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Generi e forme della letteratura italiana

Giacomo Leopardi

Qualcuno lo ha definito uno dei filosofi più importanti dell’800 italiano, perché egli e il suo pensiero sono stati oggetto di molti filosofi, tra cui Severino, che ha individuato in lui una serie di tratti filosofici e ha individuato un collegamento tra poesia e filosofia. Il pensiero di Leopardi è connesso a tutta la sua storia. Timpanaro è stato un filologo che ha dedicato molta attenzione ai rappresentanti del classicismo, tra cui Pietro Giordani, e ha studiato anche Leopardi, a cui si deve l’aver fatto emergere il suo profilo antiromantico, riscoprendo un aspetto che era stato nascosto. Nietzsche legge i canti di Leopardi.

Leopardi ha nutrito tutta la gran parte della poetica del ‘900; non c’è stato poeta che non abbia affrontato la poesia di Leopardi. È molto difficile staccare il pensiero di Leopardi dalla sua poesia, e separarlo vuol dire non capir nulla della sua poesia, come per esempio Croce, filosofo molto importante, molto più importante come storiografo. Il pensiero di Leopardi è fondamentalmente una cultura antiromantica. I pensieri del poeta non coincidono con i pensieri del suo tempo; questa sua inattualità ha fatto sì che infondo la storia letteraria dell’800 si sia svolta come se Leopardi non sia esistito. Anche nel ‘900 è stata percepita l’importanza di Leopardi; è uno dei punti di riferimento di molti poeti, come Montale e Ungaretti. Più complessa è stata la sua recensione critica; è stato interpretato in una direzione che ha teso a far emergere alcuni aspetti invece di altri, molte letture hanno puntato a un Leopardi romantico, che in realtà non esiste.

I Canti

Dal punto di vista cronologico la storia della raccolta poetica I Canti ha inizio nel 1831 quando pubblica la prima edizione del libro. Il 1831 è una data avanzata di Leopardi, siamo ad uno stadio avanzato della sua storia di pensatore e di filosofo. Un Leopardi che costruisce il suo canzoniere che ha alle spalle già tante cose, tra cui i primi momenti della sua storia, quella che lui chiama “la conversione dall’erudizione al bello” che avviene in maniera molto precoce, egli abbandona i panni dell’erudito che aveva indossato in età giovanissima, e così si va a dare poesia, si ha quindi un’evoluzione del suo pensiero filosofico. I canti nascono nel mezzo della storia Leopardiana, dopo un mutamento che il pensiero di Leopardi attraversa.

C’è una prima stagione che viene etichettata “pessimismo storico” in cui affronta il problema che è l’infelicità dell’uomo, oggetto principale della sua riflessione, perché egli è sempre alla ricerca della felicità e del benessere. A questa stagione fa seguito una diversa concezione in cui l’infelicità è una condizione ontologica di tutti gli uomini in qualsiasi momento della storia umana, “il pessimismo cosmico” in cui la natura viene definita matrigna. Qui Leopardi è meno critico per la civilizzazione. (Tutto ciò è quello che sta alle spalle del 1831).

Se questa parte si riferisce alla storia di Leopardi filosofo, dall’altra parte c’è però la storia del Leopardi poeta che ha attraversato un cammino accidentato in cui c’è stato tra il 1824/1828 la rinuncia alla poesia e di dedicarsi alle operette morali, quindi alla prosa. Nel 1831 c’è un Leopardi che è tornato alla poesia dopo un periodo di abbandono, e dietro c’è un giovane Leopardi che ha iniziato a scrivere poesia nel 1818. C’è da sottolineare che I Canti sono un libro di poesia e non un libro di antologia. C’è un rapporto che si determina tra questa raccolta e ciò che sta alle spalle del poeta, il Canzoniere.

Il canzoniere significa libro di poesia. Questo nome esiste prima di Petrarca. La grande tradizione inizia con Rerum vulgari fragmenta. Non è Petrarca l’inventore del genere in sé. Il genere libro di poesia era noto prima di egli in una duplice forma che lo rende diverso dalla nostra moderna definizione di libro di poesia (esiste dall’età antica della poesia). Fino al ‘500 con libro di poesia si intendono due cose: la raccolta di poesia di un solo autore e le raccolte antologiche di più autori che sono messe insieme secondo un disegno unitario. La differenza è che il libro di poesia è un libro costruito secondo un preciso disegno, ovviamente di vario genere, soprattutto per il libro di poesia di più autori.

