Storia della fotografia
Saziola
Argi
di
Legenda:
DATE IMPORTANTI
PERSONAGGI IMPORTANTI
FONDAMENTALI
ARGOMETI
STORIA DELLA FOTOGRAFIA
(Integrazione Zannier – Newhall – appunti presi durante il corso)
1 ^ capitolo
Definizione del termine “FOTOGRAFIA”: il termine “fotografia” presenta una specifica derivazione etimologica. Essa, infatti,
deriva dalla congiunzione di due vocaboli greci, ossia “phos” (“luce”) e “graphe” (“grafia”), andando dunque a definire l’operato di
questa disciplina, ovvero quello di “scrivere con la luce”.
In cosa consiste? Essa risulta essere una serie di processi meccanici con cui si ottiene un’immagine statica tramite un
procedimento di registrazione permanente su dei supporti che presentano capacità fotosensibili (come la pellicola e il sensore
digitale).
Ovviamente sappiamo che non sono sempre esistiti tali supporti, ma sono il punto d’arrivo di un’evoluzione enorme e di una scoperta
corale. schittuia
sole
LE MACCHINE OTTICHE 4 d
Eliografia
detta anche
e
Come inizia la storia della fotografia? La nascita del prototipo della fotografia si fa risalire addirittura ad Aristotele, nel
300 a.C., periodo in cui quest’ultimo si occupò di teorizzare il fenomeno della camera oscura dopo aver osservato indirettamente le
fasi di un’eclissi solare.
La camera oscura di cui parla Aristotele è un ambiente buio che presenta su una parete un FORO detto “STENOPEICO”, il quale
permette di raccogliere i raggi solari e di farli convergere in un punto specifico della parete opposta, proiettando un’immagine
rovesciata e capovolta.
Sicuramente altri contributi furono dati dall’arabo Alhazen, i cui studi furono tradotti dal monaco Vitellione.
Ancora, verso la fine del 1200, Guglielmo di Saint-Cloud, astronomo francese dell’epoca, per le sue osservazioni astronomiche del Sole
studiò il funzionamento della camera oscura su uno schermo su cui proiettò le immagini della stella.
Verso la prima metà del 1300, Frisius, fisico olandese, osservò un’eclissi solare per mezzo di una camera oscura.
Chi introdusse il principio della camera oscura? Il principio della camera oscura fu teorizzato e introdotto da Leonardo
da Vinci, il quale descrisse nel 1515 nel “Codice Atlantico” un procedimento per disegnare edifici e paesaggi dal vero (molto utile agli
-
artisti dell’epoca).
Chi introdusse lo strumento fisico della camera oscura? Lo strumento fisico della camera oscura fu introdotto
verso la seconda metà del 1500 PROBABILMENTE da Giovanbattista della Porta, il quale progettò la camera oscura con una lente che
permettesse lo studio della prospettiva (concepita da Leon Battista Alberti, Filippo Brunelleschi e Donato Bramante).
Chi introdusse l’espressione “camera oscura”? Il primo a parlare di “camera obscura” fu Giovanni Keplero agli inizi del
1600 nel suo primo trattato di ottica.
- - l'immagine
rendere brillante
di
capace +
e
Come continua la storia seicentesca? Con l’introduzione della LENTE, l’applicazione della camera oscura si estese e iniziò ad
essere sfruttata dagli artisti di quel periodo.
FUNZIONAMENTO: l’artista introduceva nella camera oscura un foglio di carta, che appoggiava sulla parete su cui veniva proiettata
l’immagine rovesciata e capovolta. Dunque, attraverso l’aria (mezzo di trasmissione), i raggi luminosi, grazie alla presenza del foro
stenopeico e poi della lente, convergevano in un punto unico, creando l’immagine e permettendo all’artista di ricopiarla su carta.
