Teoria, tecnica e didattica dello sport per disabili
Attività sportiva
L’attività sportiva comprende situazioni competitive organizzate e regolate da norme precise stabilite da istituzioni ufficiali. In altre parole, lo sport è un gioco istituzionalizzato, riconosciuto da tutti grazie a regole e meccanismi codificati, che ne permettono la pratica sia in contesti ufficiali che non ufficiali.
La Carta Europea dello Sport (1992) definisce lo sport come: “qualsiasi forma di attività fisica praticata da persone con disabilità e non, che attraverso una partecipazione organizzata e/o non organizzata, mira a esprimere o migliorare la condizione fisica e psichica, a favorire le relazioni sociali e/o a ottenere risultati in competizioni di ogni livello.”
Il diritto allo sport è strettamente legato al diritto alla salute.
La disabilità è un termine ombrello, che comprende menomazioni, limitazioni nelle attività e restrizioni nella partecipazione. La disabilità, quindi, non è soltanto un problema di salute, ma un fenomeno complesso che riflette l’interazione tra le caratteristiche del corpo di una persona e quelle della società in cui essa vive. Le persone con disabilità hanno gli stessi bisogni di salute delle persone senza disabilità.
(Organizzazione Mondiale della Sanità, 11 agosto 2012).
Sistemi di classificazione (OMS)
Nel corso del tempo, l’OMS ha sviluppato diversi sistemi di classificazione per misurare e classificare gli stati di salute e le loro conseguenze. Il sistema fondamentale per classificare le patologie è la classificazione internazionale delle malattie (International Classification of Diseases, ICD), che nasce dalla prospettiva di analizzare, classificare e definire il danno fisico e mentale conseguente alla malattia.
Il sistema ICD, seppur ampiamente valido ed utilizzato, già dalle sue prime edizioni ha rivelato limiti di applicazione, dovuti in particolare alla sua stessa natura di classificazione focalizzata esclusivamente sulla malattia e sulla sua diagnosi.
Per ovviare a tali limiti, nel 1980 l'OMS ha pubblicato un nuovo manuale, ovvero la Classificazione Internazionale di Menomazione, Disabilità ed Handicap (International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps, ICIDH e ICDH-2) spostando l'attenzione dalla malattia al malato.
Questo modello introduce 3 concetti chiave in sequenza:
- La menomazione, definita come una condizione di perdita, malformazione o insufficienza di un organo, di una struttura o di una funzione.
- La disabilità, definita come una condizione di riduzione parziale o totale della capacità di compiere un'attività con le modalità o nei limiti considerati normali per una persona, concretizzando la limitazione implicata nella menomazione.
- L’handicap, definito come una condizione che limita o impedisce il compimento di un ruolo considerato normale in base all’età, al sesso e ai fattori socio-culturali della persona. È la ricaduta sociale che deriva dalla menomazione o dalla disabilità.
Menomazione → Disabilità → Handicap
Nonostante il carattere innovativo e l'evidente cambiamento di orizzonte, l'ICIDH risultava uno strumento di classificazione ancora limitato. Ed è per questo motivo che nel 1997 l'OMS ha proposto una riformulazione di questa classificazione, ovvero l'ICIDH2, che pur mantenendo l'acronimo, ridefinisce due degli ambiti della precedente classificazione, quelli inerenti le disabilità e gli handicap.
Il lavoro svolto con l'ICIDH2 è confluito nel 2001 nella definitiva e più complessa classificazione internazionale del funzionamento della disabilità e della salute (International Classification of Functioning, Disability and Health, ICF). L'ICF adotta il modello biopsicosociale e opera un capovolgimento di logica.
La disabilità viene ridefinita come una condizione di salute in un ambiente sfavorevole. Si smette di parlare di persona disabile per parlare di persona con disabilità, intesa come risultato di una complessa interazione tra condizioni di salute e fattori ambientali in cui vive. Il punto chiave è che la disabilità non è nella mancanza, bensì nell'interazione dell'individuo con il mondo.
L'ICF è organizzato in due componenti principali, descrivendo il funzionamento della salute:
- Funzionamento e disabilità: Funzioni e strutture corporee (le funzioni fisiologiche e le parti anatomiche del corpo), attività e partecipazione (l'esecuzione di un compito, attività, e il coinvolgimento in una situazione di vita, partecipazione).
