Teoria delle arti, del suono e delle immagini
Oggetto delle lezioni: in che modo il mondo ci si rivela?
"Come ci parla il mondo?" Intorno a noi ci sono delle cose che chiamano la nostra attenzione, che è continuamente presa da qualcosa. Siamo sempre attratti da aspetti del mondo che ci chiamano. La coscienza ha sempre dei contenuti. Essa non si spegne mai.
Una passeggiata sulla collina di Loretto - Giovanni Piana
Si tratta di una piccola storia. 1920-1926. Edmund Husserl parte da un episodio autobiografico. Il filosofo è immerso nei suoi pensieri, sprofondato nei suoi pensieri. Il buio ha inghiottito tutto, tutto si trova in una relativa indistinzione. Si vede una fila di luci ma non presta attenzione perché è statico come tutto il resto del paesaggio. Ad un certo punto una luce inizia a lampeggiare e il filosofo guarda in quella direzione. Fenomeno ritmico di tipo visivo. Ritmo: qualche cosa che rompe la continuità dello scorrere del tempo.
Il mondo e la varietà delle cose
Il mondo è la varietà delle cose che incontriamo. Nella notte tutto diventa spazio, si perde ogni possibilità di differenziazione. Egli cammina nel buio, ma anche nel buio qualcosa si scorge. Husserl non vede nulla perché si è dimenticato del mondo, è immerso nei suoi pensieri. Viviamo immersi nell’immaginazione, c’è un continuo operare della dimensione immaginativa.
Tema della consapevolezza: struttura dinamica
La coscienza è una scatola che focalizza le cose in modo diverso. Il mondo che ci sta intorno è un mondo fatto di suoni, con l’udito siamo sempre proiettati sul mondo. "Sulla soglia della mia attenzione" si preannuncia qualcosa che ancora non è arrivato. "Questa potenzialità non si è ancora attualizzata", il mondo è fatto di attese. Il campo della percezione non è statico, è fatto di attese, di cose che stanno sulla soglia e che possono accadere ma anche non accadere.
Configurazione: struttura statica e dinamica
David Hume, filosofo del '700. Per lui tutta la coscienza è sensazione. Ciò che sappiamo del mondo è legato al fatto che abbiamo delle sensazioni. All’origine di ogni forma di conoscenza ci sono degli aspetti corporei. Le impressioni che ho del mondo cambiano continuamente. Interpretazione del mondo empirista. Per Hume la conoscenza è basata sulle impressioni, qualcosa che si imprime. Nell’impressione giace anche un’emozione. Noi siamo sempre rivolti verso il mondo e qualcosa ci imprime, qualcosa ci scava dentro. Le impressioni sono come atomi che entrano dentro, sono atomiche, una distinta dall’altra.
Emergenza e percezione
Questo modo di intendere la percezione intende il tema dell’emergenza. Anche un semplice punto su un foglio emerge, viene fuori. Il mondo è fatto tutto di emergenze. L’intero mondo della visione è determinato dal rapporto figura-sfondo, se dallo sfondo emerge qualcosa c’è il contrasto. Noi percepiamo per gruppi, raggruppiamo percettivamente. Gli elementi che ci fanno raggruppare le quattro sfere colorate sono la direzione, la forma e il colore. Sfondo sfumato significa profondità. È vero che c’è contrasto tra figura e sfondo, ma c’è anche unificazione. Contrasto e unificazione procedono in parallelo. Contrasto: figura che viene in avanti, unificazione: retro che lo sostenga. La profondità cromatica ha dei gradi che descrivono la profondità verso la figura.
Riflessioni su quadri e sculture
Il quadro "La confraternita dei drappieri" rappresenta cittadini molto ricchi. Questo quadro ci dà l’impressione che i personaggi raffigurati ci stiano guardando. Appena lo si guarda si entra in un rapporto ludico (gioco). Parte una prima relazione di intreccio tra aspetti percettivi e immaginari (sguardi freddi che giudicano). L’impressione mette in gioco una situazione di ordine emotivo. Rievoca la profondità. Veniamo disposti anche dal punto di vista temporale (figura che si sta per sedere, lo abbiamo appena interrotto) primo piano: il muro, l’uomo dietro senza cappello, le figure che si avvicinano, fino alla sedia e alla punta del tavolo che sta per uscire.
Scultura romana "Arte minore": particolarità nella posizione del corpo un po' innaturale. Il cane raffigurato guarda verso di noi, si accorge che lo stiamo guardando. Ci racconta molto la posizione del corpo e della testa. È stato colto nel momento in cui si volta. Lo scultore cerca di far sembrare la scultura in movimento. Da una parte c’è il movimento, dall’altra è bloccato. L’accorgersi ha dei rapporti forti con la musica. Nel mondo antico le sculture erano fatte per girarci attorno, esse dovevano avere ritmo. Quando parliamo del ritmo musicale, trova l’origine nell’idea di una figura ferma che si sta per muovere.
Figura e sfondo
Figura: è come se avessimo due sfondi, il primo viola rispetto all’arancione e poi in base all’emergenza dell’azzurro abbiamo un secondo sfondo che è l’ovale arancione. L’azzurro è un elemento di dissonanza, abbiamo una differenziazione netta. Il rapporto di figura sfondo è relativo, perché nel momento in cui traccio un ovale dello stesso colore dello sfondo, il secondo sfondo sembra quasi sfondato, quasi bucato. Non è un foro ma semplicemente una macchia dello stesso colore dello sfondo. C’è subito una sintesi immaginativa. Meno contrasto c’è, meno emergenza c’è. L’emergenza può essere molto più forte in un elemento piccolo che non ha relazione con tutto il resto. Problema: unità di direzione.
Quando guardiamo un’immagine cerchiamo delle regole che ci guidino ed esse sono le regole direzionali. La direzione implica un verso, essa crea una dimensione dinamica dentro l’immagine. Le immagini sono tese verso il movimento, sono cariche verso il movimento, quindi sono cariche di ritmo. Andamento verso: l’occhio che trova delle regole a ciò che sta vedendo. Sono tutti triangoli, ma l’unità della forma, che è abbastanza presente, qui cambia di senso perché c’è un’unità più potente che è quella del colore. Il colore raggruppa i triangoli in due gruppi. Non vedo solo triangoli ma anche lo scompaginarsi di esse.
Un altro aspetto interessante è il gioco della dimensione. I triangoli non sono tutti uguali, è come se facessero un’onda e in questo gioco proprio perché ho una figura piccola che si sviluppa e che va verso la profondità, è come se la differenza di dimensione tra triangoli desse l’idea di una profondità del cammino dei triangoli. È come se i triangoli tracciassero una strada. Se coloriamo tutto dello stesso colore perdiamo il senso della direzione anche se rimane una direzione, si salva la profondità. I triangoli più piccoli sembra che siano sullo sfondo e quelli più grandi in primo piano. Cambia la struttura del movimento ma non si perde.
Nozione di "luogo"
La nozione di "luogo" è una delle nozioni più difficili e misteriose della filosofia, perché nessuno sa dire che cos’è un luogo ma sappiamo dire che cos’è uno spazio. Possiamo pensare al luogo come uno spazio più piccolo, ma quando poi una persona ci dice "indicami il luogo di qualcosa" cominciano dei problemi. Il primo a svolgere questa discussione sul luogo è Aristotele e vede lo spazio come una specie di scatole cinesi, di luoghi che vanno dal più piccolo al più grande. Io il luogo non lo vedo ma posso vedere emergere. Non esiste una percezione propria di luogo, essi non si percepiscono. Ma capire cosa sia un luogo è un rompicapo, perché per capire di cosa sia un luogo abbiamo bisogno di una cosa. Esempio: "dov’è il luogo in cui si trova il mio cellulare?" per vedere il luogo ho bisogno della cosa.
La configurazione percettiva
La domanda che ci dobbiamo porre è: "Nella configurazione percettiva vediamo i luoghi?" I luoghi non possono essere percepiti. La percezione non sa cogliere il luogo. Io il luogo propriamente non lo vedo mai, il problema cambia con le emergenze. "Vi è per ciascun gruppo una <<somiglianza di luoghi>>" Sintesi: metto assieme una molteplicità di oggetti che vedo insieme. Lo spazio volta per volta lo disegniamo noi, esso e la direzione dello spazio li costruiamo noi ogni volta che guardiamo un’immagine. Lo spazio è legato alla configurazione.
Immagini e segni
Figura bianca e nera: quando si vede una struttura così essa per noi è sempre attraversata da strutture sintetiche. Vi sono tensioni, ma sono tensioni che non riescono ad emergere. Non c’è una parte che emerge rispetto all’altra. Ci sono delle figure più grandi, ma nessuna ha la capacità di gerarchizzare tutte le altre. Esse sono tutte allo stesso livello perché nessuna spicca, quindi non c’è nessuna emergenza. Figura successiva: raggruppamento sulla destra e una piccola macchia sulla sinistra che ricordano delle isole. Le figure piccole sembrano essere attratte dalla figura più grande. La configurazione fenomenologica è il modo in cui le cose ci appaiono. È nel modo stesso in cui io vedo che la cosa si manifesta per quello che è. Il senso della raffigurazione sarebbe che ho visto numerose volte delle isole. Il senso logico parte dal fatto che vedo, esso non nasce dal ricordo di qualcosa. È la figura che fa partire tutto, non l’esperienza precedente (non il ricordo di aver visto molte volte le isole) che applico su di essa.
Raffigurazione e configurazione
Capire la differenza tra raffigurazione e configurazione. Va oltre se stessa, è ricca, piena di senso. Non è una carta geografica ma qualcosa che la ricorda. Il piano configurativo diventa raffigurativo: cioè presenta qualcosa di diverso. Esempio: ci capita di vedere delle montagne che hanno la forma del profilo di una persona. Oppure una nuvola che sembra un cavallo. La nuvola è semplicemente una configurazione, cioè sono degli elementi che stanno tra di loro in una determinata relazione. Ma appena la guardo ci vedo dentro il cavallo o qualsiasi altra cosa. La configurazione va oltre se stessa. Questo è il passaggio da configurazione a raffigurazione. Perché non guardo solamente la configurazione ma ci vedo qualche cosa dentro.
Nel momento in cui la configurazione diventa rappresentazione, cioè i rapporti interni alla figura mi fanno pensare a qualcos’altro, la configurazione va oltre se stessa ed entrano in scena le strutture dell’immaginazione. Quando una configurazione diventa raffigurativa, sono passato dalla pura e semplice percezione all’immaginazione.
Immagine "Natura morta"
Tutto il quadro andrà inteso attraverso il teschio posto al centro. A sinistra c’è un almanacco, in basso un campanello che indica l’emergere di un rumore, una lanterna con la fiamma che brucia; immagine del tempo che passa, che scorre. Sono presenti anche i libri che raccontano sviluppando il tempo dell’almanacco. Sopra di essi uno spartito musicale, musica che scorre nel tempo e mentre essa scorre nel tempo noi la perdiamo.
"Ci sono due grandi arti, una è molto importante ed è la pittura perché vedo un fiore, lo colgo, lo dipingo e lo salvo dalla corruzione. Il fiore vero marcisce, ma il quadro salva la bellezza del fiore" Leonardo Da Vinci. Esempio: quando ricordiamo una canzone non la ricordiamo tutta. L’andare del tempo rappresenta lo scorrere di qualche cosa che ci è proprio adesso ed è immediatamente perso. Esempio: "senti adesso" ma quell’adesso è già passato. Nel quadro ci sono anche il gioco dei dadi che rappresentano l’azzardo. Questo quadro ci racconta l’accadere della morte, stiamo passando dalla configurazione alla raffigurazione.
Quadro successivo e fragilità delle cose umane
Tutti gli oggetti presenti sul tavolo: marmo crepato. Sono presenti un cesto con dentro i bicchieri messi in una posizione instabile. Una lettera con sopra un pezzo di pane ammuffito. Anche questo quadro ci parla della fragilità delle cose umane. C’è una configurazione e anche una raffigurazione. Soprattutto ci parla della fragilità delle relazioni. Per capire il senso del quadro dobbiamo fare un salto indietro e pensare al passato e immaginarsi i bicchieri in piedi. La pittura, quindi, è capace di farci fare viaggi molto densi.
Triangolo di Kanizsa
Psicologo della forma. Noi vediamo subito emergere il triangolo bianco su quello nero. Il triangolo non esiste, ci sono semplicemente dei cerchi con uno spuntone dentro. Messi così la configurazione diventa immediatamente raffigurativa.
Quadro "Passione di Cristo"
Gerusalemme. Ci sono dentro tutti gli ultimi giorni di Cristo. Questo quadro è costruito secondo la logica dell’andamento verso: illustra il senso di tutta la narrazione. Gli elementi spaziale e gli elementi temporali precipitano uno dentro l’altro, tutta la narrazione è sotto i miei occhi e allo stesso tempo lo posso narrare. Vi è inoltre un verso di lettura. Lo spazio diventa tempo e il tempo diventa spazio.
Rapporto figura-sfondo e tensioni
Figura pag. 17: non è solo un rapporto di figura-sfondo. Il contrasto nasce quando associo le figure, (cerchio: molle, triangolo: rigido). Vi è una logica strutturale anche nell’immaginazione e non c’è separazione senza una tendenza. Le immagini non sono segni. Si tratta di una divaricazione totale. Segni: significato esterno al segno stesso. Immagini: significato interno all’immagine stessa.
Quadro con la frutta
Al centro una pera morsicata: immagine di qualcosa che è stato infranto, del disfacimento (stessa cosa dei bicchieri). Quadro successivo: i formaggi uno sopra l’altro (uno maturo e l’altro più vecchio) indicano la morte che incombe sulla vita. La vita è stata tagliata, consumata (noci spaccate, mela tagliata). Si gioca di dosaggio sul colore per creare dei contrasti sull’immagine. Questi contrasti sono di tipo immaginativo. I due formaggi diventano un’unità quando inizio a pensare alle caratteristiche di uno e dell’altro e a tracciare delle opposizioni interne. Il formaggio maturo è l’immagine precedente del formaggio che sta per decomporsi: le due cose stanno assieme: noi mangiamo la morte. C’è un unico posto ed è per lo spettatore che sta guardando. Tutte queste strutture sono strutture visive dai contenuti visivi.
Quadro successivo e giochi funebri
Sembra tutto tranquillo, ma sulla destra ci sono delle pernici morte a testa in giù; ennesimo gioco funebre. La luce è posta in modo tale da far vedere pure le ombre.
Quadro successivo: stesso tema ma con un elemento in più; bicchieri messi in disordine e dentro ad uno di essi si può intravedere un riflesso di qualcosa, ovvero di qualcuno che sta disegnando.
Quadro di Caravaggio Natura Morta
Mela bacata: stesso tema. Quadro copertina del libro "Simili alle ombre al sogno" Paolo Spinicci: per spiegare i rapporti che nascono all’interno di un’interpretazione della pittura basata sul concetto di contrasto e sintesi passiva. In questo quadro si vede: uno specchio, un cane, una scarpa, una donna che legge una lettera.
Criteri narrativi
- Il quadro: la fantessa che guarda il quadro. Lo specchio che dà sulla finestra (sul mondo). Vi è una riflessività immediata dello specchio che non è intenzionale e coglie tutta la realtà, vi è invece una riflessività mediata che è quella della narrazione cosa lunga che chiede tempo. Infine c’è il quadro che è la potenza della pittura. Che differenza c’è tra il quadro e lo specchio? Il quadro è realizzato da qualcuno ed è sempre un processo dell’artista. Lo specchio riflette istantaneamente. Un quadro per mantenere attenzione di ordine realistico ha bisogno di elementi di contestualizzazione secondari.
- Il racconto scritto: il racconto della lettera che parla di una tempesta (quella che c’è nel quadro). La scrittura è una forma di narratività che passa attraverso i segni, non ha nulla a che vedere con il piano della visione. La narrazione scritta è una lettura processi temporali dipanati. Hanno bisogno di tempo per essere spiegati e analizzati (come una canzone). La lettura non è mai istantanea questa è un’altra differenza tra il segno e l’immediatezza dell’immagine.
- La pittura: deve fare i conti con una serie di limiti; l’immagine ce l’ho tutta davanti agli occhi immediatamente. Il quadro funziona se e solo se io sono in grado di tener insieme il tutto. In questo quadro si parla del rapporto che c’è tra raffigurazione e giochi linguistici.
Importanza delle immagini
Perché le immagini per noi esseri umani sono così importanti? Le immagini raccontano qualcosa sul piano espressivo e questa cosa viene contrapposta ai disegni tecnici (schema geometrico).
Passo di Manzoni: racconta come ci si sente ad essere guardati da un quadro. Cosa vuol dire guardare un’immagine? Dobbiamo uscire dalla dimensione puramente percettiva per spiegare quali sono i legami che ci legano rispetto a una figura. Guardare non basta, dobbiamo raffigurare la scena all’interno di una trama immaginativa; tessuto: modo di legare le cose. Esempio: il quadro dei drappieri; io posso guardare il quadro mille volte, ma questo non spiega perché mi sento osservato. Le presenze che occupano lo spazio sono parte di un dialogo tra osservatore e opera.
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