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La domesticazione

Senza domesticazione la civiltà umana così come la conosciamo non esisterebbe.

Animali addomesticati e domestici

Animali addomesticati: individui che attraverso l’esperienza hanno imparato a non aver paura dell’uomo e a riconoscerlo come fonte di protezione e cibo; si tratta di singoli casi, l’uomo non ha potere sulla loro riproduzione e sulla successiva domesticazione dei piccoli.

Animali domestici: popolazioni che attraverso selezione all’inizio naturale e poi attuata dall’uomo hanno sviluppato determinate caratteristiche morfologiche, fisiologiche, comportamentali e genetiche per le quali differiscono dai loro antenati selvatici e si sono adattati alla vita in cattività; l’uomo ha il totale controllo della riproduzione: la prole è già domestica.

La domesticazione iniziò nel Neolitico, il primo animale ad essere addomesticato fu il cane, successivamente i ruminanti, i suini, i gatti, tra gli ultimi gli avicoli. I centri di domesticazione sono la mezzaluna fertile, la Cina, il Sud America.

Scopi della domesticazione

  • Caccia
  • Lavoro
  • Cibo
  • Combattimento (es. cavallo nelle battaglie)
  • Vestiti e strumenti
  • Sacrificio
  • Gioco
  • Compagnia

Percorsi di domesticazione

  1. Percorso commensale: gli animali si sono avvicinati agli ambienti umani attratti dai rifiuti e hanno sviluppato una partnership a doppio senso (es. cane e gatto).
  2. Percorso predatorio: gli esseri umani hanno avviato il processo come risposta all’esaurimento delle scorte locali di animali da preda che gli esseri umani avevano cacciato per migliaia di anni, per migliorare la resa o la prevedibilità di una risorsa; gli animali erano attratti dalle colture coltivate e gli esseri umani iniziarono a recintarli (es. bovini, suini).
  3. Percorso diretto: gli esseri umani hanno addomesticato deliberatamente una specie; questo percorso inizia con la cattura degli animali selvatici con l’intenzione di controllare la riproduzione (es. cavallo e asino).

Caratteristiche degli animali addomesticabili

  • Diete flessibili
  • Gerarchie sociali → seguono un capo branco, l’uomo sostituisce il capobranco
  • Temperamento poco aggressivo
  • Specie non territoriali
  • Comportamento sessuale promiscuo

Modificazioni indotte dalla domesticazione

Gli animali domestici sono stati profondamente modificati durante la domesticazione:

  • Neotenia: cambiamento delle dimensioni del corpo, riduzione della stazza, accorciamento del muso, orecchie molli, variabilità del colore del mantello e della struttura del pelo, riduzione della capacità cranica rispetto agli antenati selvatici per riduzione del cervelletto (riduzione della capacità di orientamento nello spazio)
  • Pubertà precoce
  • Maggior diversità nella forma e dimensione delle corna nei bovini, pecore e capre
  • Riduzione del dimorfismo sessuale
  • Riduzione dell’aggressività intraspecifica, specialmente nei maschi
  • Aumento dell’accumulo di grasso
  • Miglioramento dei caratteri produttivi (latte, carne, uova)
  • Precocità sessuale e stagioni riproduttive prolungate
  • Maggiore dimensione della cucciolata e frequenze di nascite multiple

La neotenia è un fenomeno evolutivo per cui negli individui adulti di una specie permangono caratteristiche morfologiche e fisiologiche tipiche delle forme giovanili, l’adulto conserva le caratteristiche da cucciolo.

Domesticazione e biodiversità

Il processo di domesticazione ha portato a un aumento della biodiversità: da un unico antenato selvatico si sono sviluppate moltissime razze diverse. Tuttavia, questa biodiversità si sta perdendo nella zootecnia a causa della ricerca di razze con maggiori performance produttive.

Zootecnia

Scienza che si occupa dell’origine, dell’evoluzione, dell’allevamento razionale e controllato e del miglioramento genetico degli animali domestici. Attualmente:

  • I bovini e bufale si trovano prevalentemente in Europa, India, Sud America (bovini da carne), Nord America
  • I suini si trovano prevalentemente in Europa e in Cina
  • Le capre si trovano in Asia, in Africa e intorno al bacino mediterraneo → questi animali si adattano molto bene agli allevamenti intensivi ed estensivi, ad alimentazione ricca di foraggi (anche di bassa qualità), animali molto robusti, hanno labbra mobili con cui scelgono determinati alimenti rispetto ad altri; allevate in aree aride, meno ricche di acqua e nutrienti
  • Le pecore sono presenti in Medio Oriente, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, nei paesi del bacino mediterraneo sono più esigenti rispetto alle capre, pascolano sui prati
  • Gli avicoli sono concentrati in India, Europa, Medio Oriente, Nord Africa → molto presenti nel mondo mussulmano; in Italia unico comparto agro-zootecnico in cui siamo autosufficienti.

