o ingiusti. A questa teoria in realtà aderiscono anche gli utilitaristi che però sono classificati come giuspositivisti, quindi è incerta come tesi necessaria.
- Propensione per il formalismo interpretativo: è solo un criterio presuntivo.
Esempi di giusnaturalismo
Trattandosi di una tradizione di pensiero millenaria, il giusnaturalismo è cambiato molto nel corso dei secoli. Sulla natura del diritto naturale, sono state avanzate ipotesi diverse e anche opposte. È riduttivo esemplificare il giusnaturalismo con le filosofie di alcuni autori. Possiamo piuttosto presentare tre correnti di pensiero tipiche dell’epoca antica, moderna e contemporanea.
Giusnaturalismo antico o medievale
Pensiamo in questo caso alle filosofie di Platone, Aristotele o al tomismo di Tommaso d’Aquino. Per questi pensatori il diritto si distingue in quello naturale, o per natura e in quello positivo e per convenzione. I giusnaturalisti ammettono un diritto naturale, cioè per natura e l’esistenza di uno positivo, convenzionale, ma al contrario i giuspositivisti negano l’esistenza di un diritto di natura perché il diritto per loro deve essere solo positivo.
L’origine della disputa viene fuori con il passaggio tra lo stato giurisdizionale e quello legislativo. Nel primo caso come sappiamo non vi erano fonti del diritto vincolanti: il giudice ricorreva alle rare leggi, alla dottrina o faceva anche riferimento al diritto naturale. Nello stato legislativo l’unica fonte vincolante è la legge ordinaria, privandone di fatto la dottrina e la giurisprudenza della qualifica di diritto.
Per capire cosa sia il diritto naturale bisogna ricorrere alla nozione di natura delle cose. I giusnaturalisti considerano la ripetizione di certe condotte, di per sé fatti meramente fisici, capaci di trasformarle in fatti normativi. Ciò del resto avviene ancora con le consuetudini: la ripetizione di una certa condotta la rende vincolante, oggetto di aspettative non solo cognitive ma anche normative. Si è sempre fatto così dunque si deve fare così - da fatto nasce il diritto.
Questo modo di ragionare appare oggi viziato dalla così detta fallacia naturalistica o violazione della legge di Hume: non si possono dedurre norme (fai così), cioè prescrizione da proposizioni descrittive (si è sempre fatto così). Lo ius naturale dei romani era un insieme di consuetudini comuni a tutti i popoli in contrapposizione allo ius civile proprio della civitas. Tommaso d’Aquino fa discendere il diritto naturale per lui intermedio a quello positivo e divino, dalla natura delle cose e dalla ragione umana.
Giusnaturalismo moderno o giusrazionalismo
Tipico dall’epoca moderna, dalla scoperta dell’America alla Rivoluzione Francese. Già Cicerone aveva parlato di diritto razionale comune a tutti gli uomini dotati di ragione, dunque universale ed eterno. Queste idee vengono riprese in epoca moderna, specie tra Seicento e Settecento da sostenitori come Ugo Grozio e Thomas Hobbes.
Ugo Grozio (1583 – 1645) era quello che oggi chiameremmo un “bambino prodigio”, tanto che a soli dodici anni fu ammesso all’Università, dove si laureò in Legge. Per aver sostenuto l’arminianesimo, Grozio fu condannato all’ergastolo dal Sinodo di Dordrecht, convocato dalla Chiesa riformata olandese nel 1618. Per scampare alla condanna, fuggì a Parigi. Lì rimase poi per diversi anni, ricoprendo la carica di ambasciatore di Svezia.
A Parigi, nel 1625, Grozio pubblicò la sua opera più importante: il De iure belli ac pacis (Il diritto della guerra e della pace). L’opera è divisa in tre libri: il primo è dedicato al problema di quando una guerra si possa dir giusta; il secondo alle cause della guerra; il terzo a stabilire ciò che è lecito in guerra. Con la sua opera, Grozio fonda non solo la dottrina giuridico-politica del giusnaturalismo, ma anche la tradizione del diritto internazionale. Nel De iure, infatti, oltre a rivendicare l’esistenza del diritto naturale e la sua priorità rispetto al diritto positivo, Grozio sostiene la necessità di regolamentare i rapporti fra gli stati. Come le leggi dello stato, anche il diritto internazionale deve essere ispirato a quello naturale.
La natura distintiva del giusnaturalismo è che il diritto non dipenda dalla natura delle cose semmai dalla ragione umana. È questa che attribuisce a fatti fisici e alle stesse condotte umane qualità etiche come la giustizia e l’obbligatorietà. I fatti fisici e le stesse condotte umane sono concepite come il mondo da parte della scienza moderna: cioè come un qualcosa di conoscibile, fatti quantitativamente misurabili perché non contengono elementi qualitativi come i valori etici. Infatti questi vengono proiettati dalla ragione umana che però è uguale per tutti gli uomini (universale) ed in ogni tempo quindi (eterna).
Questa concezione va di pari passo con alcuni avvenimenti storici: sviluppo della scienza, rivoluzione copernicana e newtoniana, scoperte geografiche, fine dell’unità religiosa e politica del mondo. Il riconoscimento della ragione anche ai nativi d’America permise di affermare il principio per cui la ragione appartiene a tutti gli uomini ed esistono diritti umani comuni agli uomini in quanto tali. Ragione, valori e diritti umani sono ancora oggettivi come la natura delle cose degli antichi. Con il passaggio al giuspositivismo contemporaneo però si concepiranno come individuali e soggettivi, sia la ragione che i valori, percepiti nel giusnaturalismo come oggettivi e di fatto.
Per Grozio e Leibniz, il diritto naturale sarebbe razionalmente così evidente da rendere inutile il formulario in codici e leggi. Altre invece come quelle di Hobbes e Samuel Pufendorf sono invece volontariste: il diritto razionale per essere noto a tutti deve essere scritto e codificato, positivizzato tramite la volontà del senato. Questa forma volontarista non può che sfociare nel giuspositivismo giuridico, che si afferma non appena il diritto naturale-razionale viene codificato.
Neogiusnaturalismo dell’età contemporanea
Il terzo esempio di giusnaturalismo è il neogiusnaturalismo dell’età contemporanea dalla Rivoluzione Francese ad oggi. La codificazione del diritto continentale segna il passaggio dallo stato giurisdizionale allo stato legislativo e l’esclusione del diritto naturale dalle fonti del diritto. Le idee dei giusnaturalisti vengono sostenute solo nella forma di resurrezioni del diritto naturale. I sistemi giuridici obbediscono ormai al modo di ragionare del giuspositivismo detto tecnico: per fare l’avvocato e il giurista serve solo il diritto positivo. Le stesse critiche al giuspositivismo sono mosse così da giuristi continentali, scandinavi, statunitensi.
Sulla scia di Immanuel Kant in Germania, vi è ancora chi sostiene una corrispondenza tra concetto cognitivo di diritto e idea normativa i giustizia. Dopo Auschwitz viene maturata l’idea per cui esista una morale interna al diritto, che non corrisponde a valori etici e morale, esterni e opinabili come la giustizia, piuttosto ad ideali interni al diritto come la certezza e la legalità.
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Giusnaturalismo
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Giusnaturalismo
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Giusnaturalismo e Stato moderno
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Filosofia politica – Giusnaturalismo