VANTAGGIO: agevolava il lavoro tecnico
· SVANTAGGI: era costosa e difficile da trasportare
· dimensioni
èridotta di
nel in termini
tempo si
↳
Nel 1671 Athanasius Kircher introdusse la cosiddetta “LANTERNA MAGICA”, ovvero un dispositivo ottico utile allo spettacolo in
movimento. proiezione
>
- meccemica
Verso la fine del 1600, Johann Zahn inventa la CAMERA OTTICA: ottica de
distingue
elemento ore
e
Une
che una camera
~ all'orizzonte
STRUTTURA E FUNZIONAMENTO: camera oscura + lente + specchio a 45° che proietta l’immagine su un vetro smerigliato, sul quale veniva
posta una carta traslucida grazie alla quale si ricalcava la sagoma. Tale dispositivo venne impiegato soprattutto dai vedutisti (es:
Canaletto).
Solo dopo venne introdotto lo “cHASSIS”, un cassettino in cui si riponeva la lastra fotografica in corrispondenza del foro.
Nel 1807 William Hyde Wollaston inventa la CAMERA CHIARA o LUCIDA:
STRUTTURA: prisma di vetro applicato ad un’asta sopra una tavoletta, dove viene appoggiato un foglio
FUNZIONAMENTO: il disegnatore può seguire contemporaneamente l’oggetto da riprodurre e il foglio sottostante
LE SOSTANZE FOTOSENSIBILI
Parallelamente all’introduzione dei primissimi prototipi di macchine fotografiche, iniziarono i primi studi sulla luce, sulle lunghezze d’onda
e sul loro colore specifico (LIBRI: “Teoria del colore” di Goethe e i “Trattati sul colore”)
- - I d'anda
lunghezza
e =
. .
·
SINTESI ADDITIVA (colore luce) >>> RGB -> W [respinge ]
. SINTESI SOTTRATTIVA (colore pigmento) >>> CMY -> K [assorbe ]
o
Tra il 1500 e il 1600 ci furono tre figure importanti per quanto riguarda la scoperta di sostanze fotosensibili:
Johannes Torrentius -> utilizza la fotochimica per eseguire dipinti perfetti (forse fotografici), ma, poiché i dipinti perfetti erano
C considerati frutto di abilità demoniache, venne condannato per stregoneria.
Fabricius e Schulze -> il primo studiò gli effetti della luce sul cloruro d’argento; il secondo studiò gli effetti della luce sul nitrato
· d’argento.
Durante il 1700 gli studi di Fabricius vennero ripresi di Jean Senebier, che ottenne tracce di colore rosso-violetto su carta impregnata
di cloruro d’argento (a seconda dell’esposizione).
Ma ancora, in questo secolo, Giovanni Battista Beccaria e Giovanni Antonio Scopoli studiarono gli effetti della luce su alcune superfici
colorate e sul ferrocianuro di potassio.
Tra il 1700 e il 1800 ci fu la prima applicazione dell’azione della luce sui sali d’argento grazie a Charles Augustus Schmalcalder -> nascita
della silhouette
PASSAGGI:
Con l’ausilio di un potente fascio di luce, egli proietta il profilo di uno dei suoi studenti su un foglio di carta spalmato
• di cloruro d’argento (regione illuminata = scura / regione in ombra = chiara);
Quando il soggetto si sposta, tutto il foglio diventa nero (la silhouette è ancora instabile e non si sa come fissarla).
•
Le silhouette di Schmalcalder furono le prime immagini registrate per effetto della luce senza intervento manuale, il che semplificò
molto il lavoro tecnico. Tuttavia, NON vi sono prove concrete sui profili da esso eseguiti.
Nel 1760 Charles Antoine de La Roche, in un libro di avventure, parla di un procedimento per ottenere immagini istantanee mediante
impressione diretta per mezzo di una sostanza misteriosa spalmata su tela -> si avvicina alla definizione di “FOTOGRAFIA”, che si
materializza verso la fine dell’Illuminismo. >
- 1618
1685 -
2 ^ capitolo
I primi che tentarono di registrare l’immagine della camera oscura furono Thomas Wedgwood e Humphry Davy. Entrambi ripresero gli
studi di Senebier. Assistettero alla creazione di segni per impressione della luce (fotograficamente).