Il patrimonio bovino nell'UE

L’Italia si trova al 5° posto, preceduta da:

  • Francia
  • Germania
  • Spagna
  • Irlanda

Ruminanti da latte in Europa:

  • Vacche da latte
  • Pecore da latte
  • Capre
  • Bufale

Sono presenti:

  • Bufali → sud Italia, poco nel resto Europa
  • Bovini da latte → nord, centro Italia, centro Europa
  • Capre e pecore → Spagna, Italia e Grecia; nel Regno Unito sono presenti pecore da lana.

In Italia:

  • Vacche da carne → fattrici che generano vitelli, vitelloni, maschi da carne
  • Vacche da latte → producono latte, discreta presenza. Importiamo bovini da carne dalla Francia. Il patrimonio bovino italiano presenta uno scarso
  • Suini, ovini e caprini

Suini → azzurro, al primo posto c’è la Germania seguita dalla Spagna, Francia, Polonia, Danimarca, Olanda, Italia

  • Pecore → rosso, presenti lungo il bacino mediterraneo e nel Regno Unito. Spagna, Francia, Italia, Grecia, Romania
  • Capre → verde, presenti nel bacino mediterraneo: Francia, Spagna, Italia, Romania, Grecia

Patrimonio zootecnico in Italia:

Nel 2016 il maggior numero di capi riguardava i suini, seguiti dalle pecore. Produzione di carne equina molto scarsa, la importiamo quasi completamente. La Lombardia è la regione più agro-zootecnica d’Italia, sono presenti circa ⅓ delle vacche italiane e la metà dei suini italiani.

Andamento delle produzioni zootecniche

Tutte le produzioni sono aumentate grazie alla selezione e al miglioramento genetico, alimentazione accurata, tecniche di allevamento e riproduzione più sofisticate, benessere animali. La rivoluzione tecnologica permette di avere incrementi produttivi.

Concentrazione di capi per ettaro in Europa:

Il nord Italia presenta una concentrazione di animali in produzione, paragonabili a quella dei paesi del centro e nord Europa. Le province zootecniche lombarde (riguardanti bovini e suini) più importanti sono: Brescia, Mantova e Cremona. Mentre gli ovini sono presenti maggiormente nelle zone pedemontane e si concentrano nelle province di Bergamo e Brescia. Il patrimonio caprino lombardo si concentra nelle province di Bergamo, Sondrio, Brescia e Como.

La zootecnia nel panorama italiano rappresenta ⅓ del valore della produzione agricola, in Lombardia la produzione zootecnica rappresenta circa i ⅔ del valore della produzione agricola. Più del 50% della SAU italiana è destinata all’alimentazione animale, mentre in Lombardia il 60% della SAU è destinata a foraggeri, prati e pascoli. Negli ultimi anni sta aumentando l’utilizzo di superfici agrarie per colture adatte ai digestori.

Produzione della carne

La produzione della carne rappresenta nel suo complesso il settore più importante in valore tra le produzioni zootecniche italiane, seguito dal latte. In Lombardia la sola produzione di latte (quasi tutto bovino) rappresenta circa il 40% della produzione zootecnica lombarda, la carne rappresenta circa il 58%. In Lombardia il primato in valore per la produzione di carne spetta al settore suinicolo (circa 50%), seguito dalle carni bovine (30%) e da carni avicole (20%). Sia per il latte bovino sia per la carne suina il valore della produzione lombarda è pari a circa il 40% della produzione italiana.

Zootecnia e industria alimentare

La zootecnia italiana è strettamente collegata ad alcuni settori dell’industria alimentare italiana. Una parte significativa dei nostri prodotti ha dei riconoscimenti europei (es. DOP). L’industria lattiero-casearia e quella di macellazione e trasformazione delle carni (strettamente connesse con la zootecnia) sono i due più importanti settori dell’industria alimentare nazionale. Importante anche l’industria mangimistica. Circa ⅓ del valore aggiunto dell’industria alimentare italiana è strettamente connesso alla zootecnia.

