Concetti Chiave
- L'opera "Orlando Furioso" di Ludovico Ariosto, pubblicata nel 1516, esplora l'amore disperato di Orlando per Angelica attraverso 46 canti in ottave.
- Le figure retoriche nel poema, come adynaton e allitterazione, amplificano i suoni e i significati, rendendo il testo più evocativo e complesso.
- L'adynaton, presente nel canto primo, crea paralleli iperbolici per esprimere situazioni impossibili, come nell'esempio che ferma il sole.
- L'anafora e l'allitterazione sono utilizzate per enfatizzare concetti e creare effetti musicali, come dimostrato nei versi con la ripetizione di suoni e parole.
- Altre figure retoriche come litote, metafora e personificazione arricchiscono il poema, offrendo profondità simbolica e umanizzando elementi non umani.
In questo appunto di letteratura italiana andremo a individuare e approfondire le principali figure retoriche presenti nell’opera “Orlando furioso” di Ludovico Ariosto, il poema cavalleresco pubblicato per la prima volta dall’autore nel 1516 a Ferrara. Ispirato alle tematiche del ciclo carolingio e del ciclo bretone, il poema è composto da quarantasei canti in ottave che narrano l’amore disperato di Orlando per la principessa Angelica.
La pazzia di Orlando, figure retoriche
Come in tutti i poemi di natura cavalleresca e in generale come in tutti i testi poetici, nell’Orlando Furioso viene fatto largo uso di figure retoriche. Quest’ultime infatti, specialmente nella composizione poetica, aiutano moltissimo ad evocare suoni e significati nuovi e originali, e a conferire al testo livelli di lettura più profondi e complessi. Andremo ora a identificare e ad approfondire alcuni esempi di figure retoriche presenti all’interno del componimento dell'”Orlando Furioso”, come ad esempio quello dell’”adynaton”, figura retorica che deriva dal greco ἀδύνατον e che significa “mancanza”, “privazione” e da δύναμαι che significa "cosa impossibile". L'”adynaton” è una figura retorica che consiste per la precisione nel citare una situazione non facile da realizzare (“che di pietà potrian fermare il sole”) per confrontarla con un'altra situazione, suscitando un parallelo iperbolico e paradossale. Ad esempio la figura retorica dell’adynaton è presente nel canto primo (I, 47) dell'Orlando Furioso, dove il testo recita:"Stato era in campo, e inteso avea di quella
rotta crudel che dianzi ebbe re Carlo:
cercò vestigio d’Angelica bella,
né potuto avea ancora ritrovarlo.
Questa è dunque la trista e ria novella
che d'amorosa doglia fa penarlo,
affligger, lamentare e dir parole
che di pietà potrian fermare il sole."
Per ulteriori approfondimenti su Ludovico Ariosto vedi qui
Allitterazione, anafora e iperbato
Un altro esempio di figura retorica all’interno del componimento di Ariosto è ad esempio la presenza di un’allitterazione, figura retorica presente nei testi poetici che consiste nella ripetizione di uno o più suoni e lettere, che possono essere completamente uguali o simili, e trovarsi all'inizio di una o due parole successive, creando un effetto musicale di omofonia. Ad esempio nei versi I,19 troviamo la ripetizione del suono “S” (sassi, spine, saggia e ancora aspra, solinga, insopita, selvaggia):“Tra duri sassi e folte spine gìa
Ruggiero intanto invêr la fata saggia,
di balzo in balzo, e d'una in altra via
aspra, solinga, inospita e selvaggia;
tanto ch'a gran fatica riuscia
su la fervida nona in una spiaggia
tra 'l mare e 'l monte, al mezzodì scoperta,
arsiccia, nuda, sterile e deserta.”
Altra figura retorica che ritroviamo nell'opera dell'Ariosto è senz'altro l'anafora che consiste nella ripetizione di uno o più vocaboli all'inizio delle frasi oppure di verbi successivi per dare l'idea di un determinato e specifico concetto (XXXIV, 85). In questo caso a ripetersi è la parola “altri” presente per tutta la strofa:
"Altri in mar lo perde, altri in onori,
altri in cercar, scorrendo il mar, richezze;
altri ne le speranze de' signori,
altri dietro alle magiche sciocchezze;
altri in gemme, altri in opre di pittori,
et altri in altro che più d'altro aprezze."
