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Appunti di estetica della comunicazione

Prof. Riolo Manuel Maximilian
Prof. Oliva Stefano

Modulo I: le origini del dibattito estetico

Platone – introduzione: ricerca web

Il bello ci conduce al concetto di estetica. E quindi prima di tutto proviamo a dare una definizione al termine “estetica”. Deriva dal greco αἴσθησις (aisthesis), e significa “percezione”, “sensazione”, “sensibilità”; l’estetica è un’esperienza che facciamo quando vediamo qualcosa reputato da noi bello, questo qualcosa provoca in noi delle sensazioni, ci colpisce in modo particolare: questa è l’esperienza estetica. Ma l’estetica non si può definire in modo compiuto, è un concetto che subisce continue mutazioni.

Per Platone, in modo molto sintetico, ciò che è bello è tutto ciò che offre all’occhio e alla mente armonia, ordine, proporzione… e questi elementi attraverso la “vita” dello spirito vengono attratti dal bello in sé, una bellezza perfetta ed eterna. L’arte non può essere ricondotta direttamente al bello poiché è un’imitazione della natura che a sua volta è un’imitazione dell’idea, quindi imitazione in imitazione.

Ma ora approfondiamo meglio questo concetto in Platone. Platone tenta una prima volta nei Dialoghi, a trattare il concetto di estetica, ma lo fa in modo poco chiaro e abbastanza contraddittorio. In seguito nell’Ippia Maggiore, esprime quegli stessi concetti in maniera più ordinata, riconducendo il tutto a un’idea di ordine e armonia di pitagorica memoria.

Proprio collegato a Pitagora, attraverso Platone, e in seguito i suoi discepoli, si conosce il concetto di armonia, elaborato all’incirca nel VI sec. da Pitagora. A quest’ultimo si possono attribuire le prime riflessioni filosofiche rispetto al concetto di bellezza, poi portate avanti dai suoi discepoli. Infatti la scoperta che corde di lunghezza diversa producevano vibrazioni diverse, conduce il filosofo e matematico verso il concetto di armonia; l’armonia viene trovata nell’unione di queste vibrazioni che producono suoni piacevoli, quindi questa viene collegata al bello, che per Pitagora si trovava nell’equilibrio di elementi componenti qualcosa, il cui calcolo poteva essere ottenuto matematicamente, ovvero in maniera oggettiva, ed indiscutibile, non influenzato dalle opinioni altrui.

Per Platone cercare il bello coincide con l’idea stessa di cercare il bene, bello e bene trovano la propria identificazione l’uno nell’altro. La bellezza non è collegata all’arte ma all’eros, all’amore, alla bellezza in sé; per i greci il bello corrisponde al bene, e quindi l’amore corrisponde all’amore assoluto. Platone analizza l’amore definendolo né divino, né umano né mortale, né immortale, né maschio, né femmina, né sapiente, né ignorante, è “filosofico”, cioè in costante ricerca della sapienza. L’amore è desiderio di sapienza, di assoluto, di bellezza. Si possono definire diversi gradi di amore, in quello più basso troviamo l’amore fisico, poi troviamo l’amore per il bene, l’amore per la giustizia, per le scienze, e infine c’è l’idea fulminante dell’assoluto, dell’essenza del bello.

Platone nel Fedro approfondisce il tema dell’amore ricollegandolo alla dottrina della reminiscenza. L’anima, nella sua vita originaria ha potuto vedere il mondo delle idee, ma poi è precipitata nei corpi e non si ricorda più le idee che ha visto, soprattutto la più eclatante, quella di bellezza; l’anima osservando la bellezza nelle cose empiriche, viene travolta dal desiderio di vederla. In conclusione l’amore platonico è “nostalgia dell’assoluto”.

Il bello e il vero per Platone – ricerca web

Sulla scia della concezione pitagorica, Platone farà coincidere l’idea del Bene in sé con il Vero e con il Bello al vertice di una dimensione immutabile e perfetta oltre il mondo sensibile: in un mondo, appunto, ideale.

