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Origini del dibattito estetico

Platone

Platone fu un importantissimo filosofo greco antico che si pensi sia il pioniere del dibattito estetico; infatti, il filosofo affronta e tratta concetti che ci guideranno per Atene 428 a.C. tutta l’analisi estetica del giorni nostri.

Nell’antichità il concetto di arte era riferito ad ogni cosa legata al concetto di techne, cioè tecnica e artigianato, mentre nel giorno nostri è associato al concetto di arte. Ci viene detto che l’arte può essere divisa in:

  • Arte acquirente
  • Arte creatrice che può avere due diverse origini:
  • Produzione divina (riflessione/sogni)
  • Produzione umana (disegni)

Entrambe le visioni possono essere interpretate sia come produzione di cose, sia come produzione di cose somiglianti.

Visione platonica dell’arte

Platone ha un vero e proprio rigetto dell’arte, infatti, pensa che essa sia un’imitazione dell’imitazione. Platone ripudia l’arte in quanto gli attribuisce una responsabilità morale che non viene rispettata in quanto il poeta influenza negativamente il pubblico, influenzandone negativamente le emozioni.

Concetto di mimesi - imitazione

Concetto di mimesi (imitazione): secondo Platone, tutto ciò che avviene nel mondo terreno è imitazione di ciò che c’è nel momento delle idee. (iperuranio), ritenendo che il mondo reale è imitazione e degradazione dell’iperuranio e di conseguenza allontana dal vero. Per Platone gli artisti non creano nulla, ma imitano, sono “invasati di bellezza” preferendola alla verità.

Teoria delle idee e concetto di idea

Questo concetto viene spiegato nelle “Teoria delle idee”.

Questa teoria afferma che il nostro mondo sensibile non può comprendere la realtà in quanto insufficiente per capire l’essenza profonda dell’universo e della natura.

Il concetto di idea di Platone non è come lo intendiamo oggi; infatti, per Platone le idee sono entità realmente esistenti in natura spirituale e quindi eterne, immortali e uniche, ma al tempo stesso molteplici. Le idee vengono definite Archetipi o Modelli.

Il rapporto delle idee con il nostro mondo è molteplice:

  • Le idee sono la causa delle cose e le cose sono l’effetto delle idee
  • Le cose sono cose che imitano le idee
  • Concetto di partecipazione: le cose sono come sono perché partecipano delle idee, si nutrono delle idee.
  • Concetto la presenza: le idee sono parte delle cose
  • Concetto di reminiscenza: le idee sono il criterio di giudizio delle cose.

Esempio del coltello

Esempio del coltello: il coltello materiale è una copia che cerca di imitare la natura del coltello ideale. Se a questo aggiungiamo il dipinto di un coltello, possiamo notare che questa è la rappresentazione del coltello materiale che a sua volta imita il coltello ideale, un’immagine che imita l’oggetto, che imita l’archetipo. L’arte viene vista da Platone come imitazione di un’imitazione.

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Concetto di bellezza

Concetto di bellezza: il bello è un concetto che si trova nell’iperuranio, ha una sua completezza ed eternità e non è influenzato dal mondo reale. Platone quando parla di bello, cita i concetti di misura e proporzione che conduce alla razionalità; infatti, per Platone non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che è bello in quanto il gusto non è visto come relativo. Se noi alleniamo bene l’anima, conosceremo che il bello è uno, infatti per Platone chi non riconosce il bello è ignorante.

Aristotele

Aristotele fu un importante filosofo greco antico. Per affrontare l’idea aristotelica di bello e arte bisogna analizzare diverse sue opere, tra cui “La Poetica”, “la Retorica”, “la Fisica”, e il “partibus animalium”.

Stagira, 384 a.C.

Concetto di arte

Concetto di arte: per Aristotele l’uomo è naturalmente proiettato verso la rappresentazione artistica, è un animale artistico per natura, quindi, tende alla creazione libera. Per Aristotele l’arte è mimesi e imitazione, non è negativa, ma significa essere creativi come lo è la natura. L’arte è quindi un’attività libera e naturale per l’uomo e vista da Aristotele con una fonte di piacere in quanto è un’imitazione diretta della realtà. L’arte è un’imitazione di qualcosa tramite un mezzo (con scrittura e poesia) che rappresenta l’essenza delle cose, una rielaborazione della realtà.

