Il nazismo
La Repubblica di Weimar
In Germania la sconfitta aveva portato all’abdicazione dell’imperatore e alla proclamazione della “Repubblica di Weimar”.
La repubblica nasceva da un compromesso politico tra il Partito socialdemocratico e i gruppi conservatori e tradizionalisti della società e dell’esercito. Nonostante i grandi consensi, l’alleanza era molto fragile, poiché lo stesso partito socialista era una galassia composita e litigiosa.
Nel novembre 1918 nacque la Lega di Spartaco, che incitava alla rivoluzione le masse proletarie e avversava la neonata repubblica. Nel gennaio dell’anno seguente si svolsero manifestazioni di protesta. Gli spartachisti mobilitarono i propri aderenti e cercarono di avviare un processo rivoluzionario che si concluse con l’arresto o l’uccisione di questi.
Il 19 gennaio si svolsero le elezioni e i socialdemocratici conquistarono la maggioranza, ma furono costretti a collaborare con i partiti cattolici e i liberali. I limiti della neonata repubblica diventarono palesi: i governi che si succedettero erano troppo deboli e non riuscirono a organizzare politiche in favore delle classi meno abbienti.
Nel marzo 1920 vi fu un tentativo di colpo di Stato da parte del generale Kapp, che però fallì a causa della convocazione di uno sciopero dei sindacati operai. Due anni dopo la Germania dichiarò di non riuscire a pagare i danni di guerra; di conseguenza, i francesi occuparono militarmente i bacini della Ruhr e della Saar.
Inoltre, la crisi innescò un grande processo inflazionistico che portò al crollo della moneta, colpendo coloro che avevano redditi fissi e favorendo chi aveva prestiti con le banche perché si vedeva il debito annullato. L’incapacità di risolvere i problemi economici favorì la nascita di movimenti estremisti, tra cui gruppi paramilitari e nazionalisti che reclutavano reduci disoccupati.
Tali formazioni trovarono come guida Hitler, che nel 1920 fondò il Partito nazionalsocialista. Il suo programma non era definito, ma guadagnava consensi grazie a promesse di occupazione, stabilità e rivincita militare. Nel 1923 tentò un’insurrezione a Monaco, che fallì, e venne condannato a 5 anni di prigione, dove si dedicò alla scrittura del “Mein Kampf”.
La Germania nella seconda metà degli anni ’20
Superato il pericolo dell’insurrezione di Monaco, la Germania recuperò stabilità politica. Il governo passò a una grande coalizione di forze democratiche presieduta da Stresemann, che fondò il suo programma su 4 punti:
- Riallacciare le relazioni diplomatiche con la Francia e ottenere una rivisitazione dei trattati di Versailles;
- Decretare lo stato di emergenza;
- Emettere un nuovo marco;
- Ridurre la spesa pubblica.
Stresemann riuscì ad attuare il suo programma. La situazione economica migliorò, dal 1923, grazie a un piano finanziario organizzato dagli Stati Uniti.
Però il pagamento dei danni di guerra impediva al governo di finanziare la ricostruzione industriale, quindi si decise di passare a un pagamento in quote variabili annuali sulla base della ripresa economica.
Grazie al trattato di Locarno del 1925, anche se questo confermava il trattato di Versailles, la Germania riuscì a ristabilire la sua immagine di fronte al resto del mondo e a entrare a far parte della Società delle Nazioni.
Il successivo patto Briand-Kellogg allentò le tensioni con la Francia. Fra il 1925 e il 1929 la Germania si avviò verso una stabilizzazione politica ed economica.
La fine della Repubblica di Weimar
Nel 1929 i successi della politica di Stresemann furono annullati dalla crisi di Wall Street. A causa del crollo, i capitali impegnati in Germania dovettero tornare negli Stati Uniti, creando così una nuova crisi economico-finanziaria.
