Concetti Chiave
- Ripamonti è considerato una fonte attendibile riguardo all'Innominato, avendo affermato di conoscerlo e di averne descritto la vita.
- Il Cardinale Borromeo è accreditato come il responsabile della conversione dell'Innominato, che era noto per il suo passato criminale.
- Le Grida del 1603 condannavano l'Innominato e i suoi uomini, vietando loro la residenza a Milano e definendoli "scellerati".
- Il castello dell'Innominato, situato vicino al fiume Adda, è descritto come un luogo isolato e temuto, noto per i suoi legami con atti criminali.
- Manzoni, nel suo romanzo, modifica la storia dell'Innominato e lo presenta con un alone di mistero, evitando di rivelarne il vero nome per accentuare la sua leggenda.
Ripamonti e l'Innominato
Ripamonti: scrisse Historia Patria (in latino e tradotto in italiano), poiché conobbe e parlò con lo stesso Innominato (come anche per la Monaca di Monza: di fatto Ripamonti è considerato una fonte attendibile dei fatti). Afferma di aver conosciuto l'Innominato ''vecchio e pentito'' (proprio come Marianna Virginia).
Il Cardinale Borromeo
Cardinale Borromeo: scrive dell'Innominato, e addirittura viene considerato il responsabile della conversione dell'Innominato.
Le Grida del 1603
Grida del 1603 del governatore di Fuentes: emessa contro di lui e la sua massa di ''scellerati'' (nella grida sono citati anche i nomi dei suoi uomini più in vista= furono dichiarati indegni di risiedere a Milano=fu vietata loro la residenza.
Il Castello dell'Innominato
l'Innominato è un personaggio realmente vissuto, con il nome di Francesco Bernardino Visconti, Conte di Ghiaradadda (località vicino al fiume Adda).
Viveva in un castello isolato, come descrive Manzoni, in una natura impervia e selvaggia.
Aveva il castello nei pressi del fiume Adda, cosicché poteva eventualmente varcare l'Adda ed entrare nella Repubblica di Venezia, se fosse stato perseguito: in un altro Stato rimanevi un cittadino libero anche se avevi commesso un delitto.
Ripamonti descrive il castello, definendolo della ''mala morte''.
Il Rapimento di Lucia
Manzoni, quando narra del rapimento di Lucia, ci parla di un fatto veramente avvenuto, ma con le apposite modifiche da parte dell'autore: Francesco Bernardino aveva rapito una ragazza promessa a un principe straniero (lei si fa rapire volentieri però, si tratta di un matrimonio combinato con il principe), e l'aveva portata nel castello, dove la sposò legittimamente.
La Spavalderia dell'Innominato
Manzoni narra anche di episodi che dimostrano la sua spavalderia: insieme ai suoi bravi entrava nella piazza del palazzo del governatore, a suon di tromba (come se fosse un piccolo esercito) e mandava ingiurie attraverso la guardia alla porta (le reperiva), poi tornava indietro e la folla gli faceva largo---> l'autore lo riferisce per evidenziare la sua autorità, per la quale non riuscivano a catturarlo=>le gride servivano a poco, erano solo provvedimenti che non colpivano i potenti, perché gli stessi potenti erano circondati da bravi.
L'Alone di Mistero
Questi episodi e descrizioni sono riportati da Ripamonti, solo che Manzoni quando scrive il romanzo non vuole sia identificato con Francesco Bernardino, per dargli un alone di leggenda--->nella prima stesura lo chiama Conte del Sagrato, poi Innominato.
Come nel caso della Monaca di Monza, Manzoni posticipa il fatto di una 30ina di anno=manipolazione delle fonti storiche.
Perché Manzoni inizialmente lo chiama ''Conte del Sagrato''?
Lo chiama così perché vuole identificarlo con il suo delitto più atroce=aveva ucciso un uomo che usciva dalla messa con la sua famiglia, sul sagrato (la piazza consacrata davanti alla chiesa). È considerato un delitto sacrilegio= ha ucciso un uomo di famiglia a colpi di archibugio dopo la messa.
Nel Fermo e Lucia, l'autore non si sofferma ad analizzare il suo tormento interiore che lo porta alla conversione, cosa che fa nei Promessi: descritto nella Notte dell'Innominato, in cui medita il suicidio ma viene fermato dalla voce di Dio=si converte.
Nei promessi sposi il delitto non diventa il tratto caratterizzante del personaggio: tutti i delitti sono atroci, poiché riguardano persone di uguale importanza--->per questo lo chiama Innominato.
Manzoni narra che il nome di questo personaggio non è stato trovato da nessuna parte, afferma che Ripamonti solo lo definiva nefario/malvagio, ma in realtà lui addirittura ci parlò e di certo riportò il suo nome.
Vuole dargli un alone di mistero:'' colui che ha scritto la storia della sua vita forse gli bruciava la penna in mano tanto atroci erano i suoi delitti''=non ha avuto il coraggio di scrivere il suo nome perché revocava troppi delitti.
Domande da interrogazione
- Chi è l'Innominato e qual è la sua vera identità?
- Qual è il ruolo di Ripamonti nella narrazione dell'Innominato?
- Come viene descritto il castello dell'Innominato?
- Qual è l'importanza della conversione dell'Innominato secondo il Cardinale Borromeo?
- Perché Manzoni sceglie di non rivelare il nome dell'Innominato nel suo romanzo?
L'Innominato è un personaggio realmente esistito, identificato con Francesco Bernardino Visconti, Conte di Ghiaradadda, che viveva in un castello isolato vicino al fiume Adda.
Ripamonti è considerato una fonte attendibile, avendo conosciuto l'Innominato "vecchio e pentito" e avendo scritto l'Historia Patria, che include dettagli sui suoi crimini e sulla sua vita.
Il castello è descritto da Ripamonti come un luogo di "mala morte", situato in una natura impervia e selvaggia, che riflette l'isolamento e il potere dell'Innominato.
Il Cardinale Borromeo è considerato responsabile della conversione dell'Innominato, un evento significativo che segna un cambiamento nel personaggio, evidenziato anche nella narrazione di Manzoni.
Manzoni utilizza il termine "Innominato" per conferire un alone di mistero al personaggio, evitando di identificarsi con Francesco Bernardino e sottolineando la gravità dei suoi delitti, che lo rendono un simbolo di malvagità.