Entrambi scoprirono che il nitrato d’argento è sensibile alla luce nel momento in cui è spalmato su carta o cuoio bianco, ma, se non
conservato correttamente al buio, diventa nero.
Dunque neanche loro riuscirono a fissare l’immagine.
-
Ed è proprio in questo periodo che si ha il passaggio dalla LITOGRAFIA all’ELIOGRAFIA.
LITOGRAFIA (precursore della FOTOGRAFIA) = inventata da Senefelder nel 1796, è un procedimento con cui un’iscrizione su pietra fatta con
inchiostri grassi può essere trasportata, per azione chimica, su carta, metallo o un altro supporto.
VANTAGGIO: riproduzione dei mezzi toni (a differenza delle tecniche tradizionali della xilografia, dell’acquaforte e
dell’acqua tinta, che erano sempre acidi su metallo), ottenendo sfumature di grigio e passaggi di chiaroscuro, cosa che
non era possibile con l’incisione.
PASSAGGI:
avere a disposizione una MATRICE, ossia una pietra calcarea di notevoli dimensioni e dallo spessore che variava da 6 a 12 cm;
• levigare la matrice per evitare imperfezioni sul disegno;
• realizzare il disegno con una matita grassa mediante 2 modalità: EX NOVO o tramite RIPRODUZIONE DI UN DISEGNO INIZIALE
•
(ricopiare in maniera speculare);
spalmare dell’ACIDO NITRICO sulla superficie, la quale reagisce dove non è presente il grasso, andando a formare del NITRATO DI
•
CALCIO;
inchiostrare il tutto (sulle parti grasse l’inchiostro attecchisce; sulle parti non grasse l’inchiostro scivola via);
• ribaltare e, con un torchio litografico, si fa aderire il tutto sul supporto.
•
SKILLS RICHIESTE:
Capacità nel disegno;
• Disponibilità economica e spaziale per muovere la matrice.
•
A questo punto si passa dalla GRAFICA al REALISMO.
CHI SCATTÒ LA PRIMA FOTOGRAFIA DELLA STORIA? Joseph Nicéphore Niépce, ricercatore francese, con il fratello Claude, si ispira alla
litografia per riprodurre immagini, cercando di facilitare il processo.
PRIMO TENTATIVO CON MODIFICHE APPORTATE DA NIÉPCE:
Usa il METALLO (in particolare il PELTRO = RAME + STAGNO) al posto della pietra;
• Impregna la carta di CLORURO D’ARGENTO e ACIDO NITRICO.
•
RISULTATO: l’immagine NON si fissava a causa della continua reazione dei sali.
SECONDO TENTATIVO (PROCEDIMENTO NON ARGENTICO):
Sostituisce i sali con il BITUME DI GIUDEA, altro materiale fotosensibile che necessita di un lungo tempo di
•
esposizione e che indurisce se colpito dalla luce, schiarendo e creando un contrasto con la superficie d’appoggio.
Esso rimane solubile, invece, in petrolio, olio di lavanda o di Dippelio.
PROCEDIMENTO (in penombra):
Stendere il bitume di giudea su una lastra di peltro pulita;
• dopo averla resa traslucida, appoggiare sulla lastra il disegno che si intende
•
riprodurre ed esporla alla luce dopo aver reso trasparente la carta (supporto) con
olio o cera;
il bitume, in corrispondenza delle linee nere del disegno, poiché esse trattengono la
• luce, NON indurisce. Dunque, può essere rimosso con olio di lavanda, lasciando nudo il
metallo sottostante;
utilizzare l’acquaforte per “mordere” il metallo, trasformandolo in un NEGATIVO
•
PER STAMPA;
inchiostrare la matrice;
• appoggiare su un foglio e voilà.