Questo portò la popolazione a sostenere i movimenti estremistici; in particolare, tra il 1929 e il 1933 si assistette all’ascesa di Hitler. Quest’ultimo eccitava gli animi, indicava come cause delle difficoltà dei tedeschi gli ebrei e i comunisti e inoltre prometteva una rivincita militare ed economica della Germania.
Ad opporsi all’impetuoso leader nazista c’era la debole Repubblica di Weimar, incapace di garantire un assetto sociale ed economico stabile. Nel 1928 le elezioni politiche premiarono il Partito socialdemocratico e, in quell’occasione, Hitler non ottenne più di 12 seggi in Parlamento.
Due anni dopo si tennero nuovamente le elezioni e si riscontrò una diminuzione dei voti al Partito socialdemocratico e una grande ascesa dei nazisti. Questo grazie al fatto che erano riusciti a cogliere i disagi e le delusioni dei disoccupati e delle classi più deboli e, allo stesso tempo, riuscirono a guadagnare consensi da parte delle aree più conservatrici del Paese.
Il nazismo al potere
Il partito nazista, nell’azione di propaganda, era diventato un raggruppamento paramilitare chiamato “camicie brune” o SA, composto da reduci e disoccupati, capitanato da Röhm.
Hitler utilizzò questo raggruppamento per forzare la situazione: il Paese divenne preda delle violenze naziste. L’11 ottobre 1931 la destra tedesca si riunì a Bad Harzburg, dove partecipò anche Hitler. L’incontro costituì l’alleanza tra la grande industria e l’estrema destra nazista.
A questo punto il governo appariva sempre più isolato. Nel 1932 la crisi economica raggiunse l’apice, causando l’aumento dei disoccupati e un’allarmante frenata della produzione industriale.
Nell’aprile dello stesso anno si tennero le elezioni presidenziali, dove venne riconfermato Von Hindenburg. Nelle successive consultazioni politiche, svoltesi a luglio, i nazisti divennero il primo partito tedesco.
Nonostante questo, il presidente affidò il compito di governare il Paese a Franz Von Papen, ma non riuscì ad ottenere l’appoggio necessario dal Parlamento, tanto che si dovettero indire nuove elezioni.
A questo punto non c’era alternativa, l’unica possibilità era il governo Hitler. Il 30 gennaio 1933 Von Hindenburg incaricò Hitler di creare un governo di coalizione con la destra e i moderati.
Eventi di storia contemporanea
Il nazismo
La Repubblica di Weimar
In Germania la sconfitta aveva portato all’abdicazione dell’imperatore e alla proclamazione della “Repubblica di Weimar”. La repubblica nasceva da un compromesso politico tra il Partito socialdemocratico e i gruppi conservatori e tradizionalisti della società e dell’esercito. Nonostante i grandi consensi, l’alleanza era molto fragile, poiché lo stesso partito socialista era una galassia composita e litigiosa. Nel novembre 1918 nacque la Lega di Spartaco, che incitava alla rivoluzione le masse proletarie e avversava la neonata repubblica. Nel gennaio dell’anno seguente si svolsero manifestazioni di protesta. Gli spartachisti mobilitarono i propri aderenti e cercarono di avviare un processo rivoluzionario che si concluse con l’arresto o l’uccisione di questi. Il 19 gennaio si svolsero le elezioni e i socialdemocratici conquistarono la maggioranza, ma furono costretti a collaborare con i partiti cattolici e i liberali. I limiti della neonata repubblica diventarono palesi: i governi che si succedettero erano troppo deboli e non riuscirono a organizzare politiche in favore delle classi meno abbienti. Nel marzo 1920 vi fu un tentativo di colpo di Stato da parte del generale Kapp, che però fallì a causa della convocazione di uno sciopero dei sindacati operai. Due anni dopo la Germania dichiarò di non riuscire a pagare i danni di guerra; di conseguenza, i francesi occuparono militarmente i bacini della Ruhr e della Saar. Inoltre, la crisi innescò un grande processo inflazionistico che portò al crollo della moneta, colpendo coloro che avevano redditi fissi e favorendo chi aveva prestiti con le banche perché si vedeva il debito annullato. L’incapacità di risolvere i problemi economici favorì la nascita di movimenti estremisti, tra cui gruppi paramilitari e nazionalisti che reclutavano reduci disoccupati. Tali formazioni trovarono come guida Hitler, che nel 1920 fondò il Partito nazionalsocialista. Il suo programma non era definito, ma guadagnava consensi grazie a promesse di occupazione, stabilità e rivincita militare. Nel 1923 tentò un’insurrezione a Monaco, che fallì, e venne condannato a 5 anni di prigione, dove si dedicò alla scrittura del “Mein Kampf”.