L’arte viene divisa in due rami:

  • Arte dell’imitazione visuale (pittura)
  • Arte che imita le azioni umane tramite versi, canzoni, ballo (poetica), definita dal filosofo arte poetica che è per lui composta da 3 specie:
  • Epica
  • Commedia
  • Tragedia (la preferita di Aristotele)

Tragedia, teoria delle quattro cause

Per capire il concetto di tragedia di Aristotele dobbiamo chiarire il suo telos, cioè la funzione e la fine della tragedia. Per farlo possiamo analizzare la teoria delle quattro cause, il cui scopo è riuscire a conoscere qualcosa tramite la sua causa:

  • Causa materiale: la materia di cui è fatta una cosa
  • Causa formale: la forma e l’essenza della cosa che cerca di essere riprodotta
  • Causa efficiente: la forza che ha creato quella cosa
  • Causa finale: il fine che ha portato l’artefice a creare quella cosa

Per Aristotele l’arte poetica è strettamente legata alla tragedia che per lui è un’imitazione di un’azione seria e compiuta in se stessa che dà una funzione catartica in quanto consente l’educazione e la formazione dell’uomo tramite la riflessione sulla propria vita e la purificazione da tutte le passioni e comportamenti negativi.

Paura e pietà

Riguardo al mondo della tragedia Aristotele analizza principalmente le sensazioni di paura e pietà, che sono emozioni negative per l’uomo ma che messe all’interno di un’opera, piacciono perché:

  • Pietà e paura danno piacere perché si riferiscono solo a persone immaginate o lontane da noi
  • La natura del dramma modifica la percezione delle cose
  • Pietà e paura sono imitazioni di cose grandi e importanti e non eliminano la componente del piacere
  • Le sensazioni di paura possono trasformarsi alla fine in sensazioni di pietà dando quindi una sensazione di piacere

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Concetto di catarsi

Concetto di catarsi: l’arte tragica ha la funzione purificatrice, cioè purifica le passioni e ci permette di rielaborare i sentimenti; infatti, la catarsi abitua il corpo e l’anima ad avere a che fare con le emozioni. Aristotele interpreta la catarsi come spazio per affrontare affetti dolorosi, concetto che si avvicina al concetto di virtù aristotelica, cioè l’eliminazione degli eccessi per sottoporre ad una sorta di equazione razionale ogni stato d’animo, imponendo ordine e proporzione.

Concetto di bello

Bello: Aristotele considera bello tutto ciò che adempie al suo scopo e che coincide con la sua forma; infatti, il bello avviene quando la materia prende forma. Le caratteristiche del bello sono:

  • Ordine: il bello è costituito da un insieme strutturato e armonico
  • La misura: distribuzione armoniosa delle parti

Aristotele differenzia il bello artistico e il bello non artistico (naturale) e ne analizza due concezioni differenti di bello:

  • La bellezza in senso ampio, cioè il bello capace di realizzare la propria forma
  • La bellezza di senso stretto, cioè il bello che si lega alle proporzioni, dimensioni e organizzazioni delle parti.

Tre unità aristoteliche

La tragedia ha una propria autonomia, ha un inizio, uno svolgimento e una fine e questa struttura si lega tre unità aristoteliche:

  • 1. Unità di luogo: si riferisce a ciò che accade in un luogo
  • 2. Unità di tempo: ciò che accade in uno specifico segmento temporale
  • 3. Unità di azione: legato allo svolgimento di una singola azione.

Sillogismo e arte come conoscenza

Aristotele parla del rapporto tra arte e conoscenza perché l’imitazione ci mette in condizione di poter conoscere l’oggetto che stiamo osservando e di coglierne le somiglianze fra imitazione e imitato, una sorta di accesso alla conoscenza e di conseguenza al piacere. Si parla di sillogismo, ovvero il piacere di apprendere tramite l’arte.

L’arte è una forma di accesso alla conoscenza per tutti e ci permette di imparare e argomentare ogni cosa. L’arte procede per analogie in quanto produce rappresentazioni che possono essere degli idealti pi, i quali hanno finalità che vanno oltre l’imitazione stessa.

Differenze tra Aristotele e Platone

Differenze tra Aristotele e Platone:

  • Platone vede la poesia con sospetto perché poteva corrompere i giovani mostrando aspetti immorali, facendone imitare i comportamenti
  • Aristotele vede la poesia come azione lodevole e utile anche ai fini di un buon governo in quanto seguendo l’interpretazione della catarsi, i cittadini riuscirebbero a essere più sereni e pacifici.