- Fattori contestuali: Fattori ambientali (le caratteristiche del mondo fisico, sociale e degli atteggiamenti che facilitano o ostacolano), fattori personali (elementi individuali non classificati, età, sigla di vita, istruzione).
ICF (Modello bio-psico-sociale)
L'idea fondante del modello biopsicosociale è che la salute e la malattia sono conseguenze dell'interazione di fattori biologici, psicologici e sociali. Secondo questo modello, il funzionamento globale di una persona – sia in condizioni di salute che di disabilità – è sempre il prodotto della complessa interazione tra le tre dimensioni (corpo, mente e ambiente sociale).
Fattori sociali = ambiente socio-culturale, lavoro, scuola…
Fattori psicologici = autostima, atteggiamenti, coping skills…
Fattori biologici = genetica, disabilità, attività fisica…
Sport e attività fisica sono due cose diverse
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che attività fisica e sport non coincidono. L’attività fisica è qualsiasi movimento del corpo prodotto dai muscoli scheletrici che comporta un dispendio energetico. Comprende sport, esercizio fisico e altre attività come giocare, camminare etc...
Secondo l’OMS, tutti gli adulti, anche quelli con disabilità, dovrebbero essere fisicamente attivi, a meno che specifiche condizioni mediche non lo impediscano. Queste raccomandazioni si applicano anche a persone con malattie croniche non trasmissibili, non legate alla mobilità, come ipertensione o diabete.
Un altro punto fondamentale è che anche poca attività è meglio di niente. Le persone sedentarie dovrebbero iniziare con piccole quantità di attività fisica, aumentando gradualmente durata, frequenza e intensità.
Sport adattato e sport inclusivo
Lo sport adattato nasce generalmente da uno sport già codificato. Mantiene le caratteristiche di base della disciplina originale, ma modifica regole e strumenti per rispondere alle necessità specifiche dell’atleta. Il termine “adattato” indica che lo sport è stato progettato per raggiungere un obiettivo preciso: permettere all’atleta con disabilità di praticarlo in sicurezza e in modo efficace. Tra gli sport adattati più noti, un esempio significativo è il Sitting Volley, disciplina paralimpica.
Lo sport inclusivo, invece, di solito non nasce da uno sport codificato. È concepito per essere praticato da tutti, permettendo la partecipazione congiunta di atleti con e senza disabilità. In questo caso, regole e strumenti sono pensati in modo da far contribuire ciascun partecipante secondo le proprie capacità, senza basarsi su diagnosi o classificazioni funzionali. Il Baskin è tra i più rappresentativi Sport Inclusivi; non è una disciplina affiliata alla Federazione Italiana Pallacanestro (FIP) e non rientra nelle discipline paralimpiche.
Gli enti che regolano lo sport per persone con disabilità
Lo sport per persone con disabilità è organizzato e gestito a livello internazionale da diversi enti e federazioni. Queste organizzazioni lavorano in stretta collaborazione con il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC – International Paralympic Committee), che rappresenta l’organo principale di riferimento del movimento paralimpico mondiale.
Accanto all’IPC esistono altri enti internazionali specializzati, che coordinano sport e competizioni per categorie specifiche di atleti:
- I.W.A.S. (International Wheelchair and Amputee Sports Federation): gestisce e promuove gli sport per atleti in carrozzina e per persone con amputazioni.
- I.B.S.A. (International Blind Sports Federation): organizza e sviluppa gli sport per atleti non vedenti o ipovedenti.
- I.C.S.D. (International Committee of Sports for the Deaf): è il comitato che si occupa delle discipline sportive per atleti sordi.
- C.P.I.S.R.A. (Cerebral Palsy International Sports and Recreation Association): promuove lo sport e le attività ricreative per persone con paralisi cerebrale.
- S.Q.I. (Special Olympics International): programma di attività motorie e sportive anche non competitive per soggetti con disabilità intellettiva.
- VIRTUS: è il nuovo marchio della Federazione Internazionale per gli atleti con disabilità intellettiva.
CIP - Comitato Italiano Paralimpico
Il CIP (Comitato Italiano Paralimpico) è l’organo che coordina, promuove e gestisce lo sport per persone con disabilità in Italia e organizza la partecipazione degli atleti italiani ai Giochi Paralimpici. Il CIP riconosce e supervisiona le federazioni sportive paralimpiche, le discipline sportive associate e gli enti di promozione sportiva, sostenendo lo sviluppo dello sport di base e quello agonistico.