La Germania nella seconda metà degli anni Venti
Superato il pericolo dell’insurrezione di Monaco, la Germania recuperò stabilità politica. Il governo passò a una grande coalizione di forze democratiche, presieduta da Stresemann, che fondò il suo programma su 4 punti:
- Riallacciare le relazioni diplomatiche con la Francia e ottenere una rivisitazione dei trattati di Versailles;
- Decretare lo stato di emergenza;
- Emettere un nuovo marco;
- Ridurre la spesa pubblica.
Stresemann riuscì ad attuare il suo programma. La situazione economica migliorò, dal 1923, grazie a un piano finanziario organizzato dagli Stati Uniti. Però il pagamento dei danni di guerra impediva al governo di finanziare la ricostruzione industriale, quindi si decise di passare a un pagamento in quote variabili annuali sulla base della ripresa economica. Grazie al trattato di Locarno del 1925, anche se questo confermava il trattato di Versailles, la Germania riuscì a ristabilire la sua immagine di fronte al resto del mondo e a entrare a far parte della Società delle Nazioni. Il successivo patto Briand-Kellogg allentò le tensioni con la Francia. Fra il 1925 e il 1929 la Germania si avviò verso una stabilizzazione politica ed economica.
La fine della Repubblica di Weimar
Nel 1929 i successi della politica di Stresemann furono annullati dalla crisi di Wall Street. A causa del crollo, i capitali impegnati in Germania dovettero tornare negli Stati Uniti, creando così una nuova crisi economico-finanziaria. Questo portò la popolazione a sostenere i movimenti estremistici; in particolare, tra il 1929 e il 1933 si assistette all’ascesa di Hitler. Quest’ultimo eccitava gli animi, indicava come cause delle difficoltà dei tedeschi gli ebrei e i comunisti e inoltre prometteva una rivincita militare ed economica della Germania. Ad opporsi all’impetuoso leader nazista c’era la debole Repubblica di Weimar, incapace di garantire un assetto sociale ed economico stabile. Nel 1928 le elezioni politiche premiarono il Partito socialdemocratico e, in quell’occasione, Hitler non ottenne più di 12 seggi in Parlamento. Due anni dopo si tennero nuovamente le elezioni e si riscontrò una diminuzione dei voti al Partito socialdemocratico e una grande ascesa dei nazisti. Questo grazie al fatto che erano riusciti a cogliere i disagi e le delusioni dei disoccupati e delle classi più deboli e, allo stesso tempo, riuscirono a guadagnare consensi da parte delle aree più conservatrici del Paese.