“Innanzitutto, qualcosa che è sempre, che né nasce e né perisce, né cresce e né decresce, e inoltre che non è in parte bello e in parte brutto, né a volte bello e a volte no, né bello rispetto a qualcosa e brutto rispetto ad un’altra, né bello in un certo luogo e brutto in un altro, in quanto bello per alcuni e brutto per altri; né il bello si mostrerà a lui sotto forma di un volto, neppure come delle mani, né come alcun’altra delle parti di cui il corpo partecipa, né come un discorso o come una scienza, né come qualcosa che è in qualcos’altro, ad esempio in un essere vivente, o in terra, oppure in cielo, o in qualcos’altro, ma in se stesso, per se stesso, con se stesso, semplice, eterno”. (Platone, Simposio, 210e-211a).

La bellezza esistente nel mondo è copia della bellezza ideale, in grado di accendere il desiderio di intraprendere quel percorso che possa ricondurre l’uomo alla verità e al sommo bene. Attraverso l’eros, il desiderio che la bellezza sensibile accende, l’anima dell’uomo comprende come la bellezza non possa essere legata alla molteplicità sensibile particolare, ma è qualcosa che accomuna tutte le cose belle trascendendone la natura. Il desiderio di bellezza, l’amore spinge l’ascesa dell’uomo verso la sapienza autentica. “Per quanto riguarda la bellezza poi, […] splendeva fra le realtà lassù come Essere. E noi, venuti quaggiù, l’abbiamo colta con la più chiara delle nostre sensazioni, in quanto risplende in modo luminosissimo. La vista, per noi, è infatti la più acuta delle sensazioni che riceviamo mediante il corpo. […] solamente la Bellezza ricevette la sorte di essere ciò che è più manifesto e più degno d’amore”. (Platone, Fedro, 250c 8-e)

La bellezza è una sollecitazione, l’unica che in qualche modo si vede, che permette di saldare il sensibile con l’intelligibile, in quanto il Bene come idea suprema si mostra come Bello nei rapporti sensibili di proporzione, ordine e armonia a vari livelli. Eros infatti: “figlio di Poros e di Penìa, si trova nella tale condizione: innanzitutto è sempre povero, e tutt'altro che bello e delicato come dicono i più; al contrario è rude, sempre a piedi nudi, vagabondo, [...] perché ha la natura della madre ed è legato al bisogno. D'altro canto, come suo padre, cerca sempre ciò che è bello e buono, è virile, audace, risoluto, gran cacciatore [...]; è amico della sapienza ed è ricco di trucchi, e così si dedica alla filosofia nell'arco di tutta la sua vita”. (Platone, Simposio, 210a e sgg.)

Eros e bellezza – ricerca web

In Platone il concetto di eros è connesso all'antico aristocratico ideale pedagogico della kalokagathìa (dal greco kalòs kài agathòs, tutto ciò che è bello-kalòs è anche vero e buono-agathòs, e viceversa). Dalla bellezza di un corpo si risale a quella di tutti i corpi e da qui alla bellezza delle anime e al Bello in sé, al vero bene assoluto. L'eros intellettuale del filosofo rispecchia il bene dell'uomo.

Eros, nel tiaso religioso, è associato a Dioniso. È nel corteo al suo seguito, del quale i membri più significativi erano le Menadi, i Sileni, i Satiri, Pan e i Centauri, gli iniziati ai misteri, quelli veramente posseduti dal dio: “E certamente non furono sciocchi coloro che istituirono i Misteri: e in verità ci hanno velatamente rivelato che colui il quale arriva all'Ade senza essersi iniziato e senza essersi purificato, giacerà in mezzo al fango; invece colui che si è iniziato e si è purificato, giungendo colà, abiterà con gli Dei. Infatti, gli interpreti dei misteri dicono che i portatori di ferule son molti, ma i Bacchi sono pochi. E costoro, io penso, non sono se non coloro che praticano rettamente la filosofia”. (Platone, Fedone 69C-D).

La bellezza dei corpi, infatti, fa sì che Eros faccia desiderare agli uomini di vincere la morte attraverso la generazione o la purificazione dalle cose terrene. In questo senso, l'anima cerca di fuggire il più possibile dal corpo, e perciò il vero filosofo desidera la morte e la vera filosofia è esercizio di morte. Il paradosso descritto nel Fedone ribadisce come la morte sia un episodio che ontologicamente riguarda unicamente il corpo; essa non solo non danneggia l'anima, ma le arreca grande beneficio, permettendole di vivere una vita più vera, una vita tutta raccolta in se medesima e interamente congiunta con l'intellegibile.