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Età ellenistica ed età repubblicana

Teofrasto

Teofrasto 371 a.C. Allievo di Aristotele, propone un concetto di arte come ciò che dà piacere all’orecchio, all’occhio o a delle nobili associazioni di suo, ciò che contiene bellezza esterna è più importante del contenuto.

Stoici

Scuola degli Stoici: all’interno di essi c’è molto interesse per la bellezza, la poesia e le teorie poetiche. In questa scuola ricordiamo Diogene di Babilonia il quale ci pone la questione dell origine che torna ad essere presente e importante. Per la scuola stoica, la questione dell ordine è centrale in riferimento all’organizzazione delle parti che porta a una bellezza naturale.

Diogene di Babilonia

Diogene di Babilonia: afferma che i musicisti hanno a che fare con il suono in maniera differente da come accade per la partecipazione ordinaria che si occupa di semplici qualità sensoriali, mentre i primi si occupano delle disposizioni delle quantità e della percezione.

Panezio di Rodi

Panezio di Rodi: la bellezza degli oggetti visibili risiede nell’organizzazione delle sue parti richiede un più alto livello di percezione rispetto a quello ottenibile dagli animali.

Piacere stoico

Piacere stoico: il piacere stoico si collega al rischio correlato al piacere, avevano infatti una visione molto distaccata con privazione sotto certi aspetti e suddividevano il piacere in due parti:

  • Piacere hadone: piacere come movimento irrazionale dell’anima che si basa su un giudizio fallace
  • Piacere chara: è elevazione razionale dell’anima

Roma repubblicana

Roma repubblicana: i due autori protagonisti di quest’epoca sono Cicerone e Longino.

Cicerone

Cicerone: autore centrale dell’epoca repubblicana di Roma, che proponeva la filosofia greca. Per Cicerone non c’è una differenza tra le caratteristiche morali ed estetiche in quanto una bellezza del corpo è equivalente a una bellezza dell’animo.

Longino

Longino – Trattato sublime: è un testo che tenta di esporre alcuni consigli per la scrittura e vede il sublime come una qualità che caratterizza le grandi opere. Ci sono cinque fonti che l’autore espone nel suo testo:

  • 1. La forza delle grandi idee
  • 2. L’ispirazione delle emozioni veementi
  • 3. Costruzione delle figure
  • 4. Nobiltà di linguaggio
  • 5. Organizzazione elevata e dignitosa delle parole

L’opera rientra negli scritti destinati alla formazione di antichi oratori in quanto viene identificato cosa può essere identificato come opera d’arte e cosa no.

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Età imperiale

Quinto Orazio Flacco

Quinto Orazio Flacco (65 a.C. – 8 a.C.) Il lavoro principale che riguarda il dibattito estetico lo troviamo in “Epistola ai Pasoni” o meglio conosciuta come “Ars Poetica”. Nel suo testo Orazio parla del poema descrivendo una dicotomia tra natura e arte, il poema può piacere e può portare ad una crescita; quindi, può fornire educazione civica ai cittadini.

Poema e poesia e pittura

Viene ancora evidenziata una rilevante correlazione tra poesia e pittura, ci viene detto dal filosofo che la poesia si lega al suo contenuto; quindi, ci dice che il contenuto della poesia deve essere armonico, verisimile e semplice. Più in generale Orazio prova ad elencare le caratteristiche proprie della poesia:

  • Si lega al Contenuto
  • Si lega alla Forma

Lucio Anneo Seneca

Seneca ci parla ancora del rapporto tra il bello e l’utile, ma il ragionamento che ci fa è: se anche noi volessimo spogliare queste entità considerate così “utili” dalle loro caratteristiche di utilità, chi si sognerebbe mai di dire che non hanno valore o bellezza?

Lucio Anneo Seneca (4 a.C – 65 d. C)

Bello e utile: la qualità propria di questa entità sarebbe la bellezza e noi staremo lì a contemplarla senza pensare all’utilità; quindi, non solo il bello è slegato dall'utile ma anche la virtù è slegata da quest’ultima.

Filostrato di Atene, Filostrato il Giovane, Filostrato il Vecchio

Filostrato di Atene scrisse “Vita di Apollonio”, testo con focus principale sulla prevalenza del concetto di Immaginazione su quello di Imitazione.