Il nazismo al potere
Il partito nazista, nell’azione di propaganda, era diventato un raggruppamento paramilitare chiamato “camicie brune” o SA, composto da reduci e disoccupati, capitanato da Röhm. Hitler utilizzò questo raggruppamento per forzare la situazione: il Paese divenne preda delle violenze naziste. L’11 ottobre 1931 la destra tedesca si riunì a Bad Harzburg, dove partecipò anche Hitler. L’incontro costituì l’alleanza tra la grande industria e l’estrema destra nazista. A questo punto il governo appariva sempre più isolato. Nel 1932 la crisi economica raggiunse l’apice, causando l’aumento dei disoccupati e un’allarmante frenata della produzione industriale. Nell’aprile dello stesso anno si tennero le elezioni presidenziali, dove venne riconfermato Von Hindenburg. Nelle successive consultazioni politiche, svoltesi a luglio, i nazisti divennero il primo partito tedesco. Nonostante questo, il presidente affidò il compito di governare il Paese a Franz Von Papen, ma non riuscì ad ottenere l’appoggio necessario dal Parlamento, tanto che si dovettero indire nuove elezioni. A questo punto non c’era alternativa, l’unica possibilità era il governo Hitler. Il 30 gennaio 1933 Von Hindenburg incaricò Hitler di creare un governo di coalizione con la destra e i moderati. Von Hindenburg e le forze politiche erano convinti che Hitler fosse solo un utile strumento nelle loro mani, ma in realtà si mosse in modo fulmineo per garantirsi poteri eccezionali. Per prima cosa indisse nuove elezioni, le cui votazioni si svolsero in un clima di repressione: la propaganda veniva impedita a tutti i partiti tranne quello nazista. Le elezioni furono precedute dall’incendio del Reichstag, sede del Parlamento. Hitler incolpò dell’attentato i comunisti, che vennero perseguitati. Le elezioni diedero a Hitler la maggioranza assoluta in Parlamento e, grazie a questo, il 24 marzo riuscì a farsi affidare pieni poteri di governo, compreso il legislativo.
La Germania nazista
La Germania si avviò verso la realizzazione di uno stato totalitario. Il partito socialdemocratico venne messo fuorilegge e quello nazista si separò da quello democratico e da quello cattolico. In questo modo il partito nazionalsocialista divenne partito unico e i sindacati vennero sciolti e sostituiti dai “consigli del lavoro”. Nel 1933 venne istituita la Gestapo, che controllava e schedava le opposizioni e attuava azioni repressive. Durante la “notte dei lunghi coltelli”, il 30 giugno 1934, vennero massacrati per ordine di Hitler i vertici della SA. La morte di Röhm liberò Hitler da una forte opposizione interna. Il massacro fu causato dalle SS, organizzazione di Himmler che aveva il compito di coordinare l’azione politica e repressiva del Paese. Quando morì Von Hindenburg, nel 1934, Hitler assunse anche la carica presidenziale, cancellando gli ultimi residui della Repubblica di Weimar e dando vita al “Terzo Reich”, di cui lui era il Führer. In meno di un anno:
- La società passò sotto il controllo del Führer e del partito nazionalsocialista;
- Lo Stato prevedeva una piena identificazione tra nazione e nazismo: chi era tedesco era allo stesso tempo anche nazista.
Per questo motivo Hitler fece ricorso al plebiscito, votazione in cui lo Stato è chiamato a scegliere questioni dello Stato, con cui chiedeva l’approvazione della propria politica. Questo Hitler lo utilizzò in quattro occasioni:
- Nel 1933 per il ritiro tedesco dalla Società delle Nazioni;
- Nel 1934 per ratificare la concentrazione dei poteri nelle sue mani;
- Nel 1936 per approvare la militarizzazione della Renania;
- Nel 1938 per annettere l’Austria alla Germania.
Con questo metodo elettorale il Führer incarnava in sé il popolo tedesco, al quale poi chiedeva conferma.
Lo Stato totalitario
Il regime costruì un’organizzazione senza trovare opposizione neanche da parte della Chiesa. Nel 1933, la Santa Sede, in cambio di libertà di culto, promise di sciogliere movimenti politici e sindacali. Il motivo principale della massiccia adesione al nazismo fu la propaganda, basata sui mezzi di comunicazione come radio, cinema e stampa. Grazie all’importanza della propaganda, Hitler istituì il ministero della Propaganda e in seguito una Camera per la cultura del Reich, entrambi affidati a Goebbels, che assunse il controllo dell’espressione artistica e intellettuale per mobilitare artisti e intellettuali a favore del regime, per poter manipolare il compenso. La Camera per la cultura, oltre a occuparsi della vita culturale, espelleva gli “indesiderati”. Si assistette così alla fuga di intellettuali di spicco in Paesi liberi. Venne a crearsi, così, un decadentismo artistico e culturale. Come altri totalitarismi, il nazismo prestò attenzione alle istituzioni scolastiche e alla formazione scolastica. Vennero riscritti i testi per le scuole e ogni insegnante non poteva insegnare se non iscritto alla Lega nazionalsocialista. La propaganda continuava al di fuori della scuola: i ragazzi dai 6 a 18 anni erano inquadrati nella Gioventù hitleriana, che era un’organizzazione in cui si riceveva un allenamento sportivo e militare.