“Sembra ci sia un sentiero che ci porta, mediante il ragionamento, direttamente a questa considerazione: fino a quando noi possediamo il corpo e la nostra anima resta invischiata in un male siffatto, noi non raggiungeremo mai in modo adeguato quello che ardentemente desideriamo, vale a dire la verità. Infatti, il corpo ci procura innumerevoli preoccupazioni per la necessità del nutrimento; e poi le malattie, quando ci piombano addosso, ci impediscono la ricerca dell’essere. Inoltre, esso ci riempie di amori, di passioni, di paure, di fantasmi di ogni genere e di molte vanità, di guisa che, come suol dirsi, veramente, per colpa sua, non ci è neppure possibile pensare in modo sicuro alcuna cosa. In effetti, guerre, tumulti e battaglie non sono prodotti da null’altro se non dal corpo e dalle sue passioni. Tutte le guerre si originano per brama di ricchezze, e le ricchezze noi dobbiamo di necessità procacciarcele a causa del corpo, in quanto siamo asserviti alla cura del corpo. E così noi non troviamo il tempo per occuparci della filosofia, per tutte queste ragioni. E la cosa peggiore di tutte è che, se riusciamo ad avere dal corpo un momento di tregua e riusciamo a rivolgerci alla ricerca di qualche cosa, ecco che, improvvisamente, esso si caccia in mezzo alle nostre ricerche e, dovunque, provoca turbamento e confusione e ci stordisce, sì che, per colpa sua, noi non possiamo vedere il vero. Ma risulta veramente chiaro che se mai vogliamo vedere qualcosa nella sua purezza dobbiamo staccarci dal corpo e guardare con la sola anima le cose in sé medesime”. (Platone, Fedone, 64A-65A; 65BE)

Platone - appunti

  • L'arte come TECHNE = Tecnica
  • L'arte come MIMESIS = Imitazione
  • L'arte come MANIA = Follia
  • L'arte come accesso alla BELLEZZA
  • L'arte come responsabilità MORALE

Beardsley nel 1966 a proposito di Platone dice: "Alcune delle domande estetiche che Platone ha proposto potrebbero benissimo essere state formulate per la prima volta proprio da lui, ed era certamente lui il primo a formularle in maniera così chiara e penetrante".

Le opere più rilevanti possono essere racchiuse in due filoni:

  • Il primo filone si riferisce agli anni della gioventù e della prima maturità, approssimativamente al periodo fra la morte di Socrate e la fondazione dell'accademia:
    • Ione, Simposio e Repubblica
  • Il secondo ad una fase più tarda della sua produzione:
    • Sofista, Leggi e Fedro

Terminologia

  • Arte – Techne – Craft
  • Mimesi – Imitazione – Rappresentazione

L'arte di acquistare e l'arte del creare

Distinzione tra l'arte di acquistare e l'arte del creare (Pittura, Architettura e Artigianato): "Dunque non abbiamo dato inizio facendo distinzione fra l'arte di creare e quella di acquistare?" (Sofista 265b).

L'arte creatrice

Viene suddivisa in produzione divina e produzione umana, entrambe contraddistinte da almeno due ulteriori livelli di interpretazione: la produzione di cose e la produzione di cose somiglianti (immagine/eidolon; somiglianza/phantasma).

  • La produzione divina si compone di cose e immagini (ad es. Riflessi, sogni) creatrice di cose stesse.
  • La produzione umana si compone di cose e immagini (ad es. Disegni) creatrice delle cose loro somigliantissime. (Sofista 266d)

"Arte" è un concetto più ampio

In essa rientrano la medicina, la creazione di navi, così come l'ippica: così come l'arte della medicina non ricerca il suo proprio utile ma quello del malato, la più alta forma d'arte, cioè la politica, è caratterizzata dal fatto che il governante non fa il proprio bene ma quello altrui. (Repubblica 342c)

L'imitazione

  • Le essenze sono imitate dai nomi (Cratilo 423b)
  • L'eternità è imitata nel tempo (Timeo 38b)

La forma

Avendo un mondo di archetipi che si offrono come modelli per l'imitazione diviene allora possibile parlare di forma, cioè di quella natura essenziale della cosa che la rende tale qual'è.

