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Appunti Bagnoli magistrale

Lezione 1: teoria dell’azione collettiva

Importante filone della filosofia teoretica, fondamenti teorici dell’azione e alle norme di razionalità nelle interazioni strategiche e cooperative. Le principali teorie contemporanee sono le teorie dell’azione dell’intenzionalità condivisa di Bratman e Gilbert. I temi riguardano trasmissione autorità delle dinamiche dell’alienazione e temi della possibilità dell’azione, dell’identità dell’azione e degli agenti collettivi, delle emozioni e della memoria dei soggetti collettivi.

Che cos’è un’azione collettiva?

Teoria azione collettiva ha come suo compito quello di rendere conto di fenomeni che sfuggono alla teoria dell’azione individuale. Una passeggiata con un amico è un esempio di azione collettiva, azione che non può essere fatta con assenza di un’altra persona, ci vogliono almeno 2 persone. Questo vuol dire che struttura dell’azione collettiva si articola in una maniera diadica. Per rendere conto della struttura diadica di questa azione dovremmo pensare a quei concetti normativi o descrittivi che rendono conto di ciò che lega le due persone che intendono passeggiare insieme.

La teoria dei piani di Bratman è un concetto di piano che si adatta in modo particolare a spiegare casi di questo tipo, si può spiegare la passeggiata dicendo che due persone hanno pianificato di passeggiare insieme, questa pianificazione rende conto del sorgere, e delle condizioni di possibilità, dell’azione collettiva.

Un articolo scritto con un autore diverso dal soggetto è un altro esempio di azione collettiva e cooperativa nella quale 2 soggetti individuali intendono partecipare a una collaborazione che non potrebbe farsi senza l’accordo di entrambe le parti, qui è cooperativo perché a differenza della passeggiata qui il fine e l’intento è lo stesso, in passeggiata possono essere perseguiti fini diversi.

La guerra è un’azione collettiva che a differenza dei due esempi precedenti richiede un esercito, un soggetto collettivo più ampio degli esempi con struttura diadica. Soggetto collettivo può essere disomogeneo, gli agenti hanno uno status normativo diverso sono ordinati gerarchicamente. L’esempio guerra è importante perché ci fa riflettere su possibilità che azione collettiva non dipenda né da accordo tra 2 persone, né da intento collaborativo tra 2 persone, ma abbia struttura più complessa in cui autorità dell’agente dipende dalla sua posizione in una gerarchia di ruolo.

Un ultimo esempio rilevante è il flashmob, a differenza dei primi 2 esempi il soggetto collettivo è una massa, non bene definita in termini di composizione a partire da individui precisabili e soprattutto la sua esistenza non è spiegabile attraverso un piano, né, non è risultato di una struttura gerarchica, può formarsi in modo spontaneo. Questo ultimo caso ci fa riflettere sul fatto che azioni collettive non abbiano una struttura cognitiva né di tipo strategico né cooperativo e sollevano questione delle modalità del pluralismo di cui dobbiamo avvalerci per rendere conto dell’azione collettiva nella sua generalità.

Le teorie che prenderemo in considerazione sono soffermate sulle relazioni diadiche e questo ha garantito una certa profondità nell’esame delle strutture normative che legano i soggetti che vanno a costituite l’azione collettiva, ma limitarsi all’azione diadica è stata imputata a loro come un limite a livello di metodologia e descrittivo e fenomenologico. Altre teorie più recenti hanno presentato delle ipotesi alternative a partire dall’esame di esempi paradigmatici come la guerra o flashmob, azioni di massa che sono risultato di un contagio emotivo. Questi esempi hanno dato luogo a dibattiti particolari ma anche importanti perché mettono in difficoltà le teorie più conosciute e anche più difese a proposito dell’azione collettiva.

La maggior parte di queste teorie prende per buono come caratteristica distintiva dell’agire collettivo l’idea che le azioni collettive siano condivise attraverso la condivisione di intenzioni. Questo è il paradigma intenzionalista, paradigma molto affermato, sia Bratman che Gilbert sostengono un approccio intenzionalista di questo tipo ma le intenzioni non sono unico concetto esplicativo che possiamo utilizzare per spiegare questione agire collettivo.

Tassonomia delle teorie generali che riguardano l’agire collettivo

Le azioni collettive si spiegano attraverso intenzioni e queste possono essere di 3 tipi:

  • Individuale convergente, come può essere esemplificato dal caso passeggiata dove due individui con scopi divergenti convergono su un’azione comune e danno luogo ad azione collettiva che può essere caratterizzata come un’azione che risulta da intenzioni condivise che servono a realizzare scopi individuali che convergono su un obiettivo comune ma questo obiettivo lo si può spiegare all’interno di progetti divergenti che fanno capo all’individuo che se ne fa carico. Convergenza condizionale e ipotetica, si basa su ipotesi che passeggiata sia per entrambi gli individui strumentalmente plausibile e giustificabile per realizzare fini di ciascuno.
  • Intenzioni hanno ruolo più forte, intenzioni collettive che nascono come tali, sono condivise fin dall’inizio, non sono condivise in modo strumentale, le teorie devono poterci spiegare se intenzioni collettive sono intenzioni che pertengono a soggetto collettivo, e si deve spiegare anche le condizioni di possibilità del soggetto collettivo, oppure possono limitarsi a indicare che intenzioni condivise sono frutto di sforzo deliberativo che produce accordo che può essere caratterizzato nei termini di una intenzione collettiva. Questo vuol dire che non c’è bisogno di soggetto collettivo per spiegare azioni collettive e tuttavia esse non sono spiegabili solo attraverso il riferimento alla razionalità strumentale, sono fenomeni autenticamente sociali, fenomeni che nascono in modo sociale e non nascono da una riflessione individuale sull’agire.
  • Mettere al centro indagine non concetto intenzione ma concetto norma. I codici normativi hanno funzione aggregante molto importante, lo si vede prendendo la guerra perché lì soggetto collettivo è organizzato collettivamente in modo gerarchico e gerarchia messo in atto secondo codice normativo autorità che si basa su codice normativo. Le relazioni di cui si parla attraverso identificazioni di codice normativo sono relazioni di tipo normativo cioè passano autorità da una sorgente a un’altra attraverso comando o delega. Sono due modalità in cui soggetti collettivi sono eterogenei al loro interno, organizzati in maniera gerarchica, trasformano l’autorità della gente in autorità di agenti che sono sottoposti. Una caratteristica importante dell’approccio normativo è che pone problema teoria azione collettiva all’interno del problema centrale della riflessione teoretica degli ultimi secoli dopo Kant che è questione normatività: a quali condizioni certe regole sono normative, a quali condizioni si può parlare di autorità efficace sulle azioni. Questa centralità delle norme non riguarda solo azioni ma credenza e anche giudizio, non solo su giudizio ma anche di tipo estetico. Caratterizzare teoria azione come un ambito all’interno della normatività indirizza questione verso dibattito che si interroga sulla natura delle norme, sulla metanormatività.
  • Questo fa riferimento alle emozioni, entrata abbastanza recente della teoria azione in relazione ad ambiti di discussioni di psicologia filosofica e anche contatto con neuroscienze. Esempio flashmob, si può spiegare facendo riferimento a forza contagiante dell’emozione che può essere di rabbia o gioia, in uno stadio ad esempio o comizio politico, idea che emozione ha una sua espressività e può essere performativa è presa molto sul serio nella teoria azione ed è una dei modelli di spiegazione di azione condivisa che non fa riferimento a intenzioni. Questo perché secondo questa teoria le emozioni sono costrutti che hanno al loro interno intenzionalità e criteri di appropriatezza, sebbene non abbiano contenuto cognitivo che hanno le intenzioni o le credenza, hanno comunque un contenuto cognitivo che richiama al mondo reale e richiama anche ai criteri di appropriatezza; ci sono condivise che rendono rabbia o gioia appropriati in certi casi. Parlare di emozioni giustificate ci fa capire che emozioni hanno contenuto cognitivo e possono essere appropriate o no. Dato che emozioni hanno carica espressiva molto forte possono essere partecipate e comunicate all’altro, questa funzione comunicativa è molto più forte rispetto al caso delle intenzioni o credenze. C’è risonanza emotiva che si può registrare attraverso capacità come empatia o simpatia che può essere invocata nelle spiegazioni delle azioni collettive.

Azione condivisa come problema filosofico

Parlare di azione condivisa come problema filosofico, oltre a richiedere spiegazione del fenomeno e quindi anche spiegazione fenomenologico perché ci richiede di spiegare fenomeni in un modo trasparente che renda conto dell’esperienza che l’agente ha della propria azione. Oltre a questo profilo filosofico di tipo fenomenologico l’azione condivisa è un problema da altri 3 punti di vista: 1 ontologico, 2 epistemico, 3 pratico.

  • Dal punto di vista ontologico il tema più dibattuto nella letteratura sulla possibilità dell’azione dei soggetti collettivi, problema ontologico si interroga sulla natura delle entità collettive, studia metafisica dell’azione collettiva e del soggetto collettivo. Si interroga su necessità o meno di introdurre, oltre a concetto soggetto individuale, una nozione non riducibile al concetto di soggetto individuale che è concetto soggetto collettivo. Non tutti sono d’accordo su necessità di questa aggiunta e dibattito da punto di vista ontologico si è soffermato su contrasto tra teorie che cercano di ridurre tutti i casi di agire collettivo all’agire di soggetti individuale che si accordano o si comunicazione azione o emozione, e teoria che ritengono sia necessario introdurre azione non riducibile a soggetto individuale per poter rendere conto della complessità dell’agire collettivo. Un secondo problema dal punto di vista ontologico è rendere conto del modo in cui si formano azione collettive, come si distinguono tra loro? Cosa le rende identificabili? Alcuni filosofi ritengono che le azioni non possano essere definite da punto di vista metafisico ma che si snodano nel tempo in un continuum deliberativo, altri invece si sono avvicinati a questo problema ripensando le azioni come nei termini di stati di cose, lasciando da parte problema fenomenologico iniziale. Se si parla di azione come stato di cose, questo è descrivibile in terza persona e siamo esentati dal darne un resoconto fenomenologico che faccia riferimento cioè a esperienza del soggetto.
  • Dal punto di vista epistemico, relativo al sapere, programmi di indagine scientifica, momento conoscitivo, azioni collettive si spiegano come attività, sono processi non sempre del tutto trasparenti, caso tipico delle emozioni e flashmob, persone si trovano ad agire in maniera collettiva senza sapere cosa li spinge a farlo. Trasparenza agire collettivo e spiegazione costituiscono un problema di tipo epistemico.
  • Pratico, i problemi affrontati sono due: come si trasmette autorità dell’agente sulle azioni collettive, se agente individuale trasmette autorità in virtù di un accordo con un altro agente che ha stessa autorità sulla propria azione. In questo caso autorità dell’agente viene formata attraverso accordo ed è questo che spiega dal punto di vista normativo che cosa conta come azione collettiva, mentre gli agenti individuali che danno luogo a azione collettiva sono agenti la cui autorità è limitata all’entrare dentro l’accordo, solo alla prima fase di generazione di questo processo che è agire collettivo. Esso è risultato di un processo collettivo che inizia a volte attraverso delega, o risonanza di tipo emotivo, altre volte attraverso accordo. Rimane un altro problema di tipo pratico e normativo che è: come è che agente individuale e collettivo che si forma attraverso processo collettivo come riescono a governare le loro attività nel tempo? Come si mantiene autorità dell’agente sull’azione nel tempo? Questo problema riguarda autogoverno, governo dell’agente su se stesso nel tempo, autogoverno di tipo diacronico. È uno dei problemi centrali a cui si è dedicato Michael Bratman che presenta teoria dei piani volta a spiegare come agire nel tempo ha stessa struttura nell’agire di tipo condiviso e cooperativo.

Agire collettivo e agire cooperativo

Una domanda che può sorgere è se agire collettivo è sempre agire cooperativo. Questo è uno dei problemi aperti della teoria dell’azione. Se si intende come agire collettivo l’agire di un soggetto collettivo la cooperazione è solo una fase strumentale, mentre agire collettivo è di necessità un agire che fa riferimento a un soggetto collettivo già formato. Per teorie che ritengono si possa fare a meno di soggetto collettivo fin dall’inizio parlare di azione condivisa e cooperativa sono due cose diverse.

Sorge domanda se agire condiviso è necessariamente cooperativo. Agire cooperativo non è necessariamente condiviso nel senso che agenti possono cooperare in maniera strategica, strumentale e quindi non necessariamente agente collettivo che si accorda su azione condivide con l’altro un piano generale. Usiamo termine agire collettivo come termine generico che non vuol dire necessariamente condiviso e che può dare forma a due forma di collettività: 1 strategica, e 1 non strategica e strumentale per i fini che si pone come obiettivo.

Questa indagine non ha a che fare con moralità ma ha a che fare con tutte le forme di agire che sono condivise o cooperative. Nella misura in cui moralità è intesa come impresa di tipo cooperativo ricade all’interno della teoria dell’azione razionale, ma questo è solo un modo di parlare della moralità e ricalca solo una parte limitata del dibattito della filosofia dell’azione e della filosofia morale.

Problema dell’ambito

Problema dell’ambito: cosa significa parlare di ambito delle relazioni personali che giustificano o che stanno alla base della struttura dell’agire collettivo. Ci sono 2 tipi di relazioni: relazioni diadiche di tipo pianificato, 2 quelle non organizzate attraverso distribuzioni complesse. Queste relazioni danno luogo ad azioni condivise molto diverse, le prime sono relazioni che possono essere occasionali e non devono essere basate su accordi di tipo morale o accordi di lunga data, possono essere spontanee e limitate nel tempo, devono però essere pianificate attraverso un fine deciso in modo comune e non sono distribuite in maniera gerarchica. Sono relazioni tra due soggetti che hanno eguale status normativo, non sono organizzate in maniera verticale.

Ci sono poi invece soggetti collettivi, e quindi anche azioni collettivi, che sono risultato di organizzazioni sociali complesse, sono organizzazioni interne che fanno riferimento e sono risultato di divisione relazioni complesse del lavoro e distribuzione. Parliamo di per definire relazioni tra molti agenti, non solo tra 2, in cui la divisione e distribuzione del lavoro sono fondamentali per caratterizzare status normativo.

Organizzazione di tipo istituzionali caratterizzate da pratiche normative, nascita dello stato secondo Hobbes ha questa natura, creato ad arte secondo artificio e questa creazione artificiale acquisisce un certo tipo di autorità normativa. Questo ambito è studiato dalla filosofia politica e a noi serve per capire a quali condizioni conta come azione collettivo o soggetto collettivo con autorità normativa.

Teoria azione non si preoccupa di criteri morali giusto/ingiusto ma si occupa di criteri che rendono un certo soggetto un agente collettivo con autorità normativa adeguata a produrre azione degna di questo nome. Possiamo parlare dello stato per Hobbes ma anche molte imprese e cooperative dove divisione, distribuzione sono elementi centrali, per esempio produzione della conoscenza ha una divisione sociale, distribuita tra persone differenti, c’è un meccanismo che pertiene alle relazioni che legano le persone che fanno parte di questa impresa cooperative e successo della conoscenza come impresa epistemica cooperativa può essere ricalcata su modello precedente. Non si deve pensare a soggetto e azioni collettive come soggetti che hanno solo a che fare con ambito politico ma questi sono modelli disegnati per rappresentare relazioni normative di molte attività degli esseri umani.

Problema ontologico e coordinazione strategica

Partendo dal problema ontologico agire collettivo può essere frutto di coordinazione strategica, ontologia dei soggetti e delle azioni condivise è molto controversa. Ma ci sono davvero azioni collettive condivise che meritano termine di Shared, joint che fanno pensare a meccanismi normativi di condivisione tra agenti differenti? Fenomeni collettivi sono azioni condivise o risultato di accordi tra individui? C’è un fenomeno distintamente condiviso, oltre al fatto che ciascuno agente fa la sua parte?

Questo modo di porre il problema inclina verso risposta negativa alla questione del soggetto pluralista, John Searle, fa esempio di folla che si ripara dalla pioggia sotto un tendone, è generico collettivo, si può parlare di aggregazione, atti individuali che convergono su un fine comune. Questo non è caso di atteggiamento collettivo ma è semplicemente risultato di aggregazione casuale, un esempio di vero coordinamento.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/01 Filosofia teoretica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kant123 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia teoretica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Bagnoli Carla.
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