La politica economica ed estera
La politica economica consisteva nello scioglimento di sindacati e partiti di sinistra. Questo garantì al regime l’appoggio dei ceti imprenditoriali. L’accordo tra dinastie e regime favorì la fusione tra interessi economici degli industriali e quelli politici dei nazisti. I nazisti incrementarono la costruzione di opere pubbliche in modo da ridurre la disoccupazione. La spesa pubblica venne compensata da una politica a sostegno della produzione industriale attraverso il livellamento dei salari. In questo modo diminuì la disoccupazione e aumentò la produzione.
Inoltre, Hitler, seguendo il Mein Kampf, decise di attuare un’espansione territoriale riunendo in Germania tutti i popoli di lingua tedesca. Nel 1933, uscendo dalla Società delle Nazioni, venne a crearsi una frattura tra Germania, Francia e Inghilterra. Tra il 1934 e il 1939 Hitler violò i trattati di Versailles riarmando e ammodernando l’esercito. Il suo primo obiettivo fu l’Austria. Dopo l’uccisione del cancelliere austriaco, Hitler cercò di annettere l’Austria alla Germania, ma questo non avvenne a causa dell’intervento di Mussolini. A causa del riarmo, Italia, Francia e Inghilterra furono costrette a convocare la Conferenza di Stresa.
La politica razziale
Appena ottenuto il potere, Hitler attuò l’eliminazione dei cosiddetti “nemici della patria”: socialisti, democratici, zingari ed ebrei. Le persecuzioni nei confronti di questi ultimi iniziarono nel 1933 e nel 1935 portarono alla promulgazione delle leggi di Norimberga, che determinavano che gli ebrei non potevano:
- Occupare impieghi pubblici;
- Esercitare libere professioni;
- Avere diritto alla cittadinanza tedesca;
- Avere proprietà privata;
- Contrarre matrimoni con ariani.
In questo modo vennero privati di tutti i diritti civili e politici. Inoltre, furono costretti a portare la stella di David, che li rendeva riconoscibili. Chi decideva di andarsene dal Paese doveva cedere tutto quello che aveva allo Stato. Durante la “notte dei cristalli”, il 9 e 10 novembre 1938, si verificò una mobilitazione di massa contro gli ebrei. Pochi giorni dopo, chi era sopravvissuto al massacro fu internato nei campi di prigionia.
Possibili domande
1. Cos’è il totalitarismo?
È un sistema di organizzazione politico-sociale ed economico che ha caratterizzato la prima metà del ‘900 e ha interessato paesi come la Germania nazista, la Russia stalinista e l’Italia fascista.
2. Differenza tra assolutismo e totalitarismo? Caratteri comuni?
Assolutismo:
- Esercizio del potere affidato a una sola persona o a un gruppo di potere ristretto;
- Esclusione della rappresentanza popolare;
- Censura degli strumenti di divulgazione del pensiero.
Totalitarismo:
- Partito unico;
- Ideologia ufficiale, che rappresenta la politica di regime;
- Soppressione delle libertà di opposizione e di dissenso;
- Terrore poliziesco;
- Monopolio dei mezzi di comunicazione, propaganda massiccia e controllo della cultura;
- Manipolazione della conoscenza individuale;
- Conquista del consenso plebiscitario.
Caratteri comuni:
- Ideologia dei partiti, quindi non più libertà di pensiero.
