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Lezione 3°: venerdì 15 ottobre 2021

Gli occhi di Le Corbusier

L’Esprit Nouveau dell’architettura moderna.

Con la figura di Le Corbusier inauguriamo un discorso importante per l’architettura moderna che inizia nel ’900 e che arriva fino ad oggi, cioè l’idea che per costruire un’architettura c’è bisogno di progettare e identificare un architetto, cioè una figura nuova un po’ diversa da quella dei secoli precedenti.

“Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori” è il primo libro scritto da Giorgio Vasari in cui si fanno le biografie degli artisti della sua epoca. Con questo libro lui inaugura un approccio alle figure degli artisti diverso dal passato, dando più risalto al ruolo dell’artista che non a quello della sua opera, stabilendo una continuità fra tutte le opere di un artista e tra i veri artisti per importanza. In quell’epoca infatti, nella metà del ’500, nasce questa riflessione sul manierismo, cioè gli artisti che lavorano alla maniera dei loro maestri e ne copiano lo stile.

Questa nascita dell’architetto in epoca moderna diventa ancora più importante perché gli artisti e gli architetti dell’inizio del ’900 si confrontano con un mondo che sta cambiando, quindi il primo aspetto che caratterizza le differenze tra i vari artisti è il modo in cui guardano a questo nuovo mondo e che interpretazione danno a questi fenomeni.

Ben prima di disegnare case e mobili noi dobbiamo osservare come questi architetti interpretano il mondo che sta intorno e che sta velocemente cambiando per diventare un mondo moderno.

Per questo la lezione di oggi si chiama “Gli occhi di Le Corbusier”, ovvero lo sguardo di Le Corbusier che però evidenzia la figura stessa di questo artista e non tanto il suo prodotto. Cosa c’è di diverso rispetto a prima?

Qual è lo spirito della modernità?

Prima di osservare tutti i cambiamenti materiali, la tecnologia, la globalizzazione, i cambiamenti politici, bisogna guardare il cambiamento del modo di fare arte all’inizio del ’900. Il quadro di René Magritte, L’usage de la parole del 1927, ci dice che l’arte designa altro dalla realtà pur partendo dalla realtà: la realtà è la pipa, ma l’arte è l’immagine di una pipa. Questo vuol dire che c’è una distanza concettuale tra la realtà e una rappresentazione. L’arte è un discorso autonomo dalla realtà pur appoggiandosi ad essa, costruisce un suo linguaggio.

La tecnica di Magritte è allusiva. Lui ci sta dicendo che è più importante l’interpretazione del quadro e ciò che ci fa pensare che non il quadro stesso con la sua oggettività.

Questa interpretazione non è qualcosa destinato a rimanere nei nostri pensieri ma diventa il punto di partenza per poter progettare ed immaginare qualcosa di nuovo. Magritte sceglie di rappresentare un oggetto banale che tutti riconosciamo come una pipa, se al suo posto ci fosse stata una casa strana sarebbe stato difficile capire che fosse una casa essendo l’oggetto poco chiaro. Questo ci porta a mettere in discussione l’automatismo della rappresentazione.

La rappresentazione ha un grande potere di trasformare la realtà, non è qualcosa che finisce ma è produzione di nuova realtà.

La figura di Le Corbusier

Le Corbusier ha capito bene questa cosa e ha deciso che, come architetto, sarebbe stato un uomo diverso, infatti cambia nome. Nasce con il nome di Charles-Édouard Jeanneret-Gris nel 1887 ma assume lo pseudonimo di Le Corbusier come nome da architetto.

Lui diventa architetto in una maniera molto diversa dalla tradizione perché nasce e studia in un paesino della Svizzera francese, Le Chaux de Fonds, ma è anche uno dei paesi dove vengono prodotti orologi.

Tutti i ragazzi che studiano come lui nei licei artistici sono destinati alla fabbrica di orologi a fare artigianato ma Charles non vuole rimanere nel paesino, quindi incoraggiato dal suo maestro Charles L'Eplattenier, pittore e insegnante, decide di lasciare la Svizzera per andare a Parigi. Da subito però Charles capisce che la Francia da sola non è un luogo dove si può imparare l’arte ma bisogna viaggiare per conoscere il mondo, quindi a partire dal 1907, a vent’anni, si imbarca da solo per un viaggio in Europa che lo impegnerà fino al 1912.

Il viaggio in Europa

Questo viaggio viene progettato da lui stesso attraverso lo studio e la raccolta di informazioni e decide per un giro che a partire da Parigi lo porterà in Germania ad attraversare delle città che lui identificherà con delle lettere dividendo i luoghi in tre categorie: C cultura, F folklore, I industria.

Questa tripartizione è interessante perché industria sta per modernità come grande macchina, Germania, folklore sta per i luoghi popolari con i loro costumi e tradizioni, Balcani, cultura nei luoghi a sud, Italia e Grecia.

Il giro ha una sua circolarità dove non c’è un punto di partenza e un punto di arrivo, lo spirito del viaggio è di spirito Nietzscheano, dopo la lettura di “Così parlò Zaratustra” dove Nietzsche spiega come diventare sé stessi. Quindi lo spirito del viaggio è “diventa ciò che sei” per Le Corbusier.

Questo viaggio non lo fa con delle guide stabilite ma con uno spirito autonomo cercando di allenare gli occhi a vedere le cose e cercare di capire come esse possano essergli utili per diventare ciò che lui voleva diventare, un architetto. Per farlo utilizza due mezzi moderni, la macchina fotografica, impara a interpretare le fotografie e si fa anche autoritratti per lasciare testimonianza dei luoghi visitati.

La scoperta di sé stessi attraverso le nuove tecnologie, quindi, implica una riflessione su come viene vista la realtà attraverso le fotografie ed i disegni.

Lo spirito nuovo del tempo

Una volta tornato a Parigi si stabilisce e constata che è il luogo più moderno che esista, tutto parla di modernità meno che l’architettura che invece è arretrata e viene da una tradizione antica.

Le Corbusier si interroga quindi su come portare l’architettura al passo con i tempi e lo fa mettendo su un gruppo di amici, in particolare Amédée Ozenfant, un pittore, e Paul Dermée che è un poeta, convincendoli a mettere su un progetto comune in cui tutte le arti possano convergere per provare a descrivere lo spirito nuovo del tempo. La rivista che fondano si chiama L’Esprit Nouveau, ovvero lo spirito nuovo, una rivista internazionale di estetica che abbraccia tutte le arti senza distinguere le varie discipline ma mettendo insieme i veri aspetti facendo in modo che l’arte si nutra del contributo delle altre.

“L’Esprit Nouveau è la prima rivista del mondo consacrata all’estetica del nostro tempo in tutte le sue manifestazioni. Far comprendere lo spirito che anima l’epoca contemporanea, fa sentire la bellezza

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elfoceltico di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie della ricerca architettonica contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Camerino o del prof Mastrigli Gabriele.
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