A partire dal ‘200 ci sono dei libri miscellanei di più autori che sono stati conservati in codici, in questo periodo prevalgono le raccolte di più autori, non si sa se questa però era una tendenza o una causa di ciò che è stato conservato. Ma ciò non pone fine ai libri di un solo autore. Non sono scomparse le antologie. Petrarca va collocato nella storia trecentesca, (anche se la fortuna del canzoniere arriva molto più tardi). Petrarca punta a doti di eleganza e che presenti al tempo stesso il massimo della correttezza, egli preferisce la scrittura carolina a quella gotica, molto famosa al suo tempo, e predilige il libro di lettura di piccolo formato rispetto al libro da banco che era molto caro al suo tempo. A queste sue predilezioni si accompagna la denuncia delle scorrettezze dei copisti, una delle grandi battaglie di Petrarca.

Il canzoniere di Petrarca accoglie 317 componimenti lirici che sono divisi in due parti, definiti le poesie scritte in vita e in morte di Laura. È un libro metricamente vario, non appartengono allo stesso genere, anche se predilige il genere del sonetto. Ci sono 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate, 4 madrigali e questi generi diversi si alterano in maniera libera gli uni agli altri, bisogna ricordare che questa è una novità di Petrarca perché nel medioevo prevaleva l’ordine rispetto al metro usato. Queste liriche non si presentano nelle forme di rime sparse, come accadeva per le rime di Dante, si tratta di componenti che danno forma a una costruzione unitaria che pur essendo difficile da definire non è meno solida e vincolante.

Difficile da definire perché nel canzoniere ogni rima è leggibile antologicamente come qualcosa di compito in sé ma nello stesso tempo ogni testo è l’anello di una catena significativa. Quindi non abbiamo delle rime sparse nel canzoniere, ma abbiamo dei frammenti di un'unica vicenda che si svolge nel tempo e che passo passo costruisce una storia, è appunto un libro di poesia come organismo unitario in cui si delinea una storia.

La fortuna del canzoniere non è del suo tempo quanto dei secoli successivi a partire dal ‘500 con il trionfo del modello del classicismo volgare proposto da Pietro Bembo il quale identifica in Petrarca un modello in tale direzione. Il ‘500 è il secolo dei poeti petrarcheschi che replicano il modello del canzoniere, anche se in modi diversi. Il petrarchismo del ‘500 annovera anche le donne (Vittoria Colonna), la presenza delle donne non era molto intensa. Il genere del canzoniere conosce alterne fortune, dopo di che il genere del canzoniere tende a diminuire.

Leopardi è l’ultimo tentativo di riportare in vita il grande modello del canzoniere. Leopardi è l’ultimo dei classici e il primo dei moderni. La storia del canzoniere, però, non termina con Leopardi, ma ha anche una sua storia novecentesca. (Gozzano per una parte della sua storia è vicino ai poeti crepuscolari, quei poeti che iniziano l’abbassamento dell’io poetico che ha inizio nei prima anni nel ‘900, Gozzano nella fase più matura pubblica “I Colloqui” nel quale racconta una storia sulla sopravvivenza temporanea alla vita). (Umberto Saba scrive un libro che si chiama il Canzoniere, tutte le sue poesie vengono contenute qui. La sua poesia si nutre di elementi della tradizione, come quello del sonetto). (Montale fino ad una certa data ha custodito delle raccolte in cui dietro c’era il modello del Canzoniere, anche se Montale si avvicina più a Dante e non a Petrarca).

Leopardi è nato a Recanati nel 1798 e morto a Napoli nel 1837. I canti vengono pubblicati a Firenze nel 1831 quando pubblica presso un tipografo della città, Piatti, 23 componimenti, quelli che Leopardi inserisce nella prima edizione dei Canti. Questi 23 componimenti costituiscono una retro-visione introspettiva anteriore al 1831. I canti verranno poi pubblicati altre due volte, nelle pubblicazioni successive si tratta di integrare il libro dei canti con i nuovi componimenti, quindi c’è un’edizione pubblicata a Napoli, dal tipografo Sparita, 39 componimenti e poi l'ultima edizione vede la luce a Firenze dall’editore Le Monier, che acquisisce importanza nel ’45, si tratta di 41 componimenti, aggiunta piuttosto modesta, l’edizione che tutti noi possediamo. I Canti pisano recanatesi, questa edizione è quella a cui fanno riferimento gli studiosi, sono stati composti tra la città di Pisa, dove egli soggiornò tra il ’27 e ’28, ma in parte sono composti a Recanati fino all’Aprile ’30.