Altra importante figura retorica utilizzata nel poema è il cosiddetto iperbato che consiste nell'effettuare una vera e propria inversione o anche una trasposizione dell'ordine solito di una frase presente all'interno di un testo poetico come accade nei versi XIV, 65:
"e mi ritorna dove il moresco stuolo
assorda di rumor Francia e di grida."
Per ulteriori approfondimenti sull’Orlando furioso vedi qui
Litote, metafora, personificazione e similitudine
Altre figure retoriche molto diffuse sono presenti nel poema. Ad esempio la litote, che consiste nell'emettere un determinato giudizio facendo uso di una negazione o di una determinata espressione che presenta un senso contrario, come vediamo nel canto XXXI, 69:"I cavallier, di giostra ambi maestri,
che le lance avean grosse come travi,
tali qual fur nei lor ceppi silvestri,
si dieron colpi non troppo soavi."
Nel canto X, 6 troviamo invece una metafora, figura retorica che consiste nel sostituire un termine proprio con uno di tipo figurato successivamente ad una trasposizione di immagini di tipo simbolico:
"E acciò che meglio il vero io ti denudi,
perché costor volessero far scempio
degli anni verdi miei contra ragione"
Nel canto XIV, 94 troviamo invece la personificazione, che consiste nell'attribuire determinati comportamenti umani, tratti ed anche pensieri a qualcosa che non presenta nulla di umano, come accade per lo “smemorato oblio”:
"Lo smemorato Oblio sta su la porta:
non lascia entrar, né riconosce alcuno;
non ascolta imbasciata, né riporta;
e parimente tien cacciato ognuno.
Il Silenzio va intorno, e fa la scorta:
ha le scarpe di feltro, e 'l mantel bruno;
et a quanti n'incontra, di lontano,
che non debban venir, cenna con mano."

La similitudine, anch'essa contenuta all'interno del canto II, 5, consiste nel relazionare in un rapporto di somiglianza due determinati eventi o anche successioni di pensieri. Può essere introdotta o da "come" o da "così" e lo troviamo ben evidente in questi versi:
"Come soglion talor duo can mordenti,
o per invidia o per altro odio mossi,
avicinarsi digrignando i denti,
con occhi bieci e più che bracia rossi;
indi a' morsi venir, di rabbia ardenti,
con aspri ringhi e ribuffati dossi:
così alle spade e dai gridi e da l'onte
venne il Circasso e quel di Chiaramonte."
Per ulteriori approfondimenti sulle figure retoriche vedi qui
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale dell'opera "Orlando furioso" di Ludovico Ariosto?
- Qual è l'importanza delle figure retoriche nell'"Orlando furioso"?
- Che cos'è l'adynaton e come viene utilizzato nell'opera?
- Quali altre figure retoriche sono presenti nell'opera e quali effetti producono?
- Come viene esemplificata la similitudine nell'"Orlando furioso"?
Il tema centrale dell'opera è l'amore disperato di Orlando per la principessa Angelica, che porta alla sua pazzia e alla ricerca incessante di lei, come evidenziato nel poema pubblicato nel 1516.
Le figure retoriche sono fondamentali nell'"Orlando furioso" poiché evocano suoni e significati nuovi, conferendo al testo livelli di lettura più profondi e complessi, come sottolineato nel testo.
L'adynaton è una figura retorica che esprime situazioni impossibili per creare un parallelo iperbolico. Un esempio si trova nel canto primo, dove si afferma che "di pietà potrian fermare il sole".
Oltre all'adynaton, l'opera presenta allitterazione, anafora, iperbato, litote, metafora, personificazione e similitudine, tutte utilizzate per arricchire il testo e creare effetti musicali e significativi.
La similitudine è esemplificata nel canto II, dove si confrontano due cani mordenti, utilizzando "come" per evidenziare la somiglianza tra la loro aggressività e la tensione tra i personaggi, creando un'immagine vivida.