Organismi sportivi CIP
- Federazioni Sportive Paralimpiche (FSP)
- Federazioni Sportive Nazionali Paralimpiche (FSNP)
- Discipline Sportive Paralimpiche (DSP)
- Discipline Sportive Associate Paralimpiche (DSAP)
- Enti di Promozione Paralimpica (EPP)
- Enti di Promozione Sportiva Paralimpica (EPSP)
- Associazioni Benemerite (AB)
Federazioni Sportive Paralimpiche (FSP): Sono federazioni dedicate esclusivamente agli atleti con disabilità. Gestiscono sport paralimpici “autonomi”, come il nuoto paralimpico, il basket in carrozzina o sport per persone con disabilità intellettive. Hanno organizzazione e regolamenti interamente rivolti al mondo paralimpico, quindi sono “assestanti”, ovvero completamente focalizzate sulle esigenze degli atleti con disabilità.
Federazioni Sportive Nazionali Paralimpiche (FSN Paralimpiche): Sono federazioni storiche dello sport tradizionale, che gestiscono attività per atleti normodotati, ma integrano anche la componente paralimpica. In altre parole, inglobano lo sport paralimpico all’interno della propria struttura, adattando regole, eventi e programmi per includere atleti con disabilità.
Giochi paralimpici estivi
La prima edizione dei Giochi Paralimpici estivi si svolse a Roma nel 1960, con 400 atleti provenienti da 20 nazioni che gareggiarono in 18 discipline sportive. Da allora, i Giochi sono cresciuti enormemente. L’edizione di Tokyo 2020, ha visto la partecipazione di 4.537 atleti da 163 nazioni, impegnati in 22 sport mentre a Parigi 2024 hanno partecipato circa 4.456 atleti provenienti da 185 nazioni, che si sono contesi medaglie in 24 discipline sportive.
Il logo paralimpico, ufficialmente utilizzato dopo i giochi di Atene del 2004, rappresenta tre agitos (dal latino agito, ovvero io mi muovo) in blu, rosso e verde, che sono i tre colori più utilizzati nelle bandiere dei Paesi del Mondo; rappresenta l’evoluzione del precedente logo (tre gocce colorate) rappresentanti le tre dimensioni dell’essere umano: mente – corpo – spirito.
Parigi 2024 fu un’edizione, per l’Italia, indimenticabile sotto tanti punti di vista, a partire dal numero di medaglie vinte, 71, due in più rispetto a Tokyo 2020. Ben 24 gli ori conquistati, 10 in più rispetto a Tokyo. Ma l’Italia che si è presentata a Parigi è stata anche la delegazione più numerosa di sempre a prendere parte a una Paralimpiade: 141 atleti che si sono cimentati in 17 discipline con 52 atleti esordienti. A Tokyo 2020 furono 15 le discipline.
Dei 50 Sport paralimpici: Attualmente sono 28 gli sport paralimpici approvati ufficialmente dall'IPC (International Paralympic Committee): 23 per i Giochi Estivi e 5 per i Giochi Invernali. 22 sono gli sport paralimpici non disputati nei Giochi.
Classificazione negli sport paralimpici
Per garantire equità nelle competizioni, gli sport paralimpici adottano un sistema che ha come obiettivo quello di assicurare che la vittoria di un atleta venga determinata dalle sue abilità, dalla fitness, dalle capacità tattiche e dalla concentrazione mentale. Questo processo è chiamato Classificazione e il suo scopo è quello di minimizzare l'influsso delle limitazioni derivate dalla disabilità sulla disciplina sportiva.
Tuttavia, avere una disabilità non basta per ottenere una classificazione: l'impatto della disabilità nei confronti del singolo sport deve essere provato e quantificato. Il raggruppamento degli atleti in base al loro grado di limitazione funzionale/visiva/intellettiva relazionale derivante dalla disabilità è chiamato "Classe Sportiva”.
La classificazione ha due funzioni principali:
- Verificare l’idoneità dell’atleta a competere nello sport paralimpico (concetto di disabilità minima).
- Assegnare la classe sportiva più adatta in base alle limitazioni effettive.
È importante ricordare che la classificazione è specifica per ogni sport, perché l’impatto della disabilità varia da disciplina a disciplina. Un atleta può quindi rientrare nei criteri per uno sport paralimpico ma non per un altro.