L'immagine imita l'oggetto che imita l'archetipo

Il coltello materiale imita l'archetipo, cioè il coltello ideale, il vero coltello. Il dipinto del coltello indica il coltello materiale. In questi termini, quindi, il coltello materiale è un'immagine del coltello ideale. Mentre il disegno del coltello materiale è un'immagine del coltello materiale (che è un'immagine del coltello ideale). Da qui deriva la diffusa interpretazione del rigetto platonico dell'arte intesa come imitazione dell'imitazione. L'arte può essere imitazione di cose attraverso le immagini (Sofista 266c/266d).

Il rapporto dell'arte con il vero è debole

"Ci sono, dunque, queste tre specie di letti: una è quella che esiste in natura, e che a mio parere possiamo definire opera di un dio [...] la seconda è costruita dal falegname [...] La terza è opera del pittore [...] e non chiameremo anche il pittore artefice e creatore di quest'oggetto? Nient'affatto! [...] Mi sembra che la definizione più appropriata sia questa: imitatore dell'oggetto di cui gli altri due sono artefici" – Repubblica 597.

L'artista

In questi termini l'artista, il pittore, il poeta, preferisce la bellezza alla verità e:

  • Non si basa nella sua opera sulla conoscienza (epistème)
  • Non ha un'idea chiara di quello che fa e non è in grado di offrire un resoconto razionale del suo metodo.

I poeti nella scala delle reincarnazioni

Fedro 248e I poeti vengono posizionati nella scala più bassa: al sesto posto Platone inserisce la vita di un artista o di altri che si occupano di imitazione [...] all'ottava la vita di un sofista o di un seduttore del popolo e alla nona quella di un tiranno.

La mania e l'ispirazione

Il poeta, ci viene detto nello Ione, non è in grado di comporre in autonomia ma funge da tramite per l'ispirazione divina. La sua opera non nasce dalla sua capacità artistica ma dalla mania.

Il poeta come fonte

"Il poeta quando siede sul tipode della musica, non è più in se stesso, ma come una fonte che lascia scorrere subito ciò che gli affluisce, e dato che la sua arte consiste nell'imitazione, si vede costretto ad affermare spesso il contrario di quello che pensa, e non sa nemmeno se fra le cose dette siano vere queste o quelle alte" – Leggi 719c.

La bellezza

Il giusto, l'ingiusto, il bene, il male e tutte le idee sono entità a sé stanti ma comparendo in ogni luogo e mescolandosi alle azioni, ciascuna di esse appare come molteplice. Gli amati delle recite e degli spettacoli, apprezzano le belle voci e i bei colori e le forme, ma il loro animo è incapace di vedere e di apprezzare la natura del bello in se. Chi al contrario crede nella bellezza in se ed è in grado di svolgere sia la sua essenza sia le cose che ne sono partecipi, ti pare viva in uno stato di legia o di sogno? Di legia. - Repubblica 476.

La bellezza terrena come reminiscenza

Ricordo vago e remoto, il ricordare esperienze e/o eventi passati. Un esempio tipico è quando le persone condividono le loro storie personali con gli altri o consentono alle altre persone di vivere indirettamente attraverso le storie mentre ottengono un'autentica relazione significativa con le persone. (Es. I nonni che condividono con i loro nipoti la loro esperienza individuale di come era il passato). Nel caso di Platone, chi riesce a vedere la bellezza terrena, ricordandosi però la vera bellezza subisce l'accusa di trovarsi in stato di mania. Di tutte le ispirazioni divine questa è la migliore e deriva dalle cose migliori e chi ama le persone belle e partecipa a tale mania è chiamato amante. - Fedro 249d.

Il cammino per la bellezza

Chi intende percorrere il cammino per la bellezza deve incominciare da giovane per arrivare alla conclusione che la bellezza che si trova in un corpo qualunque è identica a quella che si trova in un altro. La bellezza è una sola, che non nasce e non muore, che non cresce e non declina, non è in parte bella ed in parte brutta, né ora sì e ora no, né bella da un lato e brutta dall'altro, né bella qua e brutta là, come se fosse bella per alcuni e brutta per altri. - Simposio 210a.

Arte e bellezza

L'arte si correla alla bellezza e ha una capacità benefica, può creare piacere e utilità. Tutte le cose belle come i corpi, colori, forme, suoni e attività umane, vengono considerate belle in ogni circostanza? I corpi belli, non li chiami belli considerando la loro utilità oppure li chiami belli perché...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ddg26 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Riolo Manuel.
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