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T7 LA LOTTA CONTRO LE PASSIONI- pag 79
Tu stesso combatti contro di te: se vuoi veramente vincere l’ira, essa non può vincere te.
Cominci a vincere, se è nascosta, se a quella non è data una via d’uscita. Soffochiamo le
sue manifestazioni e manteniamo quella, per quanto si può fare (può essere fatto) nascosta
e segreta. Questo accadrà con nostra grande sofferenza: (l’ira sottinteso) desidera infatti
uscire fuori e accendere gli occhi e mutare l’aspetto, ma se noi permettiamo a quella di
uscire fuori, (l’ira sottinteso) è sopra di noi. Sia nascosta nella parte più profonda del petto e
sia dominata (portata). Anzi volgiamo al contrario tutti i suoi indizi: il volto sia placato, la voce
sia più bassa, l’andatura (sia) più lenta; piano piano le condizioni interiori (sensazioni
interiori) si plasmano/ conformano con le esteriori.
In Socrate era segno/manifestazione di ira abbassare la voce, parlare più pacatamente;
allora appariva che lui contrastava se stesso. Era osservato così dai familiari ed era
accusato (di provare ira), ma per lui il rimprovero dell’ira nascosta non era sgradito. Perché
non avrebbe dovuto essere felice per il fatto che molti comprendessero la sua ira, nessu o la
sentisse? L’avrebbero sentita invece, se non avesse dato agli amici il diritto di rimproveralo,
così come egli stesso aveva assunto (questo diritto) verso gli amici.
Quando socrate iniziava ad abbassare la voce chi lo guarda si rendeva conto che lottava
contro l’ira per cui lo rimproverava perché provava ira ma lui non si arrabbiava visto che
nessuno la sentiva visto che era stato in grado di sopraffarla.
T11 LA VITA NON È BREVE-pag 90
La maggior parte degli uomini, oh Paolino, si lamenta dell'avarizia della natura; poiché noi
(uomini) siamo generati nella scarsità del tempo, poiché questi periodi di tempo che sono
stati dati a noi scorrono via tanto velocemente, tanto rapidamente, così che esclusi
pochissimi la vita abbandona gli altri nella stessa preparazione della vita. Né su questa
disgrazia comune, come credono, si duole (soffre) soltanto la massa e il popolo ignorante:
questo sentimento ha suscitato lamentele anche di uomini illustri.
Da qui c’è la sentenza del più illustre dei medici (Ippocrate): << (prop. infinitiva) che la vita è
breve e l'arte è lunga>>; da qui l’accusa di Aristotele per nulla adatta ad un uomo saggio che
(Aristotele) se la prende con la natura : <<che (quella natura) abbia concesso agli animali
tanto tempo (di età), che continuano a vivere per cinque o dieci generazioni, per l’uomo nato
per (imprese) tanto grandi e tanto numerose c’è un tempo di gran lunga inferiore>>.
Non abbiamo poco tempo (di tempo), ma ne perdiamo molto. La vita (è) abbastanza lunga e
ci è data abbondantemente per il compimento delle imprese più elevate, se fosse utilizzata
tutta bene; ma quando scorre via attraverso il lusso e la negligenza, quando non è usata per
nessuna cosa buona, infine sopraggiungendo l’ultimo bisogno (allude alla morte) sentiamo
che è passata quella che non abbiamo sentito che scorreva. è cosi: non abbiamo una vita
breve, ma l’abbiamo resa (breve) e non siamo poveri di quella (della vita) ma siamo ricchi.
PARAGONE Come beni numerosi e regali, quando son giunti ad un cattivo padrone sono
dissipati in un attimo, mentre (beni) sebbene moderati crescono con l’uso se sono affidati ad
un buon custode, così la nostra vita si estende molto bene per chi la usa.
Seneca sostiene che tutti si lamentano del poco tempo, anche i grandi uomini come
Ippocrate, Aristotele con la natura. Lui