• Esso è già un procedimento fotografico poiché la matrice non è realizzata dall’uomo, ma
dal Sole. Tuttavia, si parla ancora di litografia e non di eliografia poiché quest’ultima non
prevede né un disegno né una duplicazione dello stesso.
RISULTATO: 1827, PRIMA FOTO DELLA STORIA con un’esposizione di circa 8 ore -> “Veduta dalla finestra a Le Gras”
-
ELIOGRAFIA (grec. “Helios” = “Sole”)
Il PROCEDIMENTO prevede:
l’ausilio di una lastra di peltro con bitume;
• la preparazione della lastra, che veniva sensibilizzata;
• l’esposizione diretta alla luce solare, basandosi sul concetto di intensità della luce che varia in maniera
• proporzionale alla densità degli oggetti della realtà fenomenica e che determina diversi gradi di reazione,
SENZA che ci fosse l’impiego di un disegno;
il lavaggio con olio di lavanda;
• la rivelazione dell’immagine tramite una camera ottica, nella quale veniva posta la suddetta lastra e
• veniva sottoposta all’azione di vapori di SOLFURO DI POTASSIO o IODIO, per far schiarire il bitume e far
aumentare il contrasto e il chiaroscuro.
PROBLEMI DI QUESTA TECNICA:
1) il movimento continuo del Sole (che generava un’immagine confusa);
2) il fissaggio (vi era un interrogativo sul come bloccare il processo di reazione del bitume, che porterà
Niépce a non brevettare la sua invenzione).
COME SI OTTENEVA UN BREVETTO ALL’EPOCA:
Vi erano 2 clausole:
1) ripetere l’esperimento davanti alla comunità scientifica;
2) rendere pubblico il processo.
Niépce riconobbe le falle della sua invenzione e NON depositò il brevetto.
↓ Si recò, quindi, a Parigi da Louis Daguerre.
Nel 1829, a causa della morte del fratello, Niépce inizia a lavorare in collaborazione con Daguerre, artista e chimico dell’epoca che conosceva alla
perfezione le norme prospettiche, la matematica e la geometria. Egli infatti era noto per aver creato il DIORAMA ( = allestimento di
gigantesche scenografie fatte con tele semitrasparenti, su cui venivano proiettati i luoghi famosi, creando suggestioni ottiche. Per il
diorama Daguerre usava la camera ottica, dunque già la conosceva).
I due firmarono un accordo societario che sarebbe dovuto durare 10 anni, durante i quali si sarebbe dovuto mantenere il segreto
professionale. Tuttavia, Niépce morì prima, lasciando il lavoro al figlio Isidore, che però non recò contributi.
Nel 1837 Daguerre realizza uno scatto ben riuscito, ossia “Natura morta”.
-
Nel 1839 il Diorama di Parigi va a fuoco e Daguerre si ritrova in difficoltà economica. Di conseguenza, rende noto il “DAGHERROTIPO”
(PROCEDIMENTO ARGENTICO) e lo vende allo stato francese (violando apparentemente il patto con Niépce. In realtà, nel ‘35 Daguerre aveva C
migliorato la tecnica autonomamente).