Filostrato il Giovane, egli può essere collegato a Filostrato il Vecchio con cui scrisse il testo “Immagini”. In quest’opera viene evidenziata l’importanza del rapporto tra arte e immaginazione, la prima viene vista come un “inganno piacevole” e non come una causa di dolore.

Plotino

Plotino 203 d.C. Fu il più importante emissario del Neoplatonismo: una corrente filosofica che verrà vista come l’ultima manifestazione del pensiero di Platone nel mondo 270 d.C Napoli – antico, in quanto nei periodi a seguire avremo l’affermarsi della filosofia cristiana. La filosofo greco antico caratteristica principale del Neoplatonismo riguarda il fondere insieme elementi Scuola platonica pitagorici, aristotelici e stoici all’interno del platonismo.

Pensiero plotiniano – l’unità

Il pensiero plotiniano parte dall’importante concetto di unità, infatti secondo Plotino la molteplicità delle cose e del mondo rimanda all’unità, perché se una cosa è molteplice è perché ci sarà un’unità più grande.

L’Uno è un’entità inconoscibile, è infinito ed è la fonte ultima di realtà che sta oltre il visibile, precede qualsiasi altra cosa ed è impensabile.

Il pensiero stesso, che per Platone risolve la molteplicità, è duale per Plotino, che lo vede come unità, perché ha due cose: il pensante e il pensato.

Quindi l’Uno è l’insieme di tutte le molteplicità.

Nella filosofia cristiana l’Uno verrà visto come Dio, ecco quindi che Plotino sta gettando le basi per il cristianesimo senza nemmeno esserne seguace in quanto anticristiano.

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Caratteristiche dell’Uno

Le caratteristiche dell’Uno sono:

  • 1- L’Uno non è nulla rispetto a ciò che è molteplice, è quindi diverso da ogni manifestazione intellegibile e sensibile proprio perché l’Uno è infinito, dobbiamo infatti rivolgerci a lui dicendo che “non è”.
  • 2- L’Uno è al di là del molteplice, è privo di forma ed è al di là delle cose e delle idee; infatti, si può dire che l’Uno è amorfo quindi senza una rappresentabilità, è asostanziale ed è al di là di ogni cosa.
  • 3- L’Uno è una prospettiva teologica negativa, nel senso che possiamo dire cosa non è l’Uno ma non possiamo dire cosa è, possiamo al massimo solo dire che è causa e fondamento del mondo delle cose in quanto l’Uno è fondamento dell’essere ma che noi non riusciamo a cogliere nella sua più intima essenza.

Differenze tra Platone e Plotino

Possiamo definire bene le differenze tra Platone e Plotino per chiarire meglio le idee:

  • Per Platone esiste un mondo delle cose (mondo sensibile) che è effetto causato dal mondo delle idee (mondo intelligibile)
  • Per Plotino invece esiste un mondo “generale” che contiene il mondo delle idee e il mondo delle cose e questo mondo generale è il prodotto di un’unità assoluta, cioè l’Uno.

Teoria dell’emanazione

Teoria dell’emanazione: l’emanatismo non è solo imitazione, plasmazione e creazione; infatti, dall’Uno fuoriescono i Molti proprio per emanazione e proprio perché non c’è una dualità ma c’è una continuità, il mondo dei molti è in continuità con l’Uno.

Gradi di emanazione

All’interno di questa teoria sono poi presenti quelli che Plotino chiama “gradi di emanazione” o “ipostasi”, sono quindi realtà che sussistono di per sé e che sono derivate dall’emanazione dell’Uno. Le ipostasi sono:

  • Prima ipostasi: l’Uno
  • Seconda ipostasi: l’Intelletto universale che rimanda agli archetipi di Platone
  • Terza ipostasi: l’Anima del mondo col principio di creatività e vita

Trinità cristiana

Queste tre ipostasi rimandano al concetto di trinità cristiana e sono anche interpretabili tramite una metafora che spiega ancor meglio i gradi di partecipazione all’essere:

  • L’Uno viene visto come la luce
  • L’Intelletto viene visto come il sole (fonte di luce)
  • L’Anima viene vista come la luna (riflette la luce)

Ma ora la domanda è:

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher E.Fori88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Fortuna Sara.
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