3. Si parla di totalitarismo imperfetto in Italia, perché?
Principalmente perché Mussolini non arrivò mai al controllo assoluto dell’economia e perché c’erano due ostacoli istituzionali: la Chiesa, molto radicata nella società italiana, la quale era molto devota, e il re, che non poteva essere contrastato, sebbene non si sia dimostrato molto attivo durante il fascismo; in effetti, gradualmente la sua influenza è stata ingabbiata da vari accorgimenti burocratici fascisti.
4. Differenza elezioni ’19, ’21, ’24 in Italia?
Elezioni ’19: si svolsero per la prima volta con il sistema proporzionale e registrarono lo straordinario successo dei partiti di massa, i socialisti e i neonati popolari. I liberali mantennero la maggioranza con un governo di coalizione fra i gruppi di tale orientamento, ma videro seriamente minacciata la loro leadership.
Elezioni ’21: definirono gli equilibri politici: i fascisti vennero inseriti nelle liste liberali poiché Giolitti voleva sfruttarli per ristabilire l’ordine pubblico; i risultati elettorali non furono soddisfacenti per i liberali, ma riuscirono ad entrare in Parlamento con 35 deputati.
Elezioni ’24: i partiti conservatori si coalizzarono nel “listone” governativo. Le elezioni si tennero in un clima di violenza e intimidazione nei confronti degli oppositori al fascismo; il “listone” ottenne il 65% dei consensi e diede a Mussolini una maggioranza schiacciante.
Altri totalitarismi
Lo stalinismo in Unione Sovietica
In Unione Sovietica la fine della guerra civile e la pacificazione interna hanno consentito l’instaurarsi del sistema comunista. Nel 1922 Lenin fu colpito da una malattia che lo portò alla morte. Stalin prese il suo posto, grazie all’appoggio di dirigenti del partito; invece Trotzkij venne esiliato e nel 1940 venne ucciso da un sicario di Stalin. Nel 1928 Stalin varò il primo piano quinquennale. Si trattava di un tentativo di pianificare la produzione agricola e industriale, fissando le quote di produzione che ogni settore doveva raggiungere nei 5 anni successivi. Si voleva così sviluppare l’industria pesante e modernizzare quella agricola. Gli obiettivi fissati nel primo piano non furono raggiunti, ma nel giro di una decina d’anni la produzione aumentò e la Russia divenne una delle tre potenze mondiali. L’incremento della produzione riguardò solo l’industria pesante, ma il piano prestò comunque attenzione a quella agricola: furono istituite le agenzie di Stato, dove i cittadini erano dipendenti dello Stato, e le cooperative, dove ai contadini venivano lasciati in proprietà abitazioni e appezzamenti di terreno. La costruzione dello Stato sovietico portò, fra il 1929 e il 1930, a confiscare le proprietà ai kulaki e poi a deportarli e ucciderli. In seguito, Stalin affiancò ai piani quinquennali uno Stato accentrato e autoritario; questo portò all’abolizione dei sindacati e allo sviluppo della “mistica del lavoro”, che esaltava i successi produttivi. In questo periodo fu importante la figura di Stachanov, che diede vita al movimento dello stacanovismo, che consisteva nell’esaltazione degli operai che riuscivano a superare le quote produttive loro assegnate. Ogni successo politico portava all’esaltazione della bontà del comunismo, per dimostrare quanto questo sistema fosse alternativo alle democrazie. Per il momento Stalin tralasciò l’idea di una rivoluzione, però l’Armata Rossa continuò a potenziarsi andando di pari passo con l’industria pesante, così da formare un legame tra potenza militare e produzione industriale.
Il nuovo aspetto istituzionale dell’URSS
Nel 1933 l’URSS si diede un nuovo assetto istituzionale e una nuova Costituzione. Le regole costituzionali erano applicate in modo poco democratico:
- I soviet locali divennero organi elettivi che amministravano la città e le regioni. Il Soviet Supremo assunse il potere legislativo e aveva il compito di ratificare le decisioni del Consiglio dei commissari del Popolo;
- Nonostante la struttura federale e le regole democratiche che governavano la società, il sistema era dominato dal partito comunista;
- Il partito era guidato da un’élite che gestiva il potere attraverso le “purghe staliniane”, repressioni del dissenso. Chiunque si opponesse veniva arrestato, costretto a confessare i propri crimini e condannato o a morte o alla deportazione nei Gulag, campi di prigionia. Le purghe si abbatterono anche sui membri del partito comunista.
