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Principio di induzione

Due condizioni

  • Passo "zero"
  • Passo induttivo

Quando si usa?

Se si deve dimostrare una certa proprietà in funzione dei numeri naturali (n∈N).

Passo "zero" [caso base]

Dimostrare che P(n) (una certa proprietà) è vera per n=0.

Sostituire n=0 e verificare che sia P(0) e verificare (è vera).

Passo "induttivo" [caso induttivo]

Data P(n) vera allora P(n+1) è vera.

=> Si dimostra P(n) è vera ∀n∈N.

=> Scrivere P(n+1) in funzione di P(n) (usare per ipotesi).

Disuguaglianza di Bernoulli

∀x> -1, x∈ℝ ∧ ∀n∈N.

P(n): (1+x)n ≥ nx + 1.

Dimostrazione per induzione

Caso base: P(0) = (1+x)0 ≥ 0 + 1.

=> 1 ≥ 1 => caso base verificato.

Caso induttivo:

P(n+1) = (1+x)n+1 = (n+1)x + 1.

(1+x)n+1 = (1+x)n (1+x).

= (nx+1)(1+x).

= nx+nxt+x+1.

= nx+n+x+t+x2.

= x(n+1)+1+n+x2.

= (n+1)x + 1.

(1+x) ≥ 0 per ipotesi.

Perché x2n ≥ 0 => x(n+1) +1+x2 ≥ (n+1)+1.

Principio di induzione

Due condizioni:

  • Passo "zero"
  • Passo induttivo

Quando si usa?

Se si deve dimostrare una certa proprietà in funzione dei numeri naturali (n∈N).

Passo "zero" [caso base]

Dimostrare che P(n) (una certa proprietà *) è vera per n=0.

Sostituire n=0 e verificare che sia P(0), e verificare (è vera).

Passo "induttivo" [caso induttivo]

Data P(n) vera, allora P(n+1) è vera [ipotesi induttiva].

=> Si dimostri P(n) è vera ∀n∈N.

2) Scrivere P(n+1) in funzione di P(n) (usare per ipotesi).

Disuguaglianza di Bernoulli

∀x>−1, x∈ℝ ∧ ∀n∈N.

P(n): (1+x)n ≥ nx + 1.

Dimostrazione per induzione

  • Caso base: P(0) = (1+x)0 ≥ 0+1 => 1 ≥ 1 => caso base verificato.
  • Caso induttivo: P(n+1) = (1+x)n+1 = (n+1)x + 1.

(1+x)n+1 = (1+x)n (1+x) ≥ (nx+1)(x+1).

= nx+n + x+1.

= nx+x+1+n.

= x(n+1) + n+1.

= (n+1)x + 1.

Perché xn ≥ 0 => x(n+1)+1+xn+1 ≥ (n+1)x+1.

Formula di esistenza radici complesse

Ipotesi

Sia w = r(cos(Θ)+i(sin(Θ))) ∈ ℂ un numero complesso e sia n ∈ ℕ*.

Tesi

Allora esistono esattamente n radici complesse distinte zk, k = [1, n].

In particolare zk = r1/n (cos(Θk) + i(sen(Θk))).

Con r = r1/n.

Θk = Θ + 2kπ / n.

∀ k = [1, 2... n-1].

Dimostrazione

Dato w = r(cos(Θ)+i(sin(Θ))) ∈ ℤ = r(cos(Θ)+i(sin(Θ))) una generica radice n-ésima di w.

Dalla formula di De Moivre si ha che zn = rn(cos(nΘ) + i(sin(nΘ))).

Dalla def. di radice, ponendo zn = w.

r(cos(Θ)+i(sin(Θ))) = rn(cos(nΘ)+i(sin(nΘ))).

r = rn per ipotesi.

Θ = Θ + 2kπ / n con ν = 1 o Θ + 2kπ.

Con ν = n + λ : Θ = Θ + 2(n + λ)π / n = Θ + 2kπ / n.

Monotonia stretta implica invertibilità

Sia f : A ⊆ ℝ → ℝ una funzione suriettiva e strettamente monotona in A, allora f è invertibile.

Per dimostrare che f è invertibile bisogna dimostrare che f è biettiva. Essendo f suriettiva per ipotesi, basta dimostrare la sua iniettività.

Ipotesi: x1 ≠ x2 allora f(x1) ≠ f(x2).

Di conseguenza avremo x1 < x2 o x1 > x2.

⇒ f(x1) < f(x2) oppure f(x1) > f(x2) [Monotonia stretta].

In entrambi i casi f(x1) ≠ f(x2).

Unicità del limite di successioni

Def.: Se lim an esiste, allora è unico.

Supponiamo per assurdo che lim an = e1 ∨ lim an = e2 n→∞.

Con e1 ≠ e2 con δ = |e1 − e2| e ε = δ/2.

