Concetti Chiave
- Le battaglie di Novara e Rieti del 1848 segnarono l'inizio del ruolo dei militari nel Risorgimento italiano.
- Gli eserciti italiani prima dell'unità erano suddivisi in tre categorie, con capacità operative variabili.
- Il Regno di Sardegna e il Regno delle Due Sicilie disponevano di eserciti in grado di partecipare a conflitti internazionali, grazie a una solida organizzazione e formazione militare.
- L'introduzione dei bersaglieri da parte del capitano Lamarmora nel 1836 migliorò la mobilità dell'esercito, mentre l'artiglieria napoletana era altamente specializzata.
- Le differenze negli armamenti includevano l'uso di fucili a percussione da parte dell'esercito piemontese e scimitarre orientali da parte di quello napoletano.
Il ruolo dei militari nel Risorgimento
La battaglia di Novara e la battaglia di Rieti del marzo 1848 che costituirono l’atto conclusivo della Prima guerra d’Indipendenza possono essere considerate come i primi test sul ruolo dei militari nel Risorgimento. In base all’organizzazione, gli eserciti italiani prima dell’unità possono essere classificati in tre gruppi.
Classificazione degli eserciti italiani
Nella prima categoria rientravano i corpi di militari di Modena e Reggio, di parma e di Lucca. Per le loro ridotte dimensioni – tra 3.000 e 4.000 unità – essi non potevano svolgere altri compiti all’infuori di quelli di polizia e di parata. Nella seconda categoria, possiamo collocare l’esercito del Granducato di Toscana e quello dello Stato Pontificio. Rispettivamente, essi erano dotati di 12.000 e 16.000 soldat.
Eserciti capaci di iniziativa di guerra
Nel terzo gruppo si collocavano gli eserciti veramente in grado di esprimere una vera e propria iniziativa di guerra e di partecipare a conflitti anche di livello internazionale. Questi erano l’esercito del Regno di Sardegna e del Regno delle Due Sicilie. Il primo vantava un plurisecolare organizzazione e delle consolidate attitudini militari. Inoltre, nel corso della Restaurazione, all’esercito piemontese fu data una nuova struttura che ricalcava il modello francese e quello prussiano. Dalla Francia, fu mutuato il principio dell’esercito permanente, caratterizzato da un consistente nucleo di professionisti arruolati con una ferma lunga. Dalla Prussia fu preso il principio del servizio militare obbligatorio come dovere per tutti, arruolati tramite contingenti di leva brevi. Di fatto la guerra e quindi automaticamente la guerra, costituiva un vero e proprio mestiere.
Innovazioni e cultura militare
Qualche novità fu introdotta con la presenza dei bersaglieri., fondata dal capitano Alessandro Lamarmora nel 1836, con lo scopo di assicurare una certa mobilità sul campo di battaglia. L’esercito napoletano con 45.000 uomini in tempo di pace e 65.000 in tempo di guerra era in grado di competere con quello piemontese. I suoi ufficiali erano formate presso la scuola militare de La Nunziatella dioNapoli, una delle più prestigiose di Napoli. La cultura militare del Regno di Napoli risentiva del fatto di aver partecipato alle guerre napoleoniche, sotto il comando di Gioacchino Murat, re di Napoli dal 1808 al 1815. Tale esperienza aveva lasciato un segno nei comandanti che erano mal disposti ad accettare un governo ostile alle idee sostenute da Napoleone. Il fiore all’occhiello dell’esercito napoletano era costituito dall’artiglieria che era molto addestrata dal punto di vista tecnico e con nozioni di chimica delle polveri.
Differenze negli armamenti
Invece, l’armamento della fanteria era diverso. Infatti, l’esercito piemontese disponeva di fucili a percussione, superati dagli ’60 in poi col fucile a retrocarica Remingtion rolling-block di fabbricazione inglese. Un’altra arma del fante era la baionetta, da cui egli non doveva mai separarsi. Inoltre poteva disporre anche della sciabola che non veniva però portata da chi aveva un fucile munito di sciabola-baionetta.. Invece, nel Regno di Napoli, l’esercito continuava ad essere dotato di scimitarra, di foggia orientale. Il proprietario vi faceva incidere lo stemma della famiglia o l’emblema della propria dinastia.
Domande da interrogazione
- Qual è stato il ruolo dei militari durante il Risorgimento italiano?
- Come erano classificati gli eserciti italiani prima dell'unità?
- Quali innovazioni militari sono state introdotte durante il Risorgimento?
- Quali erano le differenze negli armamenti tra l'esercito piemontese e quello napoletano?
- In che modo l'esercito del Regno di Sardegna si differenziava da quello delle Due Sicilie?
I militari hanno avuto un ruolo cruciale nel Risorgimento, come dimostrato dalle battaglie di Novara e Rieti, che segnarono la conclusione della Prima guerra d'Indipendenza.
Gli eserciti italiani erano classificati in tre categorie: corpi di piccole dimensioni per compiti di polizia, eserciti con capacità maggiori come quelli del Granducato di Toscana e dello Stato Pontificio, e infine eserciti in grado di iniziativa di guerra, come quelli del Regno di Sardegna e del Regno delle Due Sicilie.
Tra le innovazioni, si segnala la creazione dei bersaglieri nel 1836 per garantire maggiore mobilità in battaglia, e l'addestramento tecnico dell'artiglieria nell'esercito napoletano, influenzato dalle guerre napoleoniche.
L'esercito piemontese utilizzava fucili a percussione e baionette, mentre l'esercito napoletano era dotato di scimitarre orientali, evidenziando una diversità nelle armi e nelle tradizioni militari.
L'esercito del Regno di Sardegna aveva una struttura organizzativa avanzata, mutuando modelli francesi e prussiani, mentre l'esercito delle Due Sicilie, pur essendo numeroso, era influenzato da una cultura militare più tradizionale e legata alle esperienze napoleoniche.