Egli ritorna alla poesia con I canti pisano recanatesi, segnano dopo un silenzio poetico di sei anni il ritorno del poeta alla poesia. Senza questa scelta probabilmente non ci sarebbero stati nemmeno I Canti. Andando indietro, Leopardi dopo aver composto la penultima delle sue dieci canzoni, L’inno ai patriarchi, egli si dedica quasi esclusivamente alla prosa e compone quello che è un libro di prosa, dal ’22 e al ’28 egli scrive due soli testi poetici: l’ultima delle dieci canzoni del 1823 e poi l’epistola in endecasillabi sciolti indirizzata al conte Carlo Pepoli. Il testo del ’26 è un testo che spiega il silenzio poetico, il distacco dalla poesia, quindi è un testo programmatico, di poetica, perché dice certe scelte che egli ha compiuto.

Il poeta si contrappone alla figura del conte Carlo che continuava a fare il poeta e indica la via dell’acerbo vero, della verità filosofica, che è perseguibile nel mondo vero. È chiaro che egli era già entrato in crisi e la sua visione della poesia e filosofica complessiva, quella che si fondava il sistema speculativo di una natura benigna o di una natura pietosa contrapposta alla realtà. 1817 il giovane erudito, lettore della sua biblioteca, si era convertito alla poesia. Egli ha una formazione molto precoce, molte poesie sono state scritte quando era un bambino. La storia della sua poesia e del suo pensiero si avvia dal ’17.

Il pessimismo storico: egli ritiene che la natura sia un’entità benefica, perché assegna all’uomo la felicità, ritiene che gli uomini vicini alla natura siano meno infelici perché genera illusioni capaci di indurlo a gesti incapaci e generosi, quindi per Leopardi il colpevole è la civiltà che ha distrutto la felicità. Si definisce pessimismo storico perché non è un dato ontologico, ma è un fatto storico, un prodotto della civilizzazione. La poesia, dato per scontato la superiorità degli antichi sui moderni, si pone il problema su che cosa deve fare la poesia per continuare ad esistere nel mondo moderno, egli vuole ripristinare nella modernità la poesia antica. La poesia, quindi, deve rimanere vicino alla natura. Il giovane Leopardi fa una scommessa sulla sua capacità di riportare la poesia antica e dichiara questa sua posizione in quello che diremo che è il suo testo saggistico più importante, il discorso di un italiano intorno alla poesia romanica del 1818.

Il pensiero portante che comincia dagli anni ’20 sarà il pessimismo cosmico. Per capire cosa ha portato Leopardi a tornare alla poesia dobbiamo tenere in considerazione lo Zibaldone, dove questa negazione della poesia dei moderni, appare meno drastica di quanto si potrebbe credere, egli lascia qualche margine ai moderni per fare poesia. Siamo nel 1821, ma queste affermazioni sono presenti anche dopo il suo silenzio poetico.

I Canti, non è la prima volta che questo nome viene usato, ma è la prima volta che non viene usata per delle composizioni musicali. Questo non avviene nei canti di Leopardi, tranne per due: pastore errante dell’Asia e l’ultimo canto di Saffo, destinati ad essere accompagnati dalla musica. A partire da A Silvia si afferma una nuova forma metrica: canzone libera, ovvero un riadattamento di un genere di alto rango, la canzone. La canzone della tradizione aveva uno schema ben preciso, ma Leopardi svuota il modello dall’interno, ma conserverà dei tratti tipici. Anche su questo terreno egli non vuole uscire dalla tradizione, ma vuole adattarle al suo pensiero di poesia. La canzone libera rientra al suo pensiero di fare poesia.

Come si comporta quando dà vita al suo libro di poesia? Egli aveva già provato a comporre un libro di poesia, ben due volte:

  • Canzone di Giacomo Leopardi, esce a Bologna dal tipografo Nobile, prima edizione delle canzoni. È un libro unitario con un linguaggio alto. Interessante vedere come egli colloca le canzoni, sono collocate in ordine cronologico della stesura:
  • Le prime due sono dell’ottobre 1818;
  • Ad Angelo mai, gennaio 1820;
  • Nelle nozze della sorella Paolina novembre 1821;
  • A un vincitore nel pallone, fine novembre 1821;
  • Il bruto minore, dicembre 1821;
  • Alla Primavera o Delle favole antiche, gennaio 1822;
  • L’ultimo canto di Saffo, maggio 1822;
  • L’inno ai patriarchi 1822;
  • Alla sua donna, del settembre 1823.

Un ulteriore operazione di antologizzazione viene compiuta da Leopardi nel 1826, con una nuova raccolta che appare a Bologna dalla stamperia delle muse, diversa da quella delle canzoni, il titolo è più ampio e più generico rispetto al titolo “canzoni”. Ha una fisionomia meno compatta sia sul terreno dello stile sia sul piano della struttura che esula da qualsiasi ordine cronologico. Qui compaiono sei idilli, ciascuno di questi porta un titolo seguito dalla caratterizzazione del genere:

  • L’infinito. Idillio primo
  • La sera del dì di festa. Idillio secondo
  • La ricordanza. Idillio terzo
  • Il sogno. Idillio quarto
  • Lo spavento notturno. Idillio quinto
  • La vita solitaria. Idillio sesto

Poi ci sono due elegie, anche qui si continua con l’uso del genere, perché ci sarà: Elegia prima ed Elegia seconda. Seguono poi i sonetti in persona di Ser Pecora fiorentino Beccaio, collana di sonetti, unico caso in cui Leopardi usa il genere del sonetto. Segue l’epistola al conte Carlo Pepoli, ancora chiamata “epistole”. Poi abbiamo “Guerra dei Topi e delle Rane”, che sono quattro canti, è poema che possiamo definire eroicomico. In fine chiude il libro il volgarizzamento della satira di “Simonide sopra le donne”.

Che cosa sono i sonetti?

Sono legati ad una polemica letteraria che aveva visto al centro due uomini cari come posizioni culturali, Monti e Giordani, con un letterato Guglielmo Manzi. Egli era il bibliotecario della Barberiniana, e aveva pubblicato una raccolta di testi “testi di lingua italiana inediti tratti dai codici della biblioteca vaticana”. Questi testi erano stati seguiti da una recensione critica che aveva visto una luce sulla biblioteca italiana (rivista dei classicisti), la recensione è anonima, però Manzi individua gli autori, ovvero Giordani e Monti e li attacca con un opuscolo “Risposta di Guglielmo Manzi al primo titolo della biblioteca italiana”.

Leopardi opera un rassestamento a ritroso di tutto il materiale poetico e costruisce il libro dei Canti. I recuperi non sono di pari quantità, le canzoni sono tutte, dei versi recupera soltanto il materiale compatibile con il libro. Scarta le tradizioni, ma inserisce l’epistola a Carlo Pepoli e anche l’elegia seconda. È importante anche dire i titoli cambiano perché egli toglie a tutti i suoi testi il sottotitolo del genere. Il canzoniere di Leopardi è mono stilistico.

Una volta visto che Leopardi sceglie alcune opere e altre le scarta per la creazione dei Canti, in quale ordine li mette? Per quanto riguarda i primi due blocchi sono disposti in un ordine tematico-stilistico, egli non segue, per le due sezioni dei canti, dispone prima le canzoni (1818-1823) e poi mette gli idilli (1819-1821) in seconda posizione, non è un ordine cronologico perché altrimenti avrebbe intrecciato idilli e canzoni. Fa questo perché il soggetto poetico delle canzoni, il noi storico, (che designa l’umanità infelice perché il Leopardi di quegli anni pensa questo), questo io è un noi collettivo che include e motiva gli idilli, per questo motivo le posiziona prima, non avrebbe potuto essere al contrario. Nelle canzoni si delinea un romanzo ideologico, l’evolversi dell’umanità nella prospettiva leopardiana, nel dualismo antico-moderno. L’io degli idilli risolve il rapporto fra l’io e il paesaggio intorno che ha bisogno di essere preparato dal racconto del romanzo ideologico. (L’articolazione della prima parte dei canti è di tipo tematico e non di tipo cronologico, però all’interno delle due sezioni contengono nei versi un criterio cronologico di disposizione dei versi). A questo criterio tematico-stilistico a partire dall’ultimo degli idilli, segue l’ordine cronologico, quindi cambia l’ordine.

A chiusura degli idilli colloca “Alla sua donna”, da qui scatta un ordinamento cronologico che segue quella che è una storia di un’anima, (definizione che lo stesso Leopardi ha offerto di sé stesso). Lui sceglie di posizionarla lì, la separa dalle canzoni, le ragioni sono di vario ordine. Segue poi l’epistola di Carlo Pepoli ecc. Guardando all’altezza del ’31, il libro dei “Canti” si offre al lettore con un pluralismo stilistico, perché nella prima parte abbiamo il linguaggio classicheggiante, linguaggio semplice, ma vago e peregrino degli idilli. Nei canti pisano recanatesi prevale uno stile...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher a.varano-20 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Generi e forme della letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Nozzoli Anna.
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