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Evoluzione delle tecniche militari tra xv e xvl secolo
Le guerre d’Italia rappresentarono un importante campo di sperimentazione per nuove formazioni militari e nuovi metodi di combattimento. In questo periodo iniziò il declino della cavalleria pesante, che era stata l’elemento centrale della guerra durante l’età feudale. Questo processo era cominciato durante la guerra dei Cent’anni, quando gli arcieri inglesi avevano sconfitto numerosi cavalieri francesi. La crisi della cavalleria fu confermata dalle vittorie ottenute dagli svizzeri contro i nobili borgognoni nelle battaglie di Grandson, Morat e Nancy, nel 1477.La fanteria svizzera e i Lanzichenecchi
I fanti svizzeri divennero protagonisti delle guerre europee. Costituivano una parte importante dell’esercito di Carlo VIII e nel 1512 riuscirono persino a conquistare da soli il Ducato di Milano. La loro fama di invincibilità venne però infranta nella battaglia di Melegnano, nel 1515, grazie all'impiego dell'artiglieria e all'intervento dei mercenari tedeschi, chiamati lanzichenecchi, che utilizzavano una formazione militare simile a quella svizzera.I tercios spagnoli
Il generale spagnolo Consalvo de Córdoba, detto il Gran Capitano, elaborò nuove tecniche di combattimento durante le guerre contro i francesi per il controllo del Regno di Napoli. La fanteria spagnola venne organizzata in unità di circa 3.000 uomini, chiamate tercios. Queste formazioni comprendevano sia soldati armati di picche sia archibugieri, sostituiti in seguito dai moschettieri.Il fuoco degli archibugi e dei moschetti preparava l’attacco dei soldati armati di picche, permettendo di combinare efficacemente le armi da fuoco con il combattimento ravvicinato. I tercios divennero una delle principali formazioni militari europee e dominarono le guerre terrestri fino alla battaglia di Rocroi, combattuta nel 1643.
La cavalleria
La cavalleria assunse un ruolo secondario rispetto alla fanteria e all’artiglieria. Continuò a essere utilizzata soprattutto per le incursioni nel territorio nemico, le azioni rapide e l’inseguimento degli eserciti sconfitti.Anche l’equipaggiamento dei cavalieri cambiò gradualmente. Le pesanti armature di ferro e le lunghe lance vennero progressivamente sostituite da protezioni più leggere e da armi come sciabole e pistole, più adatte alle nuove esigenze del combattimento.
Rafforzamento dello Stato
L’evoluzione delle tecniche militari fu allo stesso tempo una causa e una conseguenza dei profondi cambiamenti della società e dello Stato.Nel Medioevo, il cavaliere pesantemente armato, dotato di un cavallo di razza e accompagnato da servitori e scudieri, rappresentava un ordine sociale nel quale la guerra era riservata soprattutto alla nobiltà. I nobili disponevano infatti delle terre e delle risorse necessarie per mantenere uomini e cavalli.
A questa organizzazione si collegava un’etica aristocratica e cavalleresca che considerava spesso disonorevole colpire il nemico a distanza, utilizzando frecce o armi da fuoco.
Le nuove fortificazioni
Anche i castelli medievali persero progressivamente la loro efficacia difensiva. Le loro mura alte e relativamente sottili non erano più sufficienti a resistere alla crescente potenza distruttiva dei cannoni.Si svilupparono così nuove fortificazioni caratterizzate da mura più basse e spesse, terrapieni e bastioni, progettati per resistere meglio ai bombardamenti dell’artiglieria.
Gli architetti italiani si distinsero particolarmente nella progettazione di queste strutture, che richiedevano competenze tecniche e risorse economiche considerevoli. Anche in questo campo, quindi, la guerra contribuì a rafforzare il potere dei principi e degli Stati territoriali.
Il reclutamento e la mentalità dei soldati
La trasformazione della guerra non riguardò soltanto le armi e le tecniche di combattimento, ma anche il reclutamento e la mentalità dei soldati.Gli eserciti mercenari, composti soprattutto da svizzeri e tedeschi, erano caratterizzati da un forte spirito di corpo e da un notevole orgoglio professionale. Questi elementi contribuivano alla loro disciplina e alla loro efficacia sul campo di battaglia.
Nei tercios spagnoli erano numerosi gli hidalgos, cioè nobili poveri che si arruolavano non soltanto per guadagnare denaro, ma anche perché consideravano la professione militare una delle poche attività compatibili con il proprio onore e la propria condizione sociale. A motivarli erano inoltre la fedeltà alla monarchia e la difesa della religione cattolica. Questi valori erano stati rafforzati dalla lunga tradizione della guerra contro i musulmani nella penisola iberica. Anche i soldati di origine popolare tendevano ad assimilare tali ideali, sviluppando un forte senso di appartenenza e di fedeltà al sovrano.
La disciplina, la sobrietà e la capacità di sopportare le fatiche, unite a questa mentalità, contribuirono alla lunga supremazia militare spagnola sui campi di battaglia europei per oltre un secolo.