L’obiettivo principale di tutti i sistemi di classificazione è quello di raggruppare gli atleti che possiedono un potenziale di movimento quasi uguale. Il potenziale di movimento consiste nella capacità, o possibilità, di dare origine ad un movimento.
La classificazione parte sempre da una valutazione medica iniziale, che certifica la condizione di disabilità dell’atleta. Le disabilità riconosciute si dividono generalmente in tre grandi categorie:
- Disabilità fisico-motorie, come lesioni midollari, lesioni cerebrali, amputazioni e altre condizioni (dette les autres).
- Disabilità sensoriali, che comprendono deficit visivi e uditivi.
- Disabilità intellettive e relazionali, che riguardano limitazioni cognitive o comportamentali.
Dopo la valutazione medica, l’atleta viene sottoposto a una classificazione sport-specifica da parte di una Commissione classificatrice federale. Al termine del processo, la commissione redige in triplice copia una certificazione ufficiale, nella quale viene indicata la classe sportiva assegnata all’atleta per quella determinata disciplina.
Organizzazione del movimento
Postura: preparare il corpo all’azione cioè ad una sequenza programmata di atti motori contraddistinta da uno scopo generale. L’atto motorio è il risultato di più movimenti, eseguito sinergicamente e in maniera fluida, che coinvolgono più articolazioni ed è contraddistinto da uno scopo.
Corteccia cerebrale aree motorie
Nuclei della base = correggono gli schemi di movimento volontario e riflesso a livello inconscio.
Ipotalamo = Controlla i riflessi respiratori. Schemi di movimento stereotipati correlati a situazioni emotive (fame, sete, eccitazione sessuale).
Ponte e porzione superiore del midollo allungato = Controlla l’equilibrio e i riflessi respiratori più complessi.
Tronco encefalico e midollo spinale = Riflessi semplici spinali ed encefalici.
Porzione inferiore del midollo allungato = Controlla i riflessi respiratori di base.
Cervelletto = Coordina gli schemi motori complessi.
Talamo e mesencefalo = Riflessi in risposta a stimoli visivi e uditivi.
Corteccia cerebrale = Pianifica e inizia l’attività motoria volontaria.
Il controllo della motilità somatica si articola su diversi livelli che vanno da semplici riflessi spinali ed encefalici (livelli inferiori) agli schemi di movimento volontario (livelli superiori).
Pianificazione e realizzazione del movimento
Pianificazione = Quando viene presa la decisione cosciente di effettuare un movimento specifico, l’informazione parte dalla corteccia del lobo frontale e raggiunge le aree associative motorie che a turno la inviano al cervelletto ed ai nuclei della base.
Realizzazione = Tutto inizia nelle aree associative motorie del cervello, che elaborano l’intenzione di muoversi e inviano impulsi all’area motoria primaria, responsabile dell’esecuzione del movimento vero e proprio. Il feedback proveniente dal cervelletto e dai nuclei cerebrali modifica il comando e le afferenze extrapiramidali effettuano assestamenti automatici circa la posizione corporea e del tono muscolare. Le afferenze lungo le vie laterale e mediale dirigono aggiustamenti involontari sulla posizione e sul tono muscolare.
Disabilità fisico motorie (lesioni midollari e cerebrali)
Paralisi è il termine utilizzato che indica la mancanza di movimento. Bisogna però distinguere la condizione di paresi (riduzione del movimento) e plegia (assenza completa di movimento).
Le cause della mancanza di movimento legate a lesioni del sistema nervoso sono fondamentalmente 3: danno cerebrale, danno midollare e danno di uno o più nervi periferici.
Paralisi da lesione del motoneurone
Nel sistema nervoso, il movimento è controllato da due principali tipi di motoneuroni: il primo motoneurone (MN superiore che si trova nella circonvoluzione del lobo frontale) e il secondo motoneurone (MN inferiore che si trova nelle corna anteriori del midollo spinale). A seconda di quale di questi due livelli viene danneggiato, si manifestano due tipi diversi di paralisi: la paralisi spastica e la paralisi flaccida.
La paralisi spastica si verifica in caso di lesione del primo motoneurone. In questo tipo di paralisi, la compromissione interessa soprattutto gruppi di muscoli, non singoli. Si osserva un aumento del tono muscolare
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