Nel 1922 venne sostituita la Ceka con la Polizia di Stato, che aveva il compito di arrestare e attuare processi in cui l’imputato non aveva la possibilità di difesa. Furono frequenti fenomeni di imputati che, sottoposti a interrogatori durissimi, finirono per confessare reati non commessi. Nemmeno i dirigenti della rete spionistica erano al sicuro: Jagoda, Ežov e Berija furono uccisi dal regime. Il culto della personalità di Stalin divenne un elemento determinante della propaganda. Gli organi del partito controllavano che le espressioni culturali rispettassero le norme del “Realismo socialista”, l’arte non doveva trattare le emozioni o la soggettività dell’artista, ma rappresentare le conquiste del proletariato. Lo stalinismo, come gli altri regimi, si occupò dell’indottrinamento dei giovani, che furono organizzati nei Komsomol, Associazione comunista della gioventù, dove partecipavano a corsi di formazione politica, militare ed educazione fisica.
L’avanzata dei fascisti in Europa
Nel primo dopoguerra, in molti Stati, si instaurarono regimi autoritari che, prendendo spunto dall’Italia e dalla Germania, assunsero posizioni fasciste e antisemite.
- In Ungheria, nel 1932, Gömbös instaurò una dittatura di ideologia antisemita e fascista. Negli anni seguenti fu influenzata dal partito filonazista delle Croci Ferrate di Szalasi;
- In Bulgaria, nel 1934, lo zar sciolse il Parlamento con un colpo di Stato e concentrò tutti i poteri nelle sue mani;
- In Jugoslavia, il governo ebbe caratteri dittatoriali e filofascisti;
- In Croazia andava a crearsi l’organizzazione paramilitare filonazista degli Ustascia, fondata nel 1929 da Pavelic;
- Dittatoriali erano anche i regimi di Grecia, Romania, Estonia, Lituania e Lettonia;
- In Austria il cancelliere Dollfuss instaurò un sistema a partito unico che cercava di eliminare le tensioni sociali attraverso lo scioglimento dei sindacati.
I fronti popolari: il caso della Francia
Nel 1934 l’URSS entrò nella Società delle Nazioni, concludendo il suo isolamento. Questo portò a una collaborazione dei partiti comunisti occidentali con i governi “borghesi” e le democrazie parlamentari. Nel 1935 il VII Congresso del Comintern sancì la nascita dei Fronti Popolari, coalizioni tra comunisti e democratico-borghesi antifascisti. I partiti comunisti dovevano contribuire alla formazione di governi democratici, per poter creare alleanze con l’URSS.
In Francia, la fine dei governi di Poincaré, nel 1929, aprì un periodo di crisi politica e la “Grande Depressione” contribuì a peggiorare la situazione. L’estrema destra antiparlamentare, approfittando della crisi, si organizzò in strutture paramilitari. Nel 1934, l’Action Française degenerò in una rivolta contro il governo e il Parlamento. Questo portò al formarsi di un’alleanza elettorale tra partito comunista, socialista e gruppi radicali borghesi chiamata Rassemblement Populaire. Nel maggio 1936 il Fronte Popolare vinse le elezioni, ma l’anno seguente l’opposizione degli industriali e la congiuntura economica negativa portarono al formarsi di un governo conservatore.