Consumi dei principali prodotti di origine animale

Blu → andamento consumi di carne-arancio → andamento consumi di latte

Nel dopoguerra, a partire dagli anni ‘50, c’è stata una crescita di consumi di carne e latte, il picco massimo si è raggiunto tra gli anni 80-2000, dopo ha subito una flessione:

  • Per la carne bovina iniziata con la BSE
  • Per la carne avicola iniziata con la peste aviaria
  • Ma anche per allontanamento per ragioni etiche, salutistiche.

Anche il latte ha subito delle flessioni, mentre il pesce ha subito degli aumenti di consumo. Nel dopoguerra l’aumento dei consumi è andato di pari passo con l’aumento della popolazione e l’aumento del reddito delle famiglie. All’aumentare del reddito delle famiglie aumenta la quota di spesa per i prodotti di origine animale (aumenta il potere di acquisto delle famiglie).

Andamento delle produzioni zootecniche

Nonostante la crescita delle produzioni zootecniche, l’Italia consuma più di quello che produce e importa latte liquido e formaggi, carni preparate, fresche e animali vivi da ingrasso o da macello. La percentuale di auto-approvvigionamento dell’Italia nella maggior parte dei comparti zootecnici è piuttosto bassa, fanno eccezione le produzioni avicole (carne e uova) per cui l’Italia è totalmente sufficiente. L’Europa invece, nel suo complesso, è autosufficiente quasi al 100% per tutti i comparti zootecnici.

Zootecnia italiana fino al secondo dopoguerra

  • Allevamenti medio piccoli a conduzione familiare
  • Tecnologia nulla
  • Molte specie animali, razze non specializzate, autoctone, locali
  • Bassi animali/ettaro
  • Bassa produzione per capo e totale
  • Allevamenti estensivi, bassa produzione per ettaro

L’allevamento si distingue in intensivo o estensivo in funzione della produzione:

  • Allevamento estensivo → presenza di pascolo, bassa produzione/ha
  • Allevamento intensivo → pascolo assente, altissima produzione/ha

Tra gli anni ‘50 e ‘80 si sviluppò la zootecnia a causa:

  • Fattori economici → aumento della domanda interna → crescita del reddito delle famiglie → sostegno comunitario ai prezzi → sosteneva prodotti agricoli e zootecnici
  • Fattori tecnici → selezione e miglioramento genetico → miglioramento delle tecniche di allevamento e di alimentazione

La produzione individuale di latte per vacca è praticamente raddoppiata, il grasso per un certo periodo è calato (la selezione genetica era mirata sulla quantità e non sulla qualità del latte). Successivamente la selezione avveniva per i kg di grasso e kg proteine, questo permetteva di selezionare sia per le produzioni sia per le % di grasso sia per le % di proteine. Esiste una correlazione negativa tra quantità prodotte di latte e qualità (es. % di grasso, fondamentale per la caseificazione e % proteine). Negli ultimi anni produciamo il doppio del latte di 70 anni fa per animale, con un tenore di grasso pari a quello di 70 anni e un tenore di proteine superiore.

All’inizio degli anni ‘80 il panorama nelle aree più vocate cambiò:

  • Allevamenti di dimensioni medio-grandi, a conduzione industriale (con salariati, personale non familiare nella gestione della stalla)
  • Allevamenti monospecie con razze altamente specializzate
  • Elevati carichi/ettaro
  • Elevata produzione per capo e per totale
  • Elevata produzione per ettaro → allevamenti intensivi

Esistono dei progetti a livelli internazionali per far fronte alla perdita di biodiversità. All’inizio degli anni ‘80 si verificò un surplus produttivo a livello comunitario, spese comunitarie insostenibili e scarsa attenzione alla qualità dei prodotti, all’impatto ambientale e al rispetto del benessere animale. Modelli di produzione insostenibili. L’Unione Europea varò una serie di leggi e normative per rendere maggiormente sostenibili i modelli di produzione a livello:

  • Economico → riduzione dei sostegni e introduzione delle quote latte
  • Ambientale → sostegno ai redditi vincolati a misure di salvaguardia ambientale e normative a difesa dell’ambiente
  • Qualità dei prodotti → normative sulla qualità dei prodotti, sia in senso compositivo, istituzione dei marchi di qualità, biologico
  • Benessere animale → tutela del benessere animale attraverso delle normative