DATA DI NASCITA DELLA FOTOGRAFIA: 7 gennaio 1839
DATA DI PRESENTAZIONE DELLA FOTOGRAFIA AL MONDO: 19 agosto 1839
DATA DI PUBBLICAZIONE DEL MANUALE IN CUI VIENE SPIEGATA LA TECNICA DEL DAGHERROTIPO: 20 agosto 1839
PROCEDIMENTO (in 5 FASI):
> 1) Lucidatura con ACIDO NITRICO di una lastra di rame placcata d’argento tramite processo elettrolitico, fino ad ottenere una
superficie a specchio riflettente;
2) Collocazione della lastra all’interno di una cassetta di legno, dove riceve vapori di IODIO -> si forma lo IODURO D’ARGENTO (altamente
-
fotosensibile);
3) Introduzione della lastra nella macchina da ripresa, dove resta per il tempo di esposizione adeguato, fino all’ottenimento di un’immagine
detta “latente”;
4) Inserimento della lastra in una struttura di legno inclinata di 45° posta sopra ad una capsula di metallo contenente mercurio scaldato
a 60°, permettendo all’immagine di diventare “visibile”;
5) Fissaggio dell’immagine con CLORURO DI SODIO o, solo dopo, IPOSOLFITO DI SODIO (per rendere insensibile lo ioduro) e subito lavaggio con
acqua distillata e asciugatura con una fiamma (per far evaporare).
CARATTERISTICHE DEL DAGHERROTIPO:
Unicum = non consente di realizzare più positivi dal negativo.
• Positivo-negativo = positivo e negativo coesistono e si visualizzano in base all’inclinazione del fascio luminoso che colpisce la lastra
• (luce diretta o radente).
Poteva essere colorato = poteva essere dipinto con degli acquerelli da delle COLORISTE, ovvero donne che, avendo mani sottili, avevano
• la possibilità di intervenire manualmente in un secondo momento.
Veniva conservato all’interno di una cornice portafoto = essa era costituita da strati: scatola di legno -> dagherrotipo -> passe
• partout di carta -> lastra di vetro -> cornice -> velluto (che fungeva da cuscinetto). Questa struttura, oltre a conferire preziosità
economica, dava anche un valore culturale e sociologico importantissimo. Aveva comunque dei lati negativi: la lastra di vetro poteva
graffiare il dagherrotipo e il passe partout, essendo di carta (materiale organico), poteva essere aggredito da parassiti, portando
alla degradazione della lastra stessa.
Nuova modalità per preservare la memoria e avere la possibilità di raccontarla, nonostante solo certi ceti (quello prettamente
• aristocratico e borghese) potessero accedervi.
Venivano realizzati dagherrotipi di mogli di soldati (accostati ad una ciocca di capelli) e/o a persone defunte (soprattutto bambini)
• che, essendo morte, venivano più nitide.
Parallelamente ci fu un altro scienziato (questa volta inglese) che aveva inventato una tecnica molto simile a quella di Daguerre, ossia
William Henry Fox Talbot, il quale prima introduce la SHADOWGRAFIA (1839) e poi la CALOTIPIA (o TALBOTIPIA, 1841), che portarono ad una
maggiore democratizzazione del mezzo.
SHADOWGRAFIA (ingl. “shadow” = “ombra”)
PROCEDIMENTO:
Immergere un foglio di carta (nel suo caso giapponese, con grana più spessa e irregolare) in una debole soluzione (solv. > sol.)
• di CLORURO DI SODIO (sale da cucina);
Una volta asciutto, immergerlo in del NITRATO D’ARGENTO, che formerà CLORURO D’ARGENTO, ovvero un sale fotosensibile e NON
• solubile in acqua;
Posizionare l’oggetto da ritrarre sulla carta sensibilizzata ed esporre il tutto alla luce (la carta si annerisce laddove non vi è
• la presenza dell’oggetto);
Viene restituita la silhouette bianca dell’oggetto e lo sfondo nero (questo PRIMO disegno può essere utilizzato per creare un
• SECONDO disegno con i neri e i bianchi invertiti [capovolgimento dei toni]);
Fissare con CLORURO DI SODIO e IODURO DI POTASSIO (poi sostituiti dall’IPOSOLFITO DI SODIO, capace di sciogliere i sali
• d’argento).
Talbot pubblica il suo procedimento il 23 Febbraio 1839 poiché Daguerre aveva già brevettato il suo e, per non rimanere indietro,
nei mesi seguenti, migliora la tecnica arrivando negli anni ‘40 ad avere un tempo di posa di pochi secondi.
CALOTIP
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