La guerra tra repubblicani e fascisti in Spagna
Dal 1923 al 1930 la Spagna fu governata da De Rivera, che rappresentava il clero, i grandi latifondisti e l’aristocrazia. In Spagna, in quel periodo, era molto forte l’anarchismo e dominava il sindacato della CGT. Nel 1921 nacque il partito comunista spagnolo di orientamento leninista e filosovietico. I contadini oscillavano, quindi, tra la sottomissione alle classi dirigenti e un’autarchia disorganizzata. Nel gennaio 1930 De Rivera lasciò il potere e alle elezioni dell’anno seguente vinsero i partiti repubblicani e le forze progressiste. Il re Alfonso XIII abbandonò il Paese e venne proclamata la Repubblica. La Spagna si trovava, a questo punto, a vivere una grave crisi economica. Fra il 1931 e il 1933, il governo repubblicano guidato da Azana tentò un’azione di riforma che fece preoccupare la destra; fra il 1933 e il 1935 il Paese fu governato dalle forze conservatrici, che smantellarono ogni traccia di riformismo politico. Nel 1935 alle elezioni si presentò un Fronte Popolare costituito da repubblicani, anarchici, comunisti e socialisti, che vinse, ma il maggior numero di voti andò al primo, che aveva un programma laico e riformista. Nel 1936 il generale Francisco Franco dichiarò decaduto il governo e sbarcò in Spagna al comando delle truppe coloniali del Marocco. Cominciò così la guerra civile tra repubblicani e fascisti. I franchisti poterono contare sull’aiuto economico di Germania e Italia; questa volta Francia e Gran Bretagna vollero rimanere neutrali, infatti i repubblicani ricevettero il sostegno solamente dalle brigate internazionali, formazioni volontarie di antifascisti europei e statunitensi. Il Fronte cominciò a lacerarsi dall’interno: da un lato le forze borghesi si staccarono dal radicalismo degli anarchici e dall’altro anarchici, comunisti ortodossi e comunisti di aspirazione trotzkiana non si trovarono d’accordo sul modo di condurre la vita politica e militare della guerra.
Nel 1937 le forze comuniste attaccarono gli anarchici, cercando di eliminare l’opposizione politica. Le lotte interne alle forze repubblicane portarono ad un ulteriore indebolimento. Dopo 3 anni Madrid cadde nelle mani di Franco, che instaurò una dittatura fascista.
Il mondo fra le due guerre (sintesi)
Nel periodo tra le due guerre mondiali, il sistema coloniale entra in crisi. Gran Bretagna e Francia, che alla fine della Prima guerra mondiale si erano impadronite delle ex colonie tedesche e dei territori appartenuti all’Impero ottomano, devono fronteggiare i movimenti per l’indipendenza, sorti sia in Africa sia in Asia.
In Medio Oriente, l’Inghilterra sceglie una politica di compromesso e concede l’indipendenza e ampie autonomie a Iraq, Egitto e Arabia, avendo però cura di mantenere il controllo economico dei nuovi Stati.
La situazione è particolarmente carica di tensione in Palestina, dove la creazione di insediamenti ebraici desta la reazione della popolazione araba. L’emigrazione ebraica si intensifica a partire dagli anni Trenta, parallelamente al sorgere in Europa di regimi antisemiti.
In Estremo Oriente nascono movimenti anticoloniali, spesso d’ispirazione marxista. Anche l’India, colonia britannica, inizia sotto la guida di Gandhi un lento cammino verso l’indipendenza. Diversa la situazione in Cina, dove la repubblica ha preso il posto dell’Impero. Lo Stato cinese è debole, diviso dal contrasto tra il partito Kuomintang, movimento nazionalista guidato da Chiang Kai-shek, e i comunisti di Mao Zedong. Inoltre, la Cina subisce l’espansionismo del Giappone, l’unico Paese industrializzato dell’area, che nel 1937 la invade. L’invasione giapponese spinge Chiang Kai-shek e Mao Zedong ad allearsi contro il comune nemico.
Negli anni Trenta, gli Stati Uniti continuarono la penetrazione economica in America Latina. In molti Paesi favorirono la nascita di regimi dittatoriali che, in cambio dell’appoggio ricevuto, garantivano la tutela degli interessi economici statunitensi.