Fattori di debolezza della zootecnia italiana

  • Orografia e condizioni pedoclimatiche → scarsità di pianura, scarsità di aree irrigue, perdita di suolo agricolo → produzione di foraggere scarsa e scadente
  • Carenza di infrastrutture → strade, servizi, trasporti, lontananza dei mercati
  • Fattori sociali → spopolamento
  • Elevata intensità di allevamento nelle aree di pianura → problematiche ambientali
  • Elevati costi di alimentazione del bestiame

Elevati costi di produzione e costi sociali. I terreni di pianura raggiungono quotazioni circa tre volte superiori a quelli di montagna e di collina, in queste aree risultano sostenibili economicamente solo colture o allevamenti estremamente redditizi e ad alto livello di intensificazione. Perdita di suolo agricolo per edilizia civile, industriale, infrastrutture e recentemente bioenergia. La perdita di SAU tra il 2000 e il 2010 in Italia si aggira sul 2%, mentre in Lombardia è circa del 5%. In Italia le colture foraggere sono scarse e di bassa qualità per questo è necessario importare cereali, farine di estrazioni e panelli. Questo si traduce in elevati costi di produzione e dipendenza del mercato mondiale delle materie prime. Costi di produzione non si scaricano sul prezzo finale del prodotto ma sul reddito dell’allevatore. La carenza di vitelli da destinare all’ingrasso comporta la necessità di importare un gran numero di vitelli e vitelloni dall’estero da ingrassare in Italia, oltre che ad animali da destinare direttamente al macello. Questa carenza è dovuta all’assenza di vacche nutrici da carne (fattrici), in quanto l’allevamento delle fattrici non è redditizio e non è conveniente. L’Italia è uno dei paesi europei con il maggior numero di aziende agricole e con la minore dimensione media delle aziende agricole, molto ridotta rispetto al resto d’Europa.

Allevamento bovine da latte

Viaggio al centro di un allevamento di bovine da latte

Le stalle possono essere a stabulazione fissa, dove gli animali occupano sempre lo stesso spazio, detto posta e non possono muoversi oppure a stabulazione libera, dove gli animali possono muoversi e la stalla è divisa in tre zone: zona di alimentazione, zona di esercizio e zona di riposo. Può essere a lettiera permanente, se la zona di riposo è organizzata in aree collettive o a cuccette la zona di riposo è suddivisa in posti singoli in cui ciascuna vacca ha a disposizione un’area per riposare ben definita e delimitata.

È necessario garantire agli animali una buona ventilazione per allontanare i gas prodotti dal metabolismo animale e, in estate, per disperdere il calore e ridurre lo stress da caldo. La zona di alimentazione è costituita da una corsia di alimentazione, gli animali si affacciano su una rastrelliera, al di là della quale viene distribuito l’alimento. La rastrelliera è auto catturante e consente all’allevatore di bloccare gli animali nella corsia di alimentazione così da effettuare varie operazioni sugli animali (es. inseminazione, diagnosi di gravidanza...).

L’alimento viene distribuito con il carro unifeed, cioè carri miscelatori in cui vengono immessi i diversi alimenti, miscelati e somministrati sotto forma di piatto unico (foraggi e concentrati). Gli alimenti concentrati vengono presi dai silos verticali, il fieno dal fienile e gli insilati dalle trincee.

Le stalle a stabulazione libera prevedono anche una sala parto, box individuali per vitelli (per i primi due mesi di vita) e box collettivi per i vitelli (in cui le manze e le manzette rimangono fino a due mesi prima del parto).

Stabulazione libera con cuccette

La zona di riposo è suddivisa in posti singoli (cuccette) in cui ciascuna vacca ha a disposizione un’area ben delimitata nella quale può riposare. La cuccetta può essere definita come un’area di forma rettangolare chiusa su tre lati e con un lato aperto destinata al riposo degli animali. Il pavimento può essere pieno oppure fessurato. Nel pavimento pieno le deiezioni vengono allontanate tramite un raschiatore; nel pavimento fessurato le feci e le urine cadono sotto e vengono allontanate. Le deiezioni liquide vengono stoccate nei vasconi del liquame. Il pavimento fessurato può essere in calcestruzzo o ricoperto da tappetini in gomma, questi migliorano la deambulazione e limitano le problematiche podaliche delle vacche.

Se mal progettate le cuccette vengono scarsamente utilizzate dagli animali che preferiscono riposare in altre zone della stalla con effetti deleteri sul benessere, sulle performance produttive, sull’igiene e sullo stato di salute degli animali. La lettiera può essere costituita da diversi materiali: paglia...

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/17 Zootecnica generale e miglioramento genetico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dianetta11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Zootecnica agraria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Sandrucci Anna.
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