Concetti Chiave
- L'omero presenta un collo chirurgico e un collo anatomico; le fratture nel terzo prossimale possono causare complicazioni come l'osteonecrosi.
- Le fratture della testa omerale si classificano in base al numero di frammenti e richiedono una valutazione attenta dei apporti arteriosi.
- Il trattamento per le fratture dell'omero può variare da metodi incruenti a interventi chirurgici, con particolare attenzione alla sostituzione protesica per pazienti anziani.
- Complicanze comuni includono lesioni ai nervi ulnare e radiale, che possono manifestarsi con sintomi specifici come la mano benedicente o la mano cadente.
- La sindrome di Volkmann, una grave complicanza, richiede un intervento chirurgico urgente per prevenire la retrazione muscolare e il dolore intenso.
Indice
Anatomia e fratture dell'omero
L’omero ha un collo chirurgico e un collo anatomico. Qualsiasi frattura che si verifica tra la testa e il collo chirurgico viene definita frattura del terzo prossimale deII’omero.
La frattura della testa omerale si classifica in base al numero di frammenti che si producono (classificazione di Neer, non serve conoscerla).
Il principale problema è l’interruzione del circolo, con rischio di osteonecrosi. Gli apporti arteriosi potenzialmente lesionabili sono:
• le due arterie circonflesse omerali
• il circolo endomidollare.
Trattamenti e complicanze delle fratture
Una lesione composta può essere trattata in maniera incruenta con una fasciatura di Desault, altrimenti con sintesi con placche e viti, fino alla sostituzione protesica. In persone oltre i 70 anni è sempre da tenere in considerazione la possibilità di una sostituzione protesica, perché per quanto possano essere ben ricostruite le teste omerali queste possono comunque andare in necrosi. La sostituzione protesica è necessaria anche quando ci sono numerosi frammenti. Può associarsi a lussazione. Si distingue in prossimale, mediana o distale. La frattura tipica è chiusa, scomposta ad latus.
Può presentarsi come frattura spiroide (da torsione), piuttosto difficile da trattare, tipica di chi pratica braccio di ferro.
La complicanza più temibile è la lesione del nervo radiale, che comporta la “mano cadente”. Esso decorre a livello della doccia di torsione omerale. Dato che il nervo radiale innerva i muscoli estensori, compreso il muscolo estensore del pollice, basterà chiedere al paziente di estendere la mano e tutte le dita per verificarne l’integrità. Il trattamento oggi è chirurgico e prevede l’utilizzo di chiodi endomidollari. Si possono utilizzare anche fissatori esterni o placche.
Fratture del gomito e complicanze
La frattura della paletta omerale è la frattura del terzo distale deII’omero.
La parte esterna del gomito è il condilo, che si articola col capitello radiale, la parte mediale è la troclea. Sopra il condilo è presente l’epicondilo, sopra la troclea l’epitroclea. La frattura si classifica in base alla sede. Nella doccia tra troclea ed epitroclea decorre il nervo ulnare, che innerva i muscoli estensori delle ultime due dita. Quindi, per verificare l’integrità del nervo ulnare si deve chiedere al paziente di estendere tutte le dita, se non riesce a sollevare le ultime due (come nella posizione della mano benedicente), significa che il nervo ulnare è lesionato. Dato che il nervo ulnare innerva anche i muscoli interossei, il paziente non riuscirà nemmeno a divaricare le dita.
Venivano definite “lesioni da finestrino”, perché spesso i guidatori con il braccio fuori dal finestrino subivano questa frattura.
Il trauma può essere indiretto, da iperestensione, o diretto, da iperflessione.
Il trattamento è quasi sempre chirurgico. La via di accesso è attraverso l’olecrano e si esegue una osteotomia, ovvero si taglia l'olecrano. Si ribalta poi il tricipite brachiale, che qui si inserisce, e si arriva alla frattura. Inseguito si deve sintetizzare l'olecrano e richiudere. Il problema dell’articolazione del gomito è che tende a irrigidirsi molto facilmente. È infatti necessario mobilizzarlo il prima possibile.
Complicanze e sindrome di Volkmann
Complicanze:
• Lesione del nervo ulnare (segno della mano benedicente)
• Lesione del nervo mediano (mano ad artiglio);
• Lesione dell'arteria omerale (o cubitale a questo livello);
• Lesione del nervo radiale (mano cadente);
• Sindrome di Volkmann: avviene dopo un lasso di tempo abbastanza variabile, qualche ora o due/tre giorni. È tipica dei bambini, quando la lesione è composta e sovracondiloidea. Essa deve essere trattata con fasciotomia con una certa urgenza, per evitare la retrazione delle dita.
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali fratture dell'omero e come vengono classificate?
- Qual è il rischio principale associato alle fratture dell'omero?
- Quali sono le opzioni di trattamento per le fratture dell'omero?
- Quali complicanze possono derivare da fratture del gomito?
- Come si verifica l'integrità dei nervi in caso di fratture dell'omero?
Le fratture dell'omero includono la frattura del terzo prossimale, che si verifica tra la testa e il collo chirurgico, e la frattura della paletta omerale, che riguarda il terzo distale. La frattura della testa omerale è classificata in base al numero di frammenti, secondo la classificazione di Neer.
Il principale rischio associato alle fratture dell'omero è l'interruzione del circolo sanguigno, che può portare a osteonecrosi. Le arterie circonflesse omerali e il circolo endomidollare sono potenzialmente lesionabili.
Le fratture dell'omero possono essere trattate in modo incruento con una fasciatura di Desault o chirurgicamente con sintesi mediante placche e viti, fino alla sostituzione protesica, soprattutto in pazienti oltre i 70 anni o in caso di numerosi frammenti.
Le complicanze delle fratture del gomito includono lesioni ai nervi ulnare e radiale, che possono causare rispettivamente la "mano benedicente" e la "mano cadente". Inoltre, c'è il rischio di sindrome di Volkmann, che richiede un intervento urgente.
Per verificare l'integrità del nervo radiale, si chiede al paziente di estendere la mano e tutte le dita. Per il nervo ulnare, si verifica se il paziente riesce a sollevare le ultime due dita; in caso contrario, potrebbe esserci una lesione.