Dunque per def. di limite avremo:

∃n1 : ∀n≥n1 : |an − e1| < ε.

∃n2 : ∀n≥n2 : |an − e2| < ε.

In totale avremo che 2ε = δ:

|e1 − e2| = |e1 − an + an − e2| ≤ |e1 − an| + |an − e2| (dis. triangolare).

= |an − e1| + |an − e2| < ε + ε.

⇒ 2ε < 2ε.

Dim. per contraddizione.

Teorema del confronto derivabile

Ipotesi

Siano f,g : (a,b) →ℝ derivabili tali che:

  • g(a) ≤ f(a)
  • g'(x) ≤ f'(x)

Così allora: g(x) ≤ f(x).

Dimostrazione

Poniamo h(x) = f(x) − g(x).

Osservo che h(x) ≥ 0.

h'(x) = f'(x) − g'(x) ≥ 0.

⇒ h è crescente.

Con h(a) = 0 ∈ h(x) ≥ 0 ∀x∈(a,b).

⇒ f(x) ≥ g(x) c.v.d.

Teorema del confronto limiti

Siano lim an = a n→+∞.

lim bn = b n→+∞.

Se an ≥ bn ∀n∈ℕ allora a ≥ b.

Dimostrazione

Dalle ipotesi: lim an - lim bn = a - b n→+∞ n→+∞.

= lim (an - bn) = a - b n→+∞.

Siccome per ipotesi an ≥ bn then allora an - bn ≥ 0.

Dimostriamo per assurdo che a - b ≥ 0.

Supponiamo quindi a - b < 0 allora b - a > 0.

Consideriamo la successione bn - an.

lim bn - an = b - a > 0 n→+∞.

Dalla permanenza del segno deve esistere un intero n0:

∀n ≥ n0 bn - an > 0 ma questo contraddice l'ipotesi che an ≥ bn ∀n∈ℕ ⇒ contraddizione.

Teorema carabinieri

Siano {an}n∈ℕ, {bn}n∈ℕ, {cn}n∈ℕ tre successioni t.c.

an ≤ bn ≤ cn.

lim an = l n→+∞ lim cn = l n→+∞.

Allora lim bn = l n→+∞.

Oss. se bn ≥ an per il teo del confronto lim bn = l ≥ lim an n→+∞ n→∞.

⇒ l ≥ c=>=>.

Teorema valori intermedi

Ipotesi

Date f: I -> R.

Dove I è un intervallo ed f continua nell'intervallo.

Ponendo M = {inf(f(x)); x ∈ I}, M = {sup(fx)); x ∈ I}.

Tesi

Allora ∀ γ ∈ (M, M) ∃ x ∈ I f(x) = γ.

Dimostrazione

Arrivo il teorema degli zeri a f(x) = γ.

f(x) nell'intervallo I = [a,b] => f(a) . f(b) ≤ 0 => ∃ x₀ ∈ [a,b].

f(x₀) = 0 f(x₀) = γ - f(xc) f(x₀) = γ.

Condizione necessaria convergenza

Se ∑k = 1 an è convergente allora limn->∞ an = 0.

Condizione necessaria => limn->∞ an ≠ 0 ∑k = 1 an non è convergente.

Dimostrazione

Per ipotesi: limn->∞ Sn = S deve essere che limn->∞ Sn-1 = S.

=> limn->∞ Sn - Sn-1 = 0 ma S - Sn-1 = an.

=> limn->∞ an = 0.

Teorema di Fermat

Sia xo ∈ (a, b) un punto di estremo relativo (massimo o minimo) di f: [a, b] → ℝ. Se f è derivabile in xo allora f’(xo) = 0.

Dimostrazione

Sia xo punto di massimo locale allora f(xo + h) ≤ f(xo).

f’(xo) = { f’(xo) = limh → 0+ (f(xo + h) - f(xo)) / h ≤ 0.

f’(xo) = limh → 0- (f(xo + h) - f(xo)) / h ≥ 0}.

Quindi 0 ≤ f’(xo) ≤ 0 ⇒ f’(xo) = 0 c.v.d.

Teorema di Rolle

Sia f continua in [a, b].

Sia f derivabile in (a, b) ⇒ ∃ c ∈ (a, b) : f’(c) = 0.

f(a) = f(b).

Dimostrazione

Poiché f(x) è continua nell'intervallo [a, b] per il teorema di Weierstrass ammetterà un punto di minimo (m) ed un punto di massimo (M).

Caso 1

  • f(a) = f(b)
  • M = N
  • Allora f è costante quindi f’(x) = 0 ∀ x ∈ (a, b)

Caso 2

  • M ≠ N
  • Abbiamo due punti (M1, M2) interni da a, b, se in questi la derivata sarà nulla x il teorema di Fermat
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Scienze matematiche e informatiche MAT/05 Analisi matematica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher antonioschipani30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi matematica